“E che ti sia chiaro o no, non vi è dubbio che l’universo si stia rivelando a te, come dovrebbe.”/”Whether it is clear to you or not, there is no doubt that the universe is revealing to you, as it should.”

Max Ehrmann – Desiderata

Lui si allunga così tanto da sembrare di poter separare il collo dal resto del corpo. Strilla. Lei s’allontana spaventata ma non si muove dal luogo. Resta attaccata alla parete laterale. Non si comprende la lingua. Oltre il vetro, sono tesa verso loro. Credo lei mi abbia visto, siamo troppo vicini per non accorgerci gli uni dell’altra e viceversa; in più, sembro attenta a quello che sto facendo ma, ascolto. Analizzo le prospettive visive nel momento in cui cala il silenzio: lei mi guarda e, tempestivamente, lui si avventa su di lei costringendola ancora al limite del muro, io mi porto le mani alla bocca per non urlare. Devo rispettare il modo sereno con cui lei si fa maltrattare, ordino al mio ego. Chi sono io per intervenire?, mi chiedo dubbiosa. Che diritto ho per giudicare quello che piace?, mi domando senza intima credibilità. Etica?, ancora m’interrogo senza risposta.
Nel frattempo, quello là, sbraita, schiamazza, si sgola intimorendo un essere alla sua portata.
Per interromperli basterebbe aprire la finestra, farli notare la mia presenza, suggerisco a me stessa. Asserisco: lui sta soltanto urlando, lei non è muta e ha deciso di non emettere suono quindi, meglio attendere. Decido: aprirò la finestra nel momento che vedrò un’aggressione che non sia soltanto sonora. E riparte in me la litania interiore!:
Chi sono io per intervenire?, mi chiedo dubbiosa. Che diritto ho per giudicare quello che piace?, mi domando senza intima credibilità. Etica?, ancora m’interrogo senza risposta.
Mi distraggo cercando di trovare un modo d’intervenire per bloccare l’aggressione ma, senza invadenza. Sembro gli Stati Uniti!, mi correggo. I miei labirinti mentali s’interrompono contemporaneamente allo scagliarsi di lui alla schiena di lei, accasciata, pietrificata! Sento una forza dentro di me che mi porta all’azione: Aprire la finestra!.
Allo stesso tempo, qualcuno dietro di me domanda sorpreso:
-Che fai? L’interrompi mentre scopano?
-Scopano? Chiedo lasciando la bocca a cuore con un gesto stupito quanto marmoreo.
-Ma sì! Non li avevi mai visti?
-No! Risalgo dalla mia ignoranza bestiale.
-Ti sono sembrati violenti?
-Quasi umani. Chiudo la finestra alla oramai assenza dei piumati amanti.
-Ha ragione tuo figlio quando dice che ti manca campagna!
-O mi avanzano delle urla…
-Ti disturbano gli schiamazzi degli uccelli?
-Diciamo che ho difficoltà a non trovare similitudini…
-Soluzione?
-Spray disabituante repellente per piccioni e altri volatili “Mayer”.

Roma, nel frastuono gioioso d’un silenzio che crea nuovi mondi. 2012 – Maria A. Listur

 

“Whether it is clear to you or not, there is no doubt that the universe is revealing to you, as it should.”

Max Ehrmann – Desiderata

He stretches so much that it seems he can separate the neck from the rest of the body. He screams. She is drawing away frightened but she is not leaving the place. She remains attached to the lateral wall. The language they speak is incomprehensible. Beyond the glass, I am tense toward them. I think she saw me, we are too close for not noticing each other and vice versa; furthermore, I seem to be paying attention to what I am doing but, I am listening. I am analyzing the visual perspectives in the moment in which silence arrives: she looks at me and, promptly, he jumps on her forcing her to the limit of the wall, I have to stop myself from screaming with my hands covering my mouth. I have to respect the serene way she let herself being abused, I tell my ego. Who am I to intervene?, I ask myself doubtfully. What right I have to judge what I don’t like?, I ask myself with no intimate credibility. Ethics?, I still ask myself with no answer.
In the meantime, that one there, shouts, cackles, yells frightening a being within its size.
To stop them I would just have to open the window, make them aware of my presence, I tell myself. I state: he is just screaming, she isn’t dumb and she has decided not to make any sound therefore, it’s better to wait. I decide: I am going to open the window in the moment I see an aggression that isn’t only sonorous. And the internal litany goes again!:
Who am I to get involved?, I ask myself doubtfully. What right I have to judge what I don’t like?, I ask myself with no intimate credibility. Ethics?, I ask myself again with no answer.
I distract myself trying to find a way to intervene to block the aggression but, without being intrusive. I look like United States!, I correct myself. My mental labyrinths stop at the same time to his throwing himself on her back, she is dejected, petrified! I feel an internal strength that pushes me to action: Open the window!.
At the same time, somebody behind me asks surprised:
-What are you doing? Do you want to interrupt them while they are fucking?
-Fucking? I ask leaving my mouth in a heart shape in a surprised as well as petrified movement.
-Well yes! You have never seen it before?
-No! I rise again from my bestial ignorance.
-Did they seem to you violent?
-Almost human. I close the window to the absence of the feathered lovers.
-Your son is right, you really need outdoor life!
-Or I am exceeding of screams…
-Do the birds’ cackles disturb you?
-Let’s say I have some difficulty in not finding similarities…
-Solutions?
-“Mayer” repellent spray for pigeons and other birds.

Rome, in the joyful rumble of a silence that creates new worlds. 2012 – Maria A. Listur

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