“Falsa sia per noi ogni verità che non sia stata accompagnata da una risata.”/“False shall be for us each truth that is not accompanied by a laugh.”

Friedrich Nietzsche

-Pornografia!
-Pornografia?
-Sì.
-Che tipo di pornografia?
-Foto pornografica.
-Ma se stai vedendo due gambe con un pantaloncino da pigiama.
-Nero.
-C’è un pezzetto di maglietta e il profilo d’una mano.
-Distesa sul letto.
-Che è un letto, lo sai soltanto tu. Guarda bene.
-Sopra un tessuto di seta.
-Sopra un tessuto di seta color seppia identico alle gambe.
-Ti dico che è pornografica!
-Cosa?!
-La foto.
-Io la trovo bellissima; l’ho fatta perché, da questa angolazione, pare fotografata da qualcosa dall’alto, non sembra nemmeno umana.
-Infatti la pornografia non è umana.
-E cosa è?
-Hipo-umana.
-Ora copio questa foto, ti faccio un quadro in seppia e voglio vedere se ti risulta pornografica.
-Non ne ho bisogno.
-Lo sosterrai a prescindere da qualsiasi argomentazione?
-Lo sosterrò perché so cosa sto dicendo.
-E se cambio la tua prospettiva?
-Non è possibile.
-Se argomento qualcosa che non ti attendi?
-Provaci.
-La foto e il quadro sono citazioni del corpo.
-Del tuo corpo.
-Di un corpo.
-Il tuo.
-Questo non lo saprà nessuno.
-Per favore, ricordati che io sono tuo figlio.
-Si tratta di un gesto creativo, non di me.
-E come le chiamerai: “Autogambe!”?

Cado sul divano, rido rido rido!

Roma, modello di grazia nel disordine, di gentilezza nello scompiglio. 2012 – Maria A. Listur

 

“False shall be for us each truth that is not accompanied by a laugh.”

Friedrich Nietzsche

-Pornography!
-Pornography?
-Yes.
-What kind of pornography?
-Pornographic photo.
-But you are looking at a couple of legs with short pants of a pajama.
-Black.
-There is a piece of a shirt and the profile of a hand.
-Lying on a bed.
-You are the only one to know it’s a bed.
-On a silk cloth.
-On a silk sepia color cloth that is identical to the color of the legs.
– That is pornographic I am telling you!
-What?!
-The photo.
-I find it beautiful; I made it because from this angle, it seems to be shot somewhere from above, it doesn’t even look human.
-In fact pornography is not even human.
-And what is it then?
Hipo-human.
-I am going to copy this photo, make a painting in sepia of it and I want to know if it still appears pornographic to you.
-It is not necessary.
-You will sustain this regardless of any argumentation?
-I will sustain this because I know what I am saying.
-And what if I change your perspective?
-It’s not possible.
-If I say something that you don’t expect?
-Try.
-The photo and the painting are quotations of the body.
-Of your body.
-Of a body.
-Yours.
-Nobody will know that.
-Please, remember I am your son.
-It is a creative act, it is not about me.
-And how will you call it: “Auto legs!”?

I fall from the sofa, laughing, laughing, laughing!

Rome, model of grace in the disorder, of gentleness in the confusion. 2012 – Maria A. Listur

Infedeltà/Infidelity

Arrivo inconsapevolmente in anticipo. La scuola è aperta, entro. Il mio passo non è percepito da nessuno. Dall’arco che forma lo stipite di una porta verde, posso vedere C.: la schiena curva sul foglio, con la mano destra crea. La maestra, dietro di lei, poggia una mano sulla piccolissima spalla sinistra, dice:
-“Ma cosa è?”
-“Non lo so.”
-“Come che non lo sai?”
-“Maestra…”
-“Ti ho detto più volte che dovresti sapere cosa vuoi disegnare.”
-“Maestra, io non lo so fino a quando il foglio non me lo dice.”
-“Il foglio?”
-“Sì, anche la matita me lo dice.”
-“Ah sì?”
-“Sì, anche i colori… mi dicono. Ora tutto mi dice celeste. Vede? Poi, quando finisco…”
-“E come te lo dicono?”
La matita celeste tra le manine unite, le spallucce alzate, lo sguardo dal basso della sua sediolina, risponde:
-“Qui maestra, qui! ” Mentre si spiega mostra una certa sorpresa. “Nelle mani!”
-“Ah… E il foglio, cosa ti dice il foglio?”.
-“Che è piccolo”.
-“Piccolo per cosa?”
-“Per quello che faccio.”
-“E quanti fogli ti servono?”
-“Non lo so, fino a che non arrivo qui e qui e qui…” Segnala i bordi del foglio.
-Ora devi riuscire a fare il disegno dentro un solo foglio.
-Ma maestra…
-Finisci per favore.
-Cosa?
-Il disegno.
La bambina guarda la schiena della maestra che s’allontana, poi abbassa la testa e tra le manine chiuse poggia la fronte; assorta nel celeste che non sa cosa sarà.
Un rumore che imita un clacson annuncia la fine.
Mentre attendo nel corridoio, ricordo: “La cosa materiale che sta davanti a voi è la Cosa.” *
La bambina mi viene incontro. M’inginocchio per abbracciarla. Chiedo:
-“Gelato, frutta, tutti e due?”
-“Esiste un gelato celeste?”
-“Qui non l’ho mai visto ma in Argentina sì, si chiama Cielo.”
-“Aspetta” Dice lasciandomi lo zaino rosa e corre dalla maestra che ci ha sorpassate. Urla:
-“Maestra, maestra!”
La maestra si volta, mi vede, fa un cenno con la testa che somiglia al saluto d’un soldato, cerca di attuare una disponibilità “fuori orario” che non le è consona. Un sorriso tremante la fa interrogare con una sillaba astrusa:
-“Sì?”
-“Ora lo so ora lo so! Io stavo disegnando un gelato! Un gelato argentino, maestra!”
-“Ah! Allora, entra perfettamente dentro un foglio!”
-“Eh no maestra! È un gelato sciolto!”
Ora sono io a voltarmi, evito lo sguardo della maestra-soldato sul mio volto che ride ma, il corpo mi tradisce: la mia schiena ride, le mie gambe ridono.
La sua mano e una domanda mi riportano alla via d’uscita:
-“Quando parliamo con la mamma?”
-“Di cosa?”
-“Del nostro viaggio in Argentina…”
-“Vuoi venire in Argentina?”
-“Il gelato mi chiama!”

Roma, sempre bambina, inutilmente ferita. 2012 – Maria A. Listur

*Huang Po, maestro zen del XVI secolo

 

Infidelity

I unconsciously arrive early. The school is open, I get in. My step is not perceived by anybody. From the arch that forms the doorpost of a green door, I can see C.: The backbone bent over a sheet of paper, with the right hand she is creating. The teacher, behind her, lays a hand on her very small left shoulder, she says:
-“What is it?”
-“I don’t know.”
-“What do you mean you don’t know?”
-“Teacher…”
-“I told you many times that you should know what to draw.”
-“Teacher, I don’t know until the paper tells me.”
-“The sheet?”
-“Yes, and the pencil as well tells me.”
-“Oh yes?”
-“Yes, and the colors as well…are telling me. Now everything is saying sky-blue. See? Then, when I am finished…”
-“And how do they tell you?”
The sky-blue pencil between her joined small hands, the shrugged small shoulders, the low glance from her small chair, she replies:
-“Here teacher, here! ” While explaining she shows a sort of astonishment. “In the hands!”
-“Ah… and the sheet, what does it say?”.
-“That it is too small”.
-“Small for what?”
-“For what I do.”
-“And how many sheets do you need?”
-“I don’t know, until I reach here and here and here…” She is showing the margins of the sheet.
-Now you have to manage to do a drawing inside only one sheet.
-But teacher…
-Please finish it.
-What?
-The drawing.
The child looks at the back of the teacher that is going away, then she lays her head between her small closed hands; absorbed in the sky-blue that she doesn’t know what is going to be.
A sound like a horn announces the end.
While waiting in the hallway, I remember: “The material thing that is in front of you is the Thing.” *
The baby girl is coming towards me. I kneel down to hug her. I ask:
-“Gelato, fruits or both?”
-“Does a sky-blue ice-cream exist?”
-“I have never seen here but in Argentina it does, it is called Cielo (Sky).”
-“Wait” She says leaving her pink backpack and running toward the teacher who has passed us by, She screams:
-“Teacher, teacher!”
The teacher turns around, sees me, nods in a sort of a salute of a soldier, tries to actuate an “over time” availability that is not suitable for her. A tremulous smile is making her ask with an abstruse syllable:
-“Yes?”
-“Now I know! I was drawing an ice cream! An Argentinean ice cream, teacher!”
-“Ah! Well then it fits perfectly in a sheet!”
-“Oh no teacher! It is a melted ice cream!”
Now it is me who is turning, I avoid the glance of the teacher-soldier on my face that is laughing but, my body betrays me: my back is laughing, my legs are laughing.
Her hand and a question bring me back to the exit passage:
-“When do we talk to mom?”
-“About what?”
-“About our trip to Argentina…”
-“Do you want to come to Argentina?”
-“The ice cream is calling me!”

Rome, always a child, unnecessarily wounded. 2012 – Maria A. Listur

*Huang Po, Zen Master of the XVI century

“Quando ho qualche momento di sensatezza perdo tutto.”/“When I have a moment of rationality I loose everything.”

Antonio Porchia

-Pronto.
-Maria?
-Sì.
-Quella del blog incontri?
-Sì.
-Sono un suo lettore.
-L’ascolto.
-Volevo conoscere la sua voce.
-Quella scritta non le è sufficiente?
-Ascoltarla.
-…
-Posso farle delle domande?
-Certo.
-Straniera?
-Sì.
-E da dove?
-Un vero straniero non ha alcuna appartenenza.
-Esiliata?
-Ma no! Io posso tornare ovunque!
-Non l’è piaciuta la domanda.
-Non mi piace l’utilizzo sbagliato della parola “esiliata” o “esiliato”.
-Qualche appartenenza?
-La cucina.
-La sua cucina?
-La cucina di chiunque.
-Come mai?
-Uno dei posti dove non è necessario spiegare.
-Altro?
-Suonare.
-Scrivere no?
-E no… Se lei ha avuto bisogno d’ascoltare la mia voce. Anche la curiosità è un bisogno di spiegazioni.
-Ma lei crede che il suo ascolto mi sazi?
-No. Ma ho delle magie che potrebbero calmarla per un po’.
-Ci provi. Immagino dovrà incontrarmi.
-Intanto provi a scrivere.
-Mi dica:
-Torta di Carote e Mandorle:
200 g. di carote, 200 g. di mandorle spellate e tostate, 200 g. di zucchero, 3 uova, 40 g. di farina, 20 g. di burro, 1 limone non trattato, 2 cucchiai di rum, 1/2 bustina di lievito per dolci, 1 pizzico di sale, zucchero a velo per decorare, burro e farina per la tortiera.
Separi i tuorli dall’albume delle uova. Ammorbidisca il burro. Setacci la farina insieme al lievito. Triti le mandorle. Frulli le carote. Prepari l’impasto in una ciotola liscia: lavori lo zucchero con i tuorli dell’uovo, fino a ottenere un composto cremoso.
Unisca anche il burro quasi fuso. Aggiunga, delicatamente, la farina setacciata con il lievito e continui a mescolare. Unisca all’impasto anche le carote e le mandorle tritate, la scorza del limone, il rum e mescoli con pazienza il tutto.
 Monti a neve ferma gli albumi con un pizzico di sale. Incorpori gli albumi montati al resto degli ingredienti mescolando, soavemente, con un cucchiaio di legno, dal basso verso l’alto.
 Non cambi direzione! Unga con il burro una tortiera, poi la cosparga di farina. Elimini la farina in eccesso e versi l’impasto nella tortiera. Inforni a 180°C per circa 45 minuti.
Controlli la cottura con uno stecchino. Lasci raffreddare dentro il forno spento e aperto! Prima di servirla non dimentichi una pioggia di zucchero a velo! Poi mi dirà!
-E dopo questa torta, secondo lei, la mia curiosità si rasserenerà?
-Per un istante, dopo la prima porzione.
-La sua cura è breve!
-Cura e malattia non sono la stessa cosa?

Roma, accogliente con chi sorprende l’infinita sorpresa. 2012 – Maria A. Listur

 

“When I have a moment of rationality I loose everything.”

Antonio Porchia

-Hello.
-Maria?
-Yes.
-The one of the blog encounters?
-Yes.
-I am a reader.
-I am listening.
-I wanted to know your voice.
-Isn’t enough the written one?
-Listen to you.
-…
-May I ask you some questions?
-Sure.
-Foreigner?
-Yes.
-From where?
-A real foreigner has no sense of belonging.
-Exiled?
-No! I can go back anywhere I want!
-You didn’t like my question.
-I don’t like the wrong meaning of the word “exiled” or “expatriated”.
-Some affiliation?
-The kitchen.
-Your kitchen?
-Anybody’s kitchen.
-How come?
-One of those places where is not necessary to explain.
-Anything else?
-Playing music.
-Not writing?
-Well no…If you have had the necessity of hearing my voice. Even the curiosity is a need of explanations.
-Do you think that listening to you satisfies me?
-No. But I have some tricks that could calm you down a little.
-Please try. I assume that you will have to meet me.
-First try to write this.
-Go ahead:
– Carrots and almond cake:
200 g. of carrots, 200 g. of toasted and peeled almond, 200 g. of sugar, 3 eggs, 40 g. of flour, 20 g. of butter, 1 non treated lemon, 2 table spoons of rum, 1/2 package of yeast for cakes, 1 sprinkle of salt, icing sugar to decorate, butter and flour for the cake pan.
Separate the yolk from the albumen of the eggs. Soften the butter. Sieve the flour together with the yeast. Crush the almonds. Blend the carrots. Prepare the mixture in a smooth bowl: work the sugar with the egg yolks, until you get a creamy mixture. Put in also the butter almost melted. Add, delicately, the sieved flour together with the yeast and keep mixing. Add to the mixture the carrots and the crushed almonds as well, the lemon peel, the rum and keep on mixing patiently everything. Beat the albumens with a sprinkle of salt until is stiff. Add the albumens to the rest of the ingredients mixing, suavely, with a wood spoon from bottom to top. Don’t change direction! Apply to the cake pan butter, then sprinkle some flour. Get rid of the flour in excess and pour the mixture in to the cake pan. Bake it at 180°C for about 45 minutes. 
Check the baking point with a toothpick. Let it cool down in the oven opened and turned off! Before serving it do not forget a rain of icing sugar! You’ll tell me afterwards!
-And after this cake, according to you, my curiosity will be brightening up?
-For a moment, after the first portion.
-Your cure is short!
-Aren’t the cure and the illness the same thing?

Rome, welcoming with whom surprises the infinite surprise. 2012 – Maria A. Listur

“L’ultima cura è appassire”/”The last cure is to whiter”

Roberto Juarroz

-Bene?
-Senza parole.
-No eh! Senza parole non esiste! Mi dici come è andata!
-Non mi mettere in imbarazzo… Si tratta di un tuo amico…
-Anche tu sei mia amica.
-Sì, ma tu ci tieni tanto.
-Dimmi!
-Non è andata bene.
-Come mai?
-Vedi? Dai per scontato “il bene”!
-No, è che lo conosco, è carino, elegante, bellissimo e molto intelligente.
-Mi stai creando disagio.
-No, no… Scusa… Dimmi. Si è comportato in modo sgradevole?
-No, no…
-Allora?
-È… malato.
-Malato? Oh no! Ma come non me l’ha detto!
-Non te lo può dire perché non lo sa.
-E tu come lo sai?
-Mi sono accorta. L’ho capito.
-Che stai dicendo?
-Che è malato! Ma – la – to!
-Voglio sapere immediatamente di cosa parli e soprattutto se si tratta d’una cosa grave! Non vorrei fosse una delle tue interpretazioni dei comportamenti!
-Grazie! La prossima volta che mi chiamerai per sapere cosa leggo in un determinato evento ti dirò “Scusa ma non vorrei sbagliare interpretazione… Chiama un’altra!”
-Non fare l’offesa perché sai di cosa sto parlando. Si tratta di uno dei miei più cari amici e stai parlando di salute!
-Sì. Ma non credo tu sia a conoscenza di un suo malessere molto grave perché non ti preoccupi di osservare… Chiedi che gli altri osservino al posto tuo. Non ti prendi la responsabilità di entrare nelle cose…
-Qual è la malattia che hai scoperto? Dimmela!
-Spero non ti rattristi troppo.
-Dimmela.
-Tirchieria.
-Sei una figlia di puttana! Come ti viene in mente di farmi questo scherzo!
-Ti sembra uno scherzo?
-Che dici? Ho pensato tumore aids leucemia sclerosi e via dicendo! Sei anche crudele!
-Con chi?
-In questo caso con me! Hai detto ma – la – to!
-E continuo a pensare che la tirchieria sia una delle malattie più gravi del mondo!
-Peggio di morire di dolore in un letto? Come ti permetti?
-Sai mia cara Santa Grazia degli Avari… Chi è tirchio pensa di vivere a lungo… Vuoi dolore più grande? E se per te, l’unico dolore che esiste è quello fisico… studiati un po’ la storia dei manicomi italiani, fa volontariato negli ospedali psichiatrici, parla al telefono con una persona che vuole suicidarsi.
-Stai esagerando.
-Stai dando poco valore al dolore del tuo amico.
-E quale sarebbe mia Signora dei Generosi?
-Non saper vivere perché crede di non dover morire.
-Perché non glielo hai detto?
-Perché non è mio amico.
-Siete andati a letto?
-No! Mia Santa Grazia! E se fosse contagioso?

Roma, il caldo inganna le vedute e i visionari. 2012 – Maria A. Listur

 

“The last cure is to whiter”

Roberto Juarroz

-Well?
-No comment.
-No uh! The hell with no comment! You tell me how it went!
-Don’t embarrass me… It is about a friend of yours …
-You are my friend too.
-Yes, but he is so important for you.
-Tell me!
-It didn’t go well.
-How come?
-See? You take “well” for granted!
-No, it’s that I know him; he is nice, elegant, handsome and very intelligent.
-You are embarrassing me.
-No, no… Sorry… Go ahead. Has he been impolite?
-No, no…
-Then?
-He is… sick.
-Sick? Oh no! Why didn’t he tell me so!
-He can’t tell you because he doesn’t know.
-And how do you know that?
-I understood it. I got it.
-What are you talking about?
-That he is sick! S – i – c – k
-I want to know immediately what you are talking about and above all if it is something serious! I just don’t want it to be one of your interpretations of behaviors!
-Thanks! Next time you call me to ask me what I see of a particular situation I’ll tell you “Sorry, but I wouldn’t want to mistake interpretation… Call somebody else!”
-Don’t get offended because you know what I am talking about. It is about one of my dearest friend and you are talking about health!
-Yes. But I don’t think you are aware of his serious illness because you don’t care about observing… You ask others to observe in your place. You don’t take the responsibility of getting into things…
-What sickness have you discover? Tell me!
-I hope it doesn’t make you too sad.
-Tell me.
-Scroogyness.
-You son of a bitch! What kind of joke is that!
-Do you think it’s a joke?
-What are you saying? I thought a tumor aids leukemia sclerosis and so on! You are so cruel!
-With who?
-In this case with me! You said s – i – c -k!
-And I still think that being stingy is one of the most serious illnesses of the world!
-Worse than dying of pain in a bed? How dare you?
-You know my dear Saint Grace of the Scrooges… The scrooge thinks he’ll live long… Isn’t one of the biggest pains? And if in your idea, the only existing pain is the physical one… You should study the story of the Italians’ nuthouses, you should do some volunteering in psychiatric hospitals, talk to the phone to a person who wants to commit suicide.
-You are exaggerating.
-You are giving poor credit to the pain of your friend.
-And what would it be my Lady of the Generous?
-Not being able to live because he thinks he doesn’t have to die.
-Why didn’t you tell him so?
-Because he is not my friend.
-Did you sleep with him?
-No! My Saint Grace! And what if it was contagious?

Rome, the heat deceives the views and the visionaries. 2012 – Maria A. Listur

“Cadono parole dalle nuvole”/”Words falling from the clouds”

Roberto Juarroz

A Marcela C., sotto un albero di limoni.

-Non so da dove cominciare.
-Ricorda la tua voce.
-Non so ancora se devo incominciare cantando o semplicemente leggendo.
-Pensa per un po’ a quello che facevi, da piccola, prima di cantare.
-Non posso…
-Come che non puoi?
-Non sono all’altezza.
-Ti stai giudicando prima di farlo.
-Sì.
-Prova a tornare là, all’infanzia?
-Dai per favore…
-Paura?
-Sì.
-Vai oltre!
-Ma cosa vuoi dire con “oltre”! Sono già andata oltre!
-Allora non hai capito cosa volevo dire con “andare oltre”!
-Sì! Ho capito invece! Oltre il giudizio, oltre la vergogna, oltre la paura! E ti ripeto che io sono già andata oltre queste “posizioni” , il punto è che: non voglio tornare!
-Scusa… Hai detto che hai paura… Da dove dovresti tornare?
-Dal senso di distacco.
-Mi fai sentire freddo.
-Per quello che di me ignori?
-Per il colore della voce.
-Allora è il momento d’incominciare.
-Registro?
-Registra appena ordiniamo gli appunti: “Ninna Nanna” a bocca chiusa, poi la frase di Alain Badiou: “L’amore s’inizia, sempre, in un incontro.” Infine, leggo Roberto Juarroz.
-Leggi la prima per trovare alcuni livelli.
-Leggo:
“L’abitudine della mia solitudine
ha salvato lo spazio,
lo ha dissolto nelle cose,
lo ha donato alle sue forme più astute,
lo ha curvato sopra una superficie più interna.
E quello spazio si muove ora insieme alle cose.”

-Sembra scritta da te.
-Parla di me.
-Autoreferenziale!
-Magari! Vorrebbe dire che posso sfiorare il talento di Juarroz!
-Come lo chiameresti allora?
-Ammirazione e salvezza.
-Salvezza?
-Lui mi ha aiutata ha “donarmi alle mie forme più astute…”

Roma, dilatata dalla luce che incomincia a dire addio all’estate. 2012 – Maria A. Listur

 

“Words falling from the clouds”

Roberto Juarroz

To Marcela C., under a lemon tree

-I don’t know where to start.
-Remember your voice.
-I don’t know if I should start singing or simply reading, yet.
-Remember for a while what you used to do, when you were a child, before singing.
-I can’t…
-What do you mean you can’t?
-I am not matched up for this.
-You are judging yourself before even doing it.
-Yes.
-Try to go there, to your childhood?
-Oh please…
-Scared?
-Yes.
-Go beyond it!
-What do you mean by “beyond”! I’ve already gone beyond!
-Then you didn’t get what I meant with “going beyond”!
-Yes! I did get it! Beyond the judgment, beyond the shame, beyond fear! And I am telling you I have already gone beyond these “positions”, the fact is that: I don’t want to come back!
-Sorry…You said you were afraid…From where should you come back?
-From the sensation of detachment.
-You make me feel cold.
-For what you ignore of me?
-For the color of the voice.
-Then it’s time to start.
-Shall I record it?
-Record it as soon ad we have all the notes in order: hum “lullaby”, then the sentence by Alain Badiou: “Love is started, always, in an encounter.” In the end, I read Roberto Juarroz.
-Read the first one to set the levels.
-I read:
“The habit of my solitude
has saved space,
has dissolved it in things,
has donated it to its most clever shapes,
It has curved it over a more internal surface.
And that space now moves together with things.”

-It looks like you wrote it.
-It talks about me.
-Self-referential!
-I wish! It would mean that I could graze Juarroz’ talent!
-How would you call it then?
-Admiration and salvation.
-Salvation?
-He has helped me in “donating myself to more clever forms…”

Rome, dilated by light that is starting to say farewell to summer. 2012 – Maria A. Listur

“Va recuperato il senso della propria vocazione, ovvero che c’è una ragione per cui si è vivi.”/“We have to retrieve the sense of our vocation, or rather that there is a reason for being alive”

James Hillman

-Non eri tu che dovevi chiedere scusa!
-Invece chiederò scusa tutte le volte che sarà necessario.
-E quale è il limite?
-Tra cosa?
-Tra quello che è necessario e quello che non lo è.
-E personale.
-Quale è il tuo?
-Sentire l’impossibilità di chi mi è davanti e di quanto non è in grado di chiedere scusa.
-Ah! E tu pensi sia in grado di riconoscere la tua disponibilità?
-Non sono sicura che possa riconoscerla ma, ci provo.
-Un fallimento!
-Fallimento sarebbe non provare.
-Provi o ti metti alla prova?
-Tutti e due.
-Altruismo?
-Attrazione.
-Verso cosa?
-Provare quello che proponeva Gandhi: “Essere quello che voglio che il mondo sia”; e verso il gusto di esercitare la conoscenza di me stessa.
-Ti violenti.
-No. Cerco una forma di me, qualcosa che ancora non conosco.
-E in questo caso la fonte della conoscenza sarebbe chinare il capo davanti all’ignoranza, alla maleducazione?
-Chino il capo davanti a ciò che nell’altro non può essere mosso, alla ferita; la maleducazione è soltanto la punta dell’iceberg.
-Quindi… accetti il congelamento.
-Irretimento.
-Non sarebbe meglio segnalarglielo, responsabilizzarlo delle sue azioni?
-Con quale diritto?
-Comportarsi in modo scorretto è sempre un’offesa!
-Per favore! Per me, i giudizi comportamentali non hanno valore! Quello che conta è smettere di coltivare la sofferenza come fosse un bene!
-Quale sarebbe il tuo termometro di dolore personale?
-Il corpo. Il corpo rende visibile ciò che sto ascoltando dell’altro.
-E il tuo corpo non ti fa sentire umiliata?
-Umiliata? Per sentire, educo in continuazioni lo strumento corpo! Certo… Non tutto quello che sento mi deve per forza piacere… Ho dei limiti di sopportazione. Chiedo scusa per avere ancora dei limiti.
-Scusa ma mi hai provocato un’associazione con la mia maestra di pedagogia musicale a Londra…
-Che faceva?
-Quando ci arrabbiavamo perché sbagliavamo delle note, citava canticchiando Pan Brown: “Un insegnante di musica qualunque dà a un bambino l’occasione di ascoltare gli applausi per la prima volta nel teatro della chiesa locale. Un buon insegnante dà a un bambino l’abilità di ascoltare la musica con tutto il suo corpo e di darle forma visibile.” 
E poi aggiungeva: “Vi prego di sbagliare con grazia! Ma ricordate di sbagliare!”
-Grazie!
-A me sembrava fuori dal tempo…
-Di quello puoi esserne sicura.

Roma, dove nel silenzio si può dare fuoco ai luoghi comuni. 2012 – Maria A. Listur

 

“We have to retrieve the sense of our vocation, or rather that there is a reason for being alive”

James Hillman

-You were not the one to be forgiven!
-I will excuse myself every time it’ll be necessary, instead.
-And what is the limit?
-Between what?
-Between what is necessary and what it isn’t.
-It’s personal.
-What’s yours?
-To feel the impossibility of who is in front of me and how much he/she is not capable of saying he/she is sorry.
-Ah! And you think he is going to be able to understand your willingness?
-I am not sure he/she could recognize it but, I try.
-A failure!
-A failure would be not to try it.
-Trying or testing yourself?
-Both of them.
-Altruism?
-Attraction.
-Towards what?
-Trying what Gandhi proposed: “To be what I want the world to be”; and towards the joy of exercising the knowledge of myself.
-You are doing violence on yourself.
-No. I am looking for a form of me, something I don’t know yet.
-And in this case the source of knowledge would be to bend your head in front of ignorance, of discourtesy?
-I bend my head in front of what in the other cannot be moved, to the wound; the discourtesy is only the tip of the iceberg.
-Therefore… you accept the freezing.
-The enticement.
-Wouldn’t be better to point it out, to make him responsible of his actions?
-What right do I have?
-To behave in an incorrect way is always an offence!
-Please! To me, judgments over behaviors have no value! What counts is to stop nourishing the suffering, as it would be a right!
-What would be your personal pain thermometer?
-The body. The body makes visible what I am feeling of the other.
-And doesn’t your body make you feel humiliated?
-Humiliated? In order to feel I constantly keep educating my body instrument! Of course… I don’t have to like everything I feel… I have a breaking point. I am sorry for still having some limits.
-I am sorry but you provoked in me an association with my pedagogy musical teacher in London…
-What did she used to do?
-When we would get upset due to mistaking the notes, she quoted singing Pan Brown: “Any music teacher gives to a child the chance to hear the applause the first time in the theatre of the local church. A good teacher gives the child the ability of listening music with the whole body and to give it a visible shape” 
Than she would add: “Please make mistakes gracefully! But do remember to do them!”
-Thanks!
-To me it seemed out dated…
-You can be sure of that.

Rome, where in silence clichés can be set to fire. 2012 – Maria A. Listur

Anonymus

Dedicato a una donna che si fa accompagnare da un carretto…

La terra rossa sembra compensare la luce arancione del crepuscolo di Siena.
Alzo gli occhi dal testo di Roberto Juarroz:

“Distanti apprendisti
di quello che è vicino
conoscitori della rosa
che non possono odorarla,
vivi d’una vita
che si ‘dis-vive’ nel viversi,
lanciatori di una rete
che si volta e li cattura,
viaggiatori di una distanza che non esiste.”

Ricordo viaggi e viaggiatori mentre guardo verso la finestra. Lo sguardo viene catturato da un computer che attraversa lo spazio, sento l’arrivo a terra, sono al secondo piano e l’aggeggio viene dal terzo. Non ho il coraggio d’affacciarmi, sono bloccata dalle urla e dal frastuono d’altri oggetti sbattuti. Le grida sono tante e non si capiscono le parole. Ad un tratto, i rumori finiscono e distinguo chiaramente:
-“Mio padre ha troppa pazienza!”
-“Tuo padre è mio marito e non devi intervenire quando discutiamo!”
-“Il problema è che vi abbiamo permesso di uscire dalla cucina!”
-“Il problema è che partoriamo anche maschi!”
-“Non sei normale!”
-“Ti ho dato troppo e ora sai che ti dico: te lo tolgo!”
Vedo volare verso la strada, come nuvole nere, delle casse audio.
Scorgo, dall’altro lato della stradina, una signora anziana, seduta fuori la porta, guarda in alto e sorride. Mi chiedo: “… ma cosa la farà tanto felice?”
Dopo le casse audio, il silenzio.
Poi, ascolto chiaramente:
-“Se mi rompi altro, ti giuro che chiamo la polizia e ti faccio internare!”
A questa frase, incomincio ad avere il coraggio di affacciarmi perché un moto di profonda ingiustizia mi spinge: “Internare? Internare? Ma che stai dicendo bamboccio!”, mi irrompe nella mente. Ad ogni passo, verso la finestra, penso alle donne che sono state maltrattate e sconfinate nei manicomi perché erano “scomode” per le famiglie. Secoli di buio.
In quel momento, la signora di fronte interrompe il mio passo e le mie elucubrazioni, illumina. In un dialetto che riconosco siciliano (e che non so trascrivere), a voce alta ma senza urlare, dice:
-“Internare? Ma che dici? Ma se dovresti pagarla tua madre… Impara… Guardala bene tua madre… La donna che t’innamorerà, sarà come lei, peggio di lei e anche sé stessa!”

Siena, dove il fuoco esce dalla terra per divenire suono. 2012 – Maria A. Listur

 

Anonymus

Dedicated to a woman that let herself be escorted by a pushcart…

The red soil seems to compensate the orange light of the dawn of Siena.
I raise my glance from Roberto Juarroz’ text:

“Distant apprentice
of whatever is near
connoisseurs of the rose
that they cannot smell,
living of a life
that ‘de lives’ in living itself,
throwers of a net
that turns around and capture them.
travellers of a distance that doesn’t exist.”

I remember travels and travellers while I am looking towards the window. The glance is captured by a computer that travels through space, I hear it smashing on the ground, I am on the second floor and the device comes from the third. I don’t have the courage of looking outside, I am paralyzed by the screams and by the noises of other objects smashed. The screams are many and the words cannot be understood. All of a sudden, the noises stop and I clearly understand:
-“My father is too patient!”
-“Your father is my husband and you cannot step in when we are discussing!”
-“The problem is that we have let you come out of the kitchen!”
-“The problem is that we give birth to males!”
-“You are not normal!”
-“I’ve given you too much and you know what: I am taking it away from you!”
I see flying towards the road, like black clouds, some loudspeakers.
I see, from the other side of the small street, an old lady, seated outside the door, she is looking up and smiling. I ask myself: “… what makes her so happy?”
After the loudspeakers, silence.
Then, I clearly hear:
-“If you break anything else, I swear I call the police and have you interned!”
At this point, I start feeling courageous enough to lean out because a motion of profound injustice is pushing me: “Interned? Interned? What are you talking about you brat!”, is bursting into my mind. Each step, towards the window, I think about the women that have been mishandled and confined in mental hospitals because they were “uncomfortable” for the family. Centuries of darkness. In that moment, the lady in front interrupts my step and my musings, she enlightens.
In a dialect that I understand is Sicilian (and I cannot transcribe), in a loud voice without yelling:
“Intern? What are talking about? You should pay your mother… Learn… Take a good look at your mother…The woman that will make you fall in love, is going to be like her, worse than her and herself too!”

Siena, where fire comes out from the ground to become sound. 2012 – Maria A. Listur

“La curva è la più graziosa distanza tra due punti.”

Mae West

Sotto il sole, bordo piscina, presa eroticamente dal mio ultimo Igor Sibaldi: “Libro della Creazione”; sono sul periodo dove la frase climax -per me- è: “Benedire significa estendere la forza creativa”.
Tutto il mio trasporto da lettrice s’interrompe con una frase che, grazie all’assenza di clienti, risuona dall’acqua:
-“Come mai sott’acqua, voi donne, sembrate senza cellulite?
Lui è controluce quindi non riesco a vederlo. Lei risponde scanzonata, troppo concentrata sul suo infantile galleggiare:
-“Non so perché dici “voi donne”? Anche tu sei pieno! Comunque è l’effetto dell’acqua che funge da velo.”
-“Ma che vuol dire questa cazzata! Non vuoi che ti parli? Non ti parlo! Dillo no!”
-“No, parlami parlami.” Insiste lei.
-“E no, non ti parlo! Sei acida!”
-“Acida? Ma che c’entra?”
-“Sì. Rispondi male… Rispondi male!”
-“Perché ti ho accorpato a “noi donne” e ti ho detto che anche tu hai la cellulite?
-“No! Perché non mi piace il tuo tono!”
-“Quale tono?”
-“Sei scortese! Si sente che ti rode il chiccherone!”
Prima volta che sento quest’espressione, incomincio a ridere guardando il libro, non vorrei farli sentire osservati. Scrivo “chiccherone” nel retro del libro e mi chiedo se si scriva in questo modo.
-“Ma no… Non mi rode niente!”
-“Sì, da ieri che sei così!”
-“Ah sì? E per cosa?”
-“No, dimmelo tu!”
Lei cambia direzione:
-“Ti va un gelato?”
-“Sì.”
-“Vado a prenderlo.”
-“No, lascia perdere.”
-“Non lo vuoi?”
-“Sì ma, vado io.”
Escono insieme dalla piscina. Lui mette a posto il lettino mentre lei si fa la doccia, apre l’ombrellone e accomoda tutto quello che si trova intorno. Vede me. Domanda:
-“Signora.”
-“Sì?” Rispondo da una posizione “anticellulite”, fingendo assenza.
-“Gradisce qualcosa?”
Mi fa pensare che la sua domanda si possa fare soltanto in Italia, dove ci si aggrega per vocazione. Rispondo all’altezza della semplicità che mi propone, evito la falsa sordità di prima:
-“Anche io un gelato ma, mi raccomando, che sia Stracciatella Anticellulite.”
Sorride e controbatte:
-“Ahh allora anche a lei serve qualcosa per l’acido…”
La compagna ride dalla doccia.
Più tardi, durante l’assenza del compagno, commenta:
-“Ora non funziona più “Dal sangue sarai macchiata” ma “Da cellulite sarai colpita”!

Colle Ciupi, colline di “dulce de leche”, lune come “alfajores”. 2012 – Maria A. Listur

 

“The curve is the most gracious distance among two points.”


Mae West

Under the sun, pool side, erotically taken by my last Igor Sibaldi: “Book of Creation”; I am on the sentence where the climax phrase -for me- is: “To bless means to extend the creative force”.
My moment of being carried away as a reader is interrupted by a sentence that, thanks to clients’ absence, resounds in the water:
-“How come that underwater, you women, look like with no cellulitis?
He is against the light so I can’t see him. She replies breezily, too concentrated on her childish floating:
-“I don’t know why you say “you women”? You are full of it too! Anyway it is the effect of the water that is like a veil.”
-“What does this bullshit means! You don’t want me to talk to you? I won’t! Just say it!”
-“No, talk to me.” She insists.
-“Oh no, I am not talking to you! You are so acidic!”
-“Acidic? What’s got to do with it?”
-“Yes! You are harsh… very harsh!”
-“Is it because I’ve included you in “you women” and I told you that you too have cellulitis?
-“No! Because I don’t like your tone!”
-“What tone?”
-“You are rude! I can tell that you are hopping mad!”
First time I heard that expression, I am laughing looking at my book, I wouldn’t want them to feel observed. I write “Hopping” on the back of the book wondering if it is written in this way.
-“But no… I am no like that!”
-“Yes, you are like that since yesterday!”
-“Oh really? And for what?”
-“No, you tell me!”
She changes direction:
-“Do you want an ice cream?”
-“Yes.”
-“I’ll go get it.”
-“No, never mind.”
-“You don’t want it?”
-“Yes, but I am going.”
They get out of the pool together. He fixes the sunbed while she takes a shower, he opens the parasol and fixes all that is around there. He sees me. Asks:
-“Madame.”
-“Yes?” I answer in an “anti cellulitis” position, pretending detachment.
-“Would you like anything?”
It makes me think that his question can be asked only in Italy, where it is a vocation to aggregate. I reply at the same height of simplicity that he is proposing, I avoid the fake deaf I was pretending before:
-“I’d like an ice cream as well but, please, Chocolate chips cellulitis free.”
He chuckles and says:
-“Aha so you too need something against acidic…”
His partner chuckles from the shower.
Later on, during his fiancé absence, she comments:
-“Now “You will be marked by blood” won’t work anymore but “You will be cursed by cellulitis”!

Colle Ciupi, hills of “dulce de leche”, moon like “alfajores”. 2012 – Maria A. Listur

“Chi ama diventa umile, perché dà in pegno una parte del suo narcisismo”/”Who loves becomes humble, because he gives up a part of his/hers narcissism”

S. Freud

-Se tu non glielo dici non ti parlo più!
-Continuerai a parlarmi come sempre!
-Beh! M’incazzo come non mi hai mai visto!
-Cosa le dovrei dire?
-Semplicemente: Mi stai copiando!
-Non mi sta copiando.
-Ah no? Allora come si chiama il cercare di fare tutto quello che fai tu?
-Imitarmi.
-Ti sembra imitare quel suo fare delle cose che hanno anche la forma delle tue cose?
-Sembra che stai parlando di mestruazioni!
-Sto parlando di quadri.
-Ripeto: Cerca d’imitarmi.
-Sembra ti piaccia.
-No. Mi diverte.
-Essere imitata?
-Essere imitata male.
-Non capisco il divertimento.
-Vedere come ogni cosa possa diventare banale non appena spogliata da tutto quello che l’ha generata.
-Superficialità?
-Ingordigia.
-Di cosa?
-Di voler essere qualcosa che soltanto si vede in un altro, senza cogliere quanto tempo si è voluto per cucinare meglio cucinar-si.
-Allora se questo ti fa ridere, non riesco a non pensarti cattiva.
-E fai bene.
-Quindi, se le fai notare quello che fa, tu non ti diverti più!
-Se glielo dico comincerei a cadere nel tranello del significato.
-Quale significato?
-Credere che ciò che faccio ne abbia uno.

Roma, nel tempo in cui occorre perdere, per trovare. 2012 – Maria A. Listur

 

“Who loves becomes humble, because he gives up a part of his/hers narcissism”

S. Freud

-If you are not telling him I won’t ever speak to you again!
-You will talk to me as usual!
-Well! I’m going to get so mad as you have never seen me before!
-What should I tell her?
-Simple: You are mimicking me!
-She is not.
-Oh no? So what do you call trying to do everything you do?
-Imitating.
-You think it’s imitation her doing things that have also the shape of your things?
-You sound like you are talking about menstruations!
-I am talking about paintings.
-I repeat: She is trying to imitate me.
-It looks like you like it.
-No. I enjoy it.
-To be imitated?
-To be imitated badly.
-I don’t get the fun.
-To see how trite anything can become when it is stripped off from what has generated it.
-Superficiality?
-Greed.
-For what?
-For willing to be something that can be seen in the other, without grasping the time involved to made oneself or better said self-made.
-If this makes you laugh, I cannot think of you as a not bad person.
-And you are right.
-Therefore if you show her what she is doing you won’t enjoy it anymore!
-If I tell her I would fall in the trap of the significance.
-What significance?
-Believing that what I do has one.

Rome, in the time in which is necessary to lose, in order to find. 2012 – Maria A. Listur