Anonymus

Dedicato a una donna che si fa accompagnare da un carretto…

La terra rossa sembra compensare la luce arancione del crepuscolo di Siena.
Alzo gli occhi dal testo di Roberto Juarroz:

“Distanti apprendisti
di quello che è vicino
conoscitori della rosa
che non possono odorarla,
vivi d’una vita
che si ‘dis-vive’ nel viversi,
lanciatori di una rete
che si volta e li cattura,
viaggiatori di una distanza che non esiste.”

Ricordo viaggi e viaggiatori mentre guardo verso la finestra. Lo sguardo viene catturato da un computer che attraversa lo spazio, sento l’arrivo a terra, sono al secondo piano e l’aggeggio viene dal terzo. Non ho il coraggio d’affacciarmi, sono bloccata dalle urla e dal frastuono d’altri oggetti sbattuti. Le grida sono tante e non si capiscono le parole. Ad un tratto, i rumori finiscono e distinguo chiaramente:
-“Mio padre ha troppa pazienza!”
-“Tuo padre è mio marito e non devi intervenire quando discutiamo!”
-“Il problema è che vi abbiamo permesso di uscire dalla cucina!”
-“Il problema è che partoriamo anche maschi!”
-“Non sei normale!”
-“Ti ho dato troppo e ora sai che ti dico: te lo tolgo!”
Vedo volare verso la strada, come nuvole nere, delle casse audio.
Scorgo, dall’altro lato della stradina, una signora anziana, seduta fuori la porta, guarda in alto e sorride. Mi chiedo: “… ma cosa la farà tanto felice?”
Dopo le casse audio, il silenzio.
Poi, ascolto chiaramente:
-“Se mi rompi altro, ti giuro che chiamo la polizia e ti faccio internare!”
A questa frase, incomincio ad avere il coraggio di affacciarmi perché un moto di profonda ingiustizia mi spinge: “Internare? Internare? Ma che stai dicendo bamboccio!”, mi irrompe nella mente. Ad ogni passo, verso la finestra, penso alle donne che sono state maltrattate e sconfinate nei manicomi perché erano “scomode” per le famiglie. Secoli di buio.
In quel momento, la signora di fronte interrompe il mio passo e le mie elucubrazioni, illumina. In un dialetto che riconosco siciliano (e che non so trascrivere), a voce alta ma senza urlare, dice:
-“Internare? Ma che dici? Ma se dovresti pagarla tua madre… Impara… Guardala bene tua madre… La donna che t’innamorerà, sarà come lei, peggio di lei e anche sé stessa!”

Siena, dove il fuoco esce dalla terra per divenire suono. 2012 – Maria A. Listur

 

Anonymus

Dedicated to a woman that let herself be escorted by a pushcart…

The red soil seems to compensate the orange light of the dawn of Siena.
I raise my glance from Roberto Juarroz’ text:

“Distant apprentice
of whatever is near
connoisseurs of the rose
that they cannot smell,
living of a life
that ‘de lives’ in living itself,
throwers of a net
that turns around and capture them.
travellers of a distance that doesn’t exist.”

I remember travels and travellers while I am looking towards the window. The glance is captured by a computer that travels through space, I hear it smashing on the ground, I am on the second floor and the device comes from the third. I don’t have the courage of looking outside, I am paralyzed by the screams and by the noises of other objects smashed. The screams are many and the words cannot be understood. All of a sudden, the noises stop and I clearly understand:
-“My father is too patient!”
-“Your father is my husband and you cannot step in when we are discussing!”
-“The problem is that we have let you come out of the kitchen!”
-“The problem is that we give birth to males!”
-“You are not normal!”
-“I’ve given you too much and you know what: I am taking it away from you!”
I see flying towards the road, like black clouds, some loudspeakers.
I see, from the other side of the small street, an old lady, seated outside the door, she is looking up and smiling. I ask myself: “… what makes her so happy?”
After the loudspeakers, silence.
Then, I clearly hear:
-“If you break anything else, I swear I call the police and have you interned!”
At this point, I start feeling courageous enough to lean out because a motion of profound injustice is pushing me: “Interned? Interned? What are you talking about you brat!”, is bursting into my mind. Each step, towards the window, I think about the women that have been mishandled and confined in mental hospitals because they were “uncomfortable” for the family. Centuries of darkness. In that moment, the lady in front interrupts my step and my musings, she enlightens.
In a dialect that I understand is Sicilian (and I cannot transcribe), in a loud voice without yelling:
“Intern? What are talking about? You should pay your mother… Learn… Take a good look at your mother…The woman that will make you fall in love, is going to be like her, worse than her and herself too!”

Siena, where fire comes out from the ground to become sound. 2012 – Maria A. Listur

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