“Cadono parole dalle nuvole”/”Words falling from the clouds”

Roberto Juarroz

A Marcela C., sotto un albero di limoni.

-Non so da dove cominciare.
-Ricorda la tua voce.
-Non so ancora se devo incominciare cantando o semplicemente leggendo.
-Pensa per un po’ a quello che facevi, da piccola, prima di cantare.
-Non posso…
-Come che non puoi?
-Non sono all’altezza.
-Ti stai giudicando prima di farlo.
-Sì.
-Prova a tornare là, all’infanzia?
-Dai per favore…
-Paura?
-Sì.
-Vai oltre!
-Ma cosa vuoi dire con “oltre”! Sono già andata oltre!
-Allora non hai capito cosa volevo dire con “andare oltre”!
-Sì! Ho capito invece! Oltre il giudizio, oltre la vergogna, oltre la paura! E ti ripeto che io sono già andata oltre queste “posizioni” , il punto è che: non voglio tornare!
-Scusa… Hai detto che hai paura… Da dove dovresti tornare?
-Dal senso di distacco.
-Mi fai sentire freddo.
-Per quello che di me ignori?
-Per il colore della voce.
-Allora è il momento d’incominciare.
-Registro?
-Registra appena ordiniamo gli appunti: “Ninna Nanna” a bocca chiusa, poi la frase di Alain Badiou: “L’amore s’inizia, sempre, in un incontro.” Infine, leggo Roberto Juarroz.
-Leggi la prima per trovare alcuni livelli.
-Leggo:
“L’abitudine della mia solitudine
ha salvato lo spazio,
lo ha dissolto nelle cose,
lo ha donato alle sue forme più astute,
lo ha curvato sopra una superficie più interna.
E quello spazio si muove ora insieme alle cose.”

-Sembra scritta da te.
-Parla di me.
-Autoreferenziale!
-Magari! Vorrebbe dire che posso sfiorare il talento di Juarroz!
-Come lo chiameresti allora?
-Ammirazione e salvezza.
-Salvezza?
-Lui mi ha aiutata ha “donarmi alle mie forme più astute…”

Roma, dilatata dalla luce che incomincia a dire addio all’estate. 2012 – Maria A. Listur

 

“Words falling from the clouds”

Roberto Juarroz

To Marcela C., under a lemon tree

-I don’t know where to start.
-Remember your voice.
-I don’t know if I should start singing or simply reading, yet.
-Remember for a while what you used to do, when you were a child, before singing.
-I can’t…
-What do you mean you can’t?
-I am not matched up for this.
-You are judging yourself before even doing it.
-Yes.
-Try to go there, to your childhood?
-Oh please…
-Scared?
-Yes.
-Go beyond it!
-What do you mean by “beyond”! I’ve already gone beyond!
-Then you didn’t get what I meant with “going beyond”!
-Yes! I did get it! Beyond the judgment, beyond the shame, beyond fear! And I am telling you I have already gone beyond these “positions”, the fact is that: I don’t want to come back!
-Sorry…You said you were afraid…From where should you come back?
-From the sensation of detachment.
-You make me feel cold.
-For what you ignore of me?
-For the color of the voice.
-Then it’s time to start.
-Shall I record it?
-Record it as soon ad we have all the notes in order: hum “lullaby”, then the sentence by Alain Badiou: “Love is started, always, in an encounter.” In the end, I read Roberto Juarroz.
-Read the first one to set the levels.
-I read:
“The habit of my solitude
has saved space,
has dissolved it in things,
has donated it to its most clever shapes,
It has curved it over a more internal surface.
And that space now moves together with things.”

-It looks like you wrote it.
-It talks about me.
-Self-referential!
-I wish! It would mean that I could graze Juarroz’ talent!
-How would you call it then?
-Admiration and salvation.
-Salvation?
-He has helped me in “donating myself to more clever forms…”

Rome, dilated by light that is starting to say farewell to summer. 2012 – Maria A. Listur

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