Luce autunnale/Autumn Light

Lei è la mia grande maestra di yoga, anche nell’assenza.
Da quando sono partita dal paese che abitavamo, uso per sostenere la pratica: pavimenti, pareti, stipiti. Rinnovo quotidianamente il ricordo delle sue mani sulla mia schiena. Nessun’altra mano ha saputo danzare al tempo delle mie vertebre, nessuna mia vertebra ha smesso di seguire il suo insegnamento, la sua arte.
Dopo alcuni anni di fedeltà alla distanza, la vita ci regala una lezione di yoga.
Alla fine, preparo un tè ai fiori d’arancio con scorze di zenzero insieme ai biscotti che lei adora: limone mela e noci.
Ora, settantenne, sembra più bella, più fresca. S’accomoda con le lombari contro il muro, carezza il pavimento, sospira e con lo sguardo perso nel vuoto dice:
-Appoggi…
-Mi danno il senso della presenza.
-Ma sembra che ci sono e poi veramente non ci sono.
-Sbagli.
-Si tratta delle dimensioni.
-Questa superficialità non ti è permessa. Non con me!
-Hai cambiato misure? Questa casa ti ha cambiata?
-Ma che ridicola! Che c’entra la casa?
-Mi riferisco al fatto che sia antica… vecchia.
-Per favore!
-Non importa… Parliamo di dimensioni!
-Associ le grandi dimensioni a cosa?
-Non fare la sempliciotta! Associo le grandi dimensioni alla sensazione di forza.
-Se non è grande e forte non è potente?
-Infatti, io vorrei potermi sentire protetta!
-Ma va! Quale protetta? Oggi non c’e spazio esteriore dove sentirsi protetta!
-Dove allora?
-Dentro.
-Vedi che diciamo lo stesso! Grazie a una certa dimensione!
-Dentro di noi!
-Dimentico la tua parte intangibile… Scusa sono una donna anziana…
-Mi stai prendendo in giro!
-No, la penso anche io così ma, in un modo un po’ più… fisico.
-Allora non la pensi così.
-Penso che la tua sia una visione dovuta allo stare da sola.
-Certo.
-Quando uno è solo può permettersi di non contare.
-Di che stai parlando?
-Della protezione. Di mio marito. E tu?
-Io parlavo degli stipiti!

Quasi ci strozziamo con i biscotti, ridendo!
Io ricordo il maestro B. K. S. Iyengar: “Nella pratica del respiro, la schiena è la lavagna, l’aria scrive e la mente sostiene il gessetto”.

Roma, graziosa festa di metà d’autunno, quando la Cina festeggia. 2012 – Maria A. Listur

 

Autumn Light

She is my great yoga teacher, even in the absence.
Since I left the country where we used to live, I use to support my practice: floors, walls, doorposts. I renew daily the memory of her hands on my backbone. No other hand has been able to dance to my vertebrae rhythm, none of my vertebrae has stopped following her teaching, her art.
After some years of loyalty to the distance, life gives us a lesson of yoga.
At the end, I make some orange flowers tea with ginger peels together with cookies that she adores: lemon apple and nuts.
Now, seventy years old, more beautiful, more fresh. She makes herself comfortable with her lumbar against the wall, she caresses the floor, she heaves and with her eyes lost in the emptiness says:
-Supports…
-They give me the sense of presence.
-It seems to me that they are here but in reality then they are not.
-You are mistaken.
-It’s about dimensions.
-You are not allowed to be so superficial. Not with me!
-Have you changed measures? This house has changed you?
-How silly! What has the house got to do with it?
-I am talking about the fact that it is antique…old.
-Please!
-Never mind… Let’s talk about dimensions!
-You associate big dimensions with what?
-Don’t play the simpleton! I associate big dimensions to the sensation of strength.
-If it is not big and strong it’s not powerful?
-Exactly, I would like to feel protected!
-Come on! What are talking about? There is no exterior space where to feel protected nowadays!
-Where then?
-Inside.
-See, we are talking about the same thing! Thanks to a certain dimension!
-Inside of us!
-I forget about your intangible part… I am sorry I am an old woman…
-You are making fun of me!
-No, I agree but, in a more… physical way.
-Then you don’t agree with me.
-I think your vision is due to your being alone.
-Of course.
-When somebody is alone he/she can afford not to count on.
-What are you talking about?
-About protection. About your husband. And you?
-I was talking about the doorposts!

We almost choke with the cookies, trying to laugh!
I remember master B. K. S. Iyengar: “In the practice of breathing, the backbone is the blackboard, the air writes and the mind holds the chalk”.

Rome, gracious half autumn day, when China celebrates. 2012 – Maria A. Listur

Tesora/Treasureress

Anche un tesoro può essere femminile.
A chi sa.

Vedere le persone dall’alto è un privilegio
questo pensiero mi ricorda qualcosa
credo sia “Erostrato” di Jean Paul Sartre
letto in spagnolo più tardi in francese
dall’alto la vedo senza che lei se ne accorga
mi chiedo perché cammina in difesa
sparisce dalla mia vista
il campanello mi chiama
i suoi passi annunciano l’anima
entra
un saluto che attende da un mese
sediamo ancora ridenti
senza pausa all’interno domando:
arrivata a casa?
dimmelo tu mi risponde
la gioia nutre l’attesa
chiedo sicura:
stanca?
lascia cadere la testa
lacrime disegnano verticali sinuose
lascio parlare l’ascolto:
cosa ti viene alla testa?
la testa si erge
il corpo sottile s’allunga
il pallore diventa un rosa da bacio
i capelli prendono spazio tra loro
le mani ancor più delicate
i piedi fedeli all’infanzia
il respiro rotto nel riso
racconta nella sua eleganza:
“il giorno in cui mia madre
riuscì a travestirmi da nera!
immaginò tette dove ho le costole
e un culo degno dell’Africa!”
Ridiamo scomposte e senza stanchezza
di quella libellula diventata tribale
mentre rido e ride riposo e riposa
Harumi Setouchi s’istalla nel cuore:
“le avevano trasmesso il vizio di difendersi
dietro un’ostinata corazza d’orgoglio.”

mi regala la comprensione
della prospettiva dall’alto
del ridere tra lacrime
delle verticali inconsuete.

Roma, un convito in onore al caos. 2012 – Maria A. Listur

 

Treasureress

Even a treasure can be feminine.
To whom knows.

To see people from above is a privilege
this thought reminds me of something
I think it’s “Erostratus” by Jean Paul Sartre
I read it in Spanish and later on in French
from above I see her without her noticing
I ask myself why she walks so defensively
she disappear from my sight
the doorbell calls me
her steps are announcing her soul
she enters
a greeting she’s been waiting for a month
we sit still laughing
with no pause inside I ask her
did you arrive home?
you tell me she replies
the joy nourishes the waiting
I ask confident:
tired?
she lets her head fall
tears draw sinuous verticals
I let her talk I am listening:
what does it come to your mind?
the head straightens up
the slim body stretches
the pale becomes kissing pink
hairs take space between themselves
the hands even more delicate
the feet faithful to childhood
the breathing broken by the laugh
she tells in her elegancy:
“the day my mother
managed to dress me like an African woman!
she imagined boobs where I have ribs
and an ass Africa worthy!”
We laugh heartily and with no fatigue
of that dragon fly turned into tribal
while I am laughing she is laughing I rest she rests
Harumi Setouchi comes in my heart:
“They had transmitted to her the vice of defending herself
behind an obstinate shell of pride.”

she is offering me the comprehension
of the perspective from above
of laughing among tears
of the unusual verticals.

Rome, a feast in honor of chaos. 2012 – Maria A. Listur

Certa nel dubbio/Confident in the Doubt

-Ti dispiace se lo racconto?
-Speriamo che non lo legga mio marito.
-Tuo marito legge il mio blog?
-Ogni tanto.
-Lo puoi ringraziare a nome mio?
-No!
-Perché?
-Dice che scrivi sui cazzi della gente!
-Molto delicato…
-Siamo amiche. Sono sincera!
-Dice altro?
-Non crede siano, tutti, incontri tuoi.
-Non ha letto tutto il blog…
-Infatti.
-Altro?
-Mi ha chiesto: Perché non scrive un romanzo?
-Che gli hai risposto?
-Gli ho raccontato dei libri, delle poesie e dei testi mai pubblicati.
-Grazie. Hai paura che racconti quello di cui abbiamo parlato?
-No. Ho timore della sua reazione.
-Mi dispiace.
-Non è così importante…
-Non è importante? Invece sì!
-Come mai ci dedichi tutto questo tempo! Chi se ne frega di cosa succede agli uomini con i preservativi!
-Incomincia a fregarci quando a una certa età, indossarli, implica rinunciare!
-Allora racconta questo! Generalizza no?
-Ecco, generalizzare mi disturba, non mi piace!
-Ma sì! Generalizza! Intitola il racconto: “La morte dei cigni”
-Sembri felice dello stato del cigno…
-No… Sono stanca della povertà dell’intimità e soprattutto dal constatare che non è un problema soltanto mio.
-Immagino.
-E certo! Tu puoi immaginare! Sei un’artista! Sublimi tutto!
-Dici?
-Affermo e confermo!
-Cosa confermi?
-Quello che dice il mio cigno.
-Cosa dice?
-Dovresti scrivere un po’ più sul sesso, sui tuoi incontri intimi. Ti leggerebbero in tanti!
-Ma che pena.
-Volere che tu abbia successo? Che ti legga più gente?
-No.
-Allora?
-La mancanza di lettori di metafore.

Roma. “… certo che dico vostro quando è tanto mio.” 2007 Joaquin Sabina – 2012 – Maria A. Listur

 

Confident in the Doubt

-Do you mind if I write about it?
-I hope my husband doesn’t read it.
-Does your husband read my blog?
-Some times.
-Can you thank him on my behalf?
-No!
-Why?
-He says you write about people’s own fucking businesses!
-Very delicate…
-We are friends. I am sincere!
-Does he say anything else?
-He doesn’t believe they are, all of them, encounters of yours.
-He hasn’t read the whole blog…
-Exactly.
-Anything else?
-He asked me: why doesn’t she write a novel?
-What did you reply to him?
-I told him about the books, the poems and the scripts that have never been published.
-Thanks. Are you afraid of me telling of what we have spoken?
-No. I am afraid of his reaction.
-I am sorry.
-It’s not so important…
-It’s not important? Yes it is!
-How come you spend so much time on them! Who cares of what happens to men dealing with condoms.
-It starts to be important when at a certain age, to wear them, implies to renounce!
-Then write about this! Generalize, no?
-That’s it, it disturbs me to generalize, I don’t like it!
-Come on! Generalize! Call the story: “The swans’ death”
-You sound happy with the condition of the swan…
-No… I am tired of the poverty of intimacy and above all to notice that is not only my problem.
-I see.
-Of course! You can see! You’re an artist! You sublimate everything!
-Really?
-I affirm and confirm it!
-What do you confirm?
-What my swan says.
-What does he say?
-You should write more about sex, about your intimate encounters. Many would read it!
-How sad.
-Wanting you to be successful? Wanting you to be read by more people?
-No.
-So?
-The lack of metaphors’ readers.

Rome. “… of course I say yours when it is so much mine.” 2007 Joaquin Sabina – 2012 – Maria A. Listur

”Le cose vere della vita non si studiano né si imparano, ma si incontrano.”/”The real things of life neither are studied nor learned, but are encountered.”

Oscar Wilde

Se la linearità del tempo,
non fosse una farsa:

Allungherei lo sguardo, avido d’altro.
Mi slaccerei, ancora, le scarpe dell’anima.
Ritorcerei dentro la carne
l’alchimista che dorme.
Mi regalerei un tempo,
gioioso d’immoralità.

Se il tempo lineare,
fosse scaduto:

Divaricherei le labbra, stregate dal nulla.
Coglierei, in aggiunta, ogni abbraccio scalzo.
Non mi fonderei, in oro,
soltanto.
Purificherei, dalla paura,
la tentazione perenne.

Se la linea del tempo,
non misurasse lo spazio:

Dilungherei la pelle, ritmata di freddo.
Odorerei, nuovamente, il profumo dell’aura.
Osserverei, taciturna,
aspettando domande.
Mi lascerei, nell’alba,
indurre, ubbidiente.

Vinta dall’appetito sottile, d’ignorare futuri;
il tempo arcuerei, se fosse possibile.

Roma, fautrice di atemporalità, illimitata. 2012 – Maria A. Listur

 

“The real things of life
neither are studied nor learned,
but are encountered.”

Oscar Wilde

If linearity of time,
wasn’t a farce:

I would stretch my glance, greedy for more.
I would untie, again, the shoes of my soul.
I would twist back inside the flesh
the alchemist who sleeps.
I would give myself a time,
joyful of immortality.

If linear time,
would be outdated:

I would spread the lips, bewitched by nonentity.
I would seize, in addition, each bare embrace.
I wouldn’t melt, in gold,
only.
I would purify, from fear,
the constant temptation

If the line of time,
wouldn’t measure the space:

I would pull out the skin, measured by cold.
I would smell, again, the scent of the aura.
I would observe silently,
waiting for questions.
I would let myself, in the sunrise,
persuade, obediently.

Overcome by the subtle appetite, of ignoring the futures;
I would arch time, if it would be possible.

Rome, promoter of timelessness, limitless. 2012 – Maria A. Listur

Posso/I Can

-Si dovrebbe far tradurre anche in francese.
-Grazie.
-Anche in spagnolo… Lo faccia lei!
-Non avrei il tempo per scrivere.
-Io direi “per inscrivere”.
-Pensa che tutto sia inscrizione?
-Lei lo pensa?
-Condivido. Ho avuto la gioia di conoscere Derrida molto presto.
-Si faccia tradurre in più lingue.
-Va bene, mi faccio tradurre e poi… Lei mi pubblica?
-In italiano.
-Lo può fare anche in altra lingua?
-Non ora.
-Quando?
-Non lo so. Sa quanto sia difficile questo momento…
-Mi risparmi questo discorso. Sono argentina.
-Che vuol dire?
-Che – personalmente – questo che si vive in Italia, l’ho vissuto costantemente per vent’anni.
-E come ne siete usciti.
-Io sono uscita.
-Partita?
-Andata.
-Anche qui se ne stanno andando tutti.
-No, non come qui. Io me ne sarei andata anche se non ci fossero stati problemi economici.
-Come mai?
-Ricerca.
-Non oso chiedere di cosa?
-Se osa vorrebbe dire che non ha letto i manoscritti…
-Affondato!
-Soltanto?
-Signora! Non avere soldi per pubblicare più autori non significa che stiamo toccando il fondo!
-Allora eviti di recitarlo, di dirlo, di usarlo per giustificare la mancanza di creatività in un paese che ha dato al mondo lezioni di bellezza oltre che contemporanee manifestazioni di crudeltà culturale!
-Farò tutto il possibile.
-Per cosa?
-Per trovare un editore.
-Per favore! “Il possibile” non mi è stato mai dato.
-Avrei dovuto dire: l’impossibile?
-L’unico mio regno.
-Scuola di stoicismo.
-Scuola di semplicità: Io creo quindi io sono.
-Onnipotente!
-Potente. In me, creare, non dipende da qualcuno che mi dia denaro per produrre.
-Anche questa forza è argentina?
“ … sappiamo che tutto è un abisso”, diceva Roberto Juarroz.
-Senza angosce?
-Vertiginosamente.

Roma, dove le tegole bagnate riportano un’umidità che un tempo sembrava soltanto di Buenos Aires. 2012 – Maria A. Listur

 

I Can

-You should have it translated in French too.
-Thank you.
-And also in Spanish… You should do it!
-I wouldn’t have time to write.
-I’d say, “to inscribe”.
-You think that everything is an inscription?
-Do you think?
-I agree. I have had the pleasure in knowing Derrida very early.
-Have it translated it in many languages.
-All right, I’ll have it translated but then… Will you publish it?
-In Italian.
-Can you do it in another language as well?
-Not now.
-When?
-I don’t know. You know how hard it is in this moment…
-Please spare me from this story. I am Argentine.
-What does it mean?
-That – personally – what is happening in Italy, I’ve constantly experienced for twenty years.
-And how did you get out of it.
-I got out.
-Left?
-Went.
-Here as well everybody is leaving.
-No, not like here. I would have left even if there weren’t economical problems.
-How come?
-Research.
-I don’t dare to ask you what kind?
-If you dare it means that you haven’t read the manuscripts…
-You got me!
-Only?
-Madame! Not having the money to publish more authors doesn’t mean we have reached the bottom!
-Then avoid acting it, telling it, using it to justify the lack of creativity in a land that has given lessons of beauty besides contemporary manifestations of cultural cruelty!
-I will do my best.
-To do what?
-To find an editor.
-Please! “My best” has never been given to me.
-Should I say: the impossible?
-My only reign.
-School of stoicism.
-School of simplicity: I create therefore I am.
-Omnipotent!
-Potent. In me, to create doesn’t depend from somebody that gives me money to produce.
-Is this strength also Argentinian?
“ … we know that everything is an abyss”, used to say Roberto Juarroz.
-No apprehensions?
-Vertiginously.

Rome, where wet tiles bring back a kind of humidity that for a time seemed to be of Buenos Aires only.2012 – Maria A. Listur

“ (…) nessuno può mantenere il suo recipiente troppo pieno senza disperdere un po’ del suo contenuto.”/“ (…) nobody can keep his/her bowl too full without scattering a little of its contents.”

Chao-Hsiu Chien

-Ti auguro che tu possa comperare cento case!
-Ma…
-Sì! Spero tu abbia cento case!
-Veramente… Io…

-Devi vivere a New York, disse Susan S. nell’inverno del 1996.
-Spero tu possa passare del tempo ad Amsterdam, augurò Laura A. nella primavera del 1997.
-Sai che staresti benissimo a Berlino?, domandò Alfonso de T. nell’estate del 1998.
-Montreal ti farebbe amare l’America del Nord, assicurò Fernando de T. nell’inverno de 2000.
-La tua formazione teatrale ti richiama in Russia, commentò Mariuska P. nell’autunno del 2002.
-Il tuo luogo è la Francia, asserì Laurent D. nella finta primavera del 2008.
-Pagan ti rapirebbe per sempre, elucubrò Giorgio A. nel delicato inverno del 2010.
-Io ti vedo a Kyoto, predisse Gabriele del P. nel breve autunno 2011.

2012: Che tu possa comperare cento case!
Dove?
Quando?
Come?
Che tu possa comperare cento case!
Perché cento?
Perché potere?
Perché comperare?
Che tu possa comperare cento case!
Per accogliere?
Chi?
Quanti?

La mente e il silenzio mi portano alla visione di una casa insieme ad altre novantanove e alle persone che nel mondo, soprattutto a Londra, stanno occupando le case vuote, di persone molto ricche.
Trovo uno dei tanti sensi: novantanove case vuote accoglierebbero qualche voce da risuonare e, nel frattempo, io proverei a non sembrare assente, nella numero cento.

11 Settembre 2012, Parigi. Un giorno in cui le parole sono più vere che mai. Maria A. Listur

 

“ (…) nobody can keep his/her bowl too full without scattering a little of its contents.”

Chao-Hsiu Chien

-I wish you could buy hundred houses!
-But…
-Yes! I trust you’ll have hundred houses!
-Actually… I…

-You have to live in New York, Susan S. said in the winter of 1996.
-I hope you can spend sometime in Amsterdam, Laura A. wished me in the spring of 1997.
-You know you’d really be well in Berlin?, Alfonso de T. asked in the summer of 1998.
-Montreal would make you love North America, assured Fernando de T. in the winter of 2000.
-Your theatrical formation recalls you in Russia, Mariuska P. commented in the fall of 2002.
-Your place is France, stated Laurent D. in the fake spring of 2008.
-Pagan would fascinate you forever, considered Giorgio A. in the delicate winter of 2010.
-I see you in Kyoto, predicted Gabriele del P. in the short fall of 2011.

2012: I wish you could buy hundred houses!
Where?
When?
How?
I wish you could buy hundred houses!!
Why hundred?
Why could?
Why buying?
I wish you could buy hundred houses!
To welcome?
Who?
How many?

The mind and silence bring me to a vision of a house together with other ninety-nine and to the persons in the world, especially in London, who are occupying empty houses, of very rich people.
I find one of the many meanings: ninety-nine empty houses would welcome some voice to be resounded and, in the meanwhile, I would try not to be absent, in number one hundred.

September the 11th, 2012, Paris. A day in which words are more real than ever. Maria A. Listur

Susan Sontag – 1964

“Definire un comportamento, tracciarne i contorni e raccontarne la storia richiede una forte immedesimazione, mista a repulsione.”

-Si è accorta che l’hai difesa?
-In quale senso?
-In tutti i sensi: in quanto donna, in quanto artista.
-Mi fai ridere!
-Oh! Non è da ridere! Rispondi alla domanda senza abbassare lo sguardo. A me non puoi nascondere l’amarezza!
-Se si fosse accorta vorrebbe dire che comprende quanto è stata usata; quindi, non avrebbe avuto bisogno di difesa.
-I tuoi labirinti giustificatori vanno messi in discussione.
-Quando vuoi.
-Perché non l’hai chiarito?
-Perché trovo invadente il mettere in discussione la posizione degli altri.
-E che te ne frega!
-Si tratta anche d’una perdita di tempo.
-Per chi?
-Per me.
-E non è una perdita di tempo la tristezza? Non lo è vedere qualcuno raccontarsi in un modo che non appena si deve mettere in discussione, si ritira?
-Hai ragione, la tristezza è una perdita di tempo ma, molto più intima.
-Stai scegliendo l’intimità della pena?
-Sto scegliendo di dare soltanto quello che mi si chiede.
-E attraverso la sua chiusura, cosa ti è stato chiesto?
-In questo caso: rispettare i colori che del mondo lei percepisce.
-Quali sarebbero?
-Rosa e celeste cielo.
-Vorrei tu fossi ironica piuttosto che laconica!
-Uno vede quello che può.
-Sintetica.
-Precisa.
-Una precisione che costa!
-Direi un ordine che, nell’economia della mia esistenza, nutre.
-E la persona, la relazione?
-Siamo donne.
-E allora?
-Da un po’ di tempo so, e dico so invece di credo, che la pazienza è l’unico strumento da imparare.
-Ancora?
-Ancora.
-Senza obiettivo?
-La pazienza è l’obiettivo. Il resto non ha ancora una lingua che dica di noi.
-E questo giustificherebbe l’assenza di solidarietà femminile?
-No. Tuttavia, ci ricorda che i mondi dove alcune donne credono ancora di poter anestetizzarsi, sono ancora qui.
-Per cosa?
-Per smettere di sentire la mancanza di un luogo dove nutrire il sapere delle donne.
-Suona orribile!
-Suona.

Lyon, il cielo non è celeste. Piange ma so che è il suo modo malinconico di ridere. 2012 – Maria

 

Susan Sontag – 1964

“To define a behavior, to trace the outlines and to tell the story of it requires of a strong identification, mixed with repulsion.”

-Did she realize that you stood up for her?
-In what way?
-In all ways: as a woman, as an artist.
-You make me laugh!
-Oh! It’s not funny! Answer to my question without looking down. You can’t hide bitterness from me!
-If she had realized it would have meant that she understands how much she is being used; therefore, she wouldn’t have needed any defense.
-Your justifying labyrinths should be call into question.
-Whenever you want.
-Why didn’t you clear it up?
-Because I find invasive to call into question the other’s position.
-What the hell do you care!
-It’s a waste of time.
-For who?
-For me.
-Isn’t sadness a waste of time? Isn’t it to see somebody describing herself in a way that as soon as it has to be called into questions, just retires?
-You are right, sadness is a waste of time but, much more intimate.
-Are you choosing the intimacy of the suffering?
-I am choosing to give only what is required from me
-And through her pettiness, what has it been asked of you?
-In this case: to respect the colors of the world that she perceives.
-What would they be?
-Pink and sky-blue.
-I wish you were more ironical rather than laconic!
-One sees what one can.
-Synthetic.
-Precise.
-A precision that costs!
-I’d say an order that, in the economy of my existence, nourishes.
-And the person, the relation?
-We are women.
-So?
-It’s been a while since I know, and I am saying know instead of believe, that patience is the only tool to learn.
-Still?
-Still.
-Without an objective?
-Patience is the objective. The rest doesn’t have a language that says about us.
-And this would explain the absence of female solidarity?
-No. But, it reminds us that the worlds where some women believe they can anesthetize themselves, are still here.
-For what?
-To stop feeling the lack of a place where women’s knowledge can be nurtured.
-It sounds horrible!
-It sounds.

Lyon, the sky is not sky-blue. It cries but I know it’s its melancholic way to laugh. 2012 – Maria

Vetril

-Incominciamo?
-Sono pronta.
-Esercizio d’associazioni?
-Pronta.
-Un disagio?
-Il culto della felicità.
-Mi sta dicendo semplicemente una frase.
-Una condizione.
-Rischia di banalizzare un’impossibilità.
-Ho risposto alla richiesta di un disagio che non credo sia impossibile praticare.
-Conosce gente felice?
-Ora è lei che rischia la superficialità.
-Beh… vorrei evitare di parlare di stati d’animo.
-Io eviterei le generalizzazioni.
-Ha ragione. Parliamo di contesti.
-Un contesto che accolga la felicità?
-Impossibile?
-Può definire la felicità?
-Non posso.
-Come mai?
-Devo filosofare.
-Sua professione.
-Lei è felice.
-Allora sa cosa è la felicità?
-No, io so identificare la felicità, non so definirla.
-E la può nominare diversamente?
-Gioia.
-E dove la vede?
-La sento.
-Dove?
-Nel suo movimento.
-Mi riferivo a lei! Con quale parte del suo corpo sente la mia gioia?
-Con il cuore.
-E da quando?
-Lei è felice da sempre.
-Ha letto Enrique Pichon-Rivière?
-No.
-Lui diceva: “In una prima epoca, sentivo la tristezza come qualcosa di presente, fisso, che mi feriva sempre e senza sapere il motivo reale. Da allora, non ho fatto altra cosa che studiare per poter rivelare qualcosa del mio mistero”
-Mi vuole dire che lei è felice perché ha studiato sulla sua tristezza?
-No, voglio dire che lei sta sentendo la mia felicità con il prepuzio!
-La sento volgare…
-Sono uno specchio molto pulito.

Roma, brucia, ride, si spegne. 2012 – Maria A. Listur

Vetril

-Shall we begin?
-I am ready.
-Free association?
-Ready.
-A discomfort?
-The cult of happiness.
-You are simply telling me a sentence.
-A condition.
-You risk trivializing impossibility.
-I have replied to a request of discomfort that I don’t believe is impossible to practice.
-Do you know happy people?
-It is you now who is risking superficiality.
-Well… I’d like to avoid talking about moods.
-I’d rather avoid generalizations.
-You are right. Let’s talk about contexts.
-A context that embraces happiness?
-Impossible?
-Can you define happiness?
-I can’t.
-How come?
-I have to philosophize.
-It’s your profession.
-You are happy.
-Then you know what happiness is?
-No, I can identify happiness, I cannot define it.
-Can you name it differently?
-Joy.
-And where do you see it?
-I feel it.
-Where?
-In your movement.
-I was referring to you! Which part of your body feels my joy?
-My heart.
-Since when?
-You have always been happy.
-Have you read Enrique Pichon-Rivière?
-No.
-He used to say: “In the beginning, I felt sadness as something present, fixed, which would always hurt me and without knowing the real reason. Since then, I haven’t done anything else but studying for being able to reveal something of my mystery”
-Do you want to tell me that you are happy because you have studied your sadness?
-No, I want to say that you are feeling your happiness with your foreskin!
-You sound vulgar…
-I am a very clean mirror.

Rome, burns, laughs, turns off. 2012 – Maria A. Listur

“Il corpo è la spiaggia sull’oceano dell’essere”/ “The body is the beach over the being’s ocean”

Proverbio Sufi

Attendo.
Comprendo che soltanto gli dei sanno perché attendo.
Sospetto arriverà nel momento giusto.
Intuisco sia metaforico il vivere in una casa dove il tetto
è fatto da tegole che si spostano.
Ricordo l’essere attraversata dall’alto.
Attendo.
Gradisco essere sorpresa quindi non mi lascio prendere dai sospetti.
Abbandono ogni presupposto per estendere luoghi.
Gioisco nella certezza del giungere.
Catturo ogni ansia per farla divenire risata.
Attendo.

Arriva.
Gli dei sanno perpetuarsi nei doni.
Il momento giusto è sempre ora.
Le tegole parlano la lingua dell’applauso.
Attraversata dall’alto mi rinnovo nella carne.
Arriva.
Ogni sospetto è minuzia di fronte al sollievo.
I luoghi d’allora si rifanno d’eterno.
La certezza è ancoraggio della gioia.
La risata semina futuri.
Arriva.

Come la pioggia, mi raggiunge.
Luce, sguardo e colori: metà miei.

Roma, dove tutto sa rinfrescare e rinnovare; basta sapere che: Se non ora. Quando? 2012 – Maria A. Listur

 

“The body is the beach over the being’s ocean”

Sufi Proverb

I wait.
I understand that only the gods know why I am waiting.
I suspect it will arrive in the right moment.
I sense it is metaphorical to live in a house where the ceiling
it is made of tiles that shift.
I remember being passed through from above.
I wait.
I appreciate to be surprised therefore I don’t let myself being taken by suspects.
I abandon each assumption for extending places.
I enjoy in the certainty of the arriving.
I grasp each anxiety to turn it into laugh.
I wait.

Arrives.
The gods know how to perpetuate in gifts.
The right moment is always now.
The tiles speak the language of the applause.
Passed through from above I renovate myself in the flesh.
Arrives.
Each suspect is trifle in front of the relief.
The places of then are redone by eternity.
The certainty is anchorage of the joy.
The laugh seeds futures
Arrives.

Like the rain, he reaches me.
Light, glance and colors: half mine.

Rome, where everything knows how to refresh and renovate; it is necessary to know: If not now. When? 2012 – Maria A. Listur