Vetril

-Incominciamo?
-Sono pronta.
-Esercizio d’associazioni?
-Pronta.
-Un disagio?
-Il culto della felicità.
-Mi sta dicendo semplicemente una frase.
-Una condizione.
-Rischia di banalizzare un’impossibilità.
-Ho risposto alla richiesta di un disagio che non credo sia impossibile praticare.
-Conosce gente felice?
-Ora è lei che rischia la superficialità.
-Beh… vorrei evitare di parlare di stati d’animo.
-Io eviterei le generalizzazioni.
-Ha ragione. Parliamo di contesti.
-Un contesto che accolga la felicità?
-Impossibile?
-Può definire la felicità?
-Non posso.
-Come mai?
-Devo filosofare.
-Sua professione.
-Lei è felice.
-Allora sa cosa è la felicità?
-No, io so identificare la felicità, non so definirla.
-E la può nominare diversamente?
-Gioia.
-E dove la vede?
-La sento.
-Dove?
-Nel suo movimento.
-Mi riferivo a lei! Con quale parte del suo corpo sente la mia gioia?
-Con il cuore.
-E da quando?
-Lei è felice da sempre.
-Ha letto Enrique Pichon-Rivière?
-No.
-Lui diceva: “In una prima epoca, sentivo la tristezza come qualcosa di presente, fisso, che mi feriva sempre e senza sapere il motivo reale. Da allora, non ho fatto altra cosa che studiare per poter rivelare qualcosa del mio mistero”
-Mi vuole dire che lei è felice perché ha studiato sulla sua tristezza?
-No, voglio dire che lei sta sentendo la mia felicità con il prepuzio!
-La sento volgare…
-Sono uno specchio molto pulito.

Roma, brucia, ride, si spegne. 2012 – Maria A. Listur

Vetril

-Shall we begin?
-I am ready.
-Free association?
-Ready.
-A discomfort?
-The cult of happiness.
-You are simply telling me a sentence.
-A condition.
-You risk trivializing impossibility.
-I have replied to a request of discomfort that I don’t believe is impossible to practice.
-Do you know happy people?
-It is you now who is risking superficiality.
-Well… I’d like to avoid talking about moods.
-I’d rather avoid generalizations.
-You are right. Let’s talk about contexts.
-A context that embraces happiness?
-Impossible?
-Can you define happiness?
-I can’t.
-How come?
-I have to philosophize.
-It’s your profession.
-You are happy.
-Then you know what happiness is?
-No, I can identify happiness, I cannot define it.
-Can you name it differently?
-Joy.
-And where do you see it?
-I feel it.
-Where?
-In your movement.
-I was referring to you! Which part of your body feels my joy?
-My heart.
-Since when?
-You have always been happy.
-Have you read Enrique Pichon-Rivière?
-No.
-He used to say: “In the beginning, I felt sadness as something present, fixed, which would always hurt me and without knowing the real reason. Since then, I haven’t done anything else but studying for being able to reveal something of my mystery”
-Do you want to tell me that you are happy because you have studied your sadness?
-No, I want to say that you are feeling your happiness with your foreskin!
-You sound vulgar…
-I am a very clean mirror.

Rome, burns, laughs, turns off. 2012 – Maria A. Listur

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