Susan Sontag – 1964

“Definire un comportamento, tracciarne i contorni e raccontarne la storia richiede una forte immedesimazione, mista a repulsione.”

-Si è accorta che l’hai difesa?
-In quale senso?
-In tutti i sensi: in quanto donna, in quanto artista.
-Mi fai ridere!
-Oh! Non è da ridere! Rispondi alla domanda senza abbassare lo sguardo. A me non puoi nascondere l’amarezza!
-Se si fosse accorta vorrebbe dire che comprende quanto è stata usata; quindi, non avrebbe avuto bisogno di difesa.
-I tuoi labirinti giustificatori vanno messi in discussione.
-Quando vuoi.
-Perché non l’hai chiarito?
-Perché trovo invadente il mettere in discussione la posizione degli altri.
-E che te ne frega!
-Si tratta anche d’una perdita di tempo.
-Per chi?
-Per me.
-E non è una perdita di tempo la tristezza? Non lo è vedere qualcuno raccontarsi in un modo che non appena si deve mettere in discussione, si ritira?
-Hai ragione, la tristezza è una perdita di tempo ma, molto più intima.
-Stai scegliendo l’intimità della pena?
-Sto scegliendo di dare soltanto quello che mi si chiede.
-E attraverso la sua chiusura, cosa ti è stato chiesto?
-In questo caso: rispettare i colori che del mondo lei percepisce.
-Quali sarebbero?
-Rosa e celeste cielo.
-Vorrei tu fossi ironica piuttosto che laconica!
-Uno vede quello che può.
-Sintetica.
-Precisa.
-Una precisione che costa!
-Direi un ordine che, nell’economia della mia esistenza, nutre.
-E la persona, la relazione?
-Siamo donne.
-E allora?
-Da un po’ di tempo so, e dico so invece di credo, che la pazienza è l’unico strumento da imparare.
-Ancora?
-Ancora.
-Senza obiettivo?
-La pazienza è l’obiettivo. Il resto non ha ancora una lingua che dica di noi.
-E questo giustificherebbe l’assenza di solidarietà femminile?
-No. Tuttavia, ci ricorda che i mondi dove alcune donne credono ancora di poter anestetizzarsi, sono ancora qui.
-Per cosa?
-Per smettere di sentire la mancanza di un luogo dove nutrire il sapere delle donne.
-Suona orribile!
-Suona.

Lyon, il cielo non è celeste. Piange ma so che è il suo modo malinconico di ridere. 2012 – Maria

 

Susan Sontag – 1964

“To define a behavior, to trace the outlines and to tell the story of it requires of a strong identification, mixed with repulsion.”

-Did she realize that you stood up for her?
-In what way?
-In all ways: as a woman, as an artist.
-You make me laugh!
-Oh! It’s not funny! Answer to my question without looking down. You can’t hide bitterness from me!
-If she had realized it would have meant that she understands how much she is being used; therefore, she wouldn’t have needed any defense.
-Your justifying labyrinths should be call into question.
-Whenever you want.
-Why didn’t you clear it up?
-Because I find invasive to call into question the other’s position.
-What the hell do you care!
-It’s a waste of time.
-For who?
-For me.
-Isn’t sadness a waste of time? Isn’t it to see somebody describing herself in a way that as soon as it has to be called into questions, just retires?
-You are right, sadness is a waste of time but, much more intimate.
-Are you choosing the intimacy of the suffering?
-I am choosing to give only what is required from me
-And through her pettiness, what has it been asked of you?
-In this case: to respect the colors of the world that she perceives.
-What would they be?
-Pink and sky-blue.
-I wish you were more ironical rather than laconic!
-One sees what one can.
-Synthetic.
-Precise.
-A precision that costs!
-I’d say an order that, in the economy of my existence, nourishes.
-And the person, the relation?
-We are women.
-So?
-It’s been a while since I know, and I am saying know instead of believe, that patience is the only tool to learn.
-Still?
-Still.
-Without an objective?
-Patience is the objective. The rest doesn’t have a language that says about us.
-And this would explain the absence of female solidarity?
-No. But, it reminds us that the worlds where some women believe they can anesthetize themselves, are still here.
-For what?
-To stop feeling the lack of a place where women’s knowledge can be nurtured.
-It sounds horrible!
-It sounds.

Lyon, the sky is not sky-blue. It cries but I know it’s its melancholic way to laugh. 2012 – Maria

2 thoughts on “Susan Sontag – 1964

  1. viaggiandonam ha detto:

    Condivido ogni singola parola. E lo capisco, magari stai raccontando qualcosa che non so, ma lo capisco.

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