28 Ottobre 1964 – 28 Ottobre 2012

Passeggera d’amori
Orfana di rigori
Attraversata dai vini
Esplosa e riconciliata
Festeggio
In epitaffi quotidiani
Circoscrivo più Infiniti
Finalmente
Rido

Accettazione/Acceptation – L. F. 21 – Maria A. Listur

 
 
 

October 28, 1964 – October 28, 2012

Passenger of loves
Orphan of rigors
Passed through by wines
Exploded and reconciled
I celebrate
In daily epitaphs
I circumscribe many Infinites
At last
I laugh

Francis Bacon

“La verità è figlia del Tempo, non dell’Autorità”

-Ti prego di farmi capire.
-Dovresti chiederlo a lui.
-Perché?
-Non riesco ad accettarlo.
-Ma tu ci credi?
-No.
-Perché sei una donna?
-Perché so che le pittrici esistono!
-Affermare che la pittura è soltanto maschile è coraggioso, però!
-No! No! No! Quale coraggio? Si tratta di un insulto!
-Per favore! Oramai tutto è provocazione…
-Il suo è un credo.
-Un credo? Lui, in questo ginepraio d’informazione, dice quello che vuole, sa che domani sarà dimenticato!
-Non ti offende?
-No. Non ho mai pensato che tutto quello che dice sia il prodotto di grandi riflessioni.
-Lo stai scusando!
-Lo capisco.
-Tu-sei-una-donna!
-Prima di tutto sono un essere umano. Poi, una donna.
-E in questo caso, ti scindi!
-Ci sono cose che vorrei guardare da una prospettiva meno limitante di quella del genere.
-Ma lui non si è invece limitato ben benino ?? !
-Scelta sua.
-Lede, sottovaluta! Gli manca dare delle pacche sul culo!
-Non condivido.
-Mi stai facendo arrabbiare. Che ti succede? Non sembri tu?
-Penso a: “Pittura e Poesia si fondono come quando si fa l’amore: uno scambio di sangue, un incontro totale, senza alcuna prudenza, senza nessuna protezione. Il grande salto, ogni volta.”
-Chi lo dice?
-Lo diceva Joan Miró.
-Un uomo.
-Un artista.
-Non ha nessuna relazione con quello di cui stiamo parlando.
-Come no? Un critico che separa la pittura secondo i generi sta dimenticando “l’umanità” del segno.
-Lui non separa niente! È molto peggio! Lui nega la pittura delle donne!
-E fa bene!
-Ti stai offendendo! Da sola.
-Sto dando un salto. Tra il suo limite e il mio.
-Mentre lui disprezza, sminuisce, disconosce!
-Sì. Mentre noi continuiamo ad agire nell’arte.
-E stiamo riuscendo a capire qualcosa? Dove andare? Come andare verso una creazione sconosciuta?
-No ma, possiamo anche fregarcene.
-Illusioni.
-Consapevolezza della solitudine.
-Su questo sono d’accordo, artiste o no, madri o no, le donne siamo molto sole.
-Soltanto le donne?

Roma-Milano, su un treno che va a nessuna parte. 2012 – Maria A. Listur
 
 
 
Francis Bacon
“Truth is the daughter of Time, not of Authority”

-Please make me understand.
-You should ask him.
-Why?
-I can’t accept it.
-Do you believe it?
-No.
-Because you are woman?
-Because I know that paintress do exist!
-Affirming that painting is only masculine is very courageous, I think!
-No! No! No! What courage? It is an insult!
-Please! Nowadays everything is a provocation…
-His it’s a belief.
-A belief? He says, in this mess of information, what he wants; he knows it‘ll be forgotten tomorrow!
-Doesn’t it offend you?
-No. I have never thought that what he says it’s the result of deep reflections.
-You are excusing him!
-I understand him.
-You-are-a-woman!
-First of all I am a human being. Then I am a woman.
-And in this case, you are splitting off!
-There are things that I would like to see from a less limiting perspective than the gender.
-But he hasn’t limited himself at all ??!
-His choice.
-He damages, underestimates! Next thing he is just going to slap somebody on the ass!
-I don’t agree.
-You are making me angry. What’s up with you? Aren’t you yourself?
-I think about: “Painting and Poetry merge one another as when love is made: an exchange of blood, a total encounter, with no prudence, with no protection. The big leap, each time.”
-Who says so?
– Joan Miró used to say it.
-A man.
-An artist.
-It has nothing to do with what we are talking about.
-Why not? A critic who separates painting according to gender is forgetting “the humanity” of the sign
-He is not separating anything! It’s worse! He denies women painting!
-He is right!
-You are offending yourself! All by yourself.
-I am making a leap. Between his limit and mine.
-In the meanwhile he despises, decries, disregards!
-Yes. While we keep acting in art.
-And do we understand anything? Where to go? How to go towards an unknown creation?
-No but, we couldn’t care less.
-Illusions.
-Awareness of loneliness.
-I do agree on that, female artist or not, mothers or not, us women are very alone.
-Only the women?

Rome-Milan, on a train that goes nowhere. 2012 – Maria A. Listur

“C’era una gallina, di domenica. Ancora viva perché non erano ancora le nove del mattino.”/ “There was a hen, on Sunday. Still alive because it wasn’t nine o’clock in the morning yet.”

Clarice Lispector

Improntata nell’isolamento, diserta
raramente contrita, addolorata
vasta quanto il gusto per la fame
cammina odora nutre, annaspa.

Invasa dagli umori universali, accoglie
stranamente angusta, oppressa
gioiosa quanto il pianto successivo
respira mangia conquista, soccombe.

Ingravidata dal futuro quotidiano, invoca
falsamente inutile, abbandonata
rotta quanto la chimera dell’indigente
beve rigurgita discorre, perturba.

Ingioiellata da guasti saperi, trafigge
realmente ferita, resuscitata
piegata quanto la carne del giunco
lecca gusta ripete, trasale.

Ingannata da ancestrali rintocchi, offre
possibilmente colpita, insaziata
sanata quanto la piaga dell’avere
scrive riversa sanguina, comprende.

Innalzata nell’assenza del tocco, vive
sicuramente sfiorata, sollevata
sorpresa quanto chi l’ha usurpata
colora morde canta, rifiorisce.

Roma, quando l’autunno profuma di primavera. 2012 -Maria A. Listur

 

 

 

“There was a hen, on Sunday. Still alive because it wasn’t nine o’clock in the morning yet.”
Clarice Lispector

Characterized in isolation, she deserts
rarely contrite, afflicted
vast as much as the taste for hunger
she walks she scents she nourishes, she fondles.

Invaded by universal humors, she hails
strangely narrowed, oppressed
as much joyful as the next cry
she breathes eats conquers, succumbs.

Pregnant by the daily future, she invokes
falsely useless, abandoned
as much broken as the chimera of the indulgent
She drinks vomits talks, perturbs.

Bejeweled by rotten knowledge, she transfixes
truly wounded, resurrected
as much bended as the flesh of the bulrush
She licks tastes repeats, flinches.

Deceived by ancestral tolls, she offers
possibly stricken, unsatisfied
as much healed as the plague of possession
she writes pours bleeds, understands.

Heightened in the absence of the touch, she lives
surely grazed, lifted
as much surprised as who usurped her
she colors bites sings, flourishes again.

Rome, when autumn scents of spring. 2012 -Maria A. Listur

“La realtà è insultata dal desiderio”/”Reality is insulted by desire”

Pascal Quignard

-(…)
-Ora raccontami della mano!
-Della mano?
-Sì… del tipo di mano, di cosa hai sentito!
-Io non ho sentito nessuna mano.
-Hai detto che ti ha toccata.
-Ho detto che abbiamo tutti e due un tocco quasi libero dal peso.
-Non stiamo parlando della stessa cosa.
-Stiamo parlando della stessa cosa soltanto che tu stai partendo per la tangente!
-Sono un uomo!
-Non ti rifugiare nel genere!
-Sono un uomo!
-L’ho capito! Ma non sei soltanto un uomouomouomouomo!
-E allora?
-Puoi comprendere che non sto parlando di sesso!
-Nuda?
-Oh!!!
-Lei non è soggetta a tentazioni!!!
-Mi devi scusare ma non ci riesco…
-No scusa tu… Siccome hai parlato del peso del tocco… Mi sono lasciato prendere… Ho pensato che…
-Ho capito! Ma… Io ho voluto parlare dell’utilizzo del peso del corpo nella percezione dell’aria intorno al proprio corpo, e al corpo dell’altro. Mani comprese!
-Aaaaaaaaahh! Ma non si può… No. Non si può vivere così! Troppo complesso!
-Allora chiudiamo qui. Hai voluto sapere…? Racconto come sento.
-Ma no! Come fai a sopportare la vita?
-Tu credi che io faccia fatica?
-Sì.
-Invece ti sbagli.
-Non ti stanchi?
-La stanchezza è anche un’altra forma del sentire.
-Lasciamo perdere! Dimmi però del tocco!
-Ancora? Io sto parlando dell’aria. Non delle mani.
-Dai dai… Dimmi dell’aria!
-Ho sentito i movimenti che le sue mani hanno prodotto nel mio corpo, senza toccarlo, e grazie allo spostamento dell’aria.
-Non ti è mancato il tocco?
-Quando mi è mancato, ho toccato io.
-Anche tu spostando l’aria…? Svolazzando con un fare disinteressato?
-Adesso stai diventando sgarbato. Sto parlando di pratiche corporee!
-Beh! Non ti credo. Io non credo che tutto questo mondo sensibile non ti smuova da un’altra parte! Sarò sgarbato ma preferisco dirtelo che passare per un ipocrita!
-Io non ho negato niente.
-Lo sapevo! Lo sapevo!
-Cosa?
-Che tutto sembra tanto spirituale e alla fine, tutto va a finire lì!
-Lì dove?
-Lì, lì, lììììì! Come dicono i francesi: nel culo!
-I francesi sanno molto bene che anche il culo è spirito!
-Lo dici con un certo orgoglio!
-Si tratta sempre della metà del mio sangue.
-E del tuo culo!
-Spirito!

Roma, dove è facile tenere presente le parole di Arno Stern: “L’adulto non accetterà mai che il bambino disegni meglio di lui.” 2012 – Maria A. Listur

 

 

“Reality is insulted by desire”
Pascal Quignard

-(…)
-Now tell me about the hand!
-About the hand?
-Yes… about the type of hand, about what you felt!
-I haven’t felt any hand.
-You said that he touched you.
-I said that we both have a touch almost free of weight.
-We are not talking about the same thing.
-We are talking about the same thing but you are just misinterpreting!
-I am a man!
-Don’t use the gender as an excuse!
– I am a man!
-I’ve got that! But you are not simply a manmananman!
-So?
-You can understand that I am not talking about sex!
-Naked?
-Hey!!!
-She doesn’t fall into temptation!!!
-You have to excuse me but I can’t…
-No I am sorry… Since you were talking about the weight of the touch…I’ve just got carried away… I thought that…
-I know that! But… I wanted to talk about the use of the weight of the body in the perception of the air around our own body, and the other’s body. Hands included!
-Aaaaaaaaahh! But no… No. How can you live like that! Too complex!
-Then let’s leave it there. You wanted to know…? I tell as I feel.
-But no! How can you stand life?
-You think it is tiring for me?
-Yes.
-You are wrong.
-Don’t you get tired?
-Tiredness is also another way to feel.
-Forget it! Tell me about the touch instead!
-Again? I am talking about the air. Not about the hands.
-Come on… Tell me about the air!
-I felt the movements that his hands produced in my body, without touching it, and thanks to the movement of the air.
-Didn’t you ever miss the touch?
-When I missed it, I touched.
-You too moving the air? Fluttering in an unconcerned way?
-Now you are being rude. I am talking about physical practices!
-Well! I don’t believe you. I don’t believe that all this sensible world doesn’t shake you up somewhere else! I might be rude but I‘d rather tell you than to be considered a hypocrite!
-I didn’t deny anything.
-I knew it! I knew it!
-What?
-That everything sounds so spiritual and in the end, everything ends up there!
-There where?
-There, there, theeeeere! As the French would say: in the ass!
-The French know very well that the ass is spirit too!
-You’re saying it with a certain pride!
-After all we are talking about half of my blood.
-And about your ass!
-Spirit!

Rome, where it is easy to keep in mind the words of Arno Stern: “The adult will never accept that the child draws better than him” 2012 – Maria A. Listur

“Se non puoi convincerli, confondili”/ “If you can’t convince them, confuse them”

Confucio

-La verità è che non ti piace.
-Stiamo parlando di bellezza?
-Stiamo parlando di donne.
-Allora spiegati.
-Non vorrei ridurre tutto a una questione di gusti.
-Allora, immaginiamo che le persone discendono da diverse famiglie d’animali, alcuni dalle scimmie, altri dagli uccelli, altri dai pesci, io per esempio, potrei appartenere alla famiglia degli uccelli.
-Mi sembri al limite della follia.
-Ho detto immaginiamo.
-Comunque mi stai facendo preoccupare, un pensiero del genere è folle!
-Puoi discernere tra pensiero ed evocazione visiva?
-Si tratta sempre della formazione d’un pensiero.
-Certo! Ma, i pensieri non hanno – tutti – la stessa origine.
-Stai parlando di articolazione di un’idea, quindi tutto è prodotto nella corteccia cerebrale.
-Sono d’accordo; e aggiungerei che, la materia prima messa a disposizione della corteccia viene da tutto il corpo.
-Quindi?
-Quindi, quando si articola un’immagine, si potrebbe provare a non farla rientrare immediatamente nella propria organizzazione della realtà, e prima di rifiutarla, cercare di sentire cosa di corporeo, provoca.
-Ma tu hai usato il linguaggio in un modo che ci ha allontanato dalla realtà, dal reale.
-Lo so! Lo so! Cercavo immagini fantastiche per parlare delle caratteristiche estetiche di una persona!
-Prendi altra via. Ti disturba la mia tendenza a farti toccare la realtà?
-No, non mi disturba la “tua” realtà. Rifletto sul poco utilizzo delle differenti vie di percezione al servizio della dilatazione dei linguaggi. Ripeto, stavo immaginando.
-Può darsi. Ora sii concreta!
-Va bene. Allora. Hai mai notato la somiglianza tra cane e padrone?
-Bene! Sì, quello è vero!
-Beh, quello che ho voluto sostenere è: se la signora che esce con te avesse dei cavalli, l’avrei chiamata “la tua Centaura”!.
-Ecco! Visto? Non ti piace!

Rennes, dove è più facile far tornare dee nascoste del velato sogno. 2012 – Maria A. Listur

 

 

“If you can’t convince them, confuse them”
Confucio

-Truth is you don’t like her.
-Are we talking about beauty?
-We are talking about women.
-Explain yourself then.
-I wouldn’t want to reduce everything to a question of taste.
-Well, let’s imagine that people descend from different kind of animals, some from monkeys, some from birds, some from fishes, I for example, could belong to the family of the birds.
-You seem on the verge of insanity.
-I said let’s imagine.
-Nevertheless you are making me worry, a thought of this kind it’s madness!
-Can you discriminate between thought and visual evocation?
-It’s about the formation of a thought anyway.
-Sure! But thoughts don’t have – all of them – the same origin.
-You are talking about the articulation of an idea; therefore everything is produced from the cerebral cortex.
-I agree; and I’d add that, the raw material made available for the cortex comes from the whole body.
-Hence?
-Hence, when an image is articulated, it could be tried not making it fall immediately into our own organization of reality, and before refusing it, trying to feel what of the body, provokes.
-But you have used the language in a way that has brought us away from reality, from the real.
-I know! I know! I was looking for fantastic images to talk about esthetical features of a person!
-Take another route. Does my tendency of making you come down to earth disturb you?
-No, “your” reality does not disturb me. It makes me think on how little it is used different ways of perception at the service of the dilation of languages. I repeat, I was imagining.
-Could be. Now be concrete!
-All right. Well. Have you ever notice the resemblance between a dog and his owner?
-Good! Yes, that is true!
-Well, what I wanted to assert is: if the lady that goes out with you would have horses, I would have called her “your Centauress”!.
-Here! See? You don’t like her!

Rennes, where it is easy to make come back hidden goddess from the veiled dream. 2012 – Maria A. Listur

Equazione/Equation

-Mollo tutto!
-Non mi dire!
-Te lo dico!
-Prova a dirlo meglio!
-Lascio tutto, mollo il pianoforte e me ne vado in campagna!
-Vattene in campagna anche con il pianoforte.
-Ti sembra una proposta salutare?
-Ti ascolto.
-Non mi sei amica.
-Cosa dovrebbe fare un’amica?
-Aiutarmi a costruire il progetto.
-D’abbandono?
-Il trasloco!
-Non mi hai detto che traslochi, mi hai detto che molli il pianoforte. Non so come sostenerti.
-Perché?
-Perché ti sono amica.
-Non voglio continuare con l’insegnamento e non trovo uno spazio creativo dove collocarmi.
-Capisco ma… Non credo che riuscirai a mollare la musica anche se ti separi dal pianoforte.
-Voglio fare l’agricoltore! Suonare la terra!
-Che bella metafora!
-Oh basta! Non mi convincerai! Me ne vado!
-Va bene. Io potrei ospitare il pianoforte. Sposto la cassapanca dell’entrata e lo tengo io.
-E no! Non lo devo più vedere!
-Ah! Un divorzio prematuro!
-Ora la smetti! Ho preso una decisione e andrò avanti. Ci stai?
-Ci sto ma non oggi.
-Quando?
-Possiamo riparlarne domani?
-A che ora?
-Alle 19:30 t’attendo con un “Negroni” preparato come lo prepara mio figlio, enorme!
-Va bene. Ma, non sperare in un cambio di programma neanche alcolizzato!
-Luc-Benoist dice che “Il ruolo della parola è debuttare ogni giorno”. Posso sperare nelle nuove parole?
-No! Tu speri nelle vecchie!
-E quali sarebbero?
-Nuova composizione.
-Non me le ricordavo. Ma, mi sono venute in mente altre.
-Quali?
-“Scusa per ieri. Meno male che non te la prendi mai”

Roma, grande albergo – cinque stelle – per artisti. Stelle di marzapane. 2012 – Maria A. Listur

 

 

Equation

-I give up!
-Don’t tell me!
-I am telling you!
-Try saying it better!
-I give all up, I’m quitting the piano and going back to the countryside!
-Go to the countryside with the piano as well.
-Does it sound to you a healthy thing?
-I am listening.
-You are not being a friend.
-What should a friend do?
-Help me in making the plan.
-Of abandonment?
-A moving!
-You didn’t tell me you were moving, you told me you are giving up the piano. I don’t know how to sustain you.
-Why?
-Because I am a friend of yours.
-I don’t want to keep on teaching and I can’t find a creative place where to place myself.
-I understand but… I don’t think you’ll be able to give up music even if you leave the piano.
-I wan to be a farmer! Play the soil!
-What a nice metaphor!
-Oh stop it! You won’t convince me! I am leaving!
-All right. I could keep the piano. I’ll move the chest from the entrance and keep it.
-Oh no! I don’t want to see it anymore!
-Ah! A premature divorce!
-Now stop it! I made up my mind and I will stick to it. Are you with me?
-Yes but not today.
-When?
-Can we talk about it again tomorrow?
-What time?
-At 19:30 I’ll wait for you with a “Negroni” made like my son does, huge!
-All right. But, do not hope in a changing in mind not even alcoholic!
-Luc-Benoist says that “The role of the word is to debut each day”. Can I hope in new words?
-No! You hope for the old ones!
-And what would they be?
-A new composition.
-I didn’t remember that. But, I’ve got new ones in mind.
-Which ones?
-“Sorry for yesterday. Good thing that you never take it badly”

Roma, grand hotel – five stars – for artists. Stars of marzipan. 2012 – Maria A. Listur

Salmo/Psalm

A “La Cucina degli Angeli” di Luc Benoist

Vocifera silenzi eloquenti
nel limite giusto del tocco
nella gioia fatta d’assenze
nell’ultimo grido dell’alba.

Ripete sorrisi sospesi
nella grazia equanime del nulla
nella pena comune del bacio
nella carezza finale dell’alba.

Racconta storie infami
nella noia del dopo ogni tempo
nell’ira d’ogni ignoranza
nell’umido fetore dell’alba.

Insinua abbandoni possibili
nel sapore d’un fiume insolente
nell’indizio di finali solenni
nell’addio che canta quest’alba.

Si prende quest’alba squisita di nulla
si lascia gioire svelata
si unge in attesa
del giorno.

Afferra del giorno la morte
scivola nella caduta del sole
automa in estasi ripete
“Buongiorno”.

Invasa dal buio esteriore
placata nell’oscenità della carne
sviene ancora nel grido
dell’alba.

Roma, vergine di futuri e grata. 2012 – Maria A. Listur

 

 

Psalm

To “The Angel’s Kitchen” by Luc Benoist

Vociferates eloquent silences
in the true limit of the touch
in the joy made of absences
in the last scream of the dawn.

Repeats suspended smiles
in the just grace of nothingness
in the common grief of the kiss
in the final caress of the dawn.

She tells of infamous stories
in the bore of after each time
in the wrath of each ignorance
in the humid smell of the dawn.

Insinuates possible abandons
in the taste of an insolent river
in the lead to solemn endings
in the farewell that sings this dawn.

She takes this exquisite dawn of nothing
She let herself rejoin unveiled
she oils herself in waiting
of the day.

She grabs the death of the day
she slides in the falling of sun
automaton repeats in ecstasy
“Good morning”.

Invaded from the exterior darkness
appeased in the obscenity of the flesh
she faints again in the screaming
of the dawn.

Rome, virgin of futures and grateful. 2012 – Maria A. Listur

Rosa?

-Vorrei farti un regalo.
-Grazie.
-Non chiedi cosa?
-Sono curiosa quando si può.
-E come mai ora non puoi?
-Non ci conosciamo…
-Dai!
-Non ci conosciamo.
-Accetto la provocazione.
-Quale provocazione?
-Stai dicendo che non ci frequentiamo abbastanza?
-No. Sto dicendo che ancora non sappiamo molto l’una dell’altro e viceversa quindi mi imbarazza chiederti cosa vorresti regalarmi.
-Timida! Non si direbbe!
-Non ci conosciamo…
-Ma che forza d’animo!
-Cosa mi vorresti regalare?
-Ah non posso dirtelo… Sorpresa! Lo dice girando il corpo, tutto in alto e leggero.
Lei lo segue con lo sguardo; sulla sua scia di lavanda e limone si perde: lo immagina adolescente. Naturalmente splendido. Non ha faticato per essere amato, pensa; poi riflette, infine si dice: neanche io. Hanno lavorato, separatamente, per scoprire cosa avevano dietro il sipario dell’apparenza, dietro quello che di loro si presenta prima della loro presenza. Hanno percorso delle strade verso la luce che fa risplendere, alla radice, lo splendore. E senza tregua, continuano a cercare. Lei ha trovato soltanto vuoto: avanti e dietro il sipario, avanti gli occhi d’ammirazione o di rifiuto. Sta pensando “vuoto” quando lui interrompe, con passo fiero e gentile, il suo flusso di riflessioni tanto simili alla paura di perdere il controllo. La direzione che percorre lo sta portando verso la porta dello studio, la guarda, dice:
-Sto andando a prendere il tuo regalo.
-Posso venire? Domanda intimidita da una fantasia paranoica: Ohddddio! che non sia una stronzata di quelle che mi fanno fuggire come fossi un profugo!
-No, torno subito!
Apre, chiude, sparisce. Lei pensa: Ti prego oooooooddddio mio! Onora la mia evoluzione! Io posso vivere senza conoscere gli aspetti meno graziosi degli uomini!!! Ti prego!!
La porta si riapre immediatamente.
Entra lui insieme a una ragazza, coetanea di suo figlio. Semplice e bella. Elegantissima. La sua grazia le ferma i pensieri, si perde negli stupendi occhi marrone-oro. La ragazza dice:
-“Buongiorno signora”
-“Buongiorno”
-“E.” La ragazza si presenta.
Sente una tensione che non vuole interpretare, qualsiasi cosa stia succedendo sta parlandole di qualcosa che non conosce, decide di sperimentare.
-“Mi dispiace” Dice lui.
Silenzio eterno! Lei osserva l’imbarazzo altrui. Pensa a quel dialogo che la fa tanto ridere:
“Gina, forse nel nostro amore cambiò qualcosa?
Forse non sono Gina? Mi chiamo Rosa”,
dalla risata silenziosa prende la forza per dire:
-“Io devo andare. Vi auguro buona serata”
-“Signora! Ma…” La ragazza balbetta.
-“Ho prenotato per tre!” Annuncia lui.
-“Papà! Perché non l’hai avvertita! Signora la prego, venga con noi” Insiste la ragazza.
-“Chiamami M.” Dice espirando un po’ di vuoto e ringraziando il suo dio. Poi, guardando lui aggiunge: “Grazie. Vengo con voi”

Firenze, dove sentirsi a casa è consuetudine. 2012 – Maria A. Listur

 

 

Rosa?

-I’d like to give you a present.
-Thanks.
-Don’t you want to know what?
-I am curious when I can.
-And why can’t you now?
-We don’t know each other…
-Come on!
-We don’t know each other.
-I accept the provocation.
-What provocation?
-Are you saying we don’t see each other enough?
-No. I am saying that I don’t know much about you and vice versa therefore I am embarrassed to ask you what you want to give me.
-Timid! I couldn’t tell!
-We don’t know each other…
-What a strong personality!
-What do you want to give me?
-Ah I can’t tell you… Surprise! He says it turning his body, all high and light.
She follows him with her eyes; she gets lost in his wake of lavender and lemon: She imagines him adolescent. Naturally splendid. He hasn’t made any effort to be loved, she thinks; then she reflects, finally she says to herself: neither have I. They have worked, separately, to discover what they did have behind the curtains of the appearance, behind what of them presents before their presence. They have walked some paths towards the light that makes shine, from the root, the presence. And unceasingly, they keep searching. She has found only emptiness: in front and behind the curtain, in front of eyes of admiration or refusal. She is thinking “emptiness” when he breaks in, with proud and gentle steps, her stream of thoughts so similar to the fear of loosing control. The direction that he is walking, is taking him towards the studio’s door, he looks at it, says:
-I am going to get your present.
-Can I come? She asks intimidated by a paranoiac fantasy: Ohgoooood! I hope that is not one of those bullshits that make me flee as I was a refugee!
-No, I’ll be right back!
Opens, closes, disappears. She thinks: I beg you ohgoood of mine! Honor my evolution! I can live without knowing the less gracious aspects of men!!! I beg you!!
The door reopens immediately.
He comes in with a girl, coetaneous to her son. Simple and beautiful. Very elegant. Her grace stops her thoughts, she is lost in those brown-golden eyes. The girl says:
-“Good morning madam”
-“Good morning”
-“E.” The girl presents herself.
She feels there is a tension she doesn’t want to interpret, whatever is happening it is telling her about something she doesn’t know, she tries to experiment.
-“I am sorry” He says.
Eternal silence! She observes the other’s embarrassment. She thinks about that dialogue that makes her laugh so much.
“Gina, perhaps in our love something has changed?
– Perhaps I am not Gina? My name is Rosa”,

from that silent laugh she gets the strength to say:
-“I have got to go. I wish you a pleasant evening”
-“Madam! But…” The girl babbles.
-“I have booked for three!” He announces.
-“Dad! Why haven’t you told her! Madam please, come with us” The girl insists.
-“Call me M.” She says exhaling a little of emptiness and thanking her god. Then, looking at him she adds: “Thank you. I am coming with you”

Florence, where feeling at home is a custom. 2012 – Maria A. Listur