“Le certezze si raggiungono solo con i piedi”/”Certainties are reached only by foot”

Antonio Porchia

-Pronto.
-Pronto.
-Signora Listur?
-Sì. Chi parla?
-Sono un suo lettore.
-Lettore? Di cosa?
-Di relazionarte.
-Ah, e chi ha letto del gruppo?
-Relazionarte.
-No, volevo dire quale di tutte le persone che hanno scritto?
-Relazionarte.
-Scusi, non mi sono spiegata bene, chi di tutti?
-Il gruppo.
-Sì, scusi. Ma, il gruppo è formato da più persone…
-Io leggo tutti.
-In cosa posso esserle utile?
-Stavo cercando un numero su internet e alla lettera L mi è apparsa Listur, Maria de los Angeles e ho pensato che avrei voluto parlarle.
-Di cosa?
-Così, farle sapere che io vi leggo.
-Lo poteva fare tramite i siti, Facebook, i blog…
-Già fatto.
-Ricordo i nomi di tutte le persone che partecipano alle letture. Lei è?
-L’ingegnere.
-Non conosco la professione dei lettori di…
-Relazionarte.
-Mi scusi ancora ma, si ricorda qualche argomento?
-No, mi piace, tutto qui.
-Quindi se le appariva la lettera B e si ricordava altro cognome chiamava un’altra o un altro piuttosto che me?
-Non lo so, mi è venuta in mente lei e l’ho chiamata.
-La ringrazio. Ora la devo lasciare.
-Lei è una di quelle che scrive?
-Sì.
-Allora grazie anche a lei.
-Prego. Buona giornata.
-Può salutare una sua collega a nome mio?
-Certo.
-Un grande abbraccio alla Signora Incontri, veramente commovente.
-Glielo dirò. Grazie a nome della Signora. Allora qualcosa si ricorda.
-Certo! Mi ricordo quella che leggo più spesso perché mi piace la coincidenza tra il cognome e il gruppo d’appartenenza…
-Ah… Buon anno!
-Maria…
-Si?
-Perché “de los Angeles”? Per la città?
-Per appartenenza.

Roma. Mia dama laconica e distopica, culla e sarcofago, Artemide e Fedra; regalaci un 2013 di comprensibile luce. 30 Dicembre 2012

 

“Certainties are reached only by foot”

Antonio Porchia

-Hello.
-Hello.
-Mrs. Listur?
-Yes. Who is it?
-I am a reader of yours.
-Reader? Of what?
-Of relazionarte.
-Aha, and who have you read in the group?
-Relazionarte.
-No, I meant out of all the persons in the group who have written?
-Relazionarte.
-Sorry, I haven’t explained myself right, who of all?
-The group.
-Yes, right. But, the group is formed by many persons …
-I read them all.
-How can I be of help?
-I was looking for a number on the Internet and at the letter L I found Listur, Maria de los Angeles and I thought that I wanted to talk to you.
-About what?
-Nothing, I just wanted to let you know that I read you all.
-You could have told us through the sites, Facebook, the blogs…
-I already did it.
-I remember all the names of the persons who participate in our readings. Who are you?
-The engineer.
-I don’t know the profession of our readers of…
-Relazionarte.
-I am sorry but, do you remember any argument?
-No, I like it all here.
-Therefore if the Letter B would have appeared to you and you would have remembered another last name you would have called another man or woman instead of me?
-I don’t know, you came to my mind and I called you.
-I thank you. Now I have to go.
-Are you one of those who write?
-Yes.
-Then I have to thank you as well.
-You are welcome. Good day.
-Can you also greet one of your colleagues on my behalf?
-Sure.
-A big hug to Mrs. Encounters, really moving.
-I’ll tell her. Thank you on her behalf. So you do remember something.
-Sure! I remember the one that I read more often because I like the coincidence between the last name and the group she belongs to…
-Aha… Happy Year!
-Maria…
-Yes?
-Why “de los Angeles”? For the city?
-Because of my background.

Rome. My laconic country less mistress, cradle and sarcophagi. Artemis and Phaedra; Give us a 2013 of comprehensible light. December 30th , 2012

Firmamento/Heavens

Giovedì era il giorno
dopo il centro della notte
nel celeste d’ogni cielo
accurate e gaie le undici.

Il tempo tuo era di luce
in settimane soffuse
in mesi rallentati
in anni insospettati.

Tuttora diffido dell’assenza
ti percepisco palpitante
ti conservo tra le righe
ti nutro in quella che ti è figlia.

E di colpo mi manchi
come sapevi mi saresti mancata
come una tempesta col sole
come quando si ritarda.

Non mi bastano: né il tempo avuto
– che insoddisfazione imperdonabile! –
né alcuni dialoghi
né la gente senza anni.

Mi manchi tu, amica degli astri!
Merlettata di voragini
profumata di cordogli
folgorata e mia.

Non mi bastano gli argenti
né le illibate porcellane
né i broccati di Penelope
né credere che ci rivedremo.

Mi manchi tu, alle undici
nel cielo azzurro dei giovedì
e anche gli altri giorni
nell’appagamento della felicità.

MUSIQUE-Allegro-con-moto-4_1

MUSIQUE: Allegro con moto IV/IV – MARIA A. LISTUR

Nel paese di Maria Pia,
all’inizio di una parte degli addii. 2012 – Maria A. Listur

 

Heavens

Thursday was the day
after the center of the night
in the sky blue of each sky
accurate and gay were the eleven.

Your time was of light
in tinged weeks
in slowed down months
in unsuspected years.

Still now I distrust the absence
I feel you pulsating
I preserve you among the stripes
I nourish you in what it is daughter to you.

And suddenly I miss you
as you knew I would have missed you
like a storm with the sun
like when it is late.

It hasn’t been enough: neither the time we had
– what an unforgivable dissatisfaction! –
nor some dialogues
nor the people with no years.

I miss you, friend of the stars!
Adorned with abysses
perfumed by condolences
struck and mine.

Neither the silvers aren’t enough
nor the pure porcelains
nor Penelope’s laces
nor thinking that we will meet again.

I miss you, at eleven
in the blue sky of Thursdays
and even other days
in the fulfillment of happiness.

In the land of Maria Pia, in the beginning of a part of farewells.
2012 – Maria A. Listur

Natale/Christmas

Le giravolte le diedero una misura immensa della stanza, gli scricchiolii sotto i piedi le fecero intendere cosa fosse un buon parquet per la danza ancor prima d’imparare a camminare.

Dopo alcuni anni, la stanza sembra più piccola oppure la ballerina è cresciuta. Anche il letto le sembra contratto, la nonna piccolissima sotto le lenzuola. Il crepuscolo entra dalla porta finestra, un tempo valicata in canti quando nessuno più cantava, o i canti erano simili ai lamenti. Chissà che da quel tempo non abbia imparato a provare un po’ d’imbarazzo per la felicità. Si lascia bagnare i piedi dalle dorature del finale della luce quando ascolta la voce leggera e bambinesca della donna che sta per smettere di essere sua nonna:
-“Ora me ne vado.”
La ballerina offre la schiena al sole, come un’ombra cammina verso la piccola bambola rinsecchita che giace nel letto dove partorì dieci figli. Tace. La nonna insiste:
-“Me ne vado.”
-“Lo so.” Risponde la nipote e pensa: “Come il sole.”
-“Hai paura?”
-“No.”
-“Sento che tutti piangono.”
-“Impossibile. Non c’è nessuno.”
-“Tu non li vedi.”
-“Quello è possibile.”
-“Non voglio che piangano.”
-“Digli di stare calmi, stai arrivando.”
-“Aspetta che vado glielo dico e torno.”
-“Vai.”
-“E se non torno?”
-“E probabile che tu non torni…”
-“Non ti preoccupare, prima o poi torno.”
-“Sei sicura?”
-“Certo! Io devo tornare!”
-“Perché?”
-“Mi piace vivere!”
-“Allora ti aspetto?”
-“No no no! Tu, se vuoi andare, vattene! Non è che ci dobbiamo incontrare tutte le volte! Adesso, balli un po’?”
-“Nonna… Non mi puoi vedere, preferisco cantarti.”
-“No! Balla! Io ti vedo!”
-“Sicura che mi vedi?”
-“Certo, ti vedo nel suono del parquet.”
-“Poi, ti canto la nostra canzone.”
-“La puoi cantare mentre mi vestono?”
-“Perché ?”
-“Il canto mi renderà più leggera.”
La ballerina danza per l’udito della nonna, per il corpo di chi dentro canta: “Io chiamo “oggetti fascinanti” gli oggetti che perdurano al di là della soddisfazione che donano e anche all’interno della gioia che procurano”. Gira sull’infinito pensiero di Pascal Quignard.

Il parquet scricchiola dentro.

Roma? Buenos Aires? Paris? Madrid? Kyoto? Mendoza? Barcelona?…
Piccola nota è la terra, sul pentagramma dell’eternità! 2012 – Maria A. Listur

 

Christmas

The turnings gave her a huge measure of the room, the crackling sounds under her feet made her understand what was a good parquet for dancing even before learning to walk.

After some years, the room seems smaller or the ballerina has grown. Her bed too seems retracted, her grandmother very small under the sheets. The dawn enters from the French window, a time was overpassed by chants when no one sang no more, or the chants were similar to laments. Who knows, she might have learned to feel a little bit of embarrassment for happiness. She lets her feet being wetted by the golden of the endings of the light when she hears a voice light and childish of the woman who is about to stop being her grandmother:
-“Now it’s time for me to go.”
The ballerina is offering her back to the sun, as a shadow she walks towards the small withered doll that lies in the bed where she gave birth to ten children. She is silent. The grandmother insists:
-“I am going.”
-“I know.” the granddaughter replies and thinks: “Like the sun.”
-“Are you afraid?”
-“No.”
-“I hear everybody crying.”
-“Impossible. There is no one.”
-“You can’t see them.”
-“That is possible.”
-“I don’t want them to cry.”
-“Tell them to keep calm, you are getting there.”
-“Just wait for me I am going to tell them and come back.”
-“Go ahead.”
-“And what if I don’t make it back?”
-“It’s likely you won’t come back…”
-“Don’t worry, sooner or later I will.”
-“Are you sure?”
-“Of course! I have to!”
-“Why?”
-“I like to live!”
-“Shall I what for you?”
-“No no no! If you want to go, go! It’s not like we have to meet every time! Now, would you dance a little?”
-“Grandma… You can’t see me, I’d rather sing for you.”
-“No! Dance! I can see you!”
-“Are you sure you see me?”
-“Sure, I see you in the sound of the parquet.”
-“Afterwards, I am going to sing you our song.”
-“Can you sing it when they dress me up?”
-“Why?”
-“The singing will make me lighter.”
The ballerina dances for her grandmother hearing, for the body of whom sings inside: “I call “fascinating objects” the objects that endure beyond the satisfaction that they give and also inside the joy they provoke”. The thought of Pascal Quignard turns on the infinite.

The parquet crackles inside.

Rome? Buenos Aires? Paris? Madrid? Kyoto? Mendoza? Barcelona?…
A small note is the earth, on the stave of eternity! 2012 – Maria A. Listur

A Lui/To Him

Sai di luna e gardenie;
seta nuova.

Scruti labirinti e danzi;
orbite uniche.

Ardi confini e tempeste;
incroci arditi.

Raduni ancestri e sogni;
erranze piene.

Sorprendi me e noi;
arrivi perfetti.

Sai di padre e me;
figlio arcobaleno!

orizzonte-2-ARGOrizzonte I/IV – 2010 – Maria A. Listur

Roma, sempre fertile e fiorita, come il più ricco incenso.
2012 – Maria A. Listur

 

To Him

You taste like moon and gardenias;
new silk.

You look at labyrinths and dance;
unique orbits.

You burn boundaries and storms;
daring crossing.

You gather ancestors and dreams;
whole wanderings.

You surprise me and us;
perfect arrivals.

You taste of father and me;
rainbow son!

Rome, always fertile and flowered, as the richest incense.
2012 – Maria A. Listur

“Alcuni, anticipando tutti, stanno guadagnando il deserto”/”Some, anticipating everybody, are earning the desert”

Antonio Porchia

-Stai bevendo poca acqua.
-Mi alleno.
-Per cosa?
-Per quando ne avremo poca.
-E tu ci credi!
-Non ci credo, lo so.
-Stai tranquilla che morirai prima.
-Frequenti il pensiero positivo?
-So che il problema della mancanza d’acqua arriverà dopo la nostra morte.
-In ogni caso sarebbe un problema per quelli che verranno dopo!
-Ma non per noi.
-Che senso profondo del qui e ora!
-Un senso pratico.
-E il “noi” di cui tu parli, ha un territorio? Di quale dimensione?
-Dài non fare la linguista!
-Non faccio la linguista… Ti domando chi intendi quando dici “noi”.
-Avrei potuto dire “voi”!…
-E da cosa dipendeva il cambio di pronome?
-Dal fatto che anche io vivo qui.
-Quindi il “voi” si riferisce a…?
-Stai forzando la mano… Io non volevo riflettere sull’argomento…
-E non stiamo riflettendo, sto cercando di capire cosa vuoi dire.
-Tu sei andata da un’altra parte!
-Sto tornando e mi ripeto: mi alleno e non bevo molto per vari motivi, uno e principale perché credo l’acqua debba essere scoperta negli alimenti in quanto cibo ma, per quanto riguarda il “noi”, mi piace pensare si tratti di un divenire, un unione di esseri in cambiamento, con i quali si condivide a prescindere dal fare o non conoscenza, a prescindere dal tempo.
-Non mi farai sentire un egoista!
-Figurati! Ancora non faccio miracoli!
-E neanche un ignorante!
-Beh, se ci riuscissi, saresti nient’altro ché uno specchio.
-Allora perché fai la maestrina?
-Non faccio la maestrina, mi sono spaventata.
-Di cosa?
-Di poter trovarmi fuori dai tuoi “noi”, o che i tuoi “voi” m’includano tra gli assettati…
-Sembra che non mi conosci.
-Certo… Il divenire s’ignora…

Roma, affannata come sai essere, risvegli ognuno nella propria ombra di luce. 2012 – Maria A. Listur

 

“Some, anticipating everybody, are earning the desert”

Antonio Porchia

-You are drinking too little water.
-I am training myself.
-For what?
-For when we are going to have less.
-And you believe that!
-I don’t believe that, I know that.
-Don’t worry you are going to die before that.
-Are you found of the positive thinking?
-I know that the water shortage will be after our death.
-In any case it would be a problem for those coming later!
-But not for us.
-What a profound feeling of the here and now!
-A practical sense.
-And the “us” you talk about, has it a place? Of what dimension?
-Come on don’t pretend to be a linguist!
-I don’t pretend to be a linguist… I ask you what do you mean when you say “we”
-I could have said “you”!…
-And what did the pronoun changing depend on?
-On the fact that I also live here.
-Therefore “you” refers to…?
-You are pushing it… I didn’t want to think about this argument…
-And we are not thinking about it, I am trying to understand what do you mean.
-You are just changing the topic!
-I am going back to it and I repeat: I am training and I don’t drink a lot for many reasons, one and main is that water should be found in aliments as food but, regarding the “us”, I like to think that it’s about a becoming, a union of beings in changing, with whom we share regardless doing or not knowing, regardless time.
-You won’t make me feel an egoist!
-Figurati! I don’t make miracles yet!
-And not even an ignorant!
-Well, if I could, you’d be nothing but a reflection.
-Then why do you pretend to be Miss perfect?
-I don’t pretend to be Miss perfect, I just got scared.
-Of what?
-Of risking to be out of your “us”, or that your “you” included me among the thirsty ones…
-It sounds like you don’t know me.
-Sure… The becoming is ignored…

Rome, short-breathed as you can be, you awake each one in its own shadow of light. 2012 – Maria A. Listur

 

Nel tuo nome/In Your Name

Folgorata e nelle tue acque,
piegata.
Accetto il tradimento per ricordare,
te.
Mi permetto baci che le tue ali evocano.
Il rancore tuo ossequio quando cedo al difetto.

Germogliata e nel tuo riposo,
distesa.
Stendo colori per venerare,
te.
Mi accendo d’orgasmi che il tuo clamore cantano.
Il livore tuo venero mentre abbandono il sorriso.

Trattenuta e nel tuo volere,
solerte.
Scaldo boccioli per riverire,
te.
Mi servo in conviti che il tuo distacco affermano.
La tristezza tua celebro quando spreco il vigore.

Liberata e nel tuo ignorare,
difesa
coltivo somiglianze per onorare,
te.
Mi snodo in salmi che il tuo ventre adorano.
Il coraggio tuo esalto mentre riscrivo la storia:

Tua o mia?
Madre!
A
te.

sospenzione-II_VISospenzioni – II/IV – Maria A. Listur

Roma, rifletti eterna l’inconsapevole forza dell’umano sentire.
2012 – Maria A. Listur

 

In Your Name

Struck in your waters,
bended.
I accept the betrayal to remember,
you.
I allow myself kisses that your wings evoke.
I honor your hatred when I surrender to the flaw.

Blossomed in your rest,
relaxed.
I lay colors to worship,
you.
I turn on in orgasms that your clamor sings.
Your acrimony I worship while I leave the smile.

Held and your will,
diligent.
I warm up blossoms to worship,
you.
I serve myself in feasts that your detachment affirms.
Your sadness I celebrate when I waste the vigor.

Freed and in your ignoring,
defended
I cultivate similarities to honor,
you.
I untie in psalms that your belly adores.
Your courage I glorify while I rewrite the story:

Yours or mine?
Mother!
To
you.

Rome, you reflect eternal the unconscious strength of the human feeling.
2012 – Maria A. Listur

Sinfonia/Symphony

-Ti faccio sentire le tue note.
-Papà! Sento come delle gocce che saltano!
-Le senti così perché sei giovane… Vedrai… Poi sentirai delle cascate!
-Ma…
-Vedrai tra quarant’anni!
-Ma…
-Vedrai…

Io non pensavo alle note del profumo che mio padre mi porgeva
con quella sua capacità di trasmettere il gusto per la vita
e anche per la morte; io pensavo a lui,
a settantotto anni più quaranta,
alla somma portatrice più di vita ché di morte.
Speravo allora di morire prima, di non risentire quei profumi senza di lui.
Invece, sono riuscita a tradire quel desiderio
e a quarantotto anni sono qui:

-Signora… Signora…
-Scusi… mi sono distratta…
-Non la volevo interrompere ma le volevo far sentire altro.
-Non posso.
-Le posso dare del caffè per ripristinare l’odorato…
-No. Vado a fare una passeggiata e torno.
-Tutto bene?
-Tutto bene.
-Se vuole l’accompagno e torniamo insieme.
-Stia tranquilla… Sono accompagnata.
-Scusi.

Io non ho sentito di essere soltanto accompagnata ma, abitata.
Abitata da colui che ancora mi porta per mano a sentire l’impercettibile:
quella parte d’un profumo che non è profumo,
quella parte della vita che non è vita,
quella gioia dei giochi che è perdita,
quella zona dei piaceri che è abbandono.
Come Solone diceva: “Niente può dirsi felice prima del suo ultimo istante.”
Risuonano echi giovani di quattro decadi:

-Papà, quale compriamo?
-Per te qualcuno che abbia note di zenzero. Ti rinfresca mentre ti riscalda.
-Per te?
-Note de tabacco e cuoio, altrimenti sembra che sto prendendo il volo.

Ricordo il volo, dopo qualche anno, percepisco ancora le sue note.
Torno dalla profumiera:

-Non ha deciso.
-Come lo sa?
-Porta già un profumo unico.
-Grazie.
-Posso farle un regalo?
-M’imbarazza.
-Accetti… Penso che sia suo, non lo compra nessuno: su un letto di limone noterà le note di zenzero tabacco e cuoio.
-La ringrazio. Si tratta di un profumo molto intenso.
-Lo senta. Se non le piace può non accettare.
-Non ne ho bisogno. Lo conosco.
-Impossibile. Si tratta di una creazione del nostro profumiere.
-Il suo profumiere ha messo insieme tutte le note di un mio profumo e un altro di mio padre.
-Incredibile! Mi faccia conoscere suo padre!
-La sintesi è davanti a lei. Di lui restano le note.

San Marino, dentro un castello di chantilly. Sembra vero! 2012 – Maria A. Listur

 

Symphony

-I’ll make you hear your notes.
-Daddy! I hear like some drops falling!
-You hear them like that because you are young…You’ll see…You will hear waterfalls!
-But…
-You’ll see in forty years!
-But…
-You’ll see…

I wasn’t thinking at the perfume’s notes that my father was giving to me
-to be listened with the breast, with posterior part of the legs-
with his ability to transmit the taste for life
and death also; I was thinking about him, seventy-eight years plus forty,
at the sum bearer of more life than death.
I was hoping then to die earlier, of never being able to smell those perfumes without him.
But, I have managed to betray that desire of death
and at forty-eight years of age I am still here:

-Madame… Madame…
-Sorry… I got distracted…
-I didn’t want to interrupt you but I wanted you to try something else.
-I can’t.
-I can give you some coffee to refresh the nose…
-No. I am going to take a walk and come back.
-Everything all right?
-Everything all right.
-If you want I can go with you and we can come back together.
-Don’t worry…I am not alone.
-Sorry.

I didn’t just felt to be accompanied but, I felt inhabited.
Inhabited by that man who still takes me by the hand to feel the intangible:
that part of the perfume that is not perfume,
that part of life that is not life,
that joy of the games that is not loss,
that area of the pleasures that is abandoning.
As Solon used to say: “Nothing can be said happy before its last moment.”
Four decades of young echoes resounds:

-Daddy, which do we buy?
-For you something that has some ginger notes. It refreshes while it warms you up.
-For you?
-Notes of tobacco and leather, otherwise it’ll seem like I am flying away.

I remember the flight, some years later, I still perceive his notes.
I go back to the perfume shop:

-You haven’t decided.
-How do you know?
-You already have a unique perfume.
-Thanks.
-Can I make you a present?
-You embarrass me.
-Please accept it… I believe it’s yours, nobody buys it: on a bed of lemon you will notice notes of ginger tobacco and leather.
-I thank you. It’s a very intense perfume.
-Try it. If you don’t like it you may not accept it.
-I don’t need to. I know it.
-Impossible. It’s a creation of our perfumer.
-Your perfumer has gathered all the notes of perfume of mine and another one of my father’s.
-Incredible! Please introduce me your father!
-The synthesis is right in front of you. Of him there are only the notes left.

San Marino, inside a castle of Chantilly. Seems real! 2012 – Maria A. Listur

Genesi I/Genesis I

Uterina come sono
ancheggiante d’acqua propria
m’invento modi del respiro
spasmo torno viva animo

Uterina in ciò che animo
“grandiloquente” d’aria persa
mi vezzeggio in forme estreme
scivolo cado muoio inspiro

Uterina quando inspiro
salva nel trapasso ripetuto
m’accolgo in sette braccia adatte
tremo salto risorgo sospiro

Uterina negatrice del sospiro
rantolante di sospese allegorie
m’incito nella forza del languore
godo affondo inarco vengo

Uterina mentre vengo
ridanciana nei piaceri pertinenti
mi concedo senza riluttanza
danzo divarico ripeto sono

ferita 1

Ouverture – L. F. 1 – Maria A. Listur

Roma, sovrana immutabile, bestia regale. 2012 – Maria A. Listur

 

Genesis I

Uterine as I am
wiggling of my own water
I invent ways of the breathing
spasm I come back alive enliven

Uterine in what I enliven
“opulence” of lost air
I cosset myself in extreme forms
I slip fall die inhale

Uterine when I inhale
safe in the repeated death
I welcome myself in seven adapted harms
I shake jump revive long for

Uterine denier of the longing
wheezing of suspended allegories
I instigate myself in the power of languor
I relish sink arch come

Uterine while I am coming
chuckling in the pertinent pleasures
I give myself with no reluctance
I dance spread repeat am

Rome, immutable sovereign, regal beast. 2012 – Maria A. Listur

“Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l’esempio.”/“We should tried to be happy, at least to give an example.”

Jacques Prevert

Ha cercato di convincerlo in irriproducibili modi ma lui non ha accettato. Senza tregua alcuna, ha costruito ragioni per fargli assaporare: il colore che certi inverni lasciavano nei giochi; il piacere di alcune primavere piene di compleanni; un’estate dove imparò i misteri della distanza e quell’autunno nell’unico posto al mondo dove le foglie diventano veramente d’oro. Lui non ha accettato. Lui ha continuato il suo ritmo lento quanto feroce verso ciò che in tutti è latenza.

-Hai pensato che non è facile da elaborare ciò che fai?
-Non m’importa.
-Hai pensato all’amore di quelli che ti amano?
-Non l’ho mai chiesto.
-Ma lo hai provocato.
-Responsabilità di chi si lascia provocare.
-Dirti egoista sembra un eufemismo!
-Io sono qualcuno che sa vivere.
-Sei sicuro?
-Tanto da non doverti rispondere tutte le volte che tenti di incolparmi per non farti carico della tua perplessità.
-Io non sono perplessa, sono addolorata.
-Sei perplessa ma, per educazione, devi soffrire.
-Non condivido.
-Non ne ho bisogno. So che ti hanno insegnato a soffrire.
-Allora cosa è il pianto dei gatti quando gli fai sparire la madre o il soggetto che funge da madre? Io ho visto i miei gatti piangere dietro il cassonetto della spazzatura dove mia madre buttava la loro madre, morta sotto la ruota della sua macchina!
-Io non sono tua madre e i gatti piangono per il cibo!
-Ah! Ci guida l’appetito!
-Il nutrimento.
-Allora lascia la tua cantina piena! Vedrai come nessuno ti piangerà!
-Già fatto. Tutti pienamente nutriti: Arte e… Case… E macchine… ah! E banche!
-Mi mancherai.
-Lo so.
-Ti stai contraddicendo.
-No. Nessuno mi mancherà.
-Comprendi cosa significhi per me?
-Sì.
-Allora?
-Allora me lo merito.
-E per gli altri?
-Li trovo dei grandissimi imbecilli!
-Perché?
-Si ha l’occasione d’accompagnarmi a morire, perché è ciò che voglio, e invece di farmi una festa per la gioia che provo nella scelta ci si mettete a piangere!
-Io non ho pianto e non piangerò.
-Ecco!!! Ho trovato ho trovato!
-Cosa?
-Chi m’accompagnerà a prendere il mio bicchierino finale! Io sapevo che saresti stata tu! Eri la mia ultima speranza… Ho scartato tutta la famiglia, certi amici… Lo sapevo! Tu! Tu sai cosa è morire di gioia!
-La parola corretta sarebbe: onorata?
-Partiamo insieme o ci vediamo direttamente lì?
-Cosa preferisci?
-Ci vediamo lì.
-Vuoi qualcosa in particolare?
-“Le variazioni Goldberg”, nell’ultima versione registrata da G. Gould, una crema di zucca giapponese, pane col sesamo, il migliore champagne, “Ombra e oscurità” di Turner.
-Altro?
-Festeggia la forza! Festeggia!

Roma, anche umanamente, eterna. 2012 – Maria A. Listur

 

“We should tried to be happy, at least to give an example.”

Jacques Prevert

I have tried to convince him in some irreproducible ways but it he never said yes. With no truce at all, he has built reasons to make him taste: the color that certain winters used to leave in the games; the pleasure of some springs full of birthdays; a summer where he learned the mysteries of distance and that autumn in the unique place in the world where the leaves really becomes gold. He didn’t accept. He continued his slow as well as ferocious rhythm towards all that in everybody is latency.

-Have you ever thought that it is not easy to elaborate what you do?
-I don’t care.
-Have you thought about the love of those who love you?
-I have never asked for it.
-But you have provoked it.
-It is responsibility of who let himself being provoked.
-To say you are an egoist it’s a euphemism!
-I am somebody who knows how to live.
-Are you sure?
-Enough not having to answer to you all the time you try to blame me for not taking responsibility for your perplexity.
-I am not perplexed, I am in pain.
-You are perplexed but, for education, you have to suffer.
-I don’t agree.
-I don’t need it. I know they have taught you to suffer.
-Then what is the crying of the cats when you make their mother disappear or the subject that works as a mother? I have seen my cats crying form behind the trash box where my mother would throw their mother, dead under the wheels of her car!
-I am not your mother and cats do cry for food!
-Ah! So it’s hunger that drives us!
-Nourishment.
-Then leave your canteen stuffed! You’ll see that nobody is going to cry for you!
-Done it already. Everybody is fully nourished: Art and … Houses… And cars… ah! And banks!
-I’ll miss you.
-I know.
-You are contradicting yourself.
-No. I am going to miss anyone.
-Do you understand what it means to me?
-Yes.
-So?
-So I deserve it.
-And the others?
-I find them some huge imbecils!
-Why?
-There is the chance to accompany me to die, because it is what I want, and instead of having a celebration for the joy I feel in the choice everybody cries!
-I didn’t cry and I won’t cry.
-That’s it!!! I got it I got it!
-What?
-Who is going to accompany me to have my final shot! I knew I would have been you! You were my last hope… I have discarded the whole family, some friends… I knew! You! You know what it is to die of joy!
-The correct word would be: honored?
-Shall we go together or should we meet there?
-What do you prefer?
-Let’s meet there.
-Do you want anything in particular?
-“Goldberg Variation”, in the last recorded version by G. Gould, a Japanese pumpkin cream soup, bread with sesame, the best champagne, “Shadow and Obscurity” by Turner.
-Anything else?
-Celebrate the strength! Celebrate!

Rome, also humanly, eternal. 2012 – Maria A. Listur