“A cosa chiamano distanza?”/”What do they call distance?”

Atahualpa Yupanqui

Come cambia l’orizzonte in un istante:
sembra
Come scivola la vita dentro il ventre:
appare
Come quando i cammini si divisero:
somiglia
Come quel grido che ti rammentò chi ero:
ricorda
Come l’ignoranza di ciò che chiami amore:
richiama

Così soccombe il dolore al miracolo
Si nutre la circonferenza degli affetti
L’abbraccio è metafora del sole
Le lacrime esplodono nel riso
Il riposo arriva senza morte

STELLE-DEL-NORD

Stelle del Nord – I/III – 2005 – Maria A. Listur

Roma, ché mi accogliesti quando l’orizzonte era soltanto attesa,  m’inchino alla tua maternità.

2013 – Maria A. Listur

 

“What do they call distance?”

Atahualpa Yupanqui

How changes the horizon in an instant:
it seems
How slides life inside the womb:
it appears
Like when the paths parted:
it resembles
Like that scream that reminded you who I was:
it remembers
Like ignorance of what you call love:
it recalls

So it succumbs the pain to the miracle
It is nourished the circumference of the affections
The embrace is the metaphor of the sun
The tears explode in to laugh
Rest arrives without death

Roma, ‘cause you greeted me when the horizon was only expectation,
I bow to your maternity.
2013 – Maria A. Listur

Emmanuel Lévinas

-L’hanno servita?
-Sì. Grazie.
-Lei è una nostra cliente.
-Sì.
-Le piace la nuova disposizione?
-Sì.
-Anche se abbiamo tolto alcuni prodotti?
-Sì
-Abbiamo lasciato le eccellenze…
-Sì.
-Ha notato il parquet?
-Sì.
-Restaurato!
-Sì.
-Oggi fa molto freddo, vero?
-Vero.
-La trovo in splendida forma!
-(Sorriso)
-Lei allena?
-Sì.
-Anche io. Alla nostra età fa la differenza… Vero?
-Vero.
-E pure l’alimentazione giova.
-(Sorriso)
-Ha notato le vetrate?
-Belle.
-E le vetrine?
-Anche.
-Posso farle una domanda personale?
-Sì.
-Come mai essendo così alta porta i tacchi?
-Orgoglio.
-Oh! E lo dice senza imbarazzo!
-Sì.
-Vuole essere irraggiungibile?
-Sì.
-Mi dispiace.
-Anche a me.
-L’accompagno alla cassa?
-Sì.
-Potrei chiederle di sposarla! Già so cosa risponderebbe!
-Sì?
-Buona giornata.
-Buone vendite.

Roma. Il pensiero di Emmanuel Lévinas solleva dalle rovine: “L’eros è diverso dal possesso e dal potere; non è né una battaglia né una fusione, e non è neanche conoscenza!” 2013 – Maria A. Listur

 

Emmanuel Lévinas

-Have you been served?
-Yes. Thanks.
-You are one of our regulars.
-Yes.
-Do you like our new disposition?
-Yes.
-Even if we have removed some products?
-Yes
-We have left some excellences…
-Yes.
-Have you noticed parquet?
-Yes.
-Restored!
-Yes.
-Today is very cold, right?
-Right.
-I find you in good shape!
-(Smile)
-Do you train?
-Yes.
-Me too. At our age it makes the difference… Right?
-Right.
-And even nutrition helps.
-(Smile)
-Have you noticed the glass wall?
-Beautiful.
-And the shop windows?
-As well.
-May I ask you a personal question?
-Yes.
-How come that even being so tall you wear high heels?
-Pride.
-Oh! And you say with no embarrassment!
-Yes.
-Do you want to be unreachable?
-Yes.
-I am sorry.
-So am I.
-May I escort you to the cashier?
-Yes.
-I could ask you to marry me! I know already what you would say!
-Yes?
-Good day.
-Good sales.

Rome. The thought of Emmanuel Lévinas elevates from the ruins: “Eros differs from possession and power; it’s neither struggle nor a fusion, and it’s not even knowledge!” 2013 – Maria A. Listur

Erotismi/Eroticisms

Capitolano le note
membrane del vuoto
pulsano insondabili,
prevalgono.

Sapiente ogni freddo
cade irreversibile
scalda melodie,
conduce.

Orna membrane
ritorna nei secoli
circola nel sangue,
riprende.

Domina melodie
costringe al sollievo
induce l’acume
ancora e ancora:

Handel,
sorprende!

IMPALPABILI-4

IMPALPABILI – 4/7 – Maria A. Listur

Saint Louis de France, terra del suono, nel cuore della personale eternità:

“La musica è il rifugio degli animi ulcerati dalla felicità”
Emil Cioran

2013 – Maria A. Listur

Eroticisms

The notes capitulate
membranes of the emptiness
pulsing unfathomable,
prevailing.

Wise each coldness
falls irreversible
warms melodies,
conduces.

Adorns membranes
returns in the centuries
circulates in the blood,
reclaims.

Dominates melodies
compels to relief
induces the acumen
again and again:

Handel,
surprises!

Saint Louis de France, the land of sound, in the heart of personal eternity:
“Music is the shelter of the animals ulcerated by happiness”
Emil Cioran

2013 – Maria A. Listur

“L’estensione ignota dei miei bisogni mi spaventa”/“The unknown extension of my needs scares me”

Jeanette Winterson

-Grazie, grazie…
-Prego, è stato un piacere.
-Beh…
-Felice?
-Spaventata.
-Posso fare qualcosa per renderla felice?
-Per favore…
-Troppo “caramellato”?
-Adesso mi fa ridere!
-Ridere la riporta fra noi.
-La prego di eliminare lo zucchero.
-Era un’osservazione.
-Ha colto il tono?
-Ha ragione. Sarebbe meglio dirle semplicemente che mi piace?
-Ma che dice! Continuiamo a lavorare.
-Veramente. Lei mi piace.
-Senta, non ci siamo mai parlati. Un incidente non provoca tutta questa confidenza.
-Infatti. Ma non si può negare la vicinanza che ha provocato.
-Sono caduta! Quale vicinanza?
-Lei è caduta sulle mie ginocchia.
-Un incidente!
-Un sincronismo.
-La prego. Sta usando le parole smodatamente.
-Sa che lei è troppo rigida?
-Infatti, e ora l’ascolto per imparare a essere flessibile. Possiamo continuare a lavorare?
-Certo ma può rispondere a una domanda?
-Sì.
-Lei si rende conto di essere molto rigida o sta recitando?
-Vorrei rispondere con una domanda…
-Va bene ma, poi mi risponde direttamente?
-Sì.
-Ascolto.
-Lei, è un uomo o sta recitando?
-Ora la risposta diretta.
-Mi rendo conto. Tocca a lei.
-Sto recitando e nel mio teatro ci sono delle vinerie bellissime. Un aperitivo per festeggiare la caduta?
-Purché sia fittizio.
-Le prendo il cappotto, vedrà che vino irreale!
-Riuscirà a non smettere di recitare?
-Continuerà a essere così implacabile?
-Lei reciti l’uomo.
-E lei, ogni tanto, inciampi.

Roma, dove le parole tradotte nella tua lingua fanno ridere in più lingue, echeggiano incontri. 2013 – Maria A. Listur

 

“The unknown extension of my needs scares me”

Jeanette Winterson

-Thank you, thank you…
-You are welcome, it’s been a pleasure.
-Well…
-Happy?
-Scared.
-Can I do something to make you happy?
-Please…
-Too “sweet”?
-Now you’re making me laugh!
-Laughing brings you back among us.
-You have to get rid of the sugar.
-It was an observation.
-Did you get the tone?
-You are right. Should I simply tell you what I like?
-What are you talking about! Let’s keep on working.
-Really. I like you.
-Listen, we never talked before. An accident doesn’t create all this confidence.
-True. But it cannot be denied the proximity that it has created.
-I fell! What proximity?
-You fell on my laps.
-An accident!
-A Synchronism.
-Please. You are using the words immoderately.
-You know you are too rigid?
-In fact, and now I am listening to you to learn to be flexible. Can we keep on working?
-Sure but can you answer to a question?
-Yes.
-Do you realize that you are very rigid or are you acting?
-I’d like to answer you with a question…
-All right but, then will you answer to me directly?
-Yes.
-I am listening.
-You, are you a man or are you acting?
-Now the direct answer.
-I understand. It’s your turn.
-I am acting and in my theatre there are some very nice wine bars. An aperitif to celebrate the fall?
-As long as if it is fictitious.
-I’ll get your coat, You’ll see what an unreal wine!
-Will you be able to stop acting?
-Will you continue being so implacable?
-Act like the man.
-And you, every now and then, stumble.

Rome, where words translated in your language make laugh in more idioms, they echo encounters. 2013 – Maria A. Listur

“ Si può non dover nulla restituendo la luce al sole ”/“It is possible not to owe anything by giving back the light to the sun”

Antonio Porchia

Il passo svelto rammento
davanti al mio volavi
scivolava l’aria sulle righe
al sole l’aurora impiantavi.

Logorato e impercettibile
dettavi rime alla grazia
costringevi gli anni ai secondi
onoravi altezze nei salti.

Le ombre reali ricordo
dietro la tua sfuggivo
intonava il modo le lettere
alla luna la nascita donavi.

Taciturno e squisito
davi governo alle lacrime
perpetuavi il sangue in eterno
battezzavi colombe nei gesti.

Impalpabili-3

IMPALPABILE – 3/7 – Maria A. Listur
Roma, implorante, piegata e grigia come la più luminosa cascata.
2013 – Maria A. Listur

 

“It is possible not to owe anything by giving back the light to the sun”

Antonio Porchia

The fast step I remember
in front of mine you flew
the air glided on the stripes
in the sun you implanted the aurora.

Torn and imperceptible
you dictated rhymes to grace
forced years in to seconds
honored heights in the leaps.

The real shadows I remember
behind yours I escaped
it harmonized the way to the letters
to the moon the birth you donated.

Taciturn and exquisite
you gave rule to the tears
perpetuated the blood in aeternum
baptized doves in your gestures.

Rome, pleading, bended and grey like the most luminous waterfall.
2013 – Maria A. Listur

Somiglianze e Similitudini/Resemblances and Similitudes

-Emozionata?
-Sono sempre incuriosita.
-È la tua prima mostra del 2013!
-Sì.
-Abbiamo quattro ore per noi! Possiamo vedere qualcosa…
Accordiamo tacitamente una passeggiata d’opere, prima del vernissage.
Per me, il lavoro nell’arte è uno strumento, un mezzo per avere notizie del percorso, del suono a seguire; dalla risonanza traggo una gioia non sempre condivisibile e una mappa. E in questo caso, cerco una risposta al viaggio, so che il motivo non può essere la sua ragione.
D. ed io decidiamo per il percorso museale dei Palazzi Rosso e Bianco. Scegliamo di farlo al contrario, in un vuoto invitante; i palazzi sembrano aperti solo per noi.
Nel passaggio tra uno e l’altro, ubriache di meraviglie,
ridanciane nella stanchezza, sotto una luce pallida,
io ritorno al 1981:

-Quanti anni hai?
-Diciassette.
-Ti senti di aver fatto un buon lavoro?
-Non lo so signore.
-E’ il tuo primo ruolo da protagonista?
-No, ma negli altri avevo la giusta età scenica…
-Ti sei sentita bene?
-No, non mi piace quello che Lorca dice.
-Non ti piace Federico Garcia Lorca in generale o soltanto in “La Casa di Bernarda Alba”?
-Non mi piace quello che dice Bernarda.
-Lo hai detto al tuo maestro.
-Certo.
-Cosa ti ha risposto?
-Allora tu sarai Bernarda!
-Perché sei imponente!
-E lei, cosa ne pensa?
-Anche io penso tu sia “fuori ruolo”. Quando eri per terra, sembravi la Maddalena del Canova!
-Ma… Sono stata al buio, non mi si vedeva!
-Non te ne sei accorta. Sei stata illuminata in parte: la schiena e i piedi.
Il mio sguardo sprofondò sulle mie mani gelate da sempre. Lo ringraziai senza saper rispondere. La critica mi attraversò come una lama. Allora, nella mia presunzione, confondevo l’apparire con il senso del fare, il mostrare con l’essere. Avevo visto la Maddalena del Canova soltanto in foto, avevo diciassette anni che sembravano altro, avevo altro che sembrava lontano da quello che vivevo.
Il mio professore di scenografia colse la mia perplessità e nella speranza di sollevarmi citò una parte di una lettera di René Magritte a Michel Foucault: “Le ‘cose’ non hanno somiglianze tra loro, hanno o non hanno delle similitudini. Spetta soltanto al pensiero di essere somigliante. Esso somiglia essendo ciò che vede, intende o conosce, esso diventa ciò che il mondo gli offre.”
E mi diede il colpo finale usando la parola “cosa”. Pensai: Ma quanto sono imponenti Le Cose!

A Genova, il 12 Gennaio 2013, in un museo
e grazie a una schiena di marmo,
vedo una strada percorsa, un’altra in apertura
e nell’incontro tra le due:
una ragazza senza età, scalza e in ginocchio, ringrazia.
Comprende somiglianze. Accetta similitudini.

MaddalenaCanova

Maddalena – Canova – Roma, 1780

 

Resemblances and Similitudes

-Excited?
-I am always intrigued.
-It’s your fist exhibition of 2013!
-Yes.
-We have four hours for us! We could see something…
We silently agree for a stroll seeing art, before the vernissage.
To me, work in art is a tool, a way to have news of the path, of the sound that follows; from the resonance I get the joy not always possible to share and a map. And in this
case, I am looking for an answer to the trip, I know that the motive can not be its reason.
D. and I decide for an exhibitions path of the Palazzo Rosso and Bianco. We choose to do it backwards, in an inviting emptiness; the buildings seem to be open for us only.
In the passage from one to the other, drunk on marvel,
giggling in weariness, under a pale light,
I go back to 1981:

-How old are you?
-Seventeen.
-You feel you have done a good job?
-I don’t know sir.
-Is it your first role as main character?
-No, but in the others I had the right scenic age…
-Have you felt all right?
-No, I don’t like what Lorca says.
-You don’t like Federico Garcia Lorca in general or only in “The House of Bernarda Alba”?
-I don’t like what Bernarda says.
-You have told that to your teacher.
-Sure.
-What did he reply to you?
-Then you’ll be Bernarda!
-Because you are impressive!
-And you, what do you think?
-I agree that you are “out of the role”. When you were on the floor you seemed the Magdalene by Canova!
-But… I was in the dark, I couldn’t be seen!
-You didn’t realize it. You were partly illuminated: The back and the feet.
My glance sunk in my always icy cold hands. I thank him without being able to reply. The critic stabbed me like a blade. Back then, in my arrogance, I was mistaking appearing with the sense of doing, showing with being. I had seen the Magdalene by Canova only in a picture, I was seventeen that seemed something different, I had something else that seemed far away from what I was living.
My set design teacher caught my perplexity and in the hope of lighting me up quoted a part of the letter of René Magritte to Michel Foucault: “ ‘Things’ do not have resemblances among each other, have or don’t have similitudes. It is up to the thought only to resemble. It resembles being what it sees, understands or know, it becomes what the world offers.”
And he gave me the last blow using the word “thing”. I thought: How impressive Things are!

In Genova, the 12th of January 2013, in a museum
and thanks to a back made of marble,
I see a walked path, another one opening
and in the crossing of the two:
a girl with no age, bare footed and on her knees, is thanking.
Understands resemblances. Accepts similitudes.

“L’Energia è piacere eterno”/“Energy is an eternal pleasure”

William Blake

Allattata

In eterni equinozi
Di lettere fatto il tuo succo
Dodecafonico lo sguardo
Deferente, intenzionale.

Osteggiata

In stagioni acerbe
Mi scorti in terre ignote
Mi abbatti per intendere
Mi curi, lusingante.

Riverita

In taciturni inviti
Redimi il complimento
Sovrasti ogni amore
Legittima, prepotente.

Agghindata

In perenni abboccamenti
Mi consoli liberata
Mi riguardi riscattata
Innocente, rinnovata.

Amica, mia.

Impalpabile-II

IMPALPABILE – 2/7 – Maria A. Listur

Roma, piove mentre dagli angoli dell’anima s’innalzano risate di chi la gioia conserva, anche l’oblio.

2013 – Maria A. Listur

 

“Energy is an eternal pleasure”

William Blake

Breastfed

In eternal equinox
Of words is made your plaster
Dodecaphonic the glance
Deferent, intentional.

Opposed

In unripe seasons
Taking me to unknown lands
Taking me down to understand
Curing me, pandering.

Revered

In silent invitations
Redeem the compliment
Standing above every love
Legitimate, overbearing.

Spruced up

In perennial meetings
Comforting me liberated
Looking at me again redeemed
Innocent, renovated.

Friend, of mine.

Rome, it rains while in the corners of the soul laughs of all those men and women that joy preserves even in the oblivion are rising.

2013 – Maria A. Listur

Patatine/Apple Pies

-Buongiorno, dice lei mentre disegna, con la mano destra, una carezza sul mio cappotto. La carezza incomincia nella base del collo e finisce nella curva delle mie vertebre lombari.
-Buongiorno, rispondo, mentre sento e osservo le mani.

-Che belle mani!
-No amore, sono cicciotte! Affermava mia zia Marta, guardandosi con compassione le mani curatissime.
-A me piacciono.
Mia zia Marta non era una zia “vera”, era l’amante del miglior amico dell’amore di mia madre. Tutti la trovavano troppo magra, troppo “liscia”: intraducibile. Non volevano dire slavata o scialba oppure snella… Volevano dire che era come i suoi capelli; oggi sarebbe di moda. A me piaceva e lo dicevo. Mia madre s’infuriava di gelosia; ora lo so, allora non me ne accorgevo. Aveva le mani soavi, ballava talmente bene da riuscire a rendere quel ciccione di armatore argentino che aveva per amante, un cigno.
Di Marta dicevano delle brutture ma, il peggio arrivava mentre la vedevano ballare: “è una puttana”, “lo farà morire”, “gli sta togliendo tutti i soldi”, “chi si crede di essere questa povera troia”. Si credeva io non comprendessi, ascoltassi, vedessi. Parlavano e poi, con quale ipocrisia, l’abbracciavano! Troppo presto capii che cosa fosse l’invidia e da quel momento, incominciai a nascondermi.
Marta e mia madre parlavano soltanto di sesso, credo anche loro ignorassero la mia sensibilità auditiva e fu grazie alle loro conversazioni che imparai il buon senso di farsi baciare la patatina per tutta la notte. Ridacchiavano mentre raccontavano del loro corpo desiderato, coccolato, gustato. Erano bellissime mentre facevano finta di essere sole.
Marta era il confessore di mia madre quindi immagino sia stato il suo alto grado ecclesiastico nella chiesa di camera a concederle una critica leggera: “Marta è una mantenuta”. Ora so che mia madre stava parlando di sé.
Quando Marta si perse dalla nostra vita per “colpa” della morte dell’armatore, mia madre – con amarezza – disse: “Poveraccia, credeva in lui, sperava di diventare ricca”. Con gli anni riuscii a decifrare il senso delle parole di mia madre. All’inizio dell’assenza pensai: “Marta è ricca! Marta sa ballare!”
L’ultima volta che la vidi era estate, eravamo in piscina, avevo otto anni; lei stava dando un bacio con la lingua all’armatore. Il primo bacio con la lingua che avessi mai visto! Era una cosa bellissima! Non tanto il bacio che somigliava a una lotta tra due pesci, quanto le mani di lei sulla schiena nuda di lui: riusciva a carezzare quella pelle simile a un raviolo, tirata e fine, bianca e ripiena. Le sue unghie erano perfette! Corte e bordeaux. Ero estasiata. Lei aprì gli occhi, con la mano destra mi fece un saluto e incominciò ad allontanarsi dalla lingua-pesce ma, una mano di lui le afferrò il mento e con il suo pesciolino a metà tra le due bocche cercò di riprenderla. Marta mi guardò ma io non ebbi il tempo di alzare la mano per risponderle, la mia tata mi portò via dalla piscina.

La carezza sul cappotto sta arrivando alla mia pelle quando lei si è già allontanata. Presa per mano da un altro tipo di pasta: uno spaghetto. Tirato e secco.
Vorrei nascondermi per non farla sentire che l’ho vista, che so di quella cosa che da bambina vissi come un saluto mancato. Vorrei dirle: La pasta tutti i giorni, fa male!

Roma. “Tutte le cose pronunciano nomi” Antonio Porchia – 2013 – Maria A. Listur

 

Apple Pies

-Good morning, she says it while she draws, with her right hand, a caress on my coat. The caress begins from the base of my neck and ends in the curve of my lumbar vertebrae
-Good morning, I reply, while I feel and observe the hands.

-Nice hands!
-No love, they are chubby! My aunt Mary affirmed, looking with compassion at her extremely neat hands.
-I like them.
My aunt Marta wasn’t a “real” aunt, she was the lover of the best friend of my mother’s lover. Everyone found her too skinny, too “smooth”: untranslatable. They didn’t mean too mousy or pale or slim… They meant that she was like her hairs; nowadays it would be trendy. I liked her and I would say it. My mother used to get very angry in jealousy; now I know, I wouldn’t realize it then. She had suave hands, she used to dance so well that even that chubby ship owner that she had as a lover, would look like a swan.
People would say bad things about Marta but, the worst was said when they’d see her dance: “she is a whore”, “She’ll make him die”, “she is taking all the money from him”, “who does she think she is, that poor bitch”. They thought I wouldn’t understand, listen, see. They’d talk and then, how hypocrite, they’d hug her! Too early I understood what envy was and from that moment, I started to hide.
Marta and my mother would talk only about sex, I think they ignored my hearing sensibility and it was because of that that I have learned the good sense of having the apple pie kissed all night long. They’d giggle while telling about their longed for, cuddled, tasted body. They were gorgeous while they were pretending to be alone.
Marta was my mother confessor therefore I imagine that her high ecclesiastical rank in the church of the room to allow her to a light criticism: “Marta is a paramour”. Now I do know that my mother was talking about herself.
When Marta was lost in our life “due to” the death of the ship owner, my mother – sadly – said: “poor woman, she believed in him, she was hoping to get rich”. In years I managed to decipher the sense of my mother’s words. In the beginning of the absence I thought: “Marta is rich! Marta can dance!”
Last time I saw her it was summer, we were at the pool, I was eight; she was French kissing the ship owner. It was the first French kiss I had ever seen! It was a beautiful thing! Not much for the kiss that looked like the struggle among to goldfishes, but her hands on the bare back of him: she could caress that skin similar to a ravioli, stretched and fine, white and stuffed. Her nails were perfect! Short and Burgundy. I was ecstatic. She opened her eyes, with her right hand she waved at me and started to draw away from the fish-tongue but, his hand grabbed her chin and with his goldfish in the middle of the two mouths tried to catch her back. Marta looked at me but I didn’t have time to raise my hand to reply to her, my nanny brought me away from the pool.

The caress on my coat is reaching my skin when she is already away from me. Grabbed by the hand from another type of pasta: A spaghetti. Stretched and dried.
I’d like to hide not to let her feel that I saw her, that I know about that thing that as a child I experienced as a missed greet. I’d like to tell her: Pasta every day, is bad!

Rome. “All things pronounce names” Antonio Porchia – 2013 – Maria A. Listur

“L’anima è una camera introiettata”/“The soul is an introjected room”

Pascal Quignard

Divampa!

E non riesco a fermarlo
trasale armonioso
esplode sboccato.
Gli porto del vino,
decide aspettare,
“per dopo”, sostiene.

Riafferra!

E non so acquietarlo
lambisce imprudente
strappa godurie.
Gli offro del pane
propone un passaggio
“per bocca”, difende.

Reclama!

E non so rinnegarlo
sbrindella confini
azzarda trionfante.
Gli porgo la carne,
rifiuta in attesa
“più tardi”, rimanda.

Pretende !

E non riesco a colmarlo
squaglia afflizioni
governa sensuale.
Gli porgo le acque,
degusta mansueto,
“in tempo”, ridacchia.

Ah!

Questo mio spirito!
Insaziabile d’anima!
Considera.
Rimesta.
Effigia.
Travolge.

Avvampa!

IMPALPABILI1

IMPALPABILE – 1/7 – Maria A. Listur

Roma, graziosa e piovosa, degna d’inganni amorevoli.
2013 – Maria A. Listur

 

“The soul is an introjected room”

Pascal Quignard

It singes!

And I can’t stop it
it startles harmoniously
it explodes obscene.
I bring it some wine,
it decides to wait,
“for later”, it states.

It grasps again!

And I can’t calm it down
it brushes imprudently
it tears off pleasures.
I offer some bread
it proposes a passage
“by mouth”, it defends.

It demands!

And I can’t repudiate it
it shatters thresholds
it dares triumphantly.
I give it the meat,
it refuses in waiting
“later on”, it postpones.

It pretends!

And I can’t fill it up
it melts afflictions
it rules sensually.
I give it the waters,
it tastes tamed,
“in time”, it chuckles.

Ah!

This spirit of mine!
Insatiable soul!
It considers.
It stirs.
It portrays.
It overwhelms.

It flares up!

Rome, Gracious and rainy, worth of love tricks.
2013 – Maria A. Listur