Patatine/Apple Pies

-Buongiorno, dice lei mentre disegna, con la mano destra, una carezza sul mio cappotto. La carezza incomincia nella base del collo e finisce nella curva delle mie vertebre lombari.
-Buongiorno, rispondo, mentre sento e osservo le mani.

-Che belle mani!
-No amore, sono cicciotte! Affermava mia zia Marta, guardandosi con compassione le mani curatissime.
-A me piacciono.
Mia zia Marta non era una zia “vera”, era l’amante del miglior amico dell’amore di mia madre. Tutti la trovavano troppo magra, troppo “liscia”: intraducibile. Non volevano dire slavata o scialba oppure snella… Volevano dire che era come i suoi capelli; oggi sarebbe di moda. A me piaceva e lo dicevo. Mia madre s’infuriava di gelosia; ora lo so, allora non me ne accorgevo. Aveva le mani soavi, ballava talmente bene da riuscire a rendere quel ciccione di armatore argentino che aveva per amante, un cigno.
Di Marta dicevano delle brutture ma, il peggio arrivava mentre la vedevano ballare: “è una puttana”, “lo farà morire”, “gli sta togliendo tutti i soldi”, “chi si crede di essere questa povera troia”. Si credeva io non comprendessi, ascoltassi, vedessi. Parlavano e poi, con quale ipocrisia, l’abbracciavano! Troppo presto capii che cosa fosse l’invidia e da quel momento, incominciai a nascondermi.
Marta e mia madre parlavano soltanto di sesso, credo anche loro ignorassero la mia sensibilità auditiva e fu grazie alle loro conversazioni che imparai il buon senso di farsi baciare la patatina per tutta la notte. Ridacchiavano mentre raccontavano del loro corpo desiderato, coccolato, gustato. Erano bellissime mentre facevano finta di essere sole.
Marta era il confessore di mia madre quindi immagino sia stato il suo alto grado ecclesiastico nella chiesa di camera a concederle una critica leggera: “Marta è una mantenuta”. Ora so che mia madre stava parlando di sé.
Quando Marta si perse dalla nostra vita per “colpa” della morte dell’armatore, mia madre – con amarezza – disse: “Poveraccia, credeva in lui, sperava di diventare ricca”. Con gli anni riuscii a decifrare il senso delle parole di mia madre. All’inizio dell’assenza pensai: “Marta è ricca! Marta sa ballare!”
L’ultima volta che la vidi era estate, eravamo in piscina, avevo otto anni; lei stava dando un bacio con la lingua all’armatore. Il primo bacio con la lingua che avessi mai visto! Era una cosa bellissima! Non tanto il bacio che somigliava a una lotta tra due pesci, quanto le mani di lei sulla schiena nuda di lui: riusciva a carezzare quella pelle simile a un raviolo, tirata e fine, bianca e ripiena. Le sue unghie erano perfette! Corte e bordeaux. Ero estasiata. Lei aprì gli occhi, con la mano destra mi fece un saluto e incominciò ad allontanarsi dalla lingua-pesce ma, una mano di lui le afferrò il mento e con il suo pesciolino a metà tra le due bocche cercò di riprenderla. Marta mi guardò ma io non ebbi il tempo di alzare la mano per risponderle, la mia tata mi portò via dalla piscina.

La carezza sul cappotto sta arrivando alla mia pelle quando lei si è già allontanata. Presa per mano da un altro tipo di pasta: uno spaghetto. Tirato e secco.
Vorrei nascondermi per non farla sentire che l’ho vista, che so di quella cosa che da bambina vissi come un saluto mancato. Vorrei dirle: La pasta tutti i giorni, fa male!

Roma. “Tutte le cose pronunciano nomi” Antonio Porchia – 2013 – Maria A. Listur

 

Apple Pies

-Good morning, she says it while she draws, with her right hand, a caress on my coat. The caress begins from the base of my neck and ends in the curve of my lumbar vertebrae
-Good morning, I reply, while I feel and observe the hands.

-Nice hands!
-No love, they are chubby! My aunt Mary affirmed, looking with compassion at her extremely neat hands.
-I like them.
My aunt Marta wasn’t a “real” aunt, she was the lover of the best friend of my mother’s lover. Everyone found her too skinny, too “smooth”: untranslatable. They didn’t mean too mousy or pale or slim… They meant that she was like her hairs; nowadays it would be trendy. I liked her and I would say it. My mother used to get very angry in jealousy; now I know, I wouldn’t realize it then. She had suave hands, she used to dance so well that even that chubby ship owner that she had as a lover, would look like a swan.
People would say bad things about Marta but, the worst was said when they’d see her dance: “she is a whore”, “She’ll make him die”, “she is taking all the money from him”, “who does she think she is, that poor bitch”. They thought I wouldn’t understand, listen, see. They’d talk and then, how hypocrite, they’d hug her! Too early I understood what envy was and from that moment, I started to hide.
Marta and my mother would talk only about sex, I think they ignored my hearing sensibility and it was because of that that I have learned the good sense of having the apple pie kissed all night long. They’d giggle while telling about their longed for, cuddled, tasted body. They were gorgeous while they were pretending to be alone.
Marta was my mother confessor therefore I imagine that her high ecclesiastical rank in the church of the room to allow her to a light criticism: “Marta is a paramour”. Now I do know that my mother was talking about herself.
When Marta was lost in our life “due to” the death of the ship owner, my mother – sadly – said: “poor woman, she believed in him, she was hoping to get rich”. In years I managed to decipher the sense of my mother’s words. In the beginning of the absence I thought: “Marta is rich! Marta can dance!”
Last time I saw her it was summer, we were at the pool, I was eight; she was French kissing the ship owner. It was the first French kiss I had ever seen! It was a beautiful thing! Not much for the kiss that looked like the struggle among to goldfishes, but her hands on the bare back of him: she could caress that skin similar to a ravioli, stretched and fine, white and stuffed. Her nails were perfect! Short and Burgundy. I was ecstatic. She opened her eyes, with her right hand she waved at me and started to draw away from the fish-tongue but, his hand grabbed her chin and with his goldfish in the middle of the two mouths tried to catch her back. Marta looked at me but I didn’t have time to raise my hand to reply to her, my nanny brought me away from the pool.

The caress on my coat is reaching my skin when she is already away from me. Grabbed by the hand from another type of pasta: A spaghetti. Stretched and dried.
I’d like to hide not to let her feel that I saw her, that I know about that thing that as a child I experienced as a missed greet. I’d like to tell her: Pasta every day, is bad!

Rome. “All things pronounce names” Antonio Porchia – 2013 – Maria A. Listur

2 thoughts on “Patatine/Apple Pies

  1. viaggiandonam ha detto:

    Leggo e sorrido. Leggo e mi tiene caldo. Leggo e penso come sei mentre scrivi e sorridi.

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