Appartenenza/Identity

A Roberto Juarroz

Parola facchina di passato
Lingua tacita degli antenati
Frontiera assurda dei presenti
Trama reiterata senza sosta
Silenziata nell’ormai futuro
Errante di cercare sensi
Contorta nel tacere invano
Ancora quando:
L’inaudito urla presenza
L’irrefrenabile è già embrione
L’incommensurabile non sa di segni
L’irrazionale nega ragioni
L’incontrollabile diventa bacio
L’inimitabile trova espressione
L’irraggiungibile emerge in arte
E,
la verità non ammette parole.

Ferita18

Limite – L. F. 18 – Maria A. Listur

Roma, la brina porta vecchie frontiere del linguaggio,
sogna parole nuove. 2013 – Maria A. Listur

 

Identity

To Roberto Juarroz

Word bearer of the past
Tacit idiom of the ancestors
Absurd frontier of the presents
Reiterated weave with no pause
Silenced in the already future
Errant of searching for senses
Contorted in the vain silence
Again when:
The unheard of screams presence
The unstoppable is already embryo
The immeasurable doesn’t know about signs
The irrational denies reasons
The incontrollable becomes kiss
The inimitable finds expression
The unreachable emerges in art
And,
truth doesn’t allow words…

Rome, the frost carries old frontiers of the language, dreams of new words. 2013 – Maria A. Listur

Questione di vapori/A Matter of Vapors

Dopo alcuni mesi di consuetudini diverse riusciamo a incontrarci nella loro casa rinnovata: cambiati i colori, le stanze, ogni cosa che sembrava unita si è separata per rincontrarsi senza doveri. La stanza di uno di loro risuona come fosse un piccolo auditorio, propongo suonare insieme, anche la campana tibetana. Dalla finestra della camera contigua alla stanza del suono si vede una facciata di Santa Maria Maggiore, angolo perfetto per farsi svegliare d’altre campane. Mi racconta che quella parte della casa era lo studio dell’antico proprietario, un medico. Dice:

-“Infatti vedo delle cose speciali.”
-“Cosa?” Domando.
-“Delle cose… Anche dall’altra parte della casa le vedo. Un po’ mie proiezioni…” Risponde.
-“Oppure no…” Dubito.
-“Sappiamo che sono cose nostre e cose che abitano il posto.” Afferma, indeciso.
-“Di cosa parlate?” Interviene l’altro abitante della casa e della nostra amicizia.
-“Delle persone che vedo.” Risponde il visionario.
-“Ma che dici?” Domanda scettico il critico.
-“Te l’ho detto… Non ti ricordi…” Afferma in difesa.
-“Che stai dicendo?” Insiste il negatore.
Io taccio.
-“Ma sì, ti ricordi che ti ho detto che avevo visto E. G. in piedi vicino alla finestra?”
Intervengo:
-“Ma è normale… Lo sappiamo che lui è molto sensibile!”
-“Ma che dite! Che dite! Siete degli svaporati! S V A P O R A T I !!!” Grida il nostro critico mentre ci serve leccornie e sarcasmi. Parla della fedeltà a se stessi, degli accordi d’amore, dell’infedeltà piacevole, ride, beve, condivide tutto quello che sente ed è senza paura dei silenzi.

Mangiamo, guardiamo qualche fotogramma del loro film in bianco e nero: rigoroso e poetico.
Diventa notte e mi preparo ad andare. Il mio collega svaporato vuole che a quell’ora prenda un tassi, il nostro critico dice, riferendosi al percorso verso la mia casa:

-“Ma no! Attraversa il tunnel ed è a casa.”
Io penso: “Come i vapori che vi fanno visita…” Taccio. Lui aggiunge:
-“Non le può succedere nulla! Una che ha camminato la notte di Buenos Aires non può avere paura!”
Penso: “Lui non sa chi sono stata a Buenos Aires trent’anni fa ma quello che dice è assolutamente vero; lui sta dando parola a quello che, nella notte e in qualsiasi città del mondo, sento” Dico:
-“E gli svaporati siamo noi??? Anche tu vedi il passato!”
Ridiamo nell’addio ricordando Luc-Benoist:
“Nell’unità dello spirito non c’è posto per molti segreti.”

Arrivo a casa insieme a un loro messaggio:
-“Arrivata? Che bella serata!”
Chiederei: “Dove?”
Rispondo:
-Sì, bellissima!

Roma, un’altra notte tua in cui i sanpietrini risuonano tango. 2013 – Maria A. Listur

 

A Matter of Vapors

After few months of different habits we manage to meet in their renewed house: colors were changed, the rooms, everything that seemed to be united it has been separated to rejoin with no obligations. The room of one of them resounds as it was a small auditorium, I propose to play together, even the Tibetan bell. From the window of the contiguous chamber of the room of the sound it can be seen one side of Santa Maria Maggiore, a perfect angle to be awaken by other bells. He tells me that that part of the house was the studio of the old owner, a doctor. He says:

-“As a matter of fact I see special things.”
-“What?” I ask.
-“Some things… I see them in the other side of the house as well. Some sort of projections of mine…” He replies.
-“Or maybe not…” I doubt.
-“We know that those are our things and things inhabiting the place.” He affirms, uncertain.
-“What are you talking about?” The other roommate and also friend of us intervenes.
-“About the persons that I see.” He answers visionary.
-“What are you talking about?” The critic asks skeptically.
-“I told you…don’t you remember…” He affirms defensively.
-“What are you talking about?” The denier insists.
I don’t speak.
-“You know, do you remember that I told you I saw E. G. standing next to the window?”
I chime in:
-“But it’s normal… We all know that he is perceptible!”
-“What are you guys saying! What are you talking about! You guys are freaks! F R E A K S !!!” Yells our critic while serving us delicacies and sarcasm. He talks about truthfulness to ourselves, love agreements, about the pleasurable infidelity, he laughs, drinks, shares everything he feels and he is not afraid of silences.

We eat, take a look to some frame of their black and white film: rigorous and poetic. It becomes night and I get ready to leave. My freaky colleague wants me take a taxi at this time, our critic says, referring to the way to my house:

-“Come on! She just passes the tunnel and she is home.”
I think: “Like the vapors that pay you visits…” I am silent. He adds:
-“Nothing can happen to her! One that has walked the nights of Buenos Aires can’t be afraid!”
I think: “He doesn’t know who have I been in Buenos Aires thirty years ago but what he says is absolutely true; he is giving words to what, in the night and in any city of the world, I feel” I say:
-“And we are the freaks??? You can also see the past!”
We laugh of our farewell remembering Luc-Benoist:
“In the unity of the spirit there is no place for many secrets.”

I reach home together with a message from them:
-“Arrived? What a nice evening!”
I’d ask: “Where?”
I reply:
-Yes, beautiful!

Rome, another night of yours where the cobblestones resound like tango. 2013 – Maria A. Listur

Ostinazione/Obstinacy

Alla stregua di un fiancheggiatore triste
Quasi vero quanto insolente
Clama ora da dentro e fuori
Esaudisce menzogne sue, mie
Nostre.

Lui crede sia tutto assolutamente vero
Come se la vita fosse soltanto vita
Dichiara passioni imputridite
Predica affetti fiorenti, scaduti
Morti.

Rammento ora cosa fa l’amore
Quando d’amore non se ne intende
Simile alla pena di chi non piange

Compunto il tutto senza tremori
Unito il cuore al ghiaccio scuro
Solleva colpe all’impostore.

L'ABBANDONO

Intimità: Dett. LUCE – 2006 – Maria A. Listur

Roma, bruci dentro gli occhi d’ogni passante, come riflessa.
2013 – Maria A. Listur

 

Obstinacy

Just like a sad flanker
Almost as real as insolent
Beseeches now from inside and out
Grants his lies, mine
Ours.

He believes that everything is absolutely true
As life was just only life
Declares rotten passions
It preaches flourishing affections, spoiled
Dead.

I remember now what does love
When of love does not understand
Similar to the grief of who doesn’t cry

I compute everything with no trepidation
Unified the heart to the dark ice
It raises guilt to the impostor.

Rome, burning into the eyes of each pedestrian, as reflected.
2013 – Maria A. Listur

Tenuità/Subtlety

-Chi avrebbe mai detto che eri anche crudele…
-Stai giudicando.
-Chiunque sarebbe d’accordo con me.
-Sei sicuro?
-Si tratta del tuo compagno.
-Mio ex-compagno.
-Un uomo importante della tua vita. Così ti piace?
-Uno dei miei ex-compagni.
-Che ha cambiato la tua vita…
-Mi stai colpevolizzando?
-Vorrei farti capire che, a una persona che ti ha amato, non gli si nega un incontro in modo assoluto!
-Io non sto negando un incontro alla meravigliosa persona che tutti abbiamo conosciuto!
-Ah! No? E a chi? Al suo clone?
-A chi è diventato.
-E sempre lo stesso.
-E no! Ora, lui, non è più la persona che incontrai.
-Se fai un piccolo sforzo vedrai che è sempre lo stesso!
-Sforzo? E perché?
-Perché continuate a essere quelle persone meravigliose che eravate?
-Come fai a usare il plurale? Non lo frequenti. Io sono una persona meravigliosa!
-Mi generi violenza!
-A molta gente! Per questo non frequento spazi popolari!
-Dietro queste parole si nasconde un complesso di superiorità!
-Un complesso? Vorrai dire un trauma!
-Guarda piccina che sono gli altri a subirti!
-Vedi cosa risparmio al mio ex-amore!
-Non sei tu quella che nega la fine degli amori?
-E per me è vero ma, amarsi, non significa frequentarsi!
-Irritante ecco. Sei irritante!
-Mi fai sentire un’ortica!
-Richiama e digli di sì!
-No. E non si discute.
-Dammi una ragione valida. Qualcosa in cui io possa credere.
-Perché?
-Perché ti trovo gelida… E mi sei tanto piaciuta innamorata.
-Sono innamorata.
-Di chi?
-Di me.
-Sono caduto nel pianeta di ghiaccio?
-Non voglio incontrare una persona che non conosco.
-Un piccolo sforzo, un gesto.
-No. Già fatto.
-Cosa? Cosa!
-Ascoltare un nostro caro amico difendere lui.
-Non mi venire con la stronzata su Freud e l’accordo tra i maschi che formano la società perché t’insulto!
-Oggi avrei scelto una risposta migliore… Sempre sua, però.
-Quale?
-“La psicologia è incapace di risolvere l’enigma della femminilità.”

Roma, specchio luccicante del chiarore. 2013 – Maria A. Listur

 

Subtlety

-Who would have said that you were also cruel…
-You are judging.
-Anyone would agree with me.
-Are you sure?
-We are talking about your partner.
-My ex-partner.
-An important man in your life. Sounds better?
-One of my ex-partners.
-Who has changed your life…
-Are you accusing me?
-I am trying to make you understand that, to a person who has loved you, you don’t deny an encounter absolutely!
-I am not denying an encounter to the marvelous person that we all have known!
-Oh! No? And to whom? To his clone?
-To whom he has become.
-He’s the same.
-Hell no! Now, he is not the person I met anymore.
-If you strive a little you’ll se he is still the same!
-Strive? And why?
-Because you guys keep being those wonderful persons you were?
-How can you say you guys? You don’t know him. I am a wonderful person!
-You generate violence in me!
-In many persons! For this I don’t go to popular places!
-Behind these words there is a superiority complex!
-A complex? You wanted to say a trauma!
-Look honey, the others are the ones who put up with you!
-See what I am saving my ex-lover from!
-Aren’t you the one who denies the end of love stories?
-And it is true for me, but loving each other, doesn’t mean spending time together!
-Irritating that’s it. You are irritating!
-You make me fell like nettle!
-Call him back and tell him yes!
-No. And we are not discussing about it.
-Give me a good reason. Something I can believe in.
-Why?
-Because I find you ice cold… And I really liked you in love.
-I am in love.
-With who?
-With me.
-Have I fallen on the ice planet?
-I don’t want to meet a person that I don’t know.
-A small attempt, a gesture.
-No. I already did.
-What? What!
-Listening to a dear friend of ours defending him.
-Don’t give me that bullshit about Freud and the pact among males that form the society because I am going to insult you!
-Today I would have chosen a better answer… Always from him, though.
-Which one?
“Psychology is unable to solve the enigma of femininity.”

Rome, gleaming glass of the flare. 2013 – Maria A. Listur

Mistica/Mystical

Coerente
Sudicia
Amalgamata
Salvata

Una luna di latte,
risorge.

Inumana
Espressiva
Fiorita
Bastarda

Una stella di carne,
rinasce.

Intimità Mistica-1-3

Intimità Mistica 1/3 – 2006 – Maria A. Listur

Roma, mia amica, capace di fare realtà l’invito di Peter A. Levine:
“Completare la passeggiata infantile”
2013 – Maria A. Listur

 

Mystical

Coherent
Filthy
Coalescent
Saved

A moon of milk,
revives.

Inhumane
Expressive
Blossomed
Bastard

A star of meat,
revives.

Rome, my friend, capable of making real the invitation by Peter A. Levine:
“To complete the childhood’s walk”
2013 – Maria A. Listur

“Il comico è il tragico visto di spalle”/”The comedian is tragic seen from behind”

Gérard Genette

-Dovrei insistere?
-No.
-Non accetta un altro invito.
-Non ceno.
-L’ho anche invitata a pranzo.
-Non coincidono i tempi.
-Sembra impegnatissima.
-Lo sono.
-Le sembra sano?
-Cosa?
-Non avere tempo libero.
-Sì.
-Sinceramente?
-Sì.
-Io lo trovo insano.
-Non glielo chiesto.
-Scusi.
-La scuso.
-Offesa?
-No.
-Allora perché una frase così scortese.
-Perché non voglio sapere cosa pensa di me.
-Come mai?
-Non siamo amici.
-Quanto le piace sconvolgere!
-Mi piace ignorare certi pensieri altrui.
-Ha preso male la parola “insano”.
-No.
-Posso chiederle cosa fa quando non è impegnata nel lavoro?
-Io non lavoro.
-Pure ricca di famiglia!
-Digiunatrice.
-Neanche una colazione?
-Neanche.
-Questo si che è insano!
-Ah!
-Scusi.
-Ha ancora per molto?
-Tolgo lo speculum e abbiamo finito. Tutto bene?
-Me lo dica lei.

Roma, mammella costante dello spiritello della derisione. 2013 – Maria A. Listur

 

“The comedian is tragic seen from behind”

Gérard Genette

-Should I insist?
-No.
-You won’t accept another invitation.
-I don’t dine.
-I even invited you for lunch.
-Times do not coincide.
-You seem very busy.
-I am.
-Do you think it’s healthy?
-What?
-Not having free time.
-Yes.
-Sincerely?
-Yes.
-I find it insane.
-I haven’t asked you.
-Sorry.
-I forgive you.
-Offended?
-No.
-Then why such an impolite sentence.
-Because I don’t want to know what you think about me.
-How is that?
-We are not friends.
-You really like to shock!
-I like to ignore certain thoughts of the others.
-You got wrong the word “insane”.
-No.
-Can I ask you what you do when you are not busy with your work?
-I don’t work.
-Even wellborn!
-I am a person who fasts.
-Not even a breakfast?
-Not even.
-This is insane!
-Ah!
-I am sorry.
-Does it take more time?
-Let me remove the speculum and it’s over. Everything all right?
-You tell me.

Rome, constant breast of the silly spirit of derision. 2013 – Maria A. Listur

“Parla con una parola propria solo la ferita.”/“Only the wound speaks in its own words.”

Antonio Porchia

Un’arca di lacrime
Un passo ineluttabile
Una certezza scarnata
Un disamore aitante
Una pelle perpetua
Un sogno realizzabile
Una potenza sovrumana
Un perdono irreversibile
Una malattia salubre
Un orgasmo divino
Una vocazione solerte
Un gesto sanguinolento
Una tenacia accogliente
Un domani impareggiabile
Un’esistenza intatta

Un corpo, a me, somigliante

Mi donasti.

Precipitazione

Precipitazione – 2004 – Maria A. Listur

Roma, durante un’alba che non disconosce crepuscoli.

2013 – Maria A. Listur

 

“Only the wound speaks in its own words.”

Antonio Porchia

An ark of tears
An inevitable step
A rawboned certainty
A robust indifference
A perpetual skin
A feasible dream
A superhuman power
An irreversible forgiveness
A salubrious illness
A divine orgasm
A diligent vocation
A bloody gesture
A cozy tenacity
An incomparable tomorrow
An intact existence

A body, to me, alike

You gave me.

Rome, during a dawn that doesn’t refute the twilight. 2013 – Maria A. Listur

Il dovere di diagnosticare/The Obligation to Diagnose

-“Allora? Facciamo qualche analisi?”
-“Per cosa?”
-“Per controllo.”
-“Di cosa?”
-“Signora! Per confermare quello che in apparenza è un buono stato di salute!”
-“Sono venuta a fare un controllo che serve per poter allenare, non per confermare quello che si vede.”
-“Vado a fare un’altra visita e torno. Si prenda un caffè e ne riparliamo tra poco.”
Mi sommergo nella mia libreria dei ricordi, penso ai caffè argentini con panna che adorano le mie amiche, mi lascio prendere dai suoni dell’infanzia:

Aveva i capelli oscuri come le notti in cui avevo paura, infiniti fili neri cadevano sulle guance dorate, era il mio opposto: dura, oscura, larga, forte! Aveva una determinatezza pari ai suoi muscolosi otto anni. Era la più atletica delle mie compagne nonché più grande di me di undici mesi e dodici giorni. La differenza era un inferno che lei attizzava in continuazione con frasi del tipo: “Sarai molto più alta di me ma sembri una cicogna!” o “Ti voglio bene, anche se hai paura della palla” (Terrore che ancora oggi non ho superato, e che non supererò!) “Mia amica, quella alta, viene con noi, lasciatela tranquilla, non la disturbate, lei legge mentre noi giochiamo”.
Un pomeriggio di pioggia e quiete, annoiata dall’invasione dei miei libri, interruppe con una domanda:
-“Se tu non fossi chi sei, chi vorresti essere?”
Era assoluta, protettiva, devastante, sincera ed io la amavo. Mi lanciai in una confidenza all’altezza del nostro amore, dissi:
-“Io vorrei essere una nana bianca.”
Per la prima volta nella storia della nostra lunga amicizia nata tre anni prima, la vidi disperata, con le lacrime agli occhi, incontinenza neanche provata quando si era rotta tutta la pelle delle ginocchia salendo sull’abete del nostro campo sportivo. Restò in silenzio. Poi mi abbracciò e si pulì le sue lacrime nella mia giacca blu della divisa scolastica. Infine, guardandomi dal basso e mettendomi a posto il nodo della cravatta blu a righe verdi, disse:
-Mi dispiace… Ma anche se diventi nana, non sarai mai come me. Ma, non ti preoccupare, ci sarò sempre! Io farò tutto quello che non puoi fare. Leggi per me.
Da quando andai via dalla scuola delle cravatte verdi e blu, non la vidi più fino al ponte di Facebook!: Saluti formali, foto da signora sempre oscura e sorridente, auguri di Natale.
Tuttora non riesco a dirle cosa volevo dire: “Una stella delle dimensioni del Sole, nella fase terminale della sua evoluzione tende a espandersi aumentando la dimensione della sua parte esterna. In tempi molto lunghi finisce per espellere tutta la sua materia esterna più tenue nello spazio originando una nebulosa planetaria, nel frattempo il nocciolo della stella si contrae restringendosi e diventando sempre più caldo e meno luminoso, in questo caso la stella diventa una ‘nana bianca’.”

-“Allora Signora?” Un camice verde con un sorriso finto interrompe il ricordo.
-“Allora vado.” Dico durante la discesa dal lettino.
-“Signora! Si tratta di un controllo!” Incalza.
-“Ho capito ho capito… E che non ho bisogno di conferme.”
-“Non le sembra di essere arrogante?”
-“Lei chi crede di aver visitato?”
-“Una donna di mezza età, in menopausa, tonica e in salute ma scientificamente si tratta soltanto d’apparenza!”
-“Ma no, ma no! Io sono una stella!”
-“Ora mi sta facendo perdere tempo!”
-“Bravo! Effetto nebulosa!”
Confesso, mentre chiudo la porta.

Roma – Viterbo, dove le stelle passano illuminando la noia! 2013 – Maria A. Listur

 

The Obligation to Diagnose

-“So? Shall we run some test?”
-“For what?”
-“A check up.”
-“Of what?”
-“Madame! To confirm what in appearance is a good state of health!”
-“I came to have a check up necessary for me to train, not to confirm what it is seen.”
-“I am going to make another visit and will be back. Have a coffee and we’ll talk about it in a while.”
I plunge myself into the library of the memories, I think about the Argentinean coffees with whip cream that my girlfriends adore, I let my self being taken by the sounds of childhood:

She had dark hair like the nights in which I was afraid, infinite black threads falling on her golden cheeks, she was my opposite: harsh, obscure, wide, strong! She had a determination matched to her muscular eight years. She was more athletic than my classmates as well as older than me of eleven months and twelve days. The difference was a hell that she used to stoke continuously with sentences like: “You might be taller than me but you look like a stork!” or “I love you, even if you are afraid of the ball” (A fear that even today I haven’t got over with, and that I never will!) “My friend, the tall one, is coming with us, let her be, don’t bother her, she reads while we play ”.
A rainy and quiet afternoon, bothered by the invasion of my books, interrupted with a question:
-“If you weren’t who you are, who would you want to be?”
She was absolute, protective, devastating, sincere and I loved her. I threw myself in a confidence at the height of our love:
-“I’d like to be a white dwarf.”
For the first time in the history of our long friendship born three years before, I watched her desperate, with tears in her eyes, an incontinence not even felt when she grazed the whole skin of her knees climbing up the spruce on our field. She remained silent. Then she hugged me and cleaned her tears on my blue jacket of the school uniform. In the end, looking at me from below and fixing the knot of my blue with green stripes tie, said:
-I am sorry… But even if you became a dwarf, you will never be like me. But don’t you worry, I’ll always be here! I’ll do all the things you can’t. Read for me. Since when I left from the school of the blue and green ties, I didn’t see her anymore until the bridge of Facebook!: Formal greetings, pictures of a lady still obscure and smiling, Christmas greetings.
Still now I cannot tell her what I wanted to say: “One star of the dimensions of the Sun, in its terminal phase of its evolution tends to expand increasing the dimension of its external part. In long times it finishes expelling all the external softer matter in the space originating a planetary nebula, in the meanwhile the core of the star contracts itself shrinking and becoming hotter and less luminous, in this case the star becomes a ‘white dwarf’.”

-“So Madame?” A green lab coat with a fake smile interrupts the memory.
-“So I am going.” I say during the descent from the table.
-“Madame! It’s about a check up!” Urges.
-“I got it I got it… It’s that I don’t need confirmations.”
-“Don’t you think you are being arrogant?”
-“Who do you think you have been visiting?”
-“A middle age woman, in menopause, tonic and in health but scientifically it’s just a matter of appearance!”
-“But no, no! I am a star!”
-“Now you are making me waste time!”
-“Bravo! Nebula effect!”
I confess, while shutting the door.

Roma – Viterbo, where stars pass by illuminating the dullness! 2013 – Maria A. Listur