Ancoraggio/Anchoring

Salvaguardami dalla tua sete
O perlomeno
Trasformami nel nostro fiume.

Difendimi dalla tua ruggine
O se non altro
Corrodi la mia armatura.

Tutelami dalla tua furia
O almeno
Componi il senso del tuo grido.

Riparami nella tua assenza
O come minimo
Lascia memorie nella mia mano

Mondi-1-7

Mondi – 1/VII – 2010 – Maria A. Listur

Roma, albero e fiore che sembri città. 2013 – Maria A. Listur

 

Anchoring

Defending myself from your thirst
Or at least
Transform myself in our river.

Defend me from your rust
Or if not
Corrode my armor.

Uphold me from your fury
Or at least
Compose the sense of your scream.

Shelter me in your absence
Or at least
Leave memories in my hand

Rome, tree and flower that seem a city. 2013 – Maria A. Listur

Tegumenti/Integuments

-Che bella camicia!
-Bianca.

Vedo spesso lei. Pulita, impeccabile. Anche quando si nasconde dietro diversi indumenti riesco a rintracciarla sempre, specialmente durante le albe oscure e secche. Il suo rigore mi prende il gusto e non so quanto mi permetta di scegliere liberamente. La scelta somiglia sempre a lei, travestita da speranza di differenza. Lei, perfetta ogni mattina, in attesa di me, del mio involucro sottile, quella delicata frontiera che non riesce a separarmi dagli altri. Lei non mi ha mai fatto pensare, sempre pronta, mi ha insegnato a somigliare agli altri, a sembrare semplice e anche intoccabile; tranne che per la suora travestita da maestra argentina della mia quarta elementare…
Il pinguino umano urlò, dopo una lezione d’igiene:
-Listur, si metta in piedi!
Mi alzai sicura di aver commesso qualche orribile peccato ma, senza abbassare la testa, percorsi il corridoio tra le fila di banchi giusto fino alla lavagna, luogo dove la suora mi fece segno di voltarmi verso le mie compagne. Mi voltai accompagnata dalle sue parole:
-Mostri alle sue compagne cosa significa essere pulita! Guardate bene!
Mentre lei mi usò come esempio, io guardai le trentacinque bambine davanti a me, tutte vestite uguali. Notai che la differenza tra loro si trovava nella testa ma, non era data dal colore dei capelli coperti da una fascia bianca e legati a coda di cavallo, bensì dalla stanchezza.
A otto anni, tutte sembravano stanche.
C’erano stanchezze tristi, stanchezze nervose, stanchezze impaurite, stanchezze innamorate, stanchezze strafottenti, stanchezze gioiose.
Tutte rinchiuse in quella seconda pelle che ci uguagliava senza farci somigliare, avvicinare, relazionare: la divisa.
Scamiciata e calze blu notte, scarpe nere, cravatta azzurra e… camicina bianca!
La divisa era una camicia di forza! Ancora traspare sotto le nostre perfezioni e soprattutto sotto le nostre finte libertà.

-Volevo dirle che ammiro la cura con cui si veste…
-Grazie.
-Sono stata invadente?
-No, no, grazie. Devo andare.
-Credo che lei non gradisca i complimenti…
-Crede male.
-Non gradisce essere osservata, vero?
-Gradisco. Buona giornata.
-Molta fretta?
-Sì.
Mentre scendo le scale, sorrido stanca e penso di aver voluto rispondere con un testo di Giorgio Manganelli; mi ha salvato dall’incubo della giovinezza:
“Oggi non è il mio primo giorno di scuola. Non indosso grembiuli che mal si accorderebbero con la mia mole, la mia dignità generica, i miei occhiali pensosi, che sono la mia parte più squisitamente intellettuale. Sono esentato dalla marmellata, dai quaderni, dalle campanelle, e nessun bidello, nell’intera penisola, ha alcun potere su di me. Dal punto di vista della scuola, e di questo, fatale, iniziatico primo giorno, io sono un uomo libero. Non è un risultato da poco, e qualcuno vorrà sapere come mai io, che sono, tutto considerato, un inetto, sia riuscito a tanto. Il metodo è semplice: invecchiando.”

Roma! Grazie al mio Dio non mi hai conosciuta, da piccola! 2013 – Maria A. Listur

 

Integuments

-What a nice shirt!
-White.

I often see her. Clean, flawless. Even she hides behind several garments I am always able to track her down, especially after the obscure and dry dawns. Her rigor catches me the taste and I don’t know how it allows me to choose freely. The choice always seems like her, disguised in hope of difference. She, perfect every morning, waits for me, for my thin shell, that delicate frontier that doesn’t manage to separate me from the others. She never made me think, always ready, she taught me to be like the others, to look simple and untouchable; beside the nun disguised in a Argentinean teacher of my fourth grade time…
The human penguin yelled, after a lesson on hygiene:
-Listur, stand up!
I stood up sure of having committed some horrible sin but, without lowering my head, I walked the corridor between the rows of the school desks right up to the blackboard, the place where the nun made me sign to turn towards my classmates. I turned accompanied by her words:
-Show to your classmates what it means to be clean! Look well!
While she used me as an example, I looked at the thirty-five girls in front of me, all dressed the same. I noticed that the difference among them was in the head, it wasn’t given by the color of the hair covered by a white band and tied in a pony tail, but rather the tiredness.
At eight years old they all seemed tired.
There were sad tiredness, nervous tiredness, fearful tiredness, in love tiredness, impertinent tiredness, joyful tiredness.
All wrapped in that second skin that equalized us without making us look similar, get closer, relate: the uniform.
Pinafore and blue night stockings, black shoes, azure necktie and… white shirt!
The uniform was a straightjacket! And still shines through under our perfections and above all under our fake freedoms.

-I wanted to tell you that I admire the care with which you dress…
-Thanks.
-Have I been too invasive?
-No, no, thanks. I’ve got to go.
-I believe that you don’t appreciate compliments…
-You are wrong.
-You don’t like to be looked at?
-I do like it. Have a good day.
-In a hurry?
-Yes.
While coming down the stairs, I tiredly smile and think that I would have wanted to reply with a quote by Giorgio Manganelli; he saved me from the nightmare of my youth:
“Today it is not my first day of school I am not wearing school uniform that would not harmonize with my mass, my generic dignity, my thoughtful glasses, which is my most exquisitely intellectual part. I am exonerated from jam, from notebooks, from school bells, and no janitor, in the entire peninsula, has no power on me. From the school point of view, and of this, fatal, initiating first day, I am a free man. It is not a small result, and somebody will want to know how it is, that I, all things considered, an incompetent, could manage to do so much. The method is simple: by getting older.”

Rome! Thanks to my personal God you didn’t meet me, when I was little! 2013 – Maria A. Listur

E io voglio!/And I Do!

Voglio che ci sia il fuoco!
Non mi fate prendere il raffreddore,
da obitorio, o da fieno!
Non nel marciapiede dei pochi.
Non nel letto di chi mi conosce
Tanto
Quello che si stenta a odiare
Poco
Opponetevi alla semplicità!
Accendete due fuochi
Uno per le ossa
In maggiore
L’altro per il modo
In minore
E vi prego,
che ci sia il vento,
anche il sole,
nuvolette incombenti,
un indaco crepuscolo…
Cento danze
Tre risate
E
Vi ringrazio!

Fiorire-A-2009-2

Fiorire Appassendo – II – 2009 – Maria A. Listur.

Roma, il cuore si fa immenso quando sa di non essere abbastanza.
2013 – Maria A. Listur

 
And I Do!

I want it there be fire!
Don’t let me catch a cold,
From morgue, or from hay!
Not in the sidewalk of the few.
Not in the bed of those who know me
Enough
What we find hard to hate
So little
Oppose to simplicity!
Light two fires
One for the bones
In major
The other one for the way
In minor
And I beg you,
let there be wind,
and the sun,
incumbent little clouds,
an indigo twilight…
Hundreds dances
Three laughs
And
I thank you!

Rome, the heart becomes immense when it knows that is not enough.
2013 – Maria A. Listur

Folklore

-L’unico aspetto poetico è quello del succhiare!
-Alcuni pensano sia invece la preparazione.
-Quella è la tecnica.
-Non puoi ridurre la poetica soltanto al risultato.
-Succhiare, da adulti, non è un risultato, è una volontà!
-Anche preparare e prepararsi.
-Qualche volta gli aspetti esterni fanno perdere la poesia…
-Aspetti?
-Dimensioni, temperatura, freschezza…
-Queste non sono cose esterne!
-Sono cose da controllare! Esterne! Come le puoi confrontare con la “Poetica del Succhiamento”?
-Cosa consigli?
-Meglio non guardare! Anche se, togliere lo sguardo provochi la critica degli esperti…
-Perché?
-Io non seguo un ordine prestabilito, trasgredisco certe regole…
-Ci sono delle regole? Un ordine?
-Non lo dico io. Sono stata redarguita per i miei modi.
-E talmente intimo che non mi permetterei di criticarti.
-Grazie ma chi ti critica è talmente intimo da poterlo fare.
-La critica allontana…
-No. Può darsi che tu consideri critica quello che per me sono “le osservazioni migliorative”?
-Non ti disturba essere criticata?
-No.
-Sicura?
“La critica è in sé un’arte” diceva Oscar Wilde.
-Ma non credo avrebbe applicato questa frase a un’esperienza intima.
-Dici?
-Sono sicuro.
-Io no.
-Mi fai vedere?
-Cosa?
-Come lo fai?
-Ora?
-Sì, ora.
-Non è un po’ tardi?
-No. Fammi vedere.
-Va bene. Scalda l’acqua mentre prendo la yerba.
-E il mate?
-Davanti a te. Sembra un cuore.

Mendoza, quando si dibatte tra la risata e le forme diverse dell’addio. 2013- Maria A. Listur

 

Folklore

-The only poetic aspect is the sucking!
-Some think that it is the preparation instead.
-That is the technique.
-You can’t bring down the poetic only to the result.
-To suck, as an adult, it is not a result, it is a will!
-And also to prepare and prepare oneself.
-Sometime the external aspects take all the poetry away…
-Aspects?
-Dimensions, temperature, freshness…
-These are not external things!
-Are things to be controlled! Externals! How can you confront them with the “Poetic of Sucking”?
-What do you suggest?
-It’s better not to watch! Even though, taking the glance away provokes the critic of the experts…
-Why?
-I don’t follow a certain pre-established order, I transgress some rules…
-Are there rules? An order?
-I am not the one saying this. I have been reproached for my ways.
-It is so intimate that I wouldn’t take the liberty of criticizing.
-Thanks, but who criticizes you is so intimate that he can afford to do so.
-Criticism separates…
-No. It may be that you consider criticism what to me are “the observations to improve”?
-Don’t you get disturbed being criticized?
-No.
-Sure?
-“The critic itself is an art” said Oscar Wilde.
-I don’t think he would have applied this phrase to an intimate experience.
-Really?
-I am sure.
-I am not.
-Can you show me?
-What?
-How you do it?
-Now?
-Yes, now.
-Isn’t it a little late?
-No. Show me.
-All right. Heat up the water while I take the yerba.
-And the mate?
-In front of you. It looks like a heart.

Mendoza, when it is debated among laughs and different forms of farewells. 2013- Maria A. Listur

Valore/Value

Ere
Per diventare particella
Per ingrandire nel mio corpo
Per sanguinare terra dentro
Secoli
A scolpirti con lo sguardo
A richiamarti nel respiro
A controllare se eri vivo
Decadi
Senza perdere ardimento
Senza rifiutar commiati
Senza rancore nei miei letti
Istanti
D’aria incarnata in baci
Di versi transcontinentali
Di precipizi foga gioia

PianCell-Coll-Priv

Cellule Pianeti – Collezione Privata – 2009 – Maria A. Listur

Mendoza, terra natia di un sole che è umano, e per metà, mio.

2013 – Maria A. Listur

 

Value

Eras
To become particle
To enlarge my body
To bleed dirt inside
Centuries
In chiseling with my glance
In recalling you in the breath
In checking if you were alive
Decades
Without losing boldness
Without refusing farewell
Without resentment in my beds
Instant
Of air incarnated in kisses
Of transcontinental verses
Of precipices ardor joy

Mendoza, homeland of a sun that is human, and in part, mine

“Chi vuole cantare trova sempre un canto”/”Who wants to sings always finds a chant”

Platone

-Ti piace?
-Che linea!
-Dici?
-Le curve sono studiate per scivolarle dentro!
-Sembri innamorata!
-Sempre!
-Non la trovi un po’ pretenziosa?
-Non sotto le mie mani.
-Beh! Sapresti cosa fare.
-Lo so.
-Ma la conosci?
-Conosco altre della famiglia.
-Come sono?
-Perfette!
-Esagerata!
-Se è vero quello che diceva Aristotele sull’ultima analisi… Io sto soltanto “contemplando”.
-“Il valore di una vita sta nella consapevolezza e nell’intensità della contemplazione, non nel mero sopravvivere” non è questa però “l’ultima analisi”.
-No, ma la frase incomincia con “In ultima analisi”, ho voluto soltanto ricordartela, senza citarla.
-L’avresti citata invece, non puoi farne a meno… E ugualmente ti trovo esagerata!
-Si sente che non ti percepisci in quanto asparago…
-Tu ne sei capace?
-Certo! Anche in quanto zucchina.
-Questo si capisce!
-Non sto scherzando! Io mi percepisco verdura, riso, olio…
-Allora la tua sofisticazione è commestibile!
-Non mi stai prendendo sul serio!
-Non ti comprendo… Dimmi la relazione tra te che ti percepisci pomodoro e la bellezza di una pentola!
-Per cucinare bene ci vuole una pentola quasi rotonda dove il cibo sia aiutato a curvarsi, senza piegarsi mai! Ci vuole morbidezza, solidità, grazia…
-Per questo le pentole sono femmine e i migliori chef sono maschi?
-Dovevi dire la stupidaggine del giorno?
-Dopo aver saputo che ti senti verdura posso dire qualsiasi cosa!
-Dimmi un’altra…
-Credo che esageri per togliermi dalla tristezza.
-Questo mai! Sto cercando di condividerla, come posso, in quanto champagne!

Roma, alcuni lutti si festeggiano, quanto basta per sembrare seria. 2013 – Maria A. Listur

 

“Who wants to sings always finds a chant”

Plato

-Do you like it?
-What a line!
-You think?
-The curves are studied to slide in it!
-You seem in love!
-Always!
-Don’t you find it a bit too pretentious?
-Not under my hands.
-Well! You would know what to do.
-I do.
-Do you know her?
-I know others from the same family.
-How are they?
-Perfect!
-You are exaggerating!
-If it’s true what Aristotle used to say regarding the last analysis… I am only “contemplating”.
“The value of a life is in the awareness and in the intensity of the contemplation, not in the mere surviving” though this isn’t “the last analysis”.
-No, the sentence begins with “In last analysis”, I want just to remind you, without quoting it.
-You’d rather have quote it, you can’t help it… And equally I find you exaggerated!
-You can tell that you don’t perceive yourself as an asparagus…
-Can you?
-Of course! And also as zucchini as well.
-Obviously!
-I am not joking! I perceive myself as vegetables, rice, oil…
-Therefore your sophistication is edible!
-You are not taking me seriously!
-I don’t understand you… Tell me the relation between you perceiving yourself a tomato and the beauty of a casserole!
-To cook well you need a casserole almost round shaped where the food is helped to curve itself, without ever bending! You need softness, solidity, grace…
-For these reasons casseroles are females and the best chef are males?
-Did you have to say the foolishness of the day?
-After knowing that you feel like a vegetable I can say whatever I want!
-Tell me something more…
-I think you are exaggerating to help me get out of my sadness.
-Never! I am trying to share this, as I can, as a Champagne!

Rome, some mourning can be celebrated, just enough to seem serious. 2013 – Maria A. Listur

Da sempre, dissoluta/All Along, Dissolute

Celebro
Il lucente gioco di ogni nulla
Le candele spente, lacrimose
Il percorso fino alle mie case
Qualche metallo, non è argento
Il gusto salato della tua schiena
Il fuoco reso pungente aroma
L’amaro verde delle pupille
Il verso triste che fa gioire
La tua mano dentro il mio ventre
Una parola o almeno due
Ogni futuro salvato ora
Quella cantata da noi sospesa
Il luogo ameno dato alla follia
Sette silenzi nella mia bocca
Gli occhi chiusi che ti riscoprono
Il vizio perenne di notte piena
La suggestione scardinata ieri
L’eternità dei tuoi umori
Questo tempo
Il tuo tempo
Il mio tempo
Celebro!

Orizzonte-4
Orizzonti e Prospettive – Orizzonte IV/VII
2010 – Maria A. Listur

Roma, Signora mia! Mi querida! Mon coeur!
2013 – Maria A. Listur

 

All Along, Dissolute

I celebrate
The shining game of every nullity
The extinguished candles, teary
The path to my homes
Some metal, that is not silver
The salty taste of your back
The fire made pungent aroma
The bitter green of the pupils
The sad cry that makes rejoice
Your hand inside my womb
A word or two at least
Each future saved now
That singing suspended by us
The delightful place given to madness
Seven silences in my mouth
The closed eyes that rediscover you
The perpetual vice of full night
The suggestion yesterday unhinged
The eternity of your moods
This time
Your time
My time
I celebrate!

Rome, My lady! Mi querida! Mon coeur!
2013 – Maria A. Listur

A te che attendi/To You Waiting

-Non sono d’accordo. Non si può rispondere con un testo di un altro autore!
-Perché?
-Se scrivi una lettera devi essere sincera.
-Cosa c’entra la sincerità?!
-Che non hai scritto quello che senti… Sarei soltanto d’accordo se tu non fossi capace di scrivere.
-E cosa c’entra saper scrivere?! Io sono una perenne lettrice!
-Ti senti debitrice dei tuoi scrittori preferiti?
-Sì, sono debitrice!
-Tanto da non poter riscrivere su quello che hanno già scritto?
-Non voglio riscrivere! Soprattutto se so che hanno detto qualcosa che esprime quello che voglio dire in un modo meraviglioso!
-Continuo a non essere d’accordo!
-Io ti mando il testo e mi dirai se esiste un modo ugualmente poetico e chiaro per esprimere la mia risposta!
-Non me lo mandare! Leggimelo!
-Ora?
-Ora.
Leggo:

“So che tu speri
di rincontrarci ancora lassù,
dopo le cadute e le separazioni,
noi che non ci siamo misurati le mani
prima di stringercele,
neanche dopo.
Però voglio dirti
che non importerà se invece d’incontrarci lassù,
ci incontreremo laggiù,
perché insieme abbiamo già imparato
che il vino della celebrazione può anche bersi
con il calice rovesciato.”

Dopo un suo sospiro, domanda:
-Chi è l’autore?
-Roberto Juarroz.
-Penso che tu sia stata pigra… Avresti potuto scrivere una lettera senza nasconderti nella poesia metafisica!
-Non credo.
-Dammi una ragione che non sia lo stile o il talento.
-Ah! E ti pare poco?
-Dammi un motivo!
-Il senso di silenzio che pervade la sua scrittura.
-Ti sembra che nel tuo lavoro non ci sia?
-Nel mio lavoro c’è ancora troppo desiderio.
-E ti sembra male?
-Mi sembra rumore.

Roma, il glicine cresce per ricordare il miracolo dei colori impossibili. 2013 – Maria A. Listur

 

To You Waiting

-I don’t agree. You can’t answer with the text of another author!
-Why?
-If you write a letter you ought to be sincere.
-What’s sincerity has got to do with it?!
-You didn’t write what you feel… I would agree only if you weren’t able to write.
– What has the ability of writing got to do with it?! I am an endless reader!
-Do you feel you owe something to your favorites writers?
-Yes, I owe them!
-Enough of not being able to rewrite on what they have already written?
-I don’t want to rewrite! Especially if I know that they have said something that expresses what I want to say in a wonderful way!
-I am still not agreeing with you!
-I am going to send you the text and you tell me if it exists an equal poetic and clear way to express my answer!
-Don’t send it to me! Read it for me!
-Now?
-Now.
I read:

“I know that you hope
to meet again up here,
after the falling and the separations,
we who have not measured our hands
before holding them each other,
not even afterwards.
But I do want to tell you
that it won’t matter if we’ll meet down here,
instead of up there,
because together we have already learned
that the wine of celebration can also be drank
with the chalice upside down .”

After her sigh, she asks:
-Who’s the author?
-Roberto Juarroz.
-I think you have been lazy… You could have written a letter without
hiding in the metaphysic poetry!
-I don’t think so.
-Give me a reason that it’s neither the stile nor the talent.
-Ah! And you think that’s not enough?
-Give me a motif!
-The sense of silence that pervades his writing.
-You think you don’t have it in your work?
-In my work there is still too much desire.
-And you think is bad?
-It seems noise.

Rome, the glycine grows to remind the miracle of the impossible colors. 2013 – Maria A. Listur

Temporale/Thuderstorm

Non son pronta per il sole!
Deludente questo inverno
Sembra il gelo di una lingua
Trastullata dal timore.
Una nuvola mio Dio!
Quel grigiore lento e dolce
Quell’ombrello che fa casa
Quella pioggia dentro e fuori.
Un po’ di buio nel pensiero
Riflesso esatto dello sguardo
Obbligo vorace d’ogni petto.
Una tempesta decantante!
Una! Silenziosa! Pura!
In ascesa verso il sole
Dono tacito d’ogni voglia.

Orizzonte-3

Orizzonti e Prospettive – Orizzonte III/VII
2010 – Maria A. Listur

Roma, in un giardino dove le stagioni sono altre, dimenticate.
2013 – Maria A. Listur

 

Thuderstorm

I am not ready for the sun!
Disappointing is this winter
It seems the icing of a tongue
Deceived by fear.
A cloud my God!
That slow and sweet greyness
That umbrella that makes home
That rain in and out.
A little of darkness in the thought
Exact reflection in the glance
Voracious obligation of each chest.
A decanting thunderstorm!
One! Silent! Pure!
Ascending towards the sun
Silent present of each necessity.

Rome, in a garden where seasons are different, forgotten.
2013 – Maria A. Listur