“La bellezza tenta i ladri più dell’oro.”/“Beauty tempts thieves more than gold.”

W. Shakespeare

-Vorrei morire…
-Sicuro?
-Te lo giuro.
-Perché lo dici a me?
-Perché sei mio fratello gemello.
-Non sono il tuo confessore!
-Sei il mio doppio… Dovresti – da qualche parte – sentire lo stesso.
-Io non voglio morire!
-Ti sbagli.
-Allora vorrei far morire la mia parte lesionista!
-Vedi! Ecco che sarò io a morire!
-La mia parte lesionista non te!
-Lo so che hai sempre creduto fossi distruttivo!
-Non lo credo, lo so!
-Vedi…
-Non riesco a compatirti!
-Neanche io!

Tossisco per interrompere il volume delle loro voci.
Uno di loro si volta verso la mia tosse.
I nostri sguardi s’incrociano.
Sono alle loro spalle, seduta ad aspettare l’imbarco;
saremo sullo stesso volo. Colui che ha considerato la mia tosse
quale segno di mancanza di privacy sussurra qualcosa
all’orecchio dell’altro. Si alzano quasi contemporaneamente.
Spariscono dal mio orizzonte.
Imbarco.
Sono al solito posto d’emergenza, allungo le gambe, riapro il libro,
rialzo lo sguardo al ritmo delle voci dei gemelli. Anche loro, molto alti,
siedono accanto a me nella zona d’emergenza.
Nel decollo mi addormento.
Mi sveglio senza aprire gli occhi.
Rubo ancora delle parole.

-Vedi perché non puoi morire?
-Non vedo.
-Guarda questa qui! Per cosa credi che si sia addormentata?
-Perché stanca?
-No!
-Perché le piace volare?
-Ma no! Pensa!
-Perché è serena?
-Ma no!
-Perché? Perché?
-Perché è sola!
-Ma tu che ne sai!
-Sono sicuro che non ha una sorella gemella!
-E da cosa lo intuisci?
-Dalla tosse!
-Ha tossito perché stavi urlando!
-Ha tossito perché non conosce cosa sia nascere accompagnati!

Mi prometto di non aprire gli occhi…
E rubo, rubo, rubo, forme di un amore che non conoscerò mai!

Parigi-Roma, in tre lingue, per me sono casa. 2013 – Maria A. Listur

 

“Beauty tempts thieves more than gold.”

W. Shakespeare

-I wish I’d die…
-Really?
-I swear.
-Why are you telling me this?
-Because you are my twin brother.
-I am not your confessor!
-You are my double… You should – somewhere – feel the same.
-I don’t want to die!
-You are wrong.
-Then I wish I could make die my masochistic part!
-See! Now it’s me who is going to die!
-My masochistic part not you!
-I know you have always believed that I was destructive!
-I don’t believe it, I know!
-See…
-I can’t share you!
-Neither can I!

I am coughing to interrupt the volume of their voices.
One of them turns towards my cough.
Our glances meet.
I am behind them, seated waiting to board;
We are going to be on the same flight. The one who considers my cough
as sign of lack of privacy is whispering something
to the other’s ear. They stand almost at the same time.
They disappear form my horizon.
Boarding.
I am in the usual emergency seat, I stretch my legs, reopen the book,
raise my glance to the rhythm of the voices of the twins. They too, very tall,
sit next to me in the emergency area.
During take off I fall asleep.
I wake up without opening my eyes.
I am stealing some words.

-You see why you can’t die?
-I don’t.
-Look at this one! Why do you think she fell asleep?
-Because she is tired?
-No!
-Because she likes to fly?
-No! Think!
-Because she is serene?
-Nooo!
-Why? Why?
-Because she is alone!
-What do you know!
-I am sure she doesn’t have a twin sister!
-And what do you understand that from?
-From the cough!
-She coughed because you where screaming!
-She coughed because she doesn’t know what it means to be accompanied!

I am promising myself not to open my eyes…
And I steal, steal, steal, forms of love that I will never know!

Paris-Rome, in three languages, to me they are home. 2013 – Maria A. Listur

Forma/Form

Lontani dal tempo i limiti
Seduta infine a lambire voci
Impossibile tacere il gesto
Le mani nubili cantano lodi.
Il verbo pensa sorti strane
Quando non era ancor parola
Si lascia prendere con grazia
Appena
Il pugno il braccio e il gusto
Intero
Il petto le gambe ogni dolore
Soltanto
I piedi draghi leggiadri
Boschi calpestano di dubbi appesi
Danzano l’inutile del veritiero.

Poco pochissimo ancora nulla
Tanto infinito logorato e nato:
Divenire donna madre

Quale scrittura?

La Ferita-2

Suono – L. F. 2 – Maria A. Listur

Roma, dove facciamo parole di pane, da secoli. 2013 – Maria A. Listur

 

Form

Far from time the limits
Seated at last in brushing voices
Impossible to stop the gesture
The nubile hands sing praises.
The verb thinks of strange destinies
When it wasn’t yet word
It lets itself be taken with grace
As soon as
The fist the arm and the taste
A whole
The chest the legs and each pain
Just
The feet light dragons
The forests step on the hanged doubts
They dance the futile of the sincere.

Few even fewer still nothing
Much infinite worn and born:
Becoming woman mother

What writing?

Rome, where we create words of bread since centuries. 2013 – Maria A. Listur

Anche il giunco sa baciare/The Reed Also Knows How To Kiss.

Percorro la strada, scritta in grigio sul biglietto avorio.
Torno al numero 123, guardo, riguardo e ritorno sui miei passi.
Penso di essermi sbagliata. Penso alle parole di Henri Frédéric Amiel:
“Un errore è tanto più pericoloso quanta più verità contiene.”

Una settimana fa ho incontrato un uomo, “occupava” un completo tre taglie più grande della sua (una specie di spaventapasseri con degli occhi verdi quasi celesti), portava scarpe elegantissime: color testa di moro, tipo Duilio, tanto lucidate da sembrare vecchie.
Si è avvicinato lentamente, poi mi ha parlato senza presentarsi:
-R. mi ha detto che sta partendo.
-Sì.
-Quando?
-Domani.
-Allora ci vediamo al suo ritorno?
-Perché?
-Perché le voglio parlare.
-Non so chi è lei…
-No. Quando ritorna?
-Tra una settimana.
-Allora non sta partendo, sta soltanto distraendosi…
Taccio. Sento che lo voglio incontrare.
-Dove ci vediamo?
-Tra dieci giorni in questo indirizzo.
Mi allunga un biglietto che diventa baciamano mentre lo sto per prendere.

Ora, mentre percorro la strada scritta sul biglietto, non comprendo come lo spaventapasseri, divenuto giunco baciatore, possieda una casa spaventosa… Non immaginavo fosse anche uno “spaventavisitatrici”! Ritorno sui miei passi, suono. Apre lui, sorride.
-Come mai è arrivata in ritardo? Non sembra una donna impuntuale?
-Avevo paura.
-Di cosa?
-Del suo giardino.
-Tutti lo trovano bellissimo.
-A me fa paura.
-Non sarà la casa?
-Anche.
-Cosa si aspettava?
-Niente di spaventoso…
-Nessuna persona mi ha mai detto una cosa del genere… Tutti trovano bellissime sia la casa che la zona…
-Immagino. Comunque, io ho avuto paura.
-Cosa c’entra questo con la puntualità?
-Che ero qui sotto da un bel po’ ma… Sono andata via e sono tornata per tre volte.
-Allora dovrei dire che lei è molto coraggiosa! Ha vinto la diffidenza.
-Paura, non diffidenza.
-Diffidenza…
-No, paura!
-Ha vinto il coraggio?
-Ha vinto la curiosità.
-Cosa vuole sapere di me?
-Io niente, è lei che mi ha voluto incontrare.
-Allora curiosità di cosa?
-Di me, qui, nel suo giardino, a casa sua… Voglio sapere chi sono anche qui.
-Vede che si tratta di diffidenza?
-No…
-Lei non ha paura, lei non si fida di me. Vediamo… Provi a immaginare che il giardino è attraente quanto le mie scarpe…
-Allora la casa cosa dovrebbe essere?
-Gli occhi.
-Touché! Ho notato anche quelli.
-Per quanto riguarda gli occhi, mi riferivo ai suoi.

Una spinta di calore mi prende la nuca, una gioia – del tempo senza linguaggio – mi fa vibrare il mento, la testa si piega verso il petto come una lacrima.
Lui chiede:

-Meglio vero? Ora le porto il tè.

Parigi, che risuoni. 2013 – Maria A. Listur

 

The Reed Also Knows How To Kiss.

I am walking down the street, written in grey on the ivory card.
I go back to number 123, look, look again and go back on my way.
I think I made I mistake. I think about the words of Henri Frédéric Amiel:
“A mistake is as much dangerous as the amount of truth it holds.”

A week ago I met a man, he “occupied” a suit three sizes bigger than his (a sort of scarecrow with green almost blue eyes), he had very elegant shoes: dark tan, Oxford style, so well polished that they seemed old.
He came close to me slowly, then he talked to me without introducing himself:
-R. told me that you are leaving.
-Yes.
-When?
-Tomorrow.
-Can we meet when you come back?
-Why?
-Because I want to talk to you
-I don’t know who you are…
-No. When will you be back?
-In a week.
-Then you are not leaving, you are just distracting yourself…
I am quiet. I feel I want to meet him.
-Where do we meet?
-In ten days at this address.
He hands me a business card kissing my hands while I am about to take it

Now, while walking the street written on the card, I don’t understand how this scarecrow, who became a kissing Reed, owns a house so scary… I didn’t imagine he was also a “scarewomenguests”! I go back on my way, ring. He opens, smiles.
-How come you arrived late? You don’t seem to be an unpunctual woman?
-I was afraid.
-Of what?
-Of your garden.
-Everybody finds it beautiful.
-It scares me.
-Isn’t it the house?
-As well.
-What did you expect?
-Nothing frightful…
-No one has ever told me something like this… Everyone finds magnificent either the house or the area…
-I can imagine. Anyhow I was scared.
-What has this got to do with punctuality?
-I was down here since long but… I went away and came back three times.
-Then I should say that you are very brave! You won your diffidence.
-Fear, not diffidence.
-Diffidence…
-No, fear!
-Has the courage won?
-The curiosity has.
-What do you want know about me?
-Nothing, it is you who wanted to meet me.
-So what were you curious about?
-Of myself, here, in your garden, at your house… I want to know who am I here as well.
-That is diffidence you see?
-No…
-You are not afraid, you don’t trust me. Let’s see… Try to imagine that the garden is as attractive as my shoes…
-So what should the house be?
-The eyes.
-Touché! I have noticed those as well.
-As far as the eyes, I was referring to yours.

A rush of heat reaches my nape, a joy – of the time without language – makes me vibrate the chin, the head bends towards the chest like a teardrop.
He asks:

-Better right? Now I’ll get you some tea.

Paris, resounding. 2013 – Maria A. Listur

Sigilli/Seals

La rosa bianca appassisce
nei limiti del tavolo.
La pioggia gialla dei tigli
s’arrende sui mobili nudi.
Tutto lo stesso,
un susseguirsi di giorni.
Quella d’allora
sembra me stessa.
Nessun soffio cancella
dal passo la memoria,
dalle ossa il ritmo,
dalla carne, l’impronta.
Niente, neanche i secoli
sfuocano l’unico centro:
il perpetuarsi del bacio.

Inversione-II-VII

Inversione 2/VII – 2013– Maria A. Listur

Loira, nel dondolio inarrestabile del saper farsi desiderare.
2013 – Maria A. Listur

 

Seals

The white rose withers
at the borders of the table.
The yellow shower of the lilies
surrenders on the naked furniture.
Everything the same,
a succession of days.
The one of then
seems me.
No blow cancels
from the step the memory,
from the bone the rhythm,
from the flesh, the sign.
Nothing, not even the centuries
blur the only center:
the perpetuation of the kiss.

Loire, in the relentless rocking of knowing how to be desired.
2013 – Maria A. Listur

“La parola avversione (aversio), a Roma, ha il semplice senso di voltare lo sguardo.”/“The word aversion (aversio), in Rome, it has the simple sense of turning the glance.”

Pascal Quignard

-E tu pensi che io tornerò?
-Sono sicuro.
-Che ingenuo! Io non torno!
-Non può essere, tu devi tornare!
-Devo?
-Certo, c’è gente che ti aspetta!
-Ma se dicono che non si torna nella stessa vita!
-Non per forza devono aspettarti quelli che conosci.
-Allora come sai che mi aspettano?
-Io non so come lo so… Ma lo so!
-Stai dicendo una serie di stronzate uniche!
-E dove credi si trovino le verità?
-Esistono?
-Questo non lo so ma ho sempre pensato che, se esistono, si trovano nelle stronzate, negli sbagli, in quelle cose chiamate errori.
-Sei sempre molto filosofico!
-Beh! Sono sempre Marlon Brando!

“E proprio in quel momento mi sveglio!” conclude il mio amico.
Io non riesco a fargli delle domande.
Penso quale importanza abbia avuto Marlon Brando nella sua generazione.
Lui interrompe il mio pensiero chiedendo:

-Sono un demente? Sono fissato con Marlon Brando anche adesso che sono vecchio e so che era un misogino aggressivo pezzo di merda e…
-Ok, Ok… ho capito… Era anche un bravissimo attore… Non voglio difenderlo… Tuttavia potremmo usare un linguaggio più consono alla sua arte.
-Scusa ma… Mi sta sulle palle che continui a esistere nella mia vita come referente!
-Lui soltanto?
-Ti rendi conto cosa ci ha fatto il cinema?
-Sì… Capisco!
-E se continua la crisi cosa sognerò? Un attore da soap-opera?
-No, beh…
-So che lo credi!
-Mmm…
-Cosa pensi?
-Che meglio sognare Marlon Brando piuttosto che sognarsi iPhone…
-Beh, a me piacerebbe sentire che con un tocco delle dita mi tiri fuori delle informazioni! Essere un’altra biblioteca del mondo!
-Ah sì?
-Tu non lo vorresti neanche in sogno, vero?
-No, preferisco sognarmi libro…
-Quale?
-Devo scegliere uno?
-Sì.
-“Albucius” di Pascal Quignard.

In volo, credendo di sapere verso dove, sicuramente sbaglio. 2013 – Maria A. Listur

 

“The word aversion (aversio), in Rome, it has the simple sense of turning the glance.”

Pascal Quignard

-And you think that I will be back?
-I am sure.
-How naive! I won’t be back!
-It can’t be, you have to come back!
-Must I?
-Sure, there are people waiting for you!
-But they say that we don’t come back to the same life!
-It must not be the same persons that you know that wait for you.
-So how do you know that they will be waiting for me?
-I don’t know how I know… But I do!
-You are just saying a pile of unique bullshits!
-And where do you think the truths are?
-Do they exist?
-I don’t know that but I’ve always thought that, if they exist, they are in the bullshits, in the mistakes, in those things called errors.
-You are always so philosophical!
-Well! I am Marlon Brando!

“And right in that moment I wake up!” my friend concludes.
I cannot ask him any question.
I think on how important Marlon Brando must have been in his
generation.
He interrupts my thought asking:

-Am I demented? I am stuck with Marlon Brando even now that I am old and that I know that he was a misogynist aggressive piece of shit and…
-Ok, Ok… I got it… He was also a very good actor… I don’t want to defend him… But we could use a more suited language for his art.
-Sorry but… It really bothers me that he continues to exist as a referent in my life!
-Only him?
-Do you realize what cinema has made to us?
-Yes… I understand!
-And what will I dream if the crisis continues? A soap-opera actor?
-No, well…
-I know you think so!
-Mmm…
-What do you think?
-That it’s better to dream Marlon Brando rather than dreaming to be an iPhone…
-Well, I’d like to feel that with a touch of the fingers you get out of me information! To be another library of the world!
-Oh yes?
-You wouldn’t want it not even in a dream, right?
-No, I’d rather dream to be a book…
-Which one?
-Should I choose one?
-Yes.
-“Albucius” by Pascal Quignard.

In flight, believing to know towards where, I am certainly wrong. 2013 – Maria A. Listur

Peana

Col criterio del catrame
saltellante il sogno mio
del riposo fa rivolta,
ricollauda l’importanza.
Altrimenti non avrebbe
come incubo se stesso,
ritornare, essere sveglio
e per poco, essere vero.
Lo riguardo, negligente.
Seducente, me lo increspo.
Lo rapisco inumidita.
E per guarirlo,
lo riaddormento.

Privato-IVII
Privato 1/VII – 2011 – Maria A. Listur

Roma, stai riuscendo a rendere tutto marmoreo?
2013 – Maria A. Listur

Peana

With the criteria of the tar
hopping is the dream of mine
of the rest it makes a revolt,
it retests the importance.
Otherwise it wouldn’t have
as a nightmare itself,
to return, to be awake
and for a few moments, to be truth.
I look at it again, negligent.
Seductive, I wrinkle it for myself.
I kidnap it all moisten.
And to heal it,
I make him fall asleep again.

Rome, are you managing to make everything marmoreal?
2013 – Maria A. Listur

Costellazioni/Constellations

1
Che voce orribile!
2
Non è vero…
3
Ha ragione,
sembriamo di un altro pianeta!
2
Avete una voce che racconta.
3
Certo! Racconta Urano!
1
Sempre molto leggero vero?
3
Non è una critica, è la verità,
si chiama consapevolezza!
2
Dietro quella voce c’è tutta la vostra vita, la scelta fatta,
le vostre affermazioni. L’infanzia.
1
Un’infanzia “al femminoide!”
2
Non esiste…
3
Allora anche tu affermi che non esistiamo?
2
Neanche per le femmine
esiste un’infanzia “al femminile”
3
… Voi donne!
Cosa sapete sia il resistere alla muta della voce?
2
Comunque non la usiamo quanto potremo usarla…
E quando la usiamo professionalmente,
la trasformiamo levandole le sue particolarità…
3
Ah! Vedi! Allora parlare “querulo” è una particolarità!
2
Certo! Però sarebbe bello poter scegliere
quando usare la voce “querula”
e quando parlare con una voce che ti piace di più.
3
E se poi mi disinnamoro?
2
Di chi?
3
Di lui! Con la voce nuova!

2
Impossibile! Voi funzionate come due corde vocali sane!
In vibrazione armonica, compassata, costante e rilassata!
1
Ci stai prendendo per il culo?
2
Per quello non avete bisogno di me…

*

Roma, nel pomeriggio degli incontri,
quando gli altri pianeti parcheggiano a casa mia
e Pascal Quignard mi ricorda:
“La musica è un’altra maschera
portata sopra lo stesso viso d’impazienza e di rabbia”.

2013 – Maria A. Listur

 

 
Constellations

1
What a terrible voice!
2
It’s not true…
3
He’s right,
we look like from another planet!
2
You have a voice that narrates.
3
Of course! And narrates Uranus!
1
Always so light uh?
3
It is not criticism, it’s the truth,
it is called self awareness!
2
Behind that voice there is your whole life, the choice made,
your affirmations. Your childhood.
1
A childhood “in a girlish way!”
2
It doesn’t exist…
3
So you also are saying that we do not exist?
2
Not even for girls
it exist a “girlish” childhood
3
… You women!
What do you know about resisting the changing of the voice?
2
Anyhow we don’t use it enough as we should…
And we use it professionally,
we transform it taking away all the peculiarities…
3
Ah! See! Therefore talking “querulous” it is a peculiarity!
2
Sure it is! It would be nice though to be able to choose
when to use the “querulous” voice
and when to talk with a voice you like more.
3
and if I fall out of love?
2
with whom?
3
Of him! With a new voice!

2
Impossible! You two work like two working vocal chords!
In harmonic vibration, compassed, constant and relaxed!
1
Are you taking the piss out of us?
2
For that you don’t need me…

*

Rome, in the afternoon of encounters,
when the other planets park in my house
and Pascal Quignard reminds me:
“Music is another mask
wore over the same face of impatience and anger”
.
2013 – Maria A. Listur

Sulla soglia/On the Doorstep

Ti porgi compiuto
Dal tramonto all’alba
Sotto le nuvole
A cielo aperto
Esclusivo
Solenne
Prodigo
Mi ricevi
Anche d’inverno
Nelle gemme nascosto
Celante
Dell’essenza
Dello sperma
Del colore
Nume e fiore:
Mio glicine

Inversioni-I VII
Inversione – 1/VII – 2013 – Maria A. Listur

Roma, quando il tempo – atmosferico – regala ancora freschezza.
2013 – Maria A. Listur

 

On the Doorstep

You offer yourself complete
From dusk ‘till dawn
Under the clouds
In an open sky
Exclusive
Solemn
Prodigal
You welcome me
Even in winter
Hidden in the gems
Disguising
Of the essence
Of the sperm
Of the color
Numen and flower:
Glycine of mine.

Rome, when the –atmospheric– time still gives us freshness.
2013 – Maria A. Listur

“Chiedete al rospo che cosa sia la bellezza e vi risponderà che è la femmina del rospo.”/“Ask a toad what it is beauty and it’ll tell you that it is the female toad.”

Voltaire

-Stella…
-Stellinaaaa…
-Tesoro…
-Ancora attaccato!
-Come?
-Mi sento fogliaaaa…
-Attaccato all’albero?
-“Il blu dipinto di blu!!”
-Blu?
-Sono cielo!
-Col sole?
-“Oh Sole mio!!! Oh Sole, Oh sole miooooooo!”
-Giallo?
-“Giallo, giallo, verde e blu! Io non so chi sei tu?”
-Io sono Maria… stai…
-Cocchina… Cocchi Cocchi Coooo!
-Tesoro…
-Scendi immediatamente dall’albero! Scendiiii!
-Va bene ma….
-Ma no! Vola vola!!!
-Tesoro…
-Il tesoro è mio!!! Capito? Mio!!!
-Tesoro stai urlando…
-Mio!!! Si sveglia di colpo, si guarda intorno, dice:
-Dove sono?
-Ti sei addormentato…
-E non mi svegli?
-Ci stavo provando ma non ho trovato il modo…
-Mi dovevi dare uno strattone!
-Non posso.
-Non posso non posso! Ti rendi conto che mi hai fatto perdere il finale della conferenza!
-Perdere? Che dici?
-Sei una perversa! Ti è piaciuto vedermi dormire come un vecchio rincitrullito, eh?
-Sì! Sono una donna perversaaa… e godo nel vedere sbavare un caro amico durante una conferenza noiosa e banale su Lacan!
-Vedi! Sei una subdola perversa!
-Non sono sinonimi?
-Chissà che altro ho fatto!
-Hai cantato.
-Non è vero.
-Te lo giuro.
-E gli altri?
-Erano già andati via!
-Allora mi sono addormentato poco prima della fine?
-Sì. Come se ti avessero staccato dalla presa…
-E gli altri dove sono andati?
-Sono fuori, ci aspettano al bar.
-Perché sei rimasta qui?
-Perché sono una perversa.
-Cosa hai fatto?
-Cercavo di svegliarti.

Todi, un tempo in cui si ride dell’invecchiamento del sapere. 2013 – Maria A. Listur

 

“Ask a toad what it is beauty
and it’ll tell you that it is the female toad.”

Voltaire

-Hon…
-Honeyyyy…
-Treasure…
-Still attached!
-What?
-I feel leeeaf…
-Still attached to the tree?
-“The blue painted in blue!!”
-Blue?
-I am sky!
-With sun?
-“Oh Sole mio!!! Oh Sole, Oh sole miooooooo!”
-Yellow?
-“Yellow, yellow, green and blue! I don’t know who are you?”
-I am Maria… you are…
-Sweetie… Sweet Sweet Sweeee!
-Treasure…
-Come down from that tree! Doooown!
-All right but….
-But no! Fly fly!!!
-Treasure…
-The treasure is mine!!! Got it? Mine!!!
-Treasure you are screaming…
-Mine!!! He suddenly wakes up, looks around, says:
-Where am I?
-You fell asleep…
-Why didn’t you wake me up?
-I was trying I couldn’t find a way…
-You should have jerked me!
-I can’t.
-I can’t I can’t! You realize that you made me lose the end of the lecture!
-Lose? What are you saying?
-You are a pervert! You enjoy seeing me sleeping like an old fart, uh?
-Yes! I am a perrrrvert… and I enjoy seeing drooling an old friend during a dull and boring lecture on Lacan!
-See! You are subtle and pervert!
-Aren’t those synonyms?
-Who knows what else did I do!
-You sang.
-It’s not true.
-I swear.
-And the others?
-Were already gone!
-So I fell asleep just right before the end?
-Yes. As somebody unplugged you…
-And where did everybody go?
-They are outside, they are waiting for us in the coffee shop.
-Why did you stay here?
-Because I am a pervert.
-What did you do?
-I was trying to wake you up.

Todi, a time in which we laugh to the aging of the knowledge. 2013 – Maria A. Listur