Anche il giunco sa baciare/The Reed Also Knows How To Kiss.

Percorro la strada, scritta in grigio sul biglietto avorio.
Torno al numero 123, guardo, riguardo e ritorno sui miei passi.
Penso di essermi sbagliata. Penso alle parole di Henri Frédéric Amiel:
“Un errore è tanto più pericoloso quanta più verità contiene.”

Una settimana fa ho incontrato un uomo, “occupava” un completo tre taglie più grande della sua (una specie di spaventapasseri con degli occhi verdi quasi celesti), portava scarpe elegantissime: color testa di moro, tipo Duilio, tanto lucidate da sembrare vecchie.
Si è avvicinato lentamente, poi mi ha parlato senza presentarsi:
-R. mi ha detto che sta partendo.
-Sì.
-Quando?
-Domani.
-Allora ci vediamo al suo ritorno?
-Perché?
-Perché le voglio parlare.
-Non so chi è lei…
-No. Quando ritorna?
-Tra una settimana.
-Allora non sta partendo, sta soltanto distraendosi…
Taccio. Sento che lo voglio incontrare.
-Dove ci vediamo?
-Tra dieci giorni in questo indirizzo.
Mi allunga un biglietto che diventa baciamano mentre lo sto per prendere.

Ora, mentre percorro la strada scritta sul biglietto, non comprendo come lo spaventapasseri, divenuto giunco baciatore, possieda una casa spaventosa… Non immaginavo fosse anche uno “spaventavisitatrici”! Ritorno sui miei passi, suono. Apre lui, sorride.
-Come mai è arrivata in ritardo? Non sembra una donna impuntuale?
-Avevo paura.
-Di cosa?
-Del suo giardino.
-Tutti lo trovano bellissimo.
-A me fa paura.
-Non sarà la casa?
-Anche.
-Cosa si aspettava?
-Niente di spaventoso…
-Nessuna persona mi ha mai detto una cosa del genere… Tutti trovano bellissime sia la casa che la zona…
-Immagino. Comunque, io ho avuto paura.
-Cosa c’entra questo con la puntualità?
-Che ero qui sotto da un bel po’ ma… Sono andata via e sono tornata per tre volte.
-Allora dovrei dire che lei è molto coraggiosa! Ha vinto la diffidenza.
-Paura, non diffidenza.
-Diffidenza…
-No, paura!
-Ha vinto il coraggio?
-Ha vinto la curiosità.
-Cosa vuole sapere di me?
-Io niente, è lei che mi ha voluto incontrare.
-Allora curiosità di cosa?
-Di me, qui, nel suo giardino, a casa sua… Voglio sapere chi sono anche qui.
-Vede che si tratta di diffidenza?
-No…
-Lei non ha paura, lei non si fida di me. Vediamo… Provi a immaginare che il giardino è attraente quanto le mie scarpe…
-Allora la casa cosa dovrebbe essere?
-Gli occhi.
-Touché! Ho notato anche quelli.
-Per quanto riguarda gli occhi, mi riferivo ai suoi.

Una spinta di calore mi prende la nuca, una gioia – del tempo senza linguaggio – mi fa vibrare il mento, la testa si piega verso il petto come una lacrima.
Lui chiede:

-Meglio vero? Ora le porto il tè.

Parigi, che risuoni. 2013 – Maria A. Listur

 

The Reed Also Knows How To Kiss.

I am walking down the street, written in grey on the ivory card.
I go back to number 123, look, look again and go back on my way.
I think I made I mistake. I think about the words of Henri Frédéric Amiel:
“A mistake is as much dangerous as the amount of truth it holds.”

A week ago I met a man, he “occupied” a suit three sizes bigger than his (a sort of scarecrow with green almost blue eyes), he had very elegant shoes: dark tan, Oxford style, so well polished that they seemed old.
He came close to me slowly, then he talked to me without introducing himself:
-R. told me that you are leaving.
-Yes.
-When?
-Tomorrow.
-Can we meet when you come back?
-Why?
-Because I want to talk to you
-I don’t know who you are…
-No. When will you be back?
-In a week.
-Then you are not leaving, you are just distracting yourself…
I am quiet. I feel I want to meet him.
-Where do we meet?
-In ten days at this address.
He hands me a business card kissing my hands while I am about to take it

Now, while walking the street written on the card, I don’t understand how this scarecrow, who became a kissing Reed, owns a house so scary… I didn’t imagine he was also a “scarewomenguests”! I go back on my way, ring. He opens, smiles.
-How come you arrived late? You don’t seem to be an unpunctual woman?
-I was afraid.
-Of what?
-Of your garden.
-Everybody finds it beautiful.
-It scares me.
-Isn’t it the house?
-As well.
-What did you expect?
-Nothing frightful…
-No one has ever told me something like this… Everyone finds magnificent either the house or the area…
-I can imagine. Anyhow I was scared.
-What has this got to do with punctuality?
-I was down here since long but… I went away and came back three times.
-Then I should say that you are very brave! You won your diffidence.
-Fear, not diffidence.
-Diffidence…
-No, fear!
-Has the courage won?
-The curiosity has.
-What do you want know about me?
-Nothing, it is you who wanted to meet me.
-So what were you curious about?
-Of myself, here, in your garden, at your house… I want to know who am I here as well.
-That is diffidence you see?
-No…
-You are not afraid, you don’t trust me. Let’s see… Try to imagine that the garden is as attractive as my shoes…
-So what should the house be?
-The eyes.
-Touché! I have noticed those as well.
-As far as the eyes, I was referring to yours.

A rush of heat reaches my nape, a joy – of the time without language – makes me vibrate the chin, the head bends towards the chest like a teardrop.
He asks:

-Better right? Now I’ll get you some tea.

Paris, resounding. 2013 – Maria A. Listur

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