Belare/Bleating

-Mi sta dicendo di no perché sono donna?
-Rifletto…
-Si tratta del genere?
-Classifica?
-Diventa scortese perché non sono un uomo?
-Crede?
-Vorrei sapere perché dice di no?
-Riparte?
-M’imbarazza notevolmente!
-Percepisco.
-Provo a indovinare?
-Provi.
-L’età?
-Riprovi.
-Sono sicura si tratti del sesso!
-Indovini.
-La trovo scorretta.
-Conclude?
-Mi sta generando rancore!
-Accetto.
-E non ci ripensa?
“Prima del verbo, l’uomo non parla, fa rumore. La nostra frase costituisce un verbo allargato che incatena le parole alla sua viva flessione.” diceva Luc-Benoist
-Per questo non compone una frase completa?
-Confermo.
-Nell’annuncio non escludeva le donne!
-Era necessario?
-Agli inizi, era un piacere soltanto maschile.
-Affermo.
-Allora perché non deve essere ora un piacere tutto femminile?
-Perché, per me, il tango si balla soltanto con gli uomini.
-Allora gli uomini lo possono ballare tra loro?
-Confonde.
-Misogina?
-Se si tratta di un sinonimo di “goduriosa”, accetto.
-Escludente!
-Io mi definisco meglio.
-Provi!
-Elitaria, egoista, riservata.

Roma, saporita signora che “sa il fatto suo” senza perdere il piacere dei propri confini. 2013 – Maria A. Listur

 

Bleating

-You are saying to me no because I am a woman?
-I reflect…
-Is it about the gender?
-Classification?
-Are you becoming rude because I am not a man?
-Do you think?
-I would like to know why you are saying no?
-Are you repeating?
-You really embarrass me!
-I can tell.
-Can I guess?
-Guess.
-The age?
-Try again.
-I am sure it is about the sex!
-Guess.
-I find you unfair.
-Conclusion?
-You are making me angry!
-I accept.
-And you are not having a second thought?
-“Before the verb, man does not speak, he makes noises. Our sentence constitute in a enlarged verb that chains the words to its vibrant flexion.” Luc-Benoist said
-For this you don’t compose a full sentence?
-I confirm.
-In the message you didn’t exclude women!
-Was it necessary?
-In the beginnings, it was a pleasure for males only.
-I affirm.
-Then why doesn’t it have to be a pleasure all for females now?
-Because, for me, tango is danced only with men.
-Therefore men can dance it between themselves?
-You are confusing.
-Misogynist?
-If it is a synonym of “luxurious”, I accept.
-Excluding!
-I define myself better.
-Try!
-Elitist, egoist, reserved.

Rome, tasty lady that “knows its stuff” without loosing the pleasure of its own boundaries. 2013 – Maria A. Listur

Amore/Love

I petali sono caduti dalle mani
un sussulto di presenza
impossibile,
immaginato:
ti scorgo.

Sei sospeso nello spirito del bocciolo
superficialmente morto
interrotto
palpitante:
ti coltivo.

Inversione-4

Inversione 4/VII – 2013 – Maria A. Listur

Roma, meretrice magnifica del canto. 2013 – Maria A. Listur

 

Love

The petals have fallen from the hands
a start of presence
impossible,
imagined:
I see you.

You are suspended in the spirit of the bud
superficially dead
interrupted
pulsating:
I nurture you.

Rome, magnificent harlot of the chant. 2013 – Maria A. Listur

“La felicità non è un ideale della ragione bensì dell’immaginazione”/“Happyness is not an ideal of the intellect but of the imagination”

E. Kant

Con l’innocenza della casalinga che sono,
dispongo la tavola di stiro insieme alla registrazione della voce
del mio scrittore preferito, nella sua prima lettura del 2013.
Parte la presentazione del decano dell’Università
che ha l’onore di ospitarlo mentre,
sotto le mie mani, scivola una tovaglia di lino:
stiro, cancello ogni piega del tessuto,
irroro, ripasso il ferro gravido di caldo fumante… Vaporoso.
Ricreo la superficie, dove ho servito prelibatezze ispirate da mio figlio.
Seconda presentazione: una bravissima professoressa di francese
racconta del desiderio di silenzio di lui,
cita testi che ho trattenuto nel corpo,
che mi hanno supportato quando il vuoto fuori era pari
a quello dentro e che sussurro al mio silenzio,
in bastarde traduzioni.
Ascolto con le mani occupate nell’asciugamano di cotone,
vecchio quanto le mie gravidanze ma intonso e profumato
quanto la mia memoria: stiro, seguo il suono,
noto la mancanza di vibrazioni ossee nel suono della voce,
ammiro la padronanza della struttura in una persona non francofona…
Stiro.
Silenzio.
Prendo tra le mani una camicia d’uomo:
“… quella che gli regalai per la laurea”, penso,
odoro, mi gusto l’aroma e ascolto.
Il suono dello strisciare d’una sedia accompagna l’arrivo
del mio interlocutore assente, lascia sentire il suo respiro
e la carezza sul microfono che accomoda per parlare.
Dice: “Grazie”.
Ringrazia l’organizzazione, le persone, poi propone tre canti e tre testi.
Si ascolta il cantico.
Silenzio.
Poi, lui legge. Io non stiro più.
Mi siedo ad ascoltare quella voce che aderisce perfettamente alla scrittura,
alla musica che suona, alla lingua che dice,
alla sua condizione definita da lui: “Io sono un lettore”.
Mi siedo nella vastità della mia piccola casa e piango di gratitudine.
Lui non sa.
Lui non saprà mai che ciò che dice, come lo dice, da dove lo dice,
attraversa l’anima di una donna che passa la vita
a stirare camicie d’un viaggiatore che l’abitò,
tovaglie di mille vite e anime spiegazzate.

Da qualche parte che non è qui e ora, che è qui e ora. 2013 – Maria A. Listur

 
“Happyness is not an ideal of the intellect but of the imagination”

E. Kant

With the innocence of the housewife that I am,
I arrange the iron board together with the registration of the voice of my favorite writer,
in his first lecture of 2013.
the presentation of the dean of the University that has the honor of hosting him starts while,
under my hand, a linen table cloth slides: I press, cancel each wrinkle of the texture,
I sprinkle, repress the flatiron pregnant with steaming heat… Vaporous.
I recreate the surface, where I have served delicacies inspired by my son.
Second presentation: a very good female professor of French tells about the desire of silence of him, quotes texts that I have held in my body,
that have supported me when the emptiness outside was matched to the one inside and that I whisper to my silence, in bastard translations.
I am listening with my hands occupied in the cotton towel,
old as much as my pregnancies but untouched and perfumed as much as my memory:
I press, follow the sound, notice the lack of bone vibrations in the sound of his voice,
I admire the mastery of the structure in a non-francophone person… I press.
Silence
I take in my hands a man shirt: “… the one I gave him for his graduation”, I am thinking,
I smell, savor the aroma and listen.
the sound of the dragging of the chair accompanies the arrival of my absent interlocutor,
he lets hear his breathing and the caress on the microphone that he adjusts to talk.
He says: “Thank you”.
He thanks the organization, the people, than he proposes three chants and three texts.
They all listen to the canticle.
Silence.
Then, he reads. I am not pressing anymore.
I sit to listen to that voice that adhere perfectly to the writing, to the music he plays, to the language he says, to the condition defined by him: “I am a reader”.
I sit in the vastness of my small house and cry of gratitude.
He doesn’t know.
He will never know that what he says, how he says it, from where he says it, goes through the soul of a woman that spends her life ironing the shirts of a traveller who inhabited her,
tablecloths of a thousand of lives and wrinkled souls.

Somewhere that is not here and now, that it is here and now. 2013 – Maria A. Listur

Memoria/Memory

Da mia madre, spesso perduta.
Da mio padre, ferrea e crudele.
Claudicante dal mio innamorato amico
– tale da rendermi amica innamorata –
Solerte quando serve.
Inaspettata nel suo bacio.
Corolla appassionata di sarcasmo.
Sapiente strascico ed ebbrezza.
Assolutamente inutile
quindi necessaria:
Nel corpo,
nell’anima,
nello sguardo.
Di chi esecra
quindi ama.

Ferita23

Cantare – L. F. 21 – Maria A. Listur

Mendoza, quando le foglie cadevano come se il tempo “contro cantasse”
2013 – Maria A. Listur

 

Memory

From my mother, often lost.
From my father, iron and cruel.
Halting from my friend in love
– so much to make me a friend in love –
Steadfast when it is necessary.
Unexpected in its kiss.
Passionate corolla of sarcasm.
Wise trailing and inebriation.
Absolutely useless
therefore necessary:
In the body,
in the soul,
in the glance.
Of whom execrate
therefore loves.

Mendoza, when the leaves would fall as the time “counter sang”
2013 – Maria A. Listur

“I sì e i no sono eternità che durano momenti/“Yeses and noes are eternities that last moments”

Antonio Porchia

-Le hanno detto che per accettare il suo manoscritto deve fare un colloquio?
-No.
-Ci scusi per non averla avvertita.
-Non ci sono problemi. Quando lo devo fare?
-Se lo desidera, anche adesso…
-Va bene.
-Con chi lo devo fare?
-Con me.
-Sono pronta.
-Bene. Da quando scrive?
-Da sempre.
-Le sue risposte non devono essere metaforiche, mi deve dire l’età.
-Non me lo ricordo. Ho confuso il disegnare con lo scrivere… Scrivo… disegno, da quando ho memoria.
-Età.
-Tre anni.
-Ma a quell’età non scriveva… Disegnava.
-Lettere.
-Quali?
-Quelle dell’alfabeto.
-Costruiva parole o frasi?
-Per me erano case, alberi… Poi ho capito che erano lettere…
-Costruiva parole?
-Alcune…
-Frasi?
-“Te quiero” “mami” “papi”, in spagnolo. Io amavo tanto la lettera “Q”….
-Frasi di più di due parole?
-Frasi con tante “Q”.
-Significato?
-Per me era il suono che veniva dal giardino, col tempo ho capito che si trattava del suono della scopa metallica che utilizzava il giardiniere mentre spazzava le foglie secche. Sicuramente era autunno…
-Semantica.
-Percussiva.
-Delle frasi con la “Q”?
-Le ripeto, la mia era una semantica percussiva… o pittorica…
-Allora lei non scriveva, scarabocchiava.
-Anche adesso.
-Questa è la stima che nutre per il suo manoscritto?
-La può anche chiamare distopia.
-Preferisco disistima.
-Spostamento?
-Verso dove?
-Verso un dire che non appartiene, soltanto, al segno.
-Si riferisce al segno delle lettere?
-Mi riferisco anche alla “S” che fa la sua bocca mentre cerca di catalogarmi.
-Cerco di comprendere da dove parte il desiderio di essere pubblicata.
-Vecchia vocazione per gli esami.
-Vuole o non vuole essere pubblicata?
-Sì, voglio.
-Non le prometto niente ma la leggerò con curiosità.
-In corrispondenza con “Sì, voglio”?

Roma, seme eterno, infinitamente nocciuolo. 2013 – Maria A. Listur

 

“Yeses and noes are eternities that last moments”

Antonio Porchia

-Have they told you that you have to do an interview for us to accept your manuscript?
-No.
-Sorry for not telling you.
-There is no problem. When should I do it?
-If you wish, now is doable…
-All right.
-Who I have to do it with?
-Me.
-I am ready.
-Well. How long have you been writing?
-All along.
-Your answers don’t have to be metaphorical, you have to tell me the age.
-I don’t remember. I used to confuse drawing with writing… I write… draw, since I can remember.
-Age.
-Three years.
-But at that age you did not write… You drew.
-Letters.
-Which ones?
-Those of the alphabet.
-Did you made words or sentences?
-To me they were houses, threes… Then I understood they were letters…
-You made words?
-Some…
-Sentences?
-“Te quiero” “mami” “papi”, in Spanish. I loved a lot the letter “Q”….
-Sentences of more than two words?
-Sentences with many “Q”.
-Meaning?
-To me it was the sound that came from the garden, in time I understood that it was the sound of the metal rake that the gardener used while he swept the dried leaves. It surely was autumn…
-Semantic.
-Percussive.
-Sentences with “Q”?
-I repeat, mine was a percussive… or pictorial semantic…
-Therefore you did not write, you scribbled.
-Now as well.
-This is the consideration you have towards your manuscript?
-You could also call it dystopia.
-I prefer disesteem.
-Repositioning?
-Where to?
-To a way of saying that doesn’t belong, merely, to the sign.
-Are you referring to the sign of the letters?
-I am also referring to the “S” that your mouth does while trying to classify me.
-I am trying to understand where does the desire of being published comes from.
-An old vocation for exams.
-Do you or do you not want to be published?
-Yes, I do.
-I am not promising anything but I’ll read with curiosity.
-In correspondence with “Yes, I do”?

Rome, eternal seed, infinitely kernel. 2013 – Maria A. Listur

Addii/Farewells

Quanto ti amo quando ti defloro.
Non crederai alla mia generosità!
Quanto ti sopporto quando ti aiuto.
Non tollererai la mia solidarietà!
Quanto t’insulto quando ti spalleggio!
Non reggerai la mia serenità!
Quanto ti strego quando t’incanto.
Non conoscerai la mia dignità!
Quanto ti abbatto quando rimango.
Non avrai la mia immortalità!

INVERSIONE-III-VII

Inversione 3/VII – 2013 – Maria A. Listur

Pienza. Quando i canti sembravano finali. Invece si ricominciava!
2013 – Maria A. Listur

 

Farewells

I love you so much when I deflower you.
You won’t believe my generosity!
I tolerate you so much when I help you.
You won’t bear my solidarity!
I insult you so much when I plump for you!
You won’t stand my serenity!
I bewitch you so much when I enchant you.
You won’t know my dignity!
I put you down so much when I stay.
You won’t have my immortality!

Pienza. When chants seemed final. But it was restarting instead!
2013 – Maria A. Listur

“L’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.”/“The eye doesn’t see things but figures of things that mean other things.”

Italo Calvino

I miei occhi sono degli attori fedeli; il mio orecchio attraversa la sala, dove sta per precipitare l’ego. Seduta a far finta di leggere, ascolto:

-Mi ripeta il cognome.
-Psoas.
-Scusi ma…
-PSOAS!
-Scusi, non era mia intenzione irritarla e che…
-Mi chiamo semplicemente PSOAS!
-Psoas?
-So di chiamarmi come un muscolo! Sorpresa?
-Sì ma, sono anche… Come dire…?
-Ho capito! Ho capito! Ora la smetta di giustificarsi!
-Guardi che non mi sto giustificando… Mi dispiace averla in qualche modo…
-E ora fa l’imbarazzata! Ma che cazzo!
-Scusi?
-Ahhhh la signorina non dice parolacce?
-La prego di modificare sia il tono sia il linguag…
-Ah ah ah! Dobbiamo essere rispettosi con la signorina tutta casa e famiglia del reverendissimo cazzo?
-Basta! La prego di smettere!
-La pre-go di ssss-me-tttte-reeee… Quanta paura per una piccola parola: caaaaa-zzzzzzooooo…
-Siamo in un luogo pubblico e non vorrei prendere…
-Il cazzo?
-Mi obbliga a chiamare dei collaboratori.
-Signorina UTERO non si alteri… Sto soltanto giocando…
-Il suo gioco è indisponente e aggressivo. Mi dice nome e cognome altrimenti chiamo il responsabile del corso!
-PSOAS!
-Fine.
-Ok Ok, la smetto.
-Nome?
-Muscolo.
-Cognome?
-Psoas.
-Mi vuole far ridere?
-No, voglio che mi senta.
-La sento.
-No, lei non mi sente, altrimenti non starebbe a scrivere, seduta storta, senza appoggiare co-rrrrre-tttta-men-te! le ossa del suo culetto e in più ha le gambe incrociate!!! È lei che non sta sentendo me!

La ragazza si raddrizza sulla sedia, sembra arrossita anche nella voce, riparte cercando un’impossibile naturalezza:

-Nome?
-S.
-Cognome?
-T.
-Ha prenotato oppure ha già regolato tramite bonifico?
-Sono uno degli insegnanti, quello che si occupa del muscolo psoas.
-Oddio mi scusi… mi scusi tanto!
-Ora mi permetti di dire cazzo?!

Milano, quando le nuvole teatralizzano piogge negate. 2013 – Maria A. Listur

 

“The eye doesn’t see things but figures of things that mean other things.”

Italo Calvino

My eyes are trustful actors; my ear crosses the room, where the ego is about to collapse. Seated pretending to read, I am hear:

-Please repeat your last name.
-Psoas.
-I am sorry but…
-PSOAS!
-I beg your pardon it wasn’t my intention to irritate you but…
-My name is simply PSOAS!
-Psoas?
-I know that is the same of a muscle! Surprised?
-Yes but, I am also… How can I say…?
-I understand! I understand! Stop excusing yourself!
-Look, I am not excusing myself… I am sorry if I have in some way…
-And now you pretend to be embarrassed! What the fuck!
-Excuse me?
-Ahhhh the lady doesn’t swear?
-Please I beg you to change either your tone or your languag…
-Ah ah ah! So we all have to be respectful with the fucking lady all heart and home?
-Stop it! I beg you!
-I bee-ggg yoooouuu to sss-toooo-ppp it… How fearful of a little word: fuuuuuu-cck…
-We are in a public place and I wouldn’t want to have to…
-Fuck?
-You are forcing to call my collaborators.
-Misses UTERUS don’t get mad… I am only joking…
-Your joke is irritating and annoying. You please tell me your name and last name or I’ll have to call the person in charge of the course!
-PSOAS!
-Nothing else.
-Ok Ok, I stop it.
-Name?
-Muscle.
-Last name?
-Psoas.
-You want to make me laugh?
-No, I want you to feel me.
-I do.
-No, you are not, otherwise you wouldn’t be writing, sitting all twisted, without leaning
coo-rrrrre-ctttt-ly! the bones of your little ass and plus you are crossing your legs!!! You are the one who is not feeling me!

The girl straightens up on the chair, she seems to be blushing even in the voice, starts again:

-Name?
-S.
-Last name?
-T.
-Have you booked or have you already paid through bank transfer?
-I am one of the teachers, the one who teaches about the psoas muscle.
-Oh God sorry… please excuse me!
-Now am I allowed to say fuck?!

Milan, when clouds dramatize neglected rains. 2013 – Maria A. Listur

Arte/Art

Il senso del tuo orizzonte
contrappone sollecita graffia.
Troppo tempo del nostro ieri
per far d’oggi una giornata.
Finisci adesso velocemente
di lambire queste labbra.
Smetti ora immediatamente
di mordere le mie altre labbra.
Intaglia follemente l’anima
quella del dire,
della marcia
nel sangue liberata;
a conti fatti:
spannata.

Mondi-2-7

Mondi – 2/VII – 2010 – Maria A. Listur

Roma, capace d’ispirare un tripudio di rinunce. 2013 – Maria A. Listur

 

Art

The sense of your horizon
it contrast advocates scratches.
Too much time of our yesterday
to make of today a whole day.
You finish now quickly
to skim these lips.
Stop now immediately
biting my other lips.
Curve foolishly the soul
that one of the word,
of the march
freed in blood
all summed up:
uncreamed.

Rome, capable of inspiring a jubilation of renunciations. 2013 – Maria A. Listur