Finestre/Windows

Ho visto Dio
seduto a terra,
intento a rollare.
Una sigaretta?

Verso le undici,
in giro per il giardino,
preso da bestiale rassegnazione
per la propria lettiera sporca.

A mezzogiorno, Oh mio dio!
L’ho fatto scuocere con i carciofi!
Per perdonarmi,
l’ho bevuto nel vino.

E mentre cade il sole, ecco che
stanco arido e spiumato,
emerge sonnolento tra i pini.
Non ha voglia di cinguettare.

Vorrei elargirgli del tabacco
o semi di zucca… Una tazza di latte?
Grazie al suo cielo rammento!
Dio non mangia dio…

È l’uomo che mangia sé stesso,
povero angelo smemorato.
Per un po’ di ambrosia virtuale,
per un po’ di successo…

Inversione-VI-VII

Inversione 6/VII – 2013 – Maria A. Listur

Siena si accende di tempi che,
nel riviverli, assolvono la morte.
2013 – Maria A. Listur

 

Windows

I saw God
seated on the ground,
dedicated in rolling.
A cigarette?

At about eleven,
around the garden,
all engrossed by beastly resignation
for his own dirty litter.

At noon, Oh my god!
I let him overcook with the artichokes!
To forgive myself,
I drunk it in the wine.

And while the sun falls, is it then that
tired arid and deplumed,
drowsy emerges among the pines.
He doesn’t want to tweet.

I would like to donate him some tobacco
or pumpkin seeds… A cup of milk?
Thanks to his heaven I recall!
God doesn’t eat god…

It’s the man who eats himself,
poor forgetful angel.
Just for some virtual ambrosia,
just for a little success…

Siena turns itself on of times that,
in reliving them, absolve death.
2013 – Maria A. Listur

“L’anima è la memoria che lasciamo.”/“The soul is the memory that we leave.”

Ambrogio Bazzero

Quando esco dalla stazione dei treni, le nuvole sono talmente perlacee da colpire i miei occhi obbligandomi a chinare il capo. Cerco di fare fuoco guardando per terra quando, nel mio quadrante, appaiono dei piedi marmorei dentro un infradito grigio antracite accompagnato da piedini rotondetti infilati in sandalini verde pastello. Punto lo sguardo in prospettiva di una persona piccola che devolve lo sguardo sorridendomi come se mi conoscesse. Dico “Buongiorno” e ottengo come risposta “Bogiono”. Mi srotolo verso l’alto per salutare il portatore dei sandali grigi. Ripeto “Buongiorno” e ottengo come risposta “Buongiorno Maria, le presento mia nipote Grazia, figlia di Gioia, la mia primogenita.” Sono invitata a salire su una macchina enorme, che come sempre, non so cosa sia né come si chiami, la trovo semplicemente enorme e la giudico un po’ inutile se non si ha una famiglia numerosa quanto una squadra di calcio… “Non capisco e perciò giudico”, penso mentre attraverso la zona che più amo della campagna senese. Guardo i rossi, i gialli, i dorati, i verdi: tutti irriproducibili dalla tavolozza pittorica… La mia immersione nel colore è interrotta da una vocina capace di sottrarre il mio sguardo dalla vorace bellezza del paesaggio “Nono, peché simo venuti pendede lei?” Il nonno mi guarda lateralmente, poi, dallo specchietto, si dirige verso la bambina: “Perché l’abbiamo invitata a vedere se può disegnare delle cose a casa” La vocina richiede ancora “E peché no venuto Chicco?” Io, m’infilo nel dialogo veloce e quasi sussurrando, verso il nonno dico “Chi è Chicco?” “L’autista, l’angelo di casa. Sta a nostro servizio da quando avevo vent’anni” La vocina dice “Nonno, peché?” “Perché cosa, tesoro?” Ridomanda il nonno. “Peché no venuto Chicco?” “Perché doveva portare tuo papà a prendere l’aereo, lo ricordi?” “Ti” Chiude soddisfatta il seme di fata.
Dopo un po’, mentre sfioriamo il giardino di Vico d’Elsa, la bambina emette un intenso segno sonoro, verso il lato vuoto del sedile posteriore, invitando al silenzio: “SHHHSSSSSS”. Lo ripete e poi dice “Tanchila nona… Tanchila…” Il nonno chiede “Tornata?” “Ti” risponde la bambina mentre si porta il dito indice della mano sinistra sulle sue labbra e con la testina voltata verso il vuoto invita “quel vuoto” a mantenere il silenzio.
Immagino. Qualcosa mi tiene ferma quasi immobile. Il nonno mi rassicura:
“La bambina sta più di là che di qua…”
“In quale senso?” domando.
“Sta in contatto con l’aldilà, con mia moglie morta qualche tempo fa…”
“E perché la fa tacere?”
“Non lo so… Glielo può chiedere.”
“Grazia, la nonna è preoccupata?”
“Ti.”
“Di cosa?”
“Della tintuta del nonno…” Lo dice e noto che il nonno non utilizza la cintura di sicurezza per guidare.
“Scusi, si può mettere la cintura?”
“Anche lei crede che questo mi salverà la vita?”
Non rispondo mentre lui si mette la cintura.
Mi volto verso la bambina per farglielo notare ma la bambina dorme. Il nonno dice:
“Ogni volta che mi comunica qualcosa si addormenta… Si rende conto la fatica che fa? Poverina… Che orrore essere così sensibile…”

Poggibonsi, tra foglie che non sanno di avere un tempo infinito, per cadere. 2013 – Maria A. Listur

 

“The soul is the memory that we leave.”

Ambrogio Bazzero

When I get out from the train station, the clouds are so pearly that they hit my eyes forcing me to bow my head. I try to focus watching the ground when, in my quadrant, marble like feet appear inside charcoal thong sandals accompanied by two rounded shape little feet inside little pastel green sandals. I focus my glance in perspective of a little person that devolves the glance smiling at me as she knew me. I say “Good morning” and I receive as a reply “Goo Moning”. I unfold towards the carrier of the grey sandals. I repeat “Good morning” and I get as a reply “Good morning Maria, this is my granddaughter Grazia, daughter of Gioia, my eldest.” I am invited to get in a huge car, that as usual, I neither know what it is nor the name, I just find it enormous and I judge a little useless if you don’t have a large family as much as a soccer team… “I don’t understand therefore I am judging”, I am thinking while passing through the area that I love the most in the Siena countryside. I look at the reds, the yellows, the golden, the greens: all irreproducible from the pictorial palette… My immersion in the color is interrupted by a little voice capable of taking my glance away from the voracious beauty of the landscape “Granpa, why we come pick up her?” The grandfather looks at me from the side, then, from the mirror, he goes towards the child: “Because we have invited her to see if she can draw some things in the house” The little voice asks more “And why Chicco not come?” I, quickly squeeze into the dialogue and almost whispering, towards the grandfather I say “Who is Chicco?” “The driver, the angel of the house. He has been at our service since I was twenty” The little voice says “Granpa, why?” “Why what, honey? The grandfather asks again. “Why Chicco not come?” “Because I had to bring your daddy to catch the plane, do you remember?” “Yep” The little fairy replies satisfied.
After a while, while we brush through the Vico d’Elsa garden, the girl makes a strong sonorous sign, towards the empty side in the back seat, inviting to be silent: “SHHHSSSSSS”. She repeats it and then says “No worry grandma… No worry…” The grand father says, “Is she back?” “Yep” the girl replies while she brings the index finger of her left hand on her lips and with her head turned towards the emptiness invites “that emptiness” to keep quiet.
I imagine. Something holds me steady almost immobilized. The grandfather reassures me:
“The girl is more there than here…”
“In what way?” I ask.
“She in contact with the afterworld, with my wife who died some time ago…”
“And why is she telling her to be quiet?”
“I don’t know… You can ask her.”
“Grazia, is grandma worried?”
“Yep.”
“About what?”
“About granpa belt…” She says it and I realize that her grandfather is not using the seatbelt to drive.
“Excuse me, could you fasten your seatbelt?”
“You also think that this will save my life?”
I don’t reply while he fastens the belt.
I turn towards the girl to show it to her but she is asleep. The grandfather says:
“Every time she communicates something she falls asleep… Do you realize how tiring it is? Poor child… How horrible it is to be so sensible…”

Poggibonsi, among the leaves that don’t know they have an infinite time, to fall. 2013 – Maria A. Listur

Ovunque/Everywhere

Espanso immanente sovrumano
lo sconosciuto infinito
si svela esauribile mezzo,
un punto.
Senza virgole per dare spazio,
vuoto d’aria e d’acqua smarrito
affastellato di scuse varie,
geme scomposto.
Stelle sistemi galassie universi
si ordinano in ogni linfa,
fedeli ora e dall’eterno:
resistono
sistemano
rimarginano
infine,
ricreano.

Inversione-V-VII

INVERSIONE 5/VII – 2013 – MARIA A. LISTUR

Mendoza-Buenos Aires,
sul percorso che mi ha insegnato la poetica degli addii.
2013 – Maria A. Listur

 

Everywhere

Expanded immanent superhuman
the unknown infinity
it unveils exhaustible means,
a point.
With no commas to give space,
empty of air and lost of water
tied up in various excuses,
groans disorderedly.
Stars systems galaxies universes
arrange in each lymph,
faithful now and since eternity:
resist
arrange
heal
in the end,
recreate.

Mendoza-Buenos Aires,
on the path that has taught me the poetic of farewells.
2013 – Maria A. Listur

Dipendenza/Dependency

-Non trovi che tradirti sia stata la cosa più facile da fare?
-Sono soltanto suo socio.
-Gli stavi proponendo un miglioramento.
-Sì.
-Associarsi a chi facilita la nostra realizzazione è tutto un impegno…
-Ti è mai capitato?
-Più volte.
-Mi dispiace tanto.
-La tua esperienza o la mia?
-Mi lamentavo della mia come riflesso della tua!
-Ti fa sentire meno solo?
-Gli specchi aiutano.
-Pena che si ripetano… Ma, alcune conoscenze sulle origini della nostra vita alleggeriscono certi dolori.
-Genesi?
-Embriologia.
-Da quale prospettiva?
-Terapia Craniosacrale Biodinamica.
-Hai qualcosa da leggermi?
-Certo, Michel Shea:

“Il campo della cosiddetta neuroscienza affettiva si occupa del processo di auto-regolazione dalle emozioni che nasce da una relazione, chiamata “attaccamento” tra la madre e il bambino, e che non è precostituito esclusivamente dalla struttura genetica del cervello del neonato. Oggi si sa che il cervello cresce e si sviluppa in relazione con la figura materna dal concepimento fino almeno all’adolescenza. La ricerca della relazione durante l’intera vita è quindi un impulso fondamentale negli esseri umani.
( … ) Nella pratica biodinamica è essenziale comprendere il principio della formazione di un’autonoma consapevolezza di testimone nella corteccia orbito-frontale nel neonato come funzione della relazione tra l’infante e la madre. Da questo sviluppo dipendono l’auto-regolazione delle emozioni e l’autonomia nella vita.”

-Ti dò la sensazione di essermi associato a un embrione?
-No. Penso che regolare l’attaccamento verso il tuo socio sia un grande lavoro quindi, soffri.
-In questa prospettiva dovrei augurargli di nascere…
-Io penserei piuttosto alla mia di nascita.

Roma, caleidoscopio rinnovato e maestro. 2013 – Maria A. Listur

 

Dependency

-Don’t you think that betraying you has been the easiest thing to do?
-I am only his associate.
-You were proposing him an improvement.
-Yes.
-To associate with who facilitates our realization it is a big commitment…
-Has it ever happen to you?
-Many times.
-I am very sorry.
-For my experience or yours?
-I was complaining about mine as a reflection of yours!
-Does it make you feel less alone?
-Mirrors do help.
-Too bad they repeat… But, some knowledge about the origins of our life lightens some sorrows.
-Genesis?
-Embryology.
-From which perspective?
-Biodynamic Craniosacral Therapy.
-Do you have anything to read me?
-Sure, Michel Shea:

“The field of the so called affective neuroscience deals with the process of auto-regulation of the emotions that it is born from a relation, called “attachment” among the mother and the baby, and that it is not pre originated exclusively by the genetic structure of the brain of the newborn. Today it is known that the brain grows in relation with the mother figure from conception until adolescence at least. Therefore the search for the relation during the whole life is a fundamental impulse in human beings.
( … ) In the biodynamic practice it is essential to understand the principle of the formation of an independent awareness of testimony in the orbitofrontal cortex in the newborn as a function of the relation between the infant and th
e mother. Self-regulation of the emotions and independence in life depend on this development.”

-Am I giving you the impression that I am associated with an embryo?
-No. I think that to regulate the attachment to your associate is a big job therefore, you suffer.
-In this perspective I should wish him to be born…
-I’d rather think about my own birth.

Rome, renewed kaleidoscope and main. 2013 – Maria A. Listur

Cosmogonia/Cosmogony

Il firmamento sa quel che voglio,
anche quando l’io ignora.
Falegname d’ogni giorno,
infermiere premuroso,
di ogni alba, panettiere
del crepuscolo, tisaniere.

Il cielo sa quel che voglio
ogni stella lo conferma.
La coscienza rantola, indietreggia:
crogiuolo pieno d’ignoranza!
Per fortuna ho l’inconscio:
attento servo, siderale.

MLV-7
Ritratti – ML Danze 2/VII – Maria A. Listur

Roma, somigli alle ghirlande rimaste appese dopo le grandi feste.
2013 – Maria A. Listur

 

Cosmogony

The firmament knows what I want,
even when the self ignores it.
Carpenter of each day,
attentive nurse,
of each dawn, baker
of the twilight, infusion maker.

The sky knows what I want
each star confirms it.
Conscience wheezes, moves back:
crucible full of ignorance!
Good thing that I have the unconscious:
attentive servant, sidereal.

Rome, you seem like the garlands still hanged after the festivities.
2013 – Maria A. Listur

“Parlano poco per essere amici, troppo per essere innamorati.”/“They talk too little to be friends, too much to be in love.”

Dino Basili

-Sembrano perle…
-Per lui sono più dei diamanti!
-Esagerata!
-Non esagero, te lo posso dimostrare.
-Ti credo… Mi sorprende la sopravvalutazione…
-Quale sopravvalutazione?
-Va bene che è prezioso ma non confondiamoci!
-Per lui sono più dei diamanti!
-Appunto! Il che vuol dire che non conosce i diamanti…
-Proprio perché li conosce, considera il diamante qualcosa di morto, cosa che “le sue perle”, non sono…
-Di lui non me ne importa niente! Invece tu, cosa pensi dei suoi regali?
-Li trovo bellissimi.
-E non sei stanca di ricevere la stessa cosa ogni settimana?
-No.
-Hai sempre dichiarato una certa noia verso le ripetizioni.
-Questa non è una ripetizione come non lo è uno stornello ben scritto.
-Ah! Ecco la sua frase! E di chi è questa?
-Di nessuno. Mi è venuta in mente in questo momento.
-Ti sei innamorata!
-Di chi?
-Del Signore delle Perle!
-Ma che dici? Lo sai che non m’innamoro mai!
-Invece sei innamorata…
-No… Te lo avrei detto.
-Sì, certo… Se non fossi arrivata nel momento della consegna, non avrei mai saputo che avevi uno spasimante!
-Non l’avresti saputo perché non si tratta di uno spasimante.
-Perché non dici che lo stai sottovalutando?
-Perché lo stai difendendo senza conoscerlo?
-Perché ti adoro ma ti considero una donna perfida!
-Allora fatti curare perché non capisco come fai ad adorarmi!
-Dai… Dimmelo che ti piace un po’…
-Non posso. Non mi piace.
-Però ti piacciono i suoi regali!
-Si tratta di una collaborazione.
-In quale senso?
-Controllo di qualità.
-Ah!
-Potresti anche tu diventare una “tester”!
-Quando?
-Adesso. Oggi proviamo quelle che lui chiama “Le Perle Nere”!
-Ci vuole molto?
-E sì, il riso nero è il più delicato e duro da cucinare ma col mio sistema e con la sua qualità tireremo fuori un “Tappetto Nero al profumo d’Arancio” che ti sconvolgerà la percezione.

Tour, con la volontà d’ignorare le ombre anche quando il sole del crepuscolo le rende afferrabili. 2013 – Maria A. Listur

 

“They talk too little to be friends, too much to be in love.”

Dino Basili

-They look like pearls…
-To him they are more than diamonds!
-Exaggerated!
-I am not exaggerating, I can prove it to you.
-I believe you… The overestimation surprises me…
-What overestimation?
-It is precious all right, but lets not get confused!
-To him they are more than diamonds!
-Exactly! And that means that he doesn’t know diamonds…
-It is because he knows them, he considers diamond something dead, and “his pearls”, are not…
-I don’t care about him! But you, what do you think about his presents?
-I find them beautiful.
-Aren’t you tired of receiving the same thing every week?
-No.
-You have always declared a sort of boredom towards repetitions.
-That is not a repetition as it is not a well-written folk song.
-Ah! Here comes the phrase! And whose is this one?
-Nobody’s. I just thought of it right in this moment.
-You are in love!
-With whom?
-With the man of the pearls!
-What are you talking about? You know I never fall in love!
-You are in love instead…
-No… I would have told you.
-Yes, sure… If I hadn’t arrived in the time of the delivery, I would have never known that you have a pretender!
-You wouldn’t have known it because it is not about a pretender…?
-Why don’t you say that you are underestimating him?
-Why are you defending him without knowing him?
-Because I adore you but I think you are a wicked woman!
-Then have yourself cured because I don’t understand how can you adore me!
-Come on… Just tell me that you like him a little…
-I can’t. I don’t like him.
-But you do like his presents!
-It is a collaboration.
-In which way?
-Quality control.
-Ah!
-You could also become a “tester”!
-When?
-Now. Today we try those that he calls “The Black Pearls”!
-Does it take long?
-Well yes, black rice is the most delicate and hard to cook but with my system and with its quality we are going to have a “Black Carpet Orange scented” that will perturb your perception.
Tour, with the will of ignoring the shadows even when the sun of the twilight makes them possible to grab. 2013 – Maria A. Listur

Illimitata/Limitless

Sovente sono i silenzi a parlare:
danno spazio alle memorie,
lanciano ponti ai linguaggi,
annodano parole,
portano frasi.
Falsamente.
Quelli che eravamo,
trascinano
l’ieri
l’avant’ieri
l’altro ieri
ancora prima.
È àncora, la notte dei tempi.

Dettaglio-DesideraRouge
Dettaglio Sideral Rouge – 2010 – Maria a. Listur

Su un aereo,
quando l’amore mi salta tra le labbra
come fosse una rosa,
con le sue spine e tutto il fogliame.
2013 – Maria A. Listur

 

Limitless

Often the silences are the ones to talk:
they give space to memories,
throw bridges to the languages,
bind words,
carry sentences.
Falsely.
What we were,
they drag
the yesterdays
the day before
the day before yesterday
and before.
It’s anchor, the dawn of time.

On a plane,
when love jumps on my lips
as if it was a rose,
with its thorns and all its foliage.
2013 – Maria A. Listur

Angolo di rigore/Penalty Corner

-Manca carne. Vero?
-Non ti devi giustificare.
-Non mi sto giustificando.
-Non è una scelta inconsapevole…
-E che scelta sarebbe?
-Sento che hai pensato prima di scegliere.
-Pensato?
-Sì. Ragionato.
-Stai separando il corpo dalla mente?
-Stai ragionando col corpo?
-Si tratta di un tutt’uno… O no?
-Non puoi negare che alcune volte il corpo sceglie qualcosa che la mente non sa.
-O che il corpo esegue qualcosa che è mente.
-Stiamo cadendo in un dialogo bizantino e volevo soltanto dirti che sento la tua “mancanza di carne” come una scelta ben precisa, ragionata e che, anche non condividendola, l’accetto.
-Grazie ma, non ho scelto.
-Non hai scelto?
-No.
-Ti sei trovata a essere così? Punto e basta?
-Sì.
-Tutto corpo?
-Sì.
-Sembra un po’ rudimentale…
-Arcaico?
-Elementare.
-Ignoranza?
-Tu non puoi ignorare il piacere della carne!
-Attilio Nicastro dice che “Non ci insegnano a defecare e nemmeno a scopare e la conoscenza del nostro perineo è un buco nero nel nostro cervello”. Io condivido…
-Non ti devi includere nel plurale maiestatis…
-Includo te.
-Io ho accettato la tua mancanza di carnalità! Ma, tu accetti il mio bisogno?
-Accetto e parafraso: anche il bacio è un buco nero nel cervello!
-Non era più facile dire che non ti è piaciuto il bacio?
-Non era più facile evitare di baciarmi?
-Perché non ti sei scostata?
-Perché non mi si è contratto il perineo!
-Che simpatica!
-Simpatica e fredda.
-Finta fredda.
-Soltanto con gli amici.

San Quirico d’Orcia. Mentre i platonici crollano dagli alberi. 2013 – Maria A. Listur

 

Penalty Corner

-It’s missing flesh. Right?
-You don’t have to justify.
-I am not justifying.
-It is not an unaware choice…
-And what kind of choice would it be?
-I feel that you have thought about it before choosing.
-Thought?
-Yes. Reflected.
-Are you separating the body from the mind?
-Are you reflecting with your body?
-It’s a whole… Or not?
-You can’t deny that sometimes the body chooses something that the mind doesn’t know.
-Or that the body does something that is mind.
-We are falling into a Byzantine dialog and I just wanted to tell you that I feel your “lack of flesh” as a very precise, reasoned choice and that, even if I don’t agree with it, I accept it.
-Thanks but, I haven’t chosen.
-You haven’t chosen?
-No.
-You just find yourself being like this? That’s that?
-Yes.
-All body?
-Yes.
-It seems a little rudimentary…
-Archaic?
-Basic.
-Ignorance?
-You can’t ignore the pleasure of the flesh!
-Attilio Nicastro says that “They don’t teach us to defecate and not even to fuck and the comprehension of our perineum is a black hole in our brain”. I agree…
-You don’t have to include yourself in the pluralis maiestatis…
-I am including you.
-I have accepted your lack of carnality! But, do you accept my need?
-I do and I paraphrase: even the kiss is a black hole in the brain!
-Wasn’t it easier to say that you didn’t like the kiss?
-Wasn’t easier to avoid kissing me?
-Why didn’t you move away?
-Because the perineum didn’t contract!
-How nice!
-Nice and cold.
-You are acting cold.
-Only with friends.

San Quirico d’Orcia. While the Platonists collapse from the trees. 2013 – Maria A. Listur

Come farfalla/Like Butterfly

Non conosco il privilegio
d’incarnare le piume.
Gli amori non amo
neanche i rapaci.
Il vento mi sfrutta
la bellezza mi spinge.
Lo scricchiolare dei veli
per ali trattengo.
Dal Valery m’allontano,
preferiva gli uccelli:
le piume,
le lettere,
il destino!
Senza rimpianti
il guscio,
dimentico.
Nel prossimo fiore
un nido prometto:
impossibile,
fallace,
poetico.
Vivo!

MLV-7
Ritratti – ML Ombre 7/VII – Maria A. Listur

Roma, m’ispiri freschezze nascoste in altrettanti addii.
2013 – Maria A. Listur

 

Like Butterfly

I don’t know the privilege
of embodying the feathers.
the loves I don’t love
not even the rapacious one.
The wind exploits me
beauty pushes me.
The crackling of the veils
for wings I hold.
From Valery I distance myself,
it preferred the birds:
the feathers,
the letters,
the destiny!
No regrets
the shell,
I forget.
In the next flower
I promise a nest:
impossible,
fallacious,
poetic.
Alive!

Rome, you inspire me hidden freshness in likewise farewells.
2013 – Maria A. Listur