“L’anima è la memoria che lasciamo.”/“The soul is the memory that we leave.”

Ambrogio Bazzero

Quando esco dalla stazione dei treni, le nuvole sono talmente perlacee da colpire i miei occhi obbligandomi a chinare il capo. Cerco di fare fuoco guardando per terra quando, nel mio quadrante, appaiono dei piedi marmorei dentro un infradito grigio antracite accompagnato da piedini rotondetti infilati in sandalini verde pastello. Punto lo sguardo in prospettiva di una persona piccola che devolve lo sguardo sorridendomi come se mi conoscesse. Dico “Buongiorno” e ottengo come risposta “Bogiono”. Mi srotolo verso l’alto per salutare il portatore dei sandali grigi. Ripeto “Buongiorno” e ottengo come risposta “Buongiorno Maria, le presento mia nipote Grazia, figlia di Gioia, la mia primogenita.” Sono invitata a salire su una macchina enorme, che come sempre, non so cosa sia né come si chiami, la trovo semplicemente enorme e la giudico un po’ inutile se non si ha una famiglia numerosa quanto una squadra di calcio… “Non capisco e perciò giudico”, penso mentre attraverso la zona che più amo della campagna senese. Guardo i rossi, i gialli, i dorati, i verdi: tutti irriproducibili dalla tavolozza pittorica… La mia immersione nel colore è interrotta da una vocina capace di sottrarre il mio sguardo dalla vorace bellezza del paesaggio “Nono, peché simo venuti pendede lei?” Il nonno mi guarda lateralmente, poi, dallo specchietto, si dirige verso la bambina: “Perché l’abbiamo invitata a vedere se può disegnare delle cose a casa” La vocina richiede ancora “E peché no venuto Chicco?” Io, m’infilo nel dialogo veloce e quasi sussurrando, verso il nonno dico “Chi è Chicco?” “L’autista, l’angelo di casa. Sta a nostro servizio da quando avevo vent’anni” La vocina dice “Nonno, peché?” “Perché cosa, tesoro?” Ridomanda il nonno. “Peché no venuto Chicco?” “Perché doveva portare tuo papà a prendere l’aereo, lo ricordi?” “Ti” Chiude soddisfatta il seme di fata.
Dopo un po’, mentre sfioriamo il giardino di Vico d’Elsa, la bambina emette un intenso segno sonoro, verso il lato vuoto del sedile posteriore, invitando al silenzio: “SHHHSSSSSS”. Lo ripete e poi dice “Tanchila nona… Tanchila…” Il nonno chiede “Tornata?” “Ti” risponde la bambina mentre si porta il dito indice della mano sinistra sulle sue labbra e con la testina voltata verso il vuoto invita “quel vuoto” a mantenere il silenzio.
Immagino. Qualcosa mi tiene ferma quasi immobile. Il nonno mi rassicura:
“La bambina sta più di là che di qua…”
“In quale senso?” domando.
“Sta in contatto con l’aldilà, con mia moglie morta qualche tempo fa…”
“E perché la fa tacere?”
“Non lo so… Glielo può chiedere.”
“Grazia, la nonna è preoccupata?”
“Ti.”
“Di cosa?”
“Della tintuta del nonno…” Lo dice e noto che il nonno non utilizza la cintura di sicurezza per guidare.
“Scusi, si può mettere la cintura?”
“Anche lei crede che questo mi salverà la vita?”
Non rispondo mentre lui si mette la cintura.
Mi volto verso la bambina per farglielo notare ma la bambina dorme. Il nonno dice:
“Ogni volta che mi comunica qualcosa si addormenta… Si rende conto la fatica che fa? Poverina… Che orrore essere così sensibile…”

Poggibonsi, tra foglie che non sanno di avere un tempo infinito, per cadere. 2013 – Maria A. Listur

 

“The soul is the memory that we leave.”

Ambrogio Bazzero

When I get out from the train station, the clouds are so pearly that they hit my eyes forcing me to bow my head. I try to focus watching the ground when, in my quadrant, marble like feet appear inside charcoal thong sandals accompanied by two rounded shape little feet inside little pastel green sandals. I focus my glance in perspective of a little person that devolves the glance smiling at me as she knew me. I say “Good morning” and I receive as a reply “Goo Moning”. I unfold towards the carrier of the grey sandals. I repeat “Good morning” and I get as a reply “Good morning Maria, this is my granddaughter Grazia, daughter of Gioia, my eldest.” I am invited to get in a huge car, that as usual, I neither know what it is nor the name, I just find it enormous and I judge a little useless if you don’t have a large family as much as a soccer team… “I don’t understand therefore I am judging”, I am thinking while passing through the area that I love the most in the Siena countryside. I look at the reds, the yellows, the golden, the greens: all irreproducible from the pictorial palette… My immersion in the color is interrupted by a little voice capable of taking my glance away from the voracious beauty of the landscape “Granpa, why we come pick up her?” The grandfather looks at me from the side, then, from the mirror, he goes towards the child: “Because we have invited her to see if she can draw some things in the house” The little voice asks more “And why Chicco not come?” I, quickly squeeze into the dialogue and almost whispering, towards the grandfather I say “Who is Chicco?” “The driver, the angel of the house. He has been at our service since I was twenty” The little voice says “Granpa, why?” “Why what, honey? The grandfather asks again. “Why Chicco not come?” “Because I had to bring your daddy to catch the plane, do you remember?” “Yep” The little fairy replies satisfied.
After a while, while we brush through the Vico d’Elsa garden, the girl makes a strong sonorous sign, towards the empty side in the back seat, inviting to be silent: “SHHHSSSSSS”. She repeats it and then says “No worry grandma… No worry…” The grand father says, “Is she back?” “Yep” the girl replies while she brings the index finger of her left hand on her lips and with her head turned towards the emptiness invites “that emptiness” to keep quiet.
I imagine. Something holds me steady almost immobilized. The grandfather reassures me:
“The girl is more there than here…”
“In what way?” I ask.
“She in contact with the afterworld, with my wife who died some time ago…”
“And why is she telling her to be quiet?”
“I don’t know… You can ask her.”
“Grazia, is grandma worried?”
“Yep.”
“About what?”
“About granpa belt…” She says it and I realize that her grandfather is not using the seatbelt to drive.
“Excuse me, could you fasten your seatbelt?”
“You also think that this will save my life?”
I don’t reply while he fastens the belt.
I turn towards the girl to show it to her but she is asleep. The grandfather says:
“Every time she communicates something she falls asleep… Do you realize how tiring it is? Poor child… How horrible it is to be so sensible…”

Poggibonsi, among the leaves that don’t know they have an infinite time, to fall. 2013 – Maria A. Listur

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