Il segreto del fuoco/The Secret of Fire

La prima pioggia fredda di Roma arriva in mezzo alla lettura di una dedica fatta a lei, tanto tempo fa. Le fa nascere un’evocazione nelle lettere di Pablo Neruda: “… quelli d’allora non siamo più gli stessi…”. Evoca per volare dalla sua piccola libreria infinita, da dove sono partite tutte quelle parole e segni diventati il suo corpo. Oramai non sa se gli è impossibile trattenere i libri che hanno compiuto le loro funzioni d’insegnamento, educazione, ispirazione, sentimento, ecc., oppure tutto quello che ha letto è talmente suo che non ha bisogno di bloccare i libri negli scaffali delle case che abita…
Il dubbio la porta alla finestra e dalla finestra vola verso la libreria del padre. Ancora una volta, collega la pagina sempre più sottile che è diventata a quel foglio vergine che fu.

Suo padre sapeva assentarsi attraverso la lettura; non soltanto dalle persone che aveva intorno quanto dallo stesso libro che stava leggendo e senza mai perdere il filo della lettura. Lui riusciva a mantenersi fedele ai segni e al loro significato, alle pause, a quello che arrivava dalla stanza accanto oltre il muro fatto di libri, al fischiettio dei passerotti sul giardino.
Ogni tanto il padre interrompeva la lettura per commentare quello che leggeva. Spesso lo faceva mentre lei saliva la scala della libreria verso i libri “del cielo” come li immaginava quando ancora credeva che i segreti familiari o le storie proibite si nascondessero in alto!:
-“Senti come canta il nuovo pappagallino!” E aggiungeva, recitando: “Non inseguire chi fugge, non vivere in pena, soffri con animo fermo, sopporta, resisti.” “Questa è di Gaio Valerio Catullo”.
Alla richiesta della sua cameriera:
-“Limone o latte Signore?”
Rispondeva senza alzare lo sguardo dal libro:
-“Latte e le dica alla Signora di lasciare in pace il nostro veterinario perché quello che ha Minina (la nostra gatta) è un attacco di malinconia…”.
Lei scendeva con un immaginato tesoro di perversioni e lui diceva:
-“Inutile cercare così in alto… troverai soltanto polvere… prova dietro di me, ho lasciato qualche dizionario, scegli una parola e scrivi un racconto, poi me lo leggi e se sopporta il fuoco potremo dire di aver scritto bene!”
Bruciarono insieme milioni di pagine.
Grazie a lui imparò a non afferrarsi a quello che ama, grazie a lui lasciò andare dediche dove si dice di lei quello che vorrebbero essere quelle persone che le hanno scritte. Il padre e la lettura della libreria della vita, le insegnarono a ridere dei complimenti, a sapere che essere colti è un dettaglio rispetto alla bellezza fisica e chi dice il contrario, non sa cosa sia essere bella (secondo quei canoni che aprono le porte e facilitano i letti!). “Bella, colta e ricca è uno spasso ma prova a non crederci perché già dovrai caricare con ciò che di te crederanno gli altri…” Le diceva ridendo mentre la emancipava legalmente a quindici anni. Grazie a lui, imparò a godere delle menzogne ben intenzionate, ad accompagnare chi piange e crede nel proprio pianto, a chi ride credendo di far ridere e soprattutto a leggere la libreria della vita sapendo che lo scaffale più in alto conserva la bellezza della morte, quella di tutti i giorni.

Scende alla sua piccola libreria e trova un altro libro con un’altra dedica di riconoscimento. Sente, dentro il petto, la voce della madre:
-“Io non so se tutta questa lettura ti sta facendo diventare più intelligente o più sola… Qualunque cosa sia sarà responsabilità di tuo padre!”

 

The Secret of Fire

The first cold rain of Rome arrives in the middle of the reading of a dedication written for her, long time ago. It arises in her an evocation of Pablo Neruda’s letters: “… those that we were then we are not the same…”. She evokes to fly from her small infinite library, from where all those words and signs that became her body left. By now she doesn’t know if it is impossible for her to hold on to the books that have accomplished their purpose of teaching, educating, inspiring, feeling, etc., or if all that she has read is so much hers that she doesn’t need to block the books on the shelves of the houses she inhabits…
The doubt brings her to the window and from the window she flies to her father’s library. Once again, she connects the more and more thin page that she has become to that virgin sheet that she used to be.

Her father used to know how to be absent through reading; not only from the people he had around but from the same book that he was reading as well without ever losing the thread of the reading. He was able of keeping himself faithful to the signs and their meaning, to the pauses, to what it was coming from the next room beyond the wall made of books, to the chirping of the little sparrows of his garden.
Every now and then the father would interrupt his reading to comment what he read.
He would often do it while she was climbing the library’s ladder towards the books of “the sky” as she used to imagined when she still believed that the family secrets or the forbidden stories would hide in high!:
-“Listen to how the new parakeet sings!” And he’d add quoting: “Do not follow who runs away, do not live in sorrow, suffer with a steady soul, endure, resist.” “This is by Gaius Valerius Catullus”.
To the request of his maid:
-“Lemon or milk Sir?”
He’d replied without glancing up from the book:
-“Milk and tell Madame to leave the veterinary alone because what Minina (our cat) has is an attack of melancholy…”.
She would come down with an imaginary treasure of perversions and he would say:
-“It is useless to search so high… you’ll just find dust… try behind me, I have left some dictionaries, choose a word and write a story, then read it to me and if it stands the fire we could say that we wrote well!”
Together they burnt millions of pages.
Thanks to him she learned not to hold on to what she loves, thanks to him she did let go dedications where it is said about her what those persons who wrote it would like to be. Her father and the reading of the library of life, have taught her to laugh at the compliments, to know that being cultured it is a detail compared to the physical beauty and who says it differently, doesn’t know what to be beautiful means (according to those standards that opens doors and facilitates beds!). “Beautiful, cultured and rich it’s blast but try not to believe in it because you’ll have already to bear what people will think of you…” He would tell her while he was legally emancipating her at fifteen years old. Thanks to him, she learned to enjoy the well intentioned lies, to accompany who cries and believes in his/hers cry, to laugh to those who believe that they were making laugh and above all to read the library of life knowing that the highest shelf preserves the beauty of death, every day’s one.

She climbs down to her small library and finds another book with another dedication of recognition. She feels, in her chest, the voice of her mother:
-“I don’t know if all this reading is making you more intelligent or more lonesome… Whatever it will be it is going to be your father’s responsibility!”

Paris, where the sky can be touched in the puddles. 2013 – Maria A. Listur

Parigi, dove il cielo si può toccare nelle pozzanghere. 2013 – Maria A. Listur

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