“Nell’amore di gruppo c’è almeno il vantaggio che uno può dormire.”/“In group love there is at least the vantage that one can sleep.”

Ennio Flaiano

Scivola dalle mani come la vita quando mi è stata più vita: nell’umidità del sesso, nel parto ben respirato, negli allattamenti semplici; come quando da bambina riuscivo a sciogliermi dalla mano adulta che mi accompagnava.
Scorre mentre aumenta il turgore e la larghezza.
Lui suggerisce delicatamente:
-“Non chiudere troppo! Mantieni una certa apertura della mano… Senza troppa forza…”
Io rispondo con quella mia pelle di sei anni, assottigliata a ceffoni:
-“Perché mi guardi? Non vedi che m’inibisco?”
-“Non ti guardo, ti controllo.”
Non rispondo ma, penso: “Peggio mi sento!”. Contemporaneamente, la mia mano destra sta cercando di imporre, a un pezzo di gres, l’inarrestabile volontà di trasformarsi in “manico”… E ci riesco! Tra le mie mani appare una forma discreta, anzi, poco orribile…
Lui, con un sorriso compiaciutamente ceramico, dice:
-“Fanne altri, questo è troppo sottile…”
Divago nel silenzio associativo: “Che cosa è piccola? La cosa? Che cosa è grande? La mano?” Ordino:
-“Non stare a guardarmi…”
-“Io guardo tutti!” afferma.
Penso senza rispondere: “Ognuno però sente lo sguardo individualmente…” Evito il mio lato provocatorio. Evito perché mi distrae parlare, ascoltare parlare, commentare. Evito e ritorno con le mani al manico. Faccio altri tre, nessuno mi piace. Gli chiedo dove stia il difetto, lui risponde:
-“Perché ti ostini a cercare difetti?”
Penso e non rispondo: “Perché sono qui per imparare…”. Semplicemente chiedo:
-“Mi puoi spiegare come si attacca?”
M’insegna la tecnica. Attacco il manico a una brocca somigliante a un palloncino sgonfio, la regalerò a un amico cosmicosensoriale, uno che sente l’ambiente come fossero le sue viscere, non tanto perché è bella quanto perché è la prima, la forma dell’innocenza.

Dopo qualche giorno la smalto, il maestro la cuoce, io l’incarto e la regalo.
Mentre vedo gli occhi allegri dell’amico, mi chiedo:
“Come mai si rallegra tanto? Sentirà gli anni percorsi nel farla? Qualche colpo? Le misure altrui? L’arte del tocco scivoloso tanto somigliante al gusto di fare manici?”. Lui carezza la brocca e dice:
-“La starei a toccare tutto il giorno!”

Roma, sollevata nelle arti; anche quelle più conosciute. Ultima domenica del 2013 – Maria A. Listur

 

“In group love there is at least the vantage that one can sleep.”

Ennio Flaiano

It slips from the hands like life when it turned more than life: in the humidity of sex, in the childbirth well breathed, in the simple breast feeding; as when as a child I managed to untangle from the adult hand that was holding me.
It slides while the turgidity and the width increases.
He delicately suggests:
-“Don’t close it too much! Keep some sort of opening of your hand… Without too much strength…”
I reply with that skin of mine of six years of age, made thin by slaps:
-“Why do you watch me? Don’t you see that it inhibits me?”
-“I am not watching you, I am controlling you.”
I don’t reply but, I think: “Even worse!”. At the same time, my right hand is trying to impose, to a piece of porcelain gres, the unstoppable willing of becoming a “handle”… And I manage! Between my hands a discreet form, almost, not so horrible, appears.
He, with a smile pleasingly ceramical, says:
-“Made some others, this is too thin…”
I wander from the associative silence: “What is it small? The thing? What is it big? The hand?” I order:
-“Don’t watch…”
-“I watch everybody!” I affirm.
I reply without thinking: “Everyone feels the glance individually though…” I avoid my provocative side. I avoid because it distract me to talk, listening talking, comment. I avoid and go back with my hands to the handle. I made three more, I like none. I ask him where is the flaw:
-“Why do you insist in looking for the flaws?”
I think and do not reply: “Because I am here to learn…”. I simply ask:
-“Can you explain to me how it is attached?”
He teaches me the technique. I attach the handle to a carafe similar to a flat balloon, I will give it to a cosmicsensorial friend, One who senses the ambient as it was his own guts, not because it is beautiful but because it is the first, the form of innocence.

After few days I enamel it, the master cooks it, I wrap it and give as a present:
“How come he is so much delighted? Is he maybe feeling the years spent to make it? Some blow? The measures of someone? The art of the slippery touch so similar to the pleasure of doing handles?”. He caresses the carafe and says:
-“I would keep on touching it all day!”

Rome, lifted in the arts; even the more known ones. Last Sunday of 2013 – Maria A. Listur

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Percezione/Perception

Divora nei meandri delle sue proiezioni,
allude un sentire delle allodole
piegata al soggetto-oggetto
scivolosa, emotiva, spietata, sola.

Somiglia spesso a qualche affetto
di sbadataggine malato e perso
la si ascolta nella febbre viva di finzioni:
logorroica, misera, urlante, golosa.

Dovere è nutrirla insegnandole l’igiene,
evitare l’assalto alla dispensa
di quel sapere che chiamano coscienza.

La si dovrebbe pregare ancora, ora e sempre:
Lascia la presa! Siamo stanchi, più teneri,
maturi, dolci, morbidi… Quasi austeri.

Mondi-6-VII

Mondi – 6/VII – 2013 – Maria A. Listur

Roma, nata dietro l’angolo dove i baci sono eterni.
2013 – Maria A. Listur

 
Perception

It devours in the meanders of its own projections,
alludes a feeling of the larks
bended to the subject-object
slippery, emotional, ruthless, alone.

It often seems like some affection
of thoughtlessness sick and lost
It is listened in the fever alive with fictions:
long-winded, miserable, screaming, greedy.

The duty is to nourish it teaching it the hygiene,
avoid the attack to the pantry
of that knowledge that we call conscience.

It should be prayed again, now and forever:
Let it go! We are more tired, tenderer,
mature, sweet, soft… Almost austere.

Rome, born behind the corner where the kisses are eternal. 2013 – Maria A. Listur

Père Noël

Il primo assaggio lo ricordo a cinque anni:

-Prova… Sentirai che non ha corpo.
-Mmmm…
-La pelle è troppo grossa. Prova questo.
-Dolce…
-Si dice “vaporoso”.
-Papà… Posso provare altro?
-Certo! Devi comprendere le differenze!

Non capivo profondamente cosa volesse dire e non mi piacevano… Tuttavia, mi sacrificavo inconsapevolmente, confondevo desiderio d’essere amata con approvazione. Ed ero felice.
Ora so che se non avessi sacrificato gioiosamente la mia infanzia al servizio della vecchiaia di mio padre, non l’avrei conosciuto. Non avrei portato con me e in me la memoria dei suoi gusti, le sue sfumature.
Lui non poteva seguire i ritmi di un essere nato sessanta anni dopo di lui, quindi, diventai “grande” in quel tempo in cui non sapevo tirare le somme… Nessuna somma.
La lezione più intensa per imparare l’amore nella sottrazioni del tempo, nella temperanza dei sentimenti,
guida e radice del dono che mi rese madre.

Accolgo:

-Festeggiamo Natale oggi!
-Oggi?
-E sì, poi tu partirai quindi, oggi è Natale per noi! Ci hanno regalato qualcosa che non hai mai assaggiato.
-Chi?
-G.
-Cibo giapponese?
-No. Assaggia… (Gli porgo il piatto; lui – con un gesto che ricorda la delicatezza dei due nonni – si serve, assaggia.)
-Squisito! E tu mamma? Non lo mangi?
-Certo. Lo mangio per mio padre. Lo faccio sentire alla memoria di lui che conservo nel corpo… Non mi piaceva sai? Non mi è mai piaciuto…
Mi sorride con la tenerezza delle persone che sanno qualcosa delle/sulle mancanze.
Mangiamo silenziosamente sotto la musica interiore dei sapori e della commozione: siamo grati. Siamo arrivati qua, dove qualsiasi parola scomoderebbe colui che in noi risuona.

Durante l’ultimo assaggio, mio figlio saltellava sotto il mio cuore:

-L’anno prossimo ricomprerò quello della scatola rossa.
-Sei sicuro?
-Non sono mai sicuro ma sembra sia il più spirituale.
-Spirituale?
-Sì, musicale…
-Musicale?
-Ti fa chiudere gli occhi del palato…
-Papà… Scrivo “scatola rossa”?
-“Panettone Rosso” e anche se io non dovessi esserci, riprovalo. E tu, quale preferisci?
-Io quello nella carta velina…
-Sicura?
-No… Hai ragione… Meglio il “Panettone Rosso”.
-Quello nella carta velina sembra vecchio.
-Ma è freschissimo!
-Sì, lo so… Però si può essere vecchio e comunque fresco… In ogni modo, la cosa imperdonabile è non avere stile!

Roma – Brasile. Non ci sono date per festeggiare, ci sono festeggiamenti per datare!
2013 – Maria A. Listur

 
Père Noël

My first tasting I remember at five years of age:

-Try…You’ll find that it has no mass.
-Ummm…
-The skin is too thick. Try this one.
-Sweet…
-We say “vaporous”.
-Daddy… Can I try another one?
-Sure! You have to understand the differences!

I didn’t deeply understand what he meant to say and I didn’t like them…Nevertheless, I would unconsciously sacrifice myself, I was confusing desire of being loved with approval. And I was happy. Now I know that if I hadn’t sacrificed my childhood at the service of my father’s old age, I wouldn’t have known him. I wouldn’t have brought with me the memory of his tastes, his nuances.
He could not follow the rhythms of a being born sixty years later than him, therefore, I became “big” in that time in which I was not able to take stock… No stock at all.
The most intense lesson to learn love in the subtraction of time, in the temperance of the sentiments, guide and root of the gift that made me mother.

I greet:

-Let’s celebrate Christmas today!
-Today?
-Well yes, you are leaving so, today is Christmas for us! We have received something that you have never eaten before.
-Who?
-G.
-Japanese food?
-No. Try… (I offer him a plate; he – with a gesture that reminds the refinement of his two grandfathers – helps himself, tastes.)
-Exquisite! And you mom? Don’t you eat it?
-Of course. I eat it for the memory of my father. I let the memory of him that I treasure in my body taste it… I never liked it you know? I have never liked it…
He smiles at me with the tenderness of those persons who knows something about/on missing.
We eat quietly under the interior music of the tastes and of the commotion: we are grateful. We have come this far, where any word would disturb he who in ourselves resounds.

During the last tasting, my son was jumping under my heart:

-Next year I am going to buy the one in the red box.
-Are you sure?
-I am never sure but it seems the most spiritual one.
-Spiritual?
-Yes, musical…
-Musical?
-It makes you close the eyes of the palate…
-Daddy… Shall I write “red box”?
-“Red Panettone” and even if I might not be here, try it again. And you, which one do you prefer?
-The one in the tissue paper…
-Sure?
-No… You are right… Better the “Red Panettone”.
-The one in the tissue paper seems old.
-But it’s very fresh!
-Yes, I know… But it can be old an fresh at the same time… In any case, the unforgivable thing is not to have stile!

Roma – Brazil. There are not perfect dates to celebrate, there are celebrations to date!
2013 – Maria A. Listur

Credere/Believing

Sarà vero il tremolio delle fiamme?
Troverai nel gesto la memoria?
Sarà possibile la parola che ho udito?
E la bocca ti farà qualche onore?
Sarà costante il ritmo nell’assenza?
Altre promesse evocheranno le tue labbra?
Sarà ammissibile salvare il ricordo?
Ogni piede ti guiderà verso il tuo passo?
Sarà necessario rifiutare la tua pena?

Affermare ferma
quanto onde d’acqua impongono
ogni oceano, ogni mare.
Attraversare versa
quanto ogni notte strega,
e fonda.

Sfere-1

Sfere I – 2013 – Maria A. Listur

Roma, quando i venti natalizi sono uragani di sentimenti.
2013 – Maria A. Listur

 

Believing

Is it true the flickering of the flames?
Will you find memory in the gesture?
Will it be possible the word I have heard?
And the mouth will do you some justice?
Will it be constant the rhythm in the absence?
Other promises will evoke your lips?
Will it be acceptable to save the memory?
Each foot will it guide you towards your step?
Will it be necessary to refuse the sorrow?

To affirm stops
as much as the waves of water impose
each ocean, each sea.
Crossing pours
as much as each night bewitches,
and founds.

Rome, when the Christmas winds are hurricane of feelings.
2013 – Maria A. Listur

“Destino e carattere sono due nomi del medesimo concetto.”/“Destine and personality are two names of the same concept.”

Hermann Hesse

-Mi sembra che non voglia accettare il tradimento.
-Trovo troppi limiti nel pensiero binario.
-Non può negare la pratica linguistica del bene e del male.
-No… Tuttavia provo a tenere conto del limite di questa parte del linguaggio globale…
-Quindi, secondo la sua prospettiva, non è stata tradita?
-Se sono in questo spazio è perché, la sua prospettiva, mi permette di mettere in discussione ogni cosa.
-Io parlo della sua.
-Sinceramente non mi sento tradita né in quanto donna, né in quanto amica.
-Questo è grave.
-Mi può spiegare?
-Sarebbe meglio che lei potesse dire: “Vorrei non sentirmi tradita” oppure “Penso di non essere stata tradita” ma… dire “Sento…”
-E questo sarebbe grave?
-Sì.
-Quindi, male?
-No. Grave.
-Mmm.
-Mmm.
-(Sospiro che potrebbe essere di sollievo oppure interrogatorio…)
-Cosa pensa?
-Non glielo posso dire. Mi vergogno…
-Ci provi.
-Guardi che non è un pensiero…
-Cosa è?
-Una delle mie uscite di sicurezza.
-Me la mostri, potrebbe essermi utile.
-Mi è venuta in mente la mia voce, i miei gravi, quanto mi rilassano.
-La sua uscita di sicurezza è la musica?
-No.
-Lo vuole dire?
-No.
-Intuisco.
-L’intuizione è parte della sua disciplina?
-La mia non è una disciplina, la mia è una pratica.
-Non mi ha risposto.
-L’intuizione è parte del nostro incontro.
-E con me sta praticando?
-Non lo so. Senza mettere da parte la sua capacità per capire l’avarizia e l’invidia degli essere umani… Vuole o non vuole discutere la possibilità di essere una donna invidiata e tradita?
-La mia uscita di sicurezza è la poesia.
-Quindi?
-Chissà che ai miei percorsi poetici sia necessario quello che lei chiama “tradimento”…
-Chissà che lei stia giustificando l’invidia e il tradimento senza tenere conto che il limitare la violenza verso di lei pone un limite alle violenze verso altri… Sono stato abbastanza poetico?
-Può spiegarmi cosa ha voluto dire con la parola “grave”?
-Profondo.

Assisi, dove sacro e profano materializzano corrispondenze. 2013 – Maria A. Listur

 

“Destine and personality are two names of the same concept.”

Hermann Hesse

-It seems to me that you don’t want to accept the betrayal.
-I find too many limits to the binary thought.
-You can’t deny the linguistic practice of good and evil.
-No… Nevertheless I try to keep in mind the limit of this part of the global language…
-Therefore, according to your perspective, you have never been betrayed?
-If I am in this space it is because, your perspective, allows me to call in to question every thing.
-I am talking about yours.
-Honestly I feel betrayed neither as a woman nor as a friend.
-This is serious.
-Can you explain?
-It would be much better if you could say: “I wish I wouldn’t feel betrayed” or “I think I haven’t been betrayed” but… to say “I feel…”
-And that is serious?
-Yes.
-Therefore, bad?
-No. Serious.
-Ummh.
-Ummh.
-(A sigh that could be of relief or interrogative…)
-What do you think?
-I can’t tell you. I am ashamed…
-Try.
-Look, it is not a thought…
-What is it?
-One of my emergency exits.
-Show it to me, it might be useful.
-My voice has come to my mind, my low tones, when they relax me.
-Your emergency exit is music?
-No.
-Do you want to say it?
-No.
-I see.
-Intuition is part of your discipline?
-Mine is not a discipline, it is a practice.
-You haven’t answer me.
-Intuition is part of our encounter.
-And are you practicing with me?
-I don’t know. Without putting aside your ability of understanding greed and envy of human beings… Do you or do you not want to discuss the chance of being an envied and betrayed woman?
-My emergency exit is poetry.
-So?
-Who knows if it is necessary to my poetic paths what you call “betrayal”…
-Might it be that you are justifying envy and betrayal without considering that by limiting the violence towards you, you are setting a limit to violence towards others… Am I being poetic enough?
-Can you explain to me what you meant to say with the word “serious”?
-Profound.

Royeaumont, where sacred and profane find place. 2013 – Maria A. Listur

Alcuni lo chiamano “Il Bambino”/Some call him “The Child”

Si offre radioso
anche nell’oblio dell’obbligo
quando la notte invidia il giorno
ogni mattina arrivata presto. Troppo.

Si scopre urlante
tra marmellate mammellari
nelle macchie della cioccolata
un po’ nella sberla senza le lacrime. Molte.

Si richiama muto
nell’avidità senza la fame
nella frenesia del puerile amore
nel morso all’anima. Irregolare.

Non conosce idioma neanche cultura
lo si trova ovunque, in ogni essere
di genere è tutti i generi
degenerati ma apocalittici. Atemporali.

Altrimenti sarebbe adulto
smetterebbe ogni richiesta
sfonderebbe quella membrana
sconfiggerebbe l’anacronistico. Assoluto.

Nouvelle-Vie-2

Nouvelle Vie II – 2013 – Maria A. Listur

Roma, scenario dionisiaco dove si travestono
le arti da parti.
2013 – Maria A. Listur

 

Some call him “The Child”

He offers himself radiant
even in the oblivion of the obligation
when the night envies the day
each morning arrived too soon. Too much.

He uncovers screaming
among mammary marmalades
among the spots of the chocolate
a bit in the slaps with no tears. Many.

He recalls mute
in the greed with no hunger
in the excitement of the childish love
in the bite of the soul. Irregular.

It doesn’t know idiom nor culture
it can be found anywhere, in each being
of genre and of all genres
degenerated but apocalyptic. Atemporal.

Otherwise he would be an adult
would stop each request
burst out of the membrane
defeat the anachronistic. Absolute.

Rome, Dionysian scenario where the arts disguise
in parts.
2013 – Maria A. Listur

Oggettistica/Items

-Quale oggetto della casa preferisce?
-I vassoi
-E della tavola?
-La tavola.
-Della piatteria?
-Le tazze
-Con o senza piatti?
-Secondo il cerimoniale.
-Si spieghi.
-Se si tratta della cerimonia del tè giapponese, la tazza giapponese non ha piatto, se invece si tratta del servizio europeo, amo la tazza con il piatto.
-E in mezzo al deserto?
-Non ci sono mai stata.
-Non sa cosa si perde!
-Mi basta quello della città.
-Nihilista?
-Sensibile.
-Tra gli indumenti cosa preferisce?
-Le mantelle.
-Lunghe o corte?
-Lunghe.
-E tra l’intimo?
-L’intimo.
-Deve scegliere.
-Lei separa?
-Posso andare per la vita senza reggiseno!
-Certo! Anch’io ma non perché non l’abbia comprato!
-Scelga.
-Niente.
-Abbiamo finito.
-Tutto qui il test?
-Stiamo cercando di definire il suo profilo in funzione del suo ruolo ma, non vogliamo invaderla troppo…
-E cosa viene fuori?
-Non glielo posso dire.
-Né ora né mai?
-Mai.
-Perché?
-Svelerebbe la nostra prospettiva di scambio.
-Lei dà per scontato che io non abbia capito?
-Non vorremo essere capiti facilmente…
-Da chi non ha dedicato la vita a leggere nelle paure delle persone…
-Lei l’ha fatto?
-Secondo lei?
-Credo lei sia un’artista con un senso di autonomia superiore a quello sopportabile nel e dal nostro gruppo…
-Pensi che alla prima domanda le stavo per rispondere “calici di cristallo ultrasottili”!

Tra Roma e Decima, in un parco che odora di stelle. 2013 – Maria A. Listur

 

Items

-Which object of the house do you prefer?
-The trays
-And about the tableware?
-The table.
-About the dishware?
-The cups
-With or without saucers?
-Depending on the ceremony.
-Explain yourself.
-If it’s a Japanese tea ceremony, the Japanese cup doesn’t have a saucer,
if it is the European set, I love the cup with the saucer
-And in the middle of the desert?
-I have never been there.
-You don’t know what you are missing!
-It’s enough for me the city desert.
-Nihilist?
-Sensible.
-Among clothes what do you prefer?
-The mantles.
-Long or short?
-Long.
-And among undergarments?
-The undergarments.
-You have to choose.
-Do you separate?
-I can go in life without a bra!
-Sure! Me too but not because I haven’t bought it!
-Choose.
-Nothing.
-We have finished.
-That’s it?
-We are trying to define your profile in function to your role but, we don’t want to invade you too much…
-And what is the result?
-I cannot tell you.
-Now or never?
-Never.
-Why?
-It would reveal our perspective of exchange.
-You are taking for granted that I haven’t understood?
-We don’t want to be easily understood…
-By who has dedicated a life reading in to the fears of people…
-Have you?
-What do you think?
-I believe that you are an artist with a sense of independence superior to the bearable in and from our group…
-Think about this, I was about to answer to the first question “ultrathin crystal chalices”!

Between Rome and Decima, in a park that smells like stars. 2013 – Maria A. Listur

Stima/Esteem

Questo lieve sapere del bacio
mi rinfresca mi possiede
mi dona!
La sua grazia, signore,
mi rinforza mi scolpisce
mi annoda!
Lei sostiene tutto sia possibile.
Io nego, schiudendo la bocca.
Lei vince, spoglio di gloria.
Io mi arrendo, senza la lotta.
Cosa facile donare la pelle,
quando in due,
anche nel passo,
lo stile, s’incontra…

Taglio-I

Taglio I – 2013 – Maria A. Listur

Lontano da ogni dove. 2013 – Maria A. Listur

 

Esteem

This soft knowledge of the kiss
refreshes me it possesses me
enhances me!
Your grace, sir,
strengthens me
binds me!
You affirm that everything is possible.
I deny it, unclenching my mouth.
You win, disrobed of glory.
I surrender, without the fight.
Easy thing to donate the skin,
when being two,
even in the step,
the style, meets…

Far from every place. 2013 – Maria A. Listur

Maschere/Masks

Raccontare incontri – per una donna ridanciana tale me –
è molto divertente, anche quando certi incontri fanno piangere…

Oggi e in questo caso, ogni premessa sembra superflua,
poiché spesso le immagini raccontano meglio delle parole
ma sono, per me, necessarie.
Provo a dare parola scritta a quello che mi viene incontro,
nella freschezza dell’amicizia:

Lei arriva al mio atelier con una serie di foto,
la figlia le ha trovate in una scatola a casa. Le posa sul pianoforte,
le poggia con quel suo modo delicato e dolce, discreto e deciso;
vuole che le veda in un altro momento.
Posa il pacchettino sorridendo,
dolce e malinconica, stanca e fiorita, sento il suo bisogno di riposo.
L’ho sempre trovata una tigre mascherata da donna.
La guardo con ammirazione pari al tempo che di lei ignoro: decadi,
milioni di ore in cui non ebbi l’onore di accompagnarla.
“Mi permetto di rannicchiare il mio spirito
sotto il mantello delle sue ali”;
finora non ho mai capito la ragione di questa piacevole fantasia…
Prendo le foto e passeggio sul tempo delle sue età,
quando ancora non sapevamo l’una dell’altra. Infine,
arrivo a una foto che in principio ci fa rimanere in silenzio,
poi, fisse una negli occhi dell’altra, scoppiamo a ridere!
Lei, chiarisce con un filo di voce ridente:

-Volevo essere “Zorro”! Avrei voluto essere Diego de la Vega!

foto

Roma, la tua frontiera non è il tuo limite, mia infinita.
2013 – Maria A. Listur

 

Masks

To talk about encounters – for a woman that likes to laugh like me – it is very funny, even when some encounters makes us cry …

Today and in this case, each introduction seems superficial,
because often the images convey better than words
but they are, for me, required.
I try to put in written word to what comes towards me,
in the freshness of the friendship:

She comes to my atelier with a series of photos,
her daughter has found them in a box at home. She lays them on the piano,
she does it in that delicate and sweet, discreet and determined way of hers;
she wants me to look at them in an other time. Places the little package smiling,
sweet and melancholic, tired and blooming, I feel her need to rest.
I have always found her a tiger disguised in a woman.
I look ate her with admiration matched to the time that I ignore of her: decades,
millions of hours in which I haven’t had the honor of accompanying her
“I allow myself to cuddle under the cape of her wings”;
up to now I have never understood the reason of this pleasant fantasy…
I take the photos and stroll over the time of her ages,
when we still didn’t know about each other. Finally,
I get to a photo that in the beginning makes us both quiet,
then, staring at each other eyes, burst in to laugh!
She clarifies with a thread of laughing voice:

-I wanted to be “Zorro”! I wanted to be Diego de la Vega!

Rome, your frontier it is not your limit, my infinite one.
2013 – Maria A. Listur