“Destino e carattere sono due nomi del medesimo concetto.”/“Destine and personality are two names of the same concept.”

Hermann Hesse

-Mi sembra che non voglia accettare il tradimento.
-Trovo troppi limiti nel pensiero binario.
-Non può negare la pratica linguistica del bene e del male.
-No… Tuttavia provo a tenere conto del limite di questa parte del linguaggio globale…
-Quindi, secondo la sua prospettiva, non è stata tradita?
-Se sono in questo spazio è perché, la sua prospettiva, mi permette di mettere in discussione ogni cosa.
-Io parlo della sua.
-Sinceramente non mi sento tradita né in quanto donna, né in quanto amica.
-Questo è grave.
-Mi può spiegare?
-Sarebbe meglio che lei potesse dire: “Vorrei non sentirmi tradita” oppure “Penso di non essere stata tradita” ma… dire “Sento…”
-E questo sarebbe grave?
-Sì.
-Quindi, male?
-No. Grave.
-Mmm.
-Mmm.
-(Sospiro che potrebbe essere di sollievo oppure interrogatorio…)
-Cosa pensa?
-Non glielo posso dire. Mi vergogno…
-Ci provi.
-Guardi che non è un pensiero…
-Cosa è?
-Una delle mie uscite di sicurezza.
-Me la mostri, potrebbe essermi utile.
-Mi è venuta in mente la mia voce, i miei gravi, quanto mi rilassano.
-La sua uscita di sicurezza è la musica?
-No.
-Lo vuole dire?
-No.
-Intuisco.
-L’intuizione è parte della sua disciplina?
-La mia non è una disciplina, la mia è una pratica.
-Non mi ha risposto.
-L’intuizione è parte del nostro incontro.
-E con me sta praticando?
-Non lo so. Senza mettere da parte la sua capacità per capire l’avarizia e l’invidia degli essere umani… Vuole o non vuole discutere la possibilità di essere una donna invidiata e tradita?
-La mia uscita di sicurezza è la poesia.
-Quindi?
-Chissà che ai miei percorsi poetici sia necessario quello che lei chiama “tradimento”…
-Chissà che lei stia giustificando l’invidia e il tradimento senza tenere conto che il limitare la violenza verso di lei pone un limite alle violenze verso altri… Sono stato abbastanza poetico?
-Può spiegarmi cosa ha voluto dire con la parola “grave”?
-Profondo.

Assisi, dove sacro e profano materializzano corrispondenze. 2013 – Maria A. Listur

 

“Destine and personality are two names of the same concept.”

Hermann Hesse

-It seems to me that you don’t want to accept the betrayal.
-I find too many limits to the binary thought.
-You can’t deny the linguistic practice of good and evil.
-No… Nevertheless I try to keep in mind the limit of this part of the global language…
-Therefore, according to your perspective, you have never been betrayed?
-If I am in this space it is because, your perspective, allows me to call in to question every thing.
-I am talking about yours.
-Honestly I feel betrayed neither as a woman nor as a friend.
-This is serious.
-Can you explain?
-It would be much better if you could say: “I wish I wouldn’t feel betrayed” or “I think I haven’t been betrayed” but… to say “I feel…”
-And that is serious?
-Yes.
-Therefore, bad?
-No. Serious.
-Ummh.
-Ummh.
-(A sigh that could be of relief or interrogative…)
-What do you think?
-I can’t tell you. I am ashamed…
-Try.
-Look, it is not a thought…
-What is it?
-One of my emergency exits.
-Show it to me, it might be useful.
-My voice has come to my mind, my low tones, when they relax me.
-Your emergency exit is music?
-No.
-Do you want to say it?
-No.
-I see.
-Intuition is part of your discipline?
-Mine is not a discipline, it is a practice.
-You haven’t answer me.
-Intuition is part of our encounter.
-And are you practicing with me?
-I don’t know. Without putting aside your ability of understanding greed and envy of human beings… Do you or do you not want to discuss the chance of being an envied and betrayed woman?
-My emergency exit is poetry.
-So?
-Who knows if it is necessary to my poetic paths what you call “betrayal”…
-Might it be that you are justifying envy and betrayal without considering that by limiting the violence towards you, you are setting a limit to violence towards others… Am I being poetic enough?
-Can you explain to me what you meant to say with the word “serious”?
-Profound.

Royeaumont, where sacred and profane find place. 2013 – Maria A. Listur

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