“Spesso s’incontra il proprio destino nella via che si era presa per evitarlo.”/“Often our own fate is met on the path that we choose to avoid it.”

Jean de La Fontaine

-Credo di non poter continuare…
-Tu continuerai sempre!
-Quando l’acqua finisce, finisce…
-Si può sempre andare a riempire il contenitore!
-Diglielo a un africano!
-Comunque non stiamo parlando dell’acqua!
-Il discorso dell’acqua non è una metafora.
-In questo caso lo è!
-La mia disponibilità d’animo è come l’acqua! E sento di non avere più riserve…
-Sei soltanto stanca.
-E ti sembra poco?
-Ti riprenderai.

Dopo un anno dal dialogo sull’acqua:

-Come stai?
-Benissimo.
-Mi sei mancata.
-Non dire sciocchezze!
-Mi sei man-ca-ta.
-In cosa ti sarei stata utile?
-In tante cose…
-Allora non ti sono mancata, avevi dei bisogni…
-Hai detto tu “essere utile”…
-E hai risposto tu “in tante cose”.
-Sei ancora stanca?
-Secondo te?
-Sì.
-Invece sbagli.
-Da come rispondi, sembri molto stanca.
-Stai associando la stanchezza alla mancanza di simpatia.
-O sei stanca o non vuoi parlare con me…
-Non voglio parlare con te.
-Perché hai accettato l’invito?
-Per vedere se sono capace di non sperperare l’acqua.
-Ancora quella metafora!
-Non è una metafora!
-E ci sei riuscita?
-Credo proprio di sì.

Roma, dove i cicli sono ellissi disegnate nella carne. 2014 – Maria A. Listur

 

“Often our own fate is met on the path that we choose to avoid it.”

Jean de La Fontaine

-I believe I can’t go on…
-You will go on forever!
-When the water is over, is over…
-We can only go on and fill the bucket!
-Tell this to an African!
-We are not talking about water anyway!
-The thing about water is not a metaphor.
-It is in this case!
-My soul courtesy is like water! And I feel I don’t have any more stocks…
-You are just tired.
-And do you think that is not enough?
-You’ll get over it.

After one year from the dialogue of the water:

-How are you?
-Very well.
-I miss you.
-Don’t say foolishness!
-I m-i-s-s you.
-How could have I have been of any help to you?
-In many things…
-So you didn’t miss me, you had needs…
-You said “being helpful”…
-And you replied “in many things”.
-Are you still tired?
-What do you think?
-Yes.
-You are wrong.
-By the way you answered, you seem very tired.
-You are linking tiredness to lack of congeniality.
-Either you are tired or you don’t want to talk to me…
-I don’t want to talk to you.
-Why have you accepted the invitation?
-To see if I was able not to waste water.
-Again with that metaphor!
-It is not a metaphor!
-And have you managed?
-I certainly believe so.

Rome, where cycles are ellipsis drawn in the flesh. 2014 – Maria A. Listur

Lettura/Reading

La ventura mi desti;
me la rinnovi, cartacea.
Confermi la mia arte:
arrivata allo scopo,
so ringraziare;
andare.
Pattumiera efficace
igienico oblio
risorsa infallibile
luculliano sostegno
estasi idea e grazia.
Tu,
sembri di carne
quando gli occhi
t’inseguono.
Inesauribile e calma.

Mondi-7-7

Mondi 7/VII – 2014 – Maria A. Listur

Ovunque e Sempre.
2014 – Maria A. Listur

 

Reading

The chance you gave me;
you renew it, paper format.
You confirm my art:
reached the goal,
I know how to be thankful;
go.
Efficient trashcan
hygienical oblivion
infallible resource
lavish support
Ecstasy idea and grace.
You,
seem of flesh
when the eyes
chase you.
Inexhaustible and calm.

Wherever and Always.
2014 – Maria A. Listur

“L’Arte comincia là dove l’Imitazione finisce.”/“Art begins where Imitation ends.”

Oscar Wilde

-Carciofi?
-No, grazie.
-Brava! Sono terribili!
-Cattivi?
-Schifosi!
-Che non la senta la padrona di casa…
-Litighiamo sempre, è una mia carissima amica…
-Da quando?
-Da quando avevamo vent’anni.
-Ha conosciuto il marito…
-Sì, è stata una terribile perdita … Le porto del vino?
-No, grazie.
-Non beve?
-Sì, ma non ora.
-Cosa desidera?
-Niente. Non ceno.
-Non cena? Allora parliamo! Anch’io ho perduto l’appetito… La padrona di casa le ha detto che sono un cacciatore bravissimo?
-No, purtroppo non abbiamo mai parlato di lei…
-Beh! Allora le devo raccontare che cosa sia cacciare un rinoceronte!
-Un rinoceronte?
-Sì, io caccio anche in Africa. Caccia sportiva.
-E che altro caccia?
-Non si preoccupi… Non ho più l’età per cacciare donne!
-Mmm…
-Caccio anche cinghiali e uccelli infettivi!
-Esistono gli uccelli infettivi?
-Perché sorride?
-Mi fa sorridere l’idea che esistano uccelli infettivi… Trovo molto infettivi noi, esseri umani…
-Birichina! Mi ha fatto fantasticare altro…
-Che altro caccia?
-Noto una sorta di disappunto nella domanda… Mi sbaglio?
-Devo dire che parlare di caccia mi tende.
-Non mi dica che oltre a non bere, non mangiare e non conoscere gli uccelli infettivi, lei è vegana!
-Se non lo desidera non glielo dico!
-Non giochi con le parole…
-Sono “anche” vegana.
-Trasgredisce?
-Trasgredisco.
-E quando trasgredisce, come si sente?
-Come quando non trasgredisco… Ho ripetuto una sua parola ma non la condivido. Non significa quello che faccio quando non mangio cibo vegano…
-Come lo direbbe?
-Mi adatto.
-Come si sente quando si adatta?
-Bene, sono flessibile.
-Le posso fare una domanda molto intima?
-Sì, mi dica.
-Ma lei, imita il Papa, oppure parla così?

Roma, dove è possibile innamorarsi grazie ad una risata e… per due minuti! 2014 – Maria A. Listur

 

“Art begins where Imitation ends.”

Oscar Wilde

-Artichokes?
-No, thanks.
-Good! They are terrible!
-Bad?
-Disgusting!
-Don’t let the mistress of the house hear that…
-We always fight, she is a very good friend of mine…
-Since when?
-Since when we were twenty.
-You have met the husband…
-Yes, it has been a terrible lost… Shall I get you some wine?
-No, thanks.
-You don’t drink?
-I do, but not now.
-What would you like?
-Nothing. I don’t dine.
-You don’t dine? So let’s talk! I have lost my appetite too… Did the mistress of the house tell you that I am very good hunter?
-No, unfortunately we never talked about you…
-Well! Then I have to tell you what it is to be a rhinoceros hunter!
-A rhinoceros?
-Yes, I hunt in Africa as well. Sport hunting.
-And what else do you hunt?
-Don’t worry… I haven’t the age anymore to hunt women!
-Umm…
-I also hunt boars and infective birds!
-Do infective birds exist?
-Why are you smiling?
-It makes me smile the idea that there are infective birds… I find us, humans beings, very infective…
-Naughty girl! You made me fantasize something else…
-What else do you hunt?
-I am sensing a sort of disappointment in the question… Am I wrong?
-I must say that I get tense talking about hunting.
-Don’t tell me that besides not drinking, eating and not knowing the infective birds, you are vegan!
-If you wish so I won’t tell you!
-Don’t play with words…
-I am “also” vegan.
-Transgressing?
– Transgressing.
-And when you transgress, how do you feel?
-As when I don’t… I have used one word of yours but I don’t agree. It doesn’t mean what I do when I don’t eat vegan food…
-How would you say it?
-I adapt.
-How do you feel when you adapt?
-Well, I am flexible.
-Can I ask you something very intimate?
-Yes, go on.
-Do you, imitate the Pope, or you just talk like this?

Rome, where it is possible to fall in love thanks to a laugh and… for two minutes! 2014 – Maria A. Listur

Testamento I/Testament I

Che immensa prospettiva
chiudere le palpebre!
Anticipa il futuro
l’irreversibile, l’assoluto!
Evoca origini
incerte, magniloquenti.
E poi,
la moria non è sempre certa
della cortesia
degli occhi chiusi!
Quindi,
se per caso,
in quel nostro giorno
le mie palpebre fossero scortesi
prego di fare,
a chiunque,
come fossi piuma:
delicatamente.

Nouvelle-Vie-4

Nouvelle Vie IV- 2014 – Maria A. Listur

Roma e Sicilia, in vita
2014 – Maria A. Listur

 

Testament I

What a huge perspective
to close the eyelids!
It anticipates the future
the irreversible, the absolute!
It evokes origins
uncertain, magniloquent.
And then,
the blight is not always certain
of the courtesy
of the eyes shut!
So,
if by chance,
in that day of ours
my eyelids might be rude
I wish to pretend,
to whomever,
as I was a feather:
delicately.

Rome and Sicily, alive
2014 – Maria A. Listur

“Destino per ognuno è il suo carattere.”/“Destine for everyone is its personality.”

Eraclito

“Quanti siamo!”, penso mentre mi accomodo al tavolo di un ristorante. “I tavoli sono troppo vicini….”, critico mentre noto che il luogo, come tanti altri luoghi contemporanei, ha perso il senso di spazio tra le persone e ha reso possibile l’ascolto involontario della deglutizione altrui.
Sono arrivata in anticipo e sono seduta verso l’entrata. Pregusterò la camminata dell’uomo che mi ha invitato; trasferisco a lui un mio piacere: camminare verso qualcuno che ama guardare, sentire come le ossa, i muscoli e i tendini si offrono all’occhio altrui. Il solo pensiero di queste sensazioni mi rende ancora più tonica, più alta, più curiosa.
Il mio corpo è interrotto dal tavolo accanto. Impossibile non sentire. Cerco di evitare la volontà d’ascolto ma, le frasi vicine sono aghi finissimi capaci di perforare il mio proposito:
-Sembri malata d’Alzheimer!
Gli occhi vogliono rintracciare la bocca che pronuncia la frase, guardo e immediatamente distolgo lo sguardo. Registro i corpi umani o disumani: una donna sulla quarantina e un uomo sulla cinquantina. L’uomo ribadisce:
-Non ricordi mai niente!
-Ma che dici? Ho dimenticato questa cosa ma…
-Dimentichi tutto!
-Non dire così che mi angosci…
-Ti angosci sempre!
-Stai generalizzando!
-No! Dimentichi e ti angosci! Ti angosci e dimentichi!
-Ma quello che mi hai detto è troppo brutto… Hai detto che sembro malata di Alzheimer e mia madre è malata di Alzheimer… Ti rendi conto?
-Te l’ho detto per dire! Non era per niente detto sul serio!
In quel momento, guardo entrambi. Lei gira il capo verso di me, mi trovo alla sua destra. Ci guardiamo. Lui legge il menù. Vorrei sorriderle ma non posso, siamo entrambi stupefatte. Il nostro sguardo dura un’eternità di trenta secondi. In quei trenta secondi, l’uomo dell’invito è arrivato al mio tavolo e dice simpaticamente:
-“Buonasera Signora…”.
Sposto lo sguardo su di lui, rispondo frastornata:
“Buonasera…”
Ascolto ancora la voce metallica dell’uomo del tavolo accanto che dice:
-Allora amore… Che cosa prendi?
Mi volto di scatto verso lei e la vedo con lo sguardo perso verso il mio “invitatore” che, senza sedersi, domanda:
-Non credi che tutto sia un po’ rumoroso?
Torno a noi:
-Sì, condivido.
-T’imbarazza se chiedo di essere spostati oppure di cancellare la prenotazione?
-Sono d’accordo.
Mi alzo, lui davanti a me guida. Non riesco a guardare la sua camminata che tanto m’incuriosiva, cammino e allo stesso tempo sono ancora con la donna del tavolo accanto, mi volto verso lei. Lei mi sorride, il suo uomo incalza:
-Allora? Che cosa prendi?
Lei abbassa lo sguardo e dice:
-Niente. Vado a casa.
Si alza e si dirige verso l’uscita. La seguo mentre attraversa la porta. Poi, mi lascio guidare verso la zona silenziosa del locale. Infine, il cameriere mi fa accomodare e il mio delicato compagno domanda:
-Trovi sia meglio?
-Sì. E tu?
-Sì, ma… Anche se non fosse stata una zona rumorosa avrei chiesto di cambiare posto.
-Come mai?
-Per scegliere insieme.

… in quel luogo dove si disimpara quello che non è nostro. 2014 – Maria A. Listur

 

“Destine for everyone is its personality.”

Heraclitus

“We are so many!”, I think while taking a seat at the table of a restaurant. “The tables are too close…”, I criticize while noticing that the place, as many other contemporary places, has lost the sense of space among the persons and has made it possible the unwilling hearing the deglutition of the others.
I arrived early and I am seated towards the entrance. I will foretaste the stride of the man who has invited me; I am transferring on him a pleasure of mine: walking towards somebody who loves to look, feeling like the bones, the muscles and the tendons are offered to the other’s glance. The only thought of these sensations makes me more tonic, taller, more curious.
My body is interrupted by the nearby table. Impossible not to hear it. I try to avoid the will to listen but, the nearby sentences are very thin needles capable of perforating my purpose:
-You seem like you have Alzheimer!
The eyes want to trace the mouth that pronounces the sentence, I look and immediately turn away. I memorize the human or inhuman bodies: A woman on her forties and a man on his fifties. The man restates:
-You never remember a thing!
-What are you saying? I did forget this thing but…
-You forget everything!
-Don’t say that you distress me…
-You are always distressed!
-You are generalizing!
-No! You forget and get distressed! You get distressed and forget!
-But what you said is far too bad… You said I look like I have Alzheimer and my mother has Alzheimer… Do you realize?
-I said it just so to speak! It wasn’t meant to be serious at all!
In that moment, I look at both. She turns her head towards me, I’m on her right. We look at each other. He is reading the menu. I would like to smile at her but I can’t. In those thirty seconds, the man of the invitation has arrived at my table and says nicely:
-“Good evening Madam…”.
I move my glance towards him, I reply dazed:
-“Good evening…”
I listen again to the metallic voice of the man of the nearby table who was saying:
-So Love… What are you having?
I suddenly turn towards her and see her with her glance lost in my “invitator” who, without sitting, asks:
-Don’t you think that everything is a little noisy?
I go back to us:
-Yes, I agree.
-Do you get embarrassed if I ask to be moved or cancel the booking?
-I agree.
I get up, He in front of me shows the way. I can’t look at his stride that I was so curious of, I am walking and at the same time I am still with the woman at the nearby table, I turn towards her. She smiles at me, her man insists:
-So? What are you taking?
She stares down and says:
-Nothing. I am going home.
She stands up and goes towards the exit: I follow her while she passes the door. Then, I let myself being guided towards a silent spot of the place. The waiter seats me down and my delicate companion asks:
-You find it better?
-Yes. And you?
-Yes, but… Even if it hadn’t been a noisy spot, I would have asked to change place.
-How come?
-To choose together.

… in that place where it is unlearned what it isn’t ours. 2014 – Maria A. Listur

Istinto/Instinct

Come chi nella fame le mani distende
verso un po’ di pane. Miraggio.
Come ogni donna che spalanca le gambe
nel passare vita, lingua, viale. Confida.
Come chi danza per sopravvivere
non guarda dietro, non guarda ai lati. Ammira.

Così prendemmo il cibo, il tempo, il gioco.
Così pronunciammo: “Dobbiamo andare”.

Ignoravamo ogni scaltrezza
e “Dare tutto” era cibaria.
Una e solo una tra le sicurezze:
il nostro esilio era già eterno
era slancio, salto, applauso
altra danza.

Fenomeni-Hill-2Fenomeni Non Indirizzati II – 2009/2014 – Maria A. Listur

Roma, barca e mare di ogni navigatore.
2014 – Maria A. Listur

 

Instinct

As those who live in hunger the hands stretches out
towards a piece of bread. Mirage.
Like each woman who spreads the legs
in passing on life, tongue, life. Confides.
As those who dance to survive
don’t look back, don’t look aside. Admires.

So we took the food, the time, the game.
So we pronounced: “We have to go”.

We ignored every craftiness
and “Giving all” was food.
One and only one among our self confidence:
our exile was already eternal
it was outburst, leap, applause
other dance.

Rome, boat and sea of every seaman.
2014 – Maria A. Listur

“La vita non è mai qualcosa; è solo l’occasione a qualcosa.”/“Life is never something; it’s only the occasion to something.”

Christian Friedrich Hebbel

-Quanto sei assorbita da questo lavoro!
-Quale?
-La ceramica. Non ti ho mai visto così presa…
-Non ti ho mai permesso di vedermi.
-Grazie…
-Sono sempre presa da quello che faccio ma, non sempre condivido l’esperienza.
-E se è tutto così intenso perché hai aggiunto la ceramica?
-Perché l’intensità può crescere.
-Hai ancora spazio e tempo?
-Ignoro molto di più di quello che so.
-Cosa hai “intensificato”?
-L’ispirazione?
-Non mi sembra ti manchino ispirazioni piuttosto spazi dove compiere…
-Voglio dire che mi fa sentire l’immensità di quello che di mio è spirito; tra le mani. Somiglia molto al passaggio della voce…
-Desiderio di gestire la materia?
-Se parliamo della materia che sto usando, il gres, fino a cottura, è totalmente riciclabile, anche quando il modo di utilizzarlo non gli rende merito…
-Vorresti riciclarti?
-… e diventa quello che vuoi nelle tue mani ma devi saper fare…
-Anzi tramutarti?
-… altrimenti in cottura si spacca.
-Hai paura di frantumarti ad alte temperature?
-Puoi smetterla con le interpretazioni? Avvolte, si salva grazie allo smalto ma, deve essere naturale, altrimenti appare troppo brillante…
-Il troppo appariscente non ti è mai piaciuto…
-… ma la cosa più interessante è la sua mutabilità, umidità, resistenza, utilità.
-Ti stai identificando?
-Assolutamente sì!
-Un po’ narcisistico non credi?
-Mentre lavoro, sono quella materia… Non lo trovo narcisistico. O tutto quello che faccio, è narcisistico…
-Non pensi che mutabilità, umidità, resistenza, utilità, siano caratteristiche che appartengono al genere umano?
-Sì, potenzialmente.
-Immanentemente.
-Stai sostenendo che un kilo di gres è lo stesso della tazza che può divenire?
-Sto sostenendo l’immanenza…
-Tuttavia, il gres non lavorato resta gres…
-Dici d’ignorare ma quando parli sembra che ti senti una porcellana!
-Vetro soffiato a bocca!
-Per la trasparenza?
-No, per la bocca.

Roma, mentre la primavera minaccia e l’inverno le crede. 2014 – Maria A. Listur

 

“Life is never something; it’s only the occasion to something.”

Christian Friedrich Hebbel

-You are so absorbed by this work!
-Which?
-Ceramic. I have never seen you so caught…
-I have never allowed you to see me.
-Thanks…
-I am always taken by what I do but, I don’t always share the experience.
-And if everything is so intense why adding ceramics?
-Because intensity can grow.
-Do you even have space and time?
-I ignore more than I do.
-What have you “intensified”?
-The inspiration?
-It doesn’t seem to me that you lack of inspirations rather spaces where to create…
-I meant that it makes me feel the vastness of what is of me spirit; between the hands. It seems a lot like the passage of the voice…
-Desire of control over the matter?
-If we are talking about the matter that I am using, the gres, until it is fired, it is totally recyclable, even when the way it’s used is not the best…
-Would you want to recycle yourself?
-… it becomes what you want in your hands but you must know how to…
-Better yet transmute yourself?
-… otherwise it will cracked when fired.
-Are you afraid of crumbling at high temperatures?
-Can you stop with the interpretations? Sometimes, it is saved thanks to the glace but, it has to be natural, otherwise it appears too vivid…
-You never like the too ostentatious…
-… but the most interesting is its changeability, humidity, resistance, usefulness.
-Are you identifying yourself?
-Absolutely yes!
-A bit narcissistic don’t you think?
-While I work I am that matter… I don’t find it narcissist. Or all that I do, is narcissist…
-Don’t you think that changeability, humidity, resistance, usefulness, belong all to human features?
-Yes, potentially.
-Immanently.
-Are you saying that a kilogram of gres it is the same of the cup it can become?
-I am talking about the immanence…
-Although, the gres not worked remains gres…
-You say you ignore, but when you talk it seems that you feel like a porcelain!
-Blown glass by mouth!
-For the transparency?
-No, for the mouth.

Rome, while the spring intimidates and the winter believes her. 2014 – Maria A. Listur

Plausibilità/Plausibility

Mi convochi e precipitano tutte le parti
sembri anche tardivo, assurdo.
Figlio dell’arguzia, dell’incanto,
riveli il tuo pianeta possibile.
Il tuo corpo: solco brama seme santo.
Rimane un’impronta mai un ricordo:
si fa spazio nei giorni futuri
appare quando neanche ci penso,
diventa ritorno al domani, offerta.
“È possibile!” Affermi in conquista
Io ti credo! Io so di quel vento:
di ciò che sbatte cancella brillanta,
di tutto quel dire tacendo del dopo,
torrente essenza completezza, un istante
amore, travestito d’incontro.

Linea-2

Linea II – 2014 – Maria A. Listur

Roma, notturna quanto fredda, intoccabile.
2014 – Maria A. Listur

 

Plausibility

You summoned me and all the parts precipitate
you seem also tardive, absurd.
Son of the wit, of the enchant,
You reveal your possible planet.
Your body: furrow yearning seed saint.
Remains a mark never a memory:
it makes room for the future days
it appears when I don’t even think about it,
it becomes a return to tomorrow, offer.
“It’s possible!” You declare in conquering
I believe you! I know about that wind:
of that which slams deletes makes it bright,
of all that that is said being quiet about the afterwards,
torrent essence completeness, an instant
love, disguised of encounter.

Rome, nocturne as much as cold, untouchable.
2014 – Maria A. Listur

“È nel ricordo che le cose prendono il loro vero posto.” /“It’s in the memory that things take their real place.”

Jean Anouilh

Il mio ospite ama il pane fresco. Troppo tardi per farlo a casa e troppo presto per uscire a comprarlo. Esco ugualmente, cammino quando il buio dell’inverno risparmia luce. Percorro Rue Saint Paul fino al fiume, attraverso il Ponte di Marie, davanti a me e in direzione opposta, un uomo attraversa la nebbia.
L’uomo sembra non avere fine, i limiti della sua sagoma si sfumano nell’umidità che scolpisce Parigi.
Ci guardiamo agli occhi. Lui mi sorpassa dalla parte della ringhiera. Percepisco il tremore del ponte. Ascolto i passi e il suono del suo impermeabile ammorbidito dall’umido. Dopo dieci passi ascolto anche la voce:

-Maria! Marilyn!

Mi giro di scatto prima d’arrivare all’isola di Saint Louis. Ricordo la voce. Non riesco ad associarla alla figura sfumata nell’alba. Corre verso di me e mi prende dalle braccia. Mi scuote delicatamente e ripete ai miei occhi attoniti:

-Non ti ricordi di me? Guardami.

Lo guardo e riesco a vedere il blu profondo degli occhi, diventati grigi dal riflesso del cielo. Non riesco a parlare. Insiste:

-Sono io.

Lo abbraccio e lo sento tremare nel petto, lui sembra fatto di vapore, io mi congelo. Gli sussurro all’orecchio:

-Ho freddo.
-Ma che fai a quest’ora per strada?

Non rispondo perché, ricordo. Lui insiste:

-Cosa fai?
-Una passeggiata fino all’apertura delle panetterie.
-Non sai che allegria mi dai!
-Vedo.
-Facciamo colazione insieme?
-No… Preferisco camminare.
-Ti accompagno?
-Grazie, preferisco continuare da sola.
-Sono a Parigi per due giorni, poi vado a Roma per altri due e alla fine del mese torno a casa. Ti va se ci sentiamo?
-Preferisco di no.
-Non sembri te…
-Allora come hai potuto riconoscermi?
-Dico per la mancanza di calore, non per il fisico.
-Ah…
-Pensi che ci sia qualcosa di cui dovremo chiarirci dopo…
-No.
-Mi ha fatto piacere vederti ma sento qualcosa che…
-La nebbia fa queste cose, ti fa incontrare gente che in realtà non esiste… Proviamo ad arrivare all’altra sponda.

Mi sommergo nello spirito di quella che fu l’isola dei Pazzi, mai sentita così a casa.

Parigi, mentre il fiume borbotta e il cielo accoglie… 2014 – Maria A. Listur

 

“It’s in the memory that things take their real place.”

Jean Anouilh

My guest loves fresh bread. Too late to make it in the house and too early to go out to buy it. I go out anyway, I walk when the darkness of winter saves light. I walk through Rue Saint Paul up to the river, I cross Marie Bridge, in front of me in the opposite direction, a man passes through the mist.
The man seems not having an end, the outlines of his silhouette are blurred in the humidity that engraves Paris.
We look at each other eyes. He passes me from the railing side. I sense the trembling of the bridge. I hear the steps and the sound of his raincoat-softened by the humidity. After ten steps I hear the voice as well:

-Maria! Marilyn!

I turn around before reaching the island of Saint Louis. I remember the voice. I cannot associate it to the blurred figure of the dawn. He runs towards me and take my arms. He shakes me delicately and repeats to my dumbfounded eyes:

-Don’t you remember me? Look at me.

I look at him I can see the profound blue of his eyes, that have become grey by the reflex of the sky, I cannot speak. He insists:

-It’s me.

I hug him and I can feel him shaking in the chest, he seems to me made of steam, I am frozen. I whisper in his ear:

-I am cold.
-What are you doing at this time in the street?

I don’t reply because, I remember. He insists:
-What are you doing?
-A stroll until the bakeries open.
-You don’t know how happy you make me!
-I see.
-Shall we have breakfast?
-No… I’d rather walk.
-Can I walk you?
-Thanks, I’d rather continue alone.
-I am in Paris for two days, then I am going to Rome for two more and at the end of the month I am going back home. Do you mind if we talk?
-I’d rather not.
-You don’t seem yourself…
-So how could you recognize me?
-I am saying it for the lack of warmness, not for the body.
-Ah…
-You think there is something we should clear later on…
-No.
-It made me happy to see you but I feel something that…
-Mist does this things, it makes you meet people that do not exist in reality… Let’s try to reach the other bank.

I submerge in the spirit of what it was the island of the Crazies, never felt so at home before.

Paris, while the river rumbles and the sky greets… 2014 – Maria A. Listur