Giochi per Adulti/Adult Games

Quanto è stato facile
spontaneo
rivestirti del mio dolore.
Quanto è stato abbagliante
immediato
travestirti della mia casa.
Quanto è stato naturale
fulmineo
accenderti della mia ira.
Quanto è stato arduo
ostico
concedermi il mio dolore
ricostruire la mia casa
scolpire la mia ira.

Ombre-1

Ombre I – 2014 – Maria A. Listur

Roma, celebrativa.
2014 – Maria A. Listur

 

Adult Games

How easy spontaneous
it was
to cover you with my pain.
How blinding immediate
it was
to disguise you as my home.
How natural quick
it was
to inflame you with my wrath.
How arduous tough
it was
to allow myself the pain
to rebuild my home
to chisel my wrath.

Rome, celebrative.
2014 – Maria A. Listur

“Ama l’irreversibile.”/“Love the irreversible.”

Pascal Quignard

La prima volta, ebbe luogo un giorno d’estate in una città di una bella provincia di un paese sudamericano, in alto alle scale che portavano al giardino pensile, quando lei aveva cinque anni.
Nessuno lo ricorderà mai, tuttavia il corpo piccolo dell’esile bambina, dilatato dalla crescita che la vita impone, ricorda ora.
Quella bambina che giace dentro la donna – meno vulnerabile, più silenziosa – ricorda l’estate, la città, la piccola provincia, la scala e la domanda; anche ora, quando le persone sono diventate altre, più incisive, meno dirette, ugualmente intense.
La bambina, sempre sveglia dentro il corpo dell’adulta, rimembra gli occhi sorpresi o spaventati – allo stesso modo – di chi ascolta la risposta, anch’essa sempre la stessa, diversamente certa, tradotta a più lingue.
Sono cambiate le stagioni, le città si sono specchiate in altri continenti, le province sono più o meno grandi, i paesi hanno trasfigurato le proprie frontiere, le scale sono diventate case, letti, palcoscenici, sale da tè, e gli anni, tanti quando si è sofferto e da sembrare pochi quando la gioia è aria del giorno ma la domanda non cambia, la risposta nemmeno:

-Sei triste?
-No… Rifletto.

ML 1972

Portrait – 1972

Roma, una città che si traveste da continente, in alto alle scale. 2014  Maria A. Listur

 

“Love the irreversible.”

Pascal Quignard

The first time, happened in a summer day of a beautiful province
of a South American city, on top of the stairs that lead to a hanging garden, when she was five.
No one will ever remember it, although the little body of the slender child, dilated by the growth that life imposes, remembers now.
That girl who rests inside the woman – less vulnerable, quieter – remembers the summer, the city, the small province, the stairs and the question; even now, when people have become others, more incisive, less direct, equally intense.
The girl, ever awaken inside the body of the adult, remembers the eyes
startled or frightened – at the same time – of listens to the reply, that too as well
always the same, differently certain, translated in many languages.
Seasons have changed, the cities have reflected themselves in other continents, provinces are more or less big, nations have transfigured their own frontiers, stairs have become houses, beds, stages, tea rooms, and the years, many when one has suffered and to seem few when joy is the air of the day but thequestion doesn’t change,
neither the answer:
-Are you sad?
-No… I am reflecting.

Rome, a city that disguise itself as a continent, on top of the stairs. 2014
Maria A. Listur

Soluzioni/Solutions

… Premura generosa
Compassione franca
Vasta gratitudine
Dolcezze inusitate
Grazia quotidiana
Nonché quelle cognizioni
Del tempo in riduzione
Della futilità di ogni alibi
Del bisogno di costanza!

Rete-II

Rete II – 2014 – Maria A. Listur

Roma, angelo e strega, mai opposti.
2014 – Maria A. Listur

 

Solutions

… Generous thoughtfulness
Frank compassion
Vast gratitude
Unusual sweetness
Daily grace
As well as those perceptions
Of the time in reduction
Of the futility of every alibi
Of the need of constancy.

Rome, angel and which, never opposed.
2014 – Maria A. Listur

“Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri.”/“All animals are equal, but some animals are more equal than others.”

George Orwell

-Dormi? (Silenzio) Già dormi? (Silenzio) Che bella cosa dormire velocemente! Io non ci riesco… Vorrei invece fare come fai tu, anche se a dire il vero non sembravi una persona di sonno pesante… Ed eccoti qui! Dormi!… Dormi? E sì… dormi. Avrei voluto dirti tante cose… Beh… Te le dirò domani… Speriamo bene per il risveglio… Avrei voluto chiederti cosa prendi per colazione… Caffè o tè? Latte, biscotti o preferisci il pane? Ahhhh! Non immaginavo rimanessi a dormire quindi ho soltanto quei biscotti che fa mia madre. Buonissimi! Te ne ho parlato quando siamo stati insieme in quell’incontro sul cibo vegano… Secondo me non te lo ricordi! Hai criticato tutto! Avrei anche voluto chiederti se veramente hai desiderato rimanere a dormire ma… non mi hai dato il tempo… Già dormi! E poi… tra poco è domenica quindi… Pranziamo insieme? Ho notato che ti piace il cinema quindi, se non potessi pranzare, si potrebbe decidere per un cinema di pomeriggio… Fa talmente caldo che non è male stare al fresco in una sala cinematografica… Infatti… Mi dispiace che tu non voglia andare al mare perché non sarebbe male… ma no… ho capito male… È di giorno che tu non vai al mare ma di sera, il mare ti piace… Vero? Mi sembra di parlare tra me e me… Sai che non ci posso credere che tu dorma… Stai fingendo? Vediamo… Vediamo se ti tento… Tu mi piaci… (Lunga attesa) Non dici niente? (Attesa lunghissima) Sei una bellissima sorpresa! Io come ti sembro? (Silenzio profondo) Non funziona… Va bene! Te la sei proprio cercata! (Sussurrato all’orecchio altrui) Ti voglio bene!
-Anche io.
-Ahhhh! Lo sapevo lo sapevo!!! Non dormi!
-Mi piace il tè, vanno bene i biscotti di tua madre, mi ricordo dell’incontro falsamente vegano, mi sembri splendido, sei anche tu una bella sorpresa, ok per il pranzo e per il cinema ma… Non ho finto!
-E perché non hai risposto?
-Ho sonno.
-Perché?
-Ma che domanda è?
-Ma no! Non puoi avere sonno! Non abbiamo molto tempo… Dobbiamo dormire poco!
-Io non dormo molto…
-Allora devi dormire meno!
-Perché?
-Ci abbiamo messo troppo tempo per incontrarci, incominciano i tempi di recupero!
-Ti prego no! Questa premessa alla nostra età non è accettabile!
-Invece lo è a qualsiasi età!
-Dammi una ragione è prometto che non mi addormento…
-È l’unico modo di dormire senza addormentarsi.
-Non ti seguo e ho sonno…
-Fallo quando vuoi ma chiariamoci prima… Senza interrompe quello che sta succedendo!
-Cosa sta succedendo?
-Ci stiamo volendo bene, siamo svegli…

Provenza, nelle albe delle prospettive. 2014 – Maria A. Listur

 

“All animals are equal, but some animals are more equal than others.”

George Orwell

-Are you sleeping? (Silence) Already sleeping? (Silence) What a wonderful thing to sleep fast! I can’t… I would like to do as you do, even though to tell the truth you didn’t seem a heavy sleeper! You are sleeping!… Are you sleeping? Well yes… you are. I wanted to tell you many things… Well… I will tell you tomorrow… Let’s hope everything goes well when you wake… I wanted to ask you what you have for breakfast Coffee or tea? Milk, cookies or you’d rather like bread? Ahhhh! I didn’t expect you would stay so I have only those cookies that my mother does. Very good! I have told you about them when we went together to that meeting on vegan food… I think you don’t remember it! I would have like to ask you if you really wanted to sleep over but… you haven’t given me the time… You are already sleeping! And then… it’s almost Sunday so… Shall we have lunch together? I have noticed that you like the cinema so, if you could not eat, we could decided for a movie in the afternoon… It’s so hot that is not so bad to stay cool in a movie theater… As a fact… I am sorry that you don’t want to go to the sea because I wouldn’t be bad but in the evening, you like the sea…Right? It seem I am talking to me myself… You know I can’t believe you are sleeping… Are you pretending? Let’s see… Let’s see if I can feel you… I like you… (Long pause) You are not going to say anything? (Very very long pause) You are a surprise! How do I look? (Profound silence) It’s not working… Al right! You have asked for it! (Whispering in the other’s ear) I like you!
-Me too.
-Ahhhh! I knew it!!! You are not sleeping!
-I like tea, your mother’s cookies are fine, I remember of that false vegan meeting, You are splendorous, you are also a wonderful surprise, al right for lunch and the movie but… I haven’t finished!
-Why didn’t you answer?
-I am sleepy.
-Why?
-What question is that?
-But no! You can’t be! We don’t have a lot of time… We have to sleep little!
-I don’t sleep much…
-Then you have to sleep less!
-Why?
-It took us too long to meet, now is recover time!
-No please! This premise at our age is not acceptable!
-It is too at any age!
-Give me a reason and I promise you I won’t fall asleep…
-It is the only way to sleep without falling asleep.
-I don’t follow you and I am sleepy…
-Do it as much as you want but let’s clear one thing… Without interrupting what it is happening!
-What is it happening?
-We are liking each other, we are awake…

Provence, in the dawn of the perspectives. 2014 – Maria A. Listur

Elemento IV/Elemet IV

Assoluto incatenato amplesso.
Cinge! Consuma irreversibile…
Esplode
Fonde
Incenerisce
Forgia
Dalle fiamme dello scivolare in ventre
Al trapasso che ogni arte impone.
Sperma
Battito
Vocazione
Morte
Prometeo mai incatenato
Rogo del corpo… Liberato!

Elemento-IV

Elemento IV – 2014 – Maria A. Listur

Roma, suddita dello splendore.
2014 – Maria A. Listur

 

Element IV

Absolute chained intercourse.
It encircles! It consume irreversible…
Explodes
Melts
Incinerates
Forges
From the flames of the sliding in the womb
To the overtaking that every art imposes.
Sperm
Beat
Vocation
Death
Prometheus never chained
Stake of the body… Liberated!

Rome, subject of the splendor.
2014 – Maria A. Listur

“È un privilegio femminile essere insensata.”/“It is a feminine privilege to be senseless.”

Marlene Dietrich

-Per chi tifi?
-Per Olanda!
-Ma no! Sei matta! Non mi parlare più!
-Poverini… Hanno bisogno di vincere… Arrivano sempre così…
-E che c’entra?
-Ho tifato anche per il Camerun e per il Belgio…
-E se arriviamo alla finale?
-Allora tiferò per voi!

Ascolto il dialogo, ovattata dalla distanza e dalla lettura ma, ascolto… Poi, mi distraggo. Il ricordo prende il sopravvento, quello in fondo allo stomaco, vicino alle vertebre e che si espande verso la pelle dietro l’ombelico. Alla parola “Olanda”, non corrisponde più il ricordo del viaggio che mi hanno raccontato qualche giorno fa, piuttosto, un autobus pieno di ragazzi bellissimi che guardavano la modella adolescente addetta al loro “Benvenuto”, scritto sul cartellone che portava tra le mani: “Argentina – Mundial 1978”. Succedeva mentre nelle case ancora si aveva la speranza di ritrovare chi ci sembrava fosse scappato in Europa e un giorno sarebbe tornato. Si aveva la speranza mentre il mondo svelava un logo del mondiale satiricamente foderato di armi, e morte.
La stretta allo stomaco torna scevra dalle consapevolezze adulte, fresca come quando avevo tredici anni, quando non mi abbandonava mai la sensazione di camminare su qualcosa di nuvoloso: eravamo una tomba e ci davano il “Mundial 1978” come chi dà acqua ai fiori recisi.

-E tu per chi tifi?

Arriva anche a me la domanda quindi, esco dallo stomaco e rientro facilmente nel cuore. Ora posso. Ora ho imparato ad annaffiarmi da sola.

-Ovvio…
-Un tempo ti facevano pena le squadre meno importanti… Lo ricordi?
-Un tempo ero solo in pena…

Roma, mentre imparo le regole del calcio e il soggettivo lavoro degli arbitri. 2014 – Maria A. Listur

 

“It is a feminine privilege to be senseless.”

Marlene Dietrich

-Who do you cheer for?
-Holland!
-But no! You are crazy! Don’t you ever talk to me!
-Poor things… They need to win… They always get this far…
-And what has it got to do with anything?
-I supported Cameron and Belgium…
-And if we get to the final?
-Then I’ll support you!

I listen to the dialogue, muffled by the distance and the reading but, I am listening… Then, I get distracted. Memory prevails, the one in the bottom of the guts, next to the vertebrae and that expands towards the skin behind the navel. To the word “Holland”, doesn’t correspond anymore the memory of the journey that someone has told me about few days ago, rather, a bus full of beautiful kids that are looking at the adolescent model assigned to their “Welcome”, written on the board that she is holding with her hands: “Argentina – Mundial 1978”. It was happening while in the houses still they had hope to find who it seemed to have escaped to Europe and someday would have come back. We had the hope while the world was unveiling a logo for the world cup satirically covered with arms, and death.
The grip to the stomach goes back regardless the adult awareness, fresh like when I was thirteen years old, when the sensation of walking on something very cloudy would never let me go: we were a grave and they gave us the “Mundial 1978” as someone gives water to truncated flowers.

-And whom do you cheer for?

The question reaches me as well therefore, I leave the stomach and re enter easily in the heart. Now I can. Now I have learned how to water myself.

-Obvious…
-A time ago you felt sorry for those teams less important… Do you remember?
-A time ago I was just sorry…

Rome, while I learn the rules of soccer and the subjective work of the referees. 2014 – Maria A. Listur

Elemento III/Element III

Aria
Ultimo meritato soffio,
anche primo.
Quando offuscata,
spalanca la morte.
Quando ardita,
ogni invisibile si radica in carne
vento, melodia, cielo,
voce, atmosfera,
narrazione, canto
e quella bocca
la sua,
quella che del tempo
fa spazio…
Quella in apnea
fino al prossimo bacio.

Elemento III

Elemento III – 2014 – Maria A. Listur

Parigi, salvaguardata dai comuni ordini.
2014 – Maria A. Listur

 

Element III

Air
Last deserved breath,
also first.
When darkened,
spreads death.
When daring,
every invisible eradicates itself in flesh
wind, melody, sky,
voice, atmosphere,
narration, chant
and that mouth
its own,
that of which of time
makes space…
The one in apnea
until the next kiss.

Paris, safeguarded from common orders.
2014 – Maria A. Listur

“Un’avventura è solo una disavventura vista dal lato buono.”/“An adventure is just a misadventure seen from the good side.”

Gilbert Keith Chesterton

La vidi da una prospettiva conosciuta ma, lontana: alle sue spalle, a trenta metri.
Trascinava inconsapevolmente il bambino; lo trascinava come un tempo la vidi trainare sia i desideri sia le idee, soprattutto i sogni. Tutto le si opponeva brutalmente o delicatamente, ingannandola. Faceva sempre forza e la forza che la contrastava cedeva un po’ ma, non le si abbandonava mai.
Non so per quale strana associazione corporea mi sembrò che “rimorchiasse” il bambino nello stesso modo che ricordo parlasse: senza guardarlo, senza fare caso alla forza immensa che l’altro le opponeva.
(Una madre, soltanto, può rendersi conto di quella modalità inconsapevole.)
Ad un tratto, si fermò, lasciando cadere la mano del bambino; io mi fermai davanti ad una vetrina per evitare, a tutti e due, l’imbarazzo dell’incontro. Pensai prima al bambino e all’affetto reciproco ma, scelsi di non imbarazzare lei, il suo corpo, il suo sguardo spaventato.
Poi, la voce, un flusso ininterrotto di parole dirette al bimbo; lui non rispose ma, si lagnò. Infine, lo prese nuovamente per la mano e continuò il suo cammino.
Quella strada lunga cento metri – senza una piccola via laterale, senza la mia volontà di ritornare sui miei passi – mi sembrò lunga un’eternità e percorrendola lo confermai: era lunga quanto un infinito spazio dove far sussistere la vocazione per l’assenza e il silenzio che i semi donati invocano.
Arrivò una strada a destra. La presi. Loro continuarono verso sinistra.
La vita mi donò un’altra traccia, confermandosi.

Roma, dove i miracoli sono figli dei passi e certi suoni riportano memorie nuove. 2014 – Maria A. Listur

 

“An adventure is just a misadventure seen from the good side.”

Gilbert Keith Chesterton

I saw her from a known perspective but, far: behind her shoulder, thirty meters apart. She dragged unconsciously the child; she dragged him as once I saw her pulling either the desires or the ideas, the dreams above all. Everything would oppose to her brutally or delicately, deceiving her. She was always struggling and the struggle that contrasted her would cede a little but, it never totally gave up.
I don’t know for which corporal association it seemed to me she was “towing” the child in the same way I remember she talked: without looking at him, without paying attention at the immense strength that the other was opposing.
(A mother, only, can realize that unconscious manner.)
Suddenly, she stopped, letting the hand of the child fall; I stopped in front of a shop window to avoid, to both of us, the embarrassment of encountering. I first thought about the child and about the reciprocal affection but, I chose not to embarrass her, her body, her frightened glance.
Then, the voice, a never-ending stream of words directed to the child; he didn’t answer but, whined. In the end, she grabbed him again by the hand and continued her walk.
That street a hundred meters long – without a small side road, without my will of going back on my steps – seemed to me an eternity long and walking it I confirmed that: it was as much as an infinite space where to make subsist the vocation for the absence and the silence that the given seeds invoke.
A side street on the right arrived. I took it. They continued towards the left.
Life donated me another trace, affirming itself

Rome, where the miracles are sons of steps and some sounds take back to new memories. 2014 – Maria A. Listur

Elemento II/Element II

Letizia di braccia aperte
Letame fango concime limo
Claustro e del ritorno tempio
Fecondo rizoma anche deserto
Ceneri di casa eppure ventre
Frutto e labirinto tuttavia chioma
Oggetto della tua unica luna
Figlia di fiamme nondimeno madre
Arida fresca iride ombra:
Terra santuario, tomba.

Elemento-II

Elemento II – 2014 – Maria A. Listur

Roma, quando tutto ringrazia.
2014 – Maria A. Listur

 

Element II

Joy of open arms
Manure mud fertilizer silt
Cloister and temple of the return
Fecund rhizome also desert
Ashes of home and womb as well
Fruit and labyrinth nevertheless foliage
Object of your only moon
Daughter of flames nonetheless mother
Dry fresh iris shadow:
Sanctuary earth, grave.

Rome, when everything thanks.
2014 – Maria A. Listur