“Per essere perfetta le mancava solo un difetto.”/ “To be perfect she needed only a flaw.”

Karl Kraus

-Ti spaventa la distanza?
-No.
-E la mia situazione sentimentale?
-Perché, ne hai una?
-La vedovanza lo è.
-Scusa, scusa… Non volevo… Mi devi perdonare perch…
-Tranquilla. Ho capito.
-Hai capito ma non vorrei ci fosse rimasto un senso di aggressione…
-È la tua incertezza che trovo aggressiva… Non la comprendo…
-Non comprendo neanche io. Aiutami.
-Ci sto provando… T’interrogo e allo stesso tempo m’interrogo…
-Credo di non riuscire a essere sincera.
-Non ti senti comoda, al sicuro?
-Per me, la sicurezza e la comodità non sono stati da attribuite alle relazioni quindi non è quello… Credo di star facendo i conti con la tua profondità… Dista molto dalla mia.
-Pregiudizio verso i filosofi?
-No… Tu parti da presupposti tanto diversi…
-Quali?
-Per esempio la fantasia sulla mia reticenza. Stai interrogandoti sulla distanza, i sentimenti, e altro che non riesco a immaginare ed io sono da un’altra parte…
-Riesci a dirlo?
-Cosa?
-Da dove parti.
-M’imbarazza…
-Dillo! Che cosa vuoi da questa relazione?
-Che sia facile!

In un luogo indimenticabile, prima di ridere. 2014 – Maria A. Listur

 

“To be perfect she needed only a flaw.”

Karl Kraus

-Does the distance scare you?
-No.
-And my sentimental relationship?
-Why, do you have one?
-Widowhood is one.
-Sorry, sorry… I didn’t mean to… You have to forgive m…
-Relax. I got it.
-You got it but I wouldn’t want that a sense of aggression remained…
-It’s your hesitation that I find aggressive… I don’t get it…
-I don’t get it either. Help me.
-I am trying… I am questioning you and at the same time questioning myself…
-I think I am not able of being sincere.
-Don’t you feel comfortable, secure?
-To me, security and comfort aren’t states to be related to relationships therefore it’s not it… I think I am dealing with your profoundness…It’s quite far from mine.
-Prejudice towards philosophers?
-No… You set out from so different assumptions…
-Which ones?
-For example the fantasy about my reticence. You are questioning yourself over the distance, the feelings, and other thing that I can’t imagine and I am on another side…
-Can you say it?
-What?
-From where you set out.
-It embarrasses me…
-Say it! What do you want from this relationship?
-That it’d be easy!

In an unforgettable place, before laughing. 2014 – Maria A. Listur

Un tempo…/A time…

… Il corpo appoggiava su notevoli spigoli.
In assenza di pelle – svelata – sentivo.
Fenditure invisibili in tutto lo scheletro.
Infantili le lacrime – discrete – aravano.
Come aghi le ossa, sbrindellavano carne.
Il contare del tempo smontava Saturno
Sembrava assente il passo ceduto…

… Il tempo non sempre è misura
e chi lo sente sa coagularlo:

Gli spigoli diventarono sfere
La pelle si nutrì dalle labbra
Lo scheletro sembrò stellare
Carne e ossa furono ago
Le lacrime nutrirono il fiore
Saturno ritornò in certezze
Il passo rinforzò il ripartire.

Sfera-VI

Sfere VI – 2014 – Maria A. Listur

Roma, Signora delle Grazie.
2014 – Maria A. Listur

 

A time…

… The body would lean on outstanding edges.
In absence of skin – unveiled – I felt.
Invisible gaps in the whole skeleton.
Childish the tears – discreet – they plough.
Like needles the bones, tearing the flesh.
the counting of time would dismantle Saturn
It seemed absent the surrendered step…

… Time it’s not always a measure
and who feels it knows out to coagulate it:

The edges became spheres
The flesh nourished from the lips
The skeleton felt stellar
Flesh and bones became needle
Tears nourished the flower
Saturn returned in certainties
the step reinforced the new start.

Rome, Lady of the Graces.
2014 – Maria A. Listur

“L’arte è un antidestino”/“Art is an anti destiny.”

André Malraux

-Mi hanno detto che lei frequenta soltanto artisti.
-Non è vero.
-Meno male perché sarebbe una grande noia!
-Non è che le hanno detto che frequento “soltanto” artisti riferendosi all’esperienza corporea che pratico?
-Può darsi ma, in ogni caso, mi sembra veramente noioso!
-Lei è un artista?
-No, io faccio l’artista.
-Mm…
-Lei è un’artista?
-Anche.
-Conosce l’arte di scivolare come un’anguilla in un secchio di muco!
-Metaforico però!
-Specifico. Evita la risposta! “Anche” cosa? E per favore non mi dica “donna”…
-Posso dire “madre”?
-Certo che può! Può anche dire “cuoca” o “casalinga” o …
-Comunque non trovo più noioso frequentare artisti quanto altro genere di professionisti; pratico una disciplina corporea che mi risulta facile da veicolare attraverso i linguaggi dell’arte.
-È stata un’attrice a parlarmi di lei.
-Ho incontrato spesso delle attrici, soprattutto in Italia.
-Infatti è italiana, l’ho incontrata a Milano.
-Ho immaginato fosse stato un musicista…
-No… con un musicista non mi sarei incuriosito.
-Come mai?
-I musicisti che frequento difficilmente esagerano in modo teatrale quando parlano di una persona; sia nel bene sia nel male…
-Lo prendo come un complimento inverso…
-Se non lo fosse non sarei qui.
-In cosa posso esserle utile?
-Visto che privilegia il contatto con artisti, ho pensato quale animo può essere più puro per dirmi se oltre a praticare l’arte, io sia un artista…
-Curiosità, provocazione o invidia?
-Non saprei, credo di trovarmi in tutte e tre le condizioni…
-Se rispondessi alla curiosità di sapere se lei è un artista, la inviterei a chiederlo alle sue amanti.
-E se fosse provocazione?
-Non mi resterebbe altra scelta che invitarla a passare la notte con me…
-Per invidia?
-Allora penserei che lei non è un artista… Nel bene e nel male.
-L’invidia è parte dell’essere umano!
-Ma chi abita l’arte sa di avere il privilegio di poter assentarsi dall’umano!
-E dove mettiamo la carriera, il successo, il denaro?
-Dove vuole o dove può… Io non mi occupo delle evidenze.

Londra, dove l’idioma è ogni lingua. 2014 – Maria A. Listur

 

“Art is an anti destiny.”

André Malraux

-They have told me that you see only artists.
-It’s not true.
-Well good because it would have been such a bore!
-Didn’t they tell you that I see “only” artists referring to the corporeal experience that I practice?
-It could be, but in any case, it seems to me very boring!
-Are you an artist?
-No, I do the artist.
-Mm…
-Are you an artist?
-As well.
-Do you know the art of sliding like an eel in a bucket of snot!
-Metaphorical indeed!
-Specific. You are avoiding the answer! “As well” what? And please don’t say “woman”…
-Can I say “mother”?
-Of course you can! You could also say “cook” or “housewife” or …
-As a matter of fact I don’t find more boring meeting artist than other genres of experts; I practice a corporeal discipline that results easier for me to convey through the languages of art.
-An actress told me about you.
-I have met many actresses, mainly in Italy.
-As a matter of fact she is Italian, I met her in Milan.
-I thought it was a musician…
-No… with a musician I wouldn’t have been curious.
-How come?
-The musicians that I know seldom exaggerate in a theatrical way when they talk about a person, for better and for the worse…
-I take it as an inversed compliment…
-If it wasn’t I wouldn’t be here.
-In what way can I be of help?
-Seen the fact that you privilege the contact with the artists, I thought who could have a purer soul to tell me that if beside practicing art, I am an artist…
-Curiosity, provocation or envy?
-I don’t know, I think I am in all three conditions…
-If I would reply to your curiosity to know if you were an artist, I would invite you to ask it to your lovers.
-And if it was a provocation?
-There wouldn’t be any other choice than to invite you to spend the night with me…
-For envy?
-Then I’d think that you are not an artist… For better and for worse.
-Envy is part of being human!
-But who inhabits art knows to have the privilege of being able to absent himself from humanity!
-And where do we put the career, the success, the money?
-Where you wish and where you can… I don’t deal with evidences.

London, where the idiom is each language. 2014 – Maria A. Listur

Lusinga/Flattery

Analfabeta quanto tiranna
Stolta, gratuita, più che megera
Incendiaria di ogni parola
Sembra scaltra e perspicace
Indigente e raccapricciante
Olocausto certo delle chimere
Sopruso velato di consonanza.

Invento un fuoco ogni mattina
Fatto di specchi a labirinto
Ove guardare ancor più dentro
In cui riflettere il mio bisogno
Mi svela lui come bruciarla
Senza pietà né compassione
Arde di me in ogni tramonto.

Taglio-II

Taglio II – 2014 – Maria A. Listur

Roma, chiaramente unica.
2014 – Maria A. Listur

 

Flattery

Analphabet as much as tyrannical
Idiotic, gratuitous, more than harpy
Arsonist of each word
It seems shrewd and perceptive
Indigent and horrific
Certain holocaust of the chimeras
Tyranny coated of consonance.

I invent every morning a fire
Made of mirrors like a labyrinth
Where I can see even deeper
In which I reflect my necessity
He shows me how to burn it
With no mercy and no compassion
He is consumed with me in every sundown.

Rome, clearly unique.
2014 – Maria A. Listur

“Il linguaggio non ha che il nostro corpo per ripararsi.”/“The language has nothing but our body to take cover.”

Pascal Quignard

La frescura del vuoto interrompe la calura dell’isola. Mi rinfresca l’assenza di persone. I quadri a terra sembrano immensi ma sono soltanto grandi; quelli sospesi al tetto sembrano dei fogli impiccati. Mi addentro nello spazio e confermo di essere sola, giro l’angolo verso l’altra ala e anche lì, nessuno. Guardo verso il soffitto e noto le volte. Magnifiche. Mi lascio tentare dall’aria, canto. Vocalizzo senza parole e nel momento in cui sento tornare a me l’aria sonora, un altro strumento incomincia ad accompagnare i miei rivoli. Non so da dove proviene. E non m’importa, non voglio muovermi, sono nel centro del mondo, riparata, baciata dall’aria. Andiamo avanti mentre dei passi entrano nella musica e poi qualche voce che ha bisogno di dare significato all’innominabile. Chiudo gli occhi e continuiamo nella mancanza totale di conoscenza. Il tempo passa, qualcuno dice:

-“Dovreste farlo più spesso.”

Apro gli occhi e non so se cercare la voce che parla o lo strumento che mi ha cullato. Ripete:

-“Dovreste farlo più spesso…”

Un uomo infinitamente alto esce da dietro una delle colonne che separano le sale, sorride. Sorrido anch’io. Colui che parla, non desiste:

-“Dovreste farlo più spesso…”

Il gigante di vento guarda L’uomo che parla e dice:

-“Scusa non parlo italiano.”

L’Uomo che parla insiste, sillabando la frase.
Il gigante di vento lo guarda come fanno i bambini ma, dall’alto.
Io guardo certa di non avere parole.
Il silenzio si fa infinito.
Tutti e tre ci guardiamo a lungo, in un luogo ibrido quanto le frontiere.
Lì, rimaniamo.
Dopo un po’, ognuno si volta, riprende la propria strada, i propri silenzi.
Partiamo.

Sardegna, sollevata nell’assenza di parola. 2014 – Maria A. Listur

 

“The language has nothing but our body to take cover.”

Pascal Quignard

The chill of the emptiness interrupts the heat of the island. It refreshes me the absence of people. The painting on the ground seems immense but they are just big; those one hanging from the roof seems some hanged sheets. I penetrate the space and confirm that I am alone, I turn the corner towards the other wing and there as well, nobody. I look towards the ceiling and notice the vaults. Magnificent. I let myself being tempted by the air, I sing. I vocalize without words and in the moment in which I feel the air coming at me the sonorous air, another instrument starts accompanying my little streams. I don’t know where it comes from. And I don’t care, I don’t want to move, I am in the center of the world, protected, kissed by the air. We go on while steps enter in to the music and then some voice that needs to give significance to the unnamable. I close my eyes and we continue in the in the total lack of knowledge. Time goes by, someone says:

-“You should do it more often.”

I open my eyes and I don’t know if I should look the voice that is talking or the instrument that has cuddled me. It repeats:

-“You should do it more often…”

An infinitely tall man comes out form behind one of the columns that separates the hall, smiling. I smile as well. The man who is talking, doesn’t desist:

-“You should do it more often…”

The giant of glass looks at The talking man and says:

-“Sorry I don’t speak Italian.”

The talking man insists, spelling the words.
The giant of glass looks at him as children do but, from above.
I look certain of not having the words.
The silence becomes infinite.
The three of us look at each other, in place as hybrid as the borders.
There, we stay.
After a while, everyone turns, goes back to its own way, its own silences.
We depart.

Sardinia, lifted in the absence of word. 2014 – Maria A. Listur

Partire/Leaving

In proiezione interna
Nei rivoli del sangue
Dentro ogni esausto soffio
Temperati negli intimi rumori:
Battiti carnali e accoramenti,
Tremori ossei e oscillazioni.
Partire verso l’anima
Organica
Corporea
E pura.

Percorso-I

Percorsi I – 2014 – Maria A. Listur

Sardegna, dove le pietre sorridono.
2014 – Maria A. Listur

 

Leaving

In internal projection
In the small streams of blood
Inside every exhausted breath
Tempered in the intimate rumors:
Carnal pulses and abatements,
Bone trepidation and oscillation.
Leaving towards the soul
Organic
Corporeal
And pure.

Sardinia, where the stones smile.
2014 – Maria A. Listur

“Non si è mai contemporanei dell’invisibile.”/“One can never be contemporary of the invisible.”

Christian Bobin

L’ho battezzato Noè. Quando lo nomino, lui spalanca la bocca e ride fragorosamente, non so se per la mia semplicità d’identificazione oppure perché si sente bene nel nome. Chissà che non rida per tutte e due le motivazioni o per tutt’altro che non saprò mai.

-“Buongiorno signora!”
-“Buongiorno Noè… Fa caldo… Gradisce una pesca?”
-“Gli animali non mangiano le pesche.”
-“E invece lei?”
-“A me serve altro.”
-“Posso esserle utile?”
-“Ha una vita in più?”
-“Di che colore la vuole?”
-“La vorrei viola!”
-“Non le sembra un po’ scura?”
-“Ha ragione… Allora la voglio colore indaco!”
-“Quelle di colore indaco le ho finite ieri…”
-“Arancione?”
-“Vedrò cosa posso fare… Le serve per oggi?”
-“Posso aspettare…”
-“Fino a quando?”
-“Per un po’… Ancora devo dare da mangiare agli animali e devo andare a prendere qualcosa per me… Non si preoccupi… Tranquilla… Posso aspettarla.”
-“Bene, a dopo allora…”

Appena fa cenno di rincamminarsi, tutti gli animali si destano e si preparano a partire. Dopo qualche passo verso quella che era la Caritas di Roma, si volta verso di me, dice:

-“Mi vede ancora?”
-“Certo.”
-“Non è possibile… Non ci sono più…”

Continua a camminare. Si volta ancora, dice:

-“E adesso? Mi vede? O vede soltanto gli animali?”

Presumo abbia un’immensa urgenza di essere spirito quindi, mento:

-“Non vi vedo più…”

Lui si volta sorridente, alza la mano sinistra, rafforza il passo e dice:

-“Grazie di essere venuta… Nel nostro mondo non facciamo entrare tutti ma, sono gli animali a volervi qui.”

A Roma, durante l’estate, nel rumore che alcuni chiamano “follia degli altri”. 2014 – Maria A. Listur

 

“One can never be contemporary of the invisible.”

Christian Bobin

I have named him Noah. When I name him, he opens his mouth wide and laughs out loudly, I don’t know if it’s because of my simplicity of identification or because he feels good in the name. I wonder if he laughs for both motivations or for quite a different thing that I will never know.

-“Good day madam!”
-“Good day Noah… It’s hot… Would you like a peach?”
-“Animals do not eat peaches.”
-“And what about you?”
-“I need something else.”
-“Can I help you with anything?”
-“Do you have a spare life?”
-“What color would you like it?”
-“I would like it purple!”
-“Don’t you think it’s too dark?”
-“You are right… Then I want it indigo color!”
-“ I have finished those in indigo color yesterday…”
-“Orange?”
-“Let’s see what I can do… Do you need it for today?”
-“I can wait…”
-“Until when?”
-“For a while… I still have to feed the animals and have to go to get something for me… Don’t worry… take it easy… I can wait for you.”
-“Good, see you later then…”

As soon as he starts walking, all the animals stand and prepare themselves to leave. After some step towards what it used to be Caritas of Rome, he turns around toward me, saying:

-“You still se me?”
-“Sure.”
-“It’s not possible… I am not here anymore…”

He keeps on walking. Turns around again, says:

-“And now? Do you see me? Or are you seeing only the animals?”

I assume he has an immense urgency to be spirit therefore, I lie:

-“I don’t see you anymore…”

He turns around smiling, lifts his left hand, reinforces his step and says:

-“Thanks for coming… We don’t let everybody in our world but, the animals wanted you here.”

In Rome, during summer, in the rumor that some call “madness of the others”. 2014 – Maria A. Listur

Vacanze:/Vacation:

Da sentimenti senza ombra
Da motori senza ali
Da tachicardie senza orgasmi
Da buffonerie in ogni prezzo
Da rumori senza musica
Dalla parola “amore”
Dal bisogno di trasporto
D’abbandoni debitori
Dal desiderio di ogni sole
Da retrogradi costumi.
Dall’idea di “vacanza”:
Dal suo uso e abitudine
Fiore e frutto. Imposizione.

Acqua-III

Acqua III – 2013/14 – Maria A. Listur

Roma, svuotata, quanto basta.
2014 – Maria A. Listur

 

Vacation:

From feeling without darkness
From engines without wings
From tachycardia without orgasms
From buffooneries in each price
From rumors without music
From the word “love”
From the need of rapture
From abandons in debt
From desire of each sun
From retrograde customs.
From the idea of “vacation”:
From its use and habit
Flower and fruit. Imposition.

Rome, evacuated, just enough.
2014 – Maria A. Listur

“Concedetemi il lusso, e chiunque può tenersi il necessario.”/ “Give me the luxury and I can dispense with the necessities.”

Oscar Wilde

-Potrebbe essere leucemia…
-E lei potrebbe essere impotente…
-Cosa dice?
-Niente… Volevo farle sentire lo stesso brivido!
-Non ho sentito nessun brivido piuttosto una provocazione.
-Non lo è.
-Capisco che lei sia spaventata…
-Lei sta cercando di spaventarmi?
-Sto cercando di fare il mio lavoro.
-E quale sarebbe? Lo spaventapasseri? Io non sono un uccello anche se mi sta facendo sentire come il cazzo!
-Signora!
-Dottore!
-Sta alzando il tono!
-Io non ho alzato nessun tono! Sto rispondendo “a tono”!
-Sta diventando aggressiva!
-E il suo modo come si deve chiamare? Diritto d’autore?
-Autore?
-Sta usando il condizionale, mi sta condizionando e sta inventandomi una malattia che nemmeno sa se si tratta della mia…
-Per questo sto chiedendo delle analisi?
-E fino ad avere i risultati non poteva astenersi nell’uso del condizionale?
-Ho fatto un commento…
-Si fermi perché la sua arrampicata sui vetri non sta funzionando.
-Sta cercando che le chieda scusa?
-Per favore! Lei non ha scusanti!
-Non sto capendo un passaggio?
-Non sta capendo che la sua forma di trattarmi, e noterà che non mi permetto neanche di generalizzare, è sbagliata!
-Sincera.
-Allora… Vediamo… Lei potrebbe averlo piccolo!
-Signora…
-Me lo mostri.
-Signora!
-Me lo mostri! Voglio vedere se la mia ipotesi è vera!
-Cosa dice?
-Sto essendo sincera… Dico quello che penso.
-Una volgarità che scuso perché è sconvolta dal mio sospetto.
-Io sono sconvolta dalla sua ignoranza!
-Signora, buon pomeriggio.
-Dottore, buone misurazioni!

Roma, oltre le pareti, dove si svelano i mondi. 2014 – Maria A. Listur

 

“Give me the luxury and I can dispense with the necessities.”

Oscar Wilde

-It could be leukemia…
-And you could be impotent…
-What are you saying?
-Nothing… I wanted you to have the same shivers!
-I haven’t felt any shiver rather a provocation.
-It isn’t.
-I understand that you might be frightened…
-Are you trying to frighten me?
-I am trying to do my job.
-And what would it be? The scarecrow? I am not a bird even if you are making me feel like a cock!
-Madame!
-Doctor!
-You are raising your tone!
-I am not raising any tone! I am answering “in the same tone”!
-You are becoming aggressive!
-And how should we call your way? Copy writing?
-What?
-You are using the conditional, you are conditioning and inventing for me a sickness that you don’t even know if it is mine…
-It’s for this that I am asking some analysis?
-And until you get your results couldn’t you just avoid using the conditional?
-I made a comment…
-Stop because your clutching the straws is not working.
-Are you trying to make me apologize?
-Please! You have no excuses!
-Am I missing something?
-You are not getting that your way of threating me, and you’ll notice that I am not even allowing myself in generalizing, is wrong!
-Sincere.
-Well… Let’s see… You could have it small!
-Madame…
-Show it to me.
-Madame!
-Show it to me! I want to see if my hypothesis is real!
-What are you talking about?
-I am being sincere… I am saying what I think.
-It’s a vulgarity that I will excuse because my suspect upsets you.
-I am upset by your ignorance!
-Madame, good afternoon.
-Doctor, good measurements!

Rome, beyond the walls, where worlds are unveiled. 2014 – Maria A. Listur