“Il linguaggio non ha che il nostro corpo per ripararsi.”/“The language has nothing but our body to take cover.”

Pascal Quignard

La frescura del vuoto interrompe la calura dell’isola. Mi rinfresca l’assenza di persone. I quadri a terra sembrano immensi ma sono soltanto grandi; quelli sospesi al tetto sembrano dei fogli impiccati. Mi addentro nello spazio e confermo di essere sola, giro l’angolo verso l’altra ala e anche lì, nessuno. Guardo verso il soffitto e noto le volte. Magnifiche. Mi lascio tentare dall’aria, canto. Vocalizzo senza parole e nel momento in cui sento tornare a me l’aria sonora, un altro strumento incomincia ad accompagnare i miei rivoli. Non so da dove proviene. E non m’importa, non voglio muovermi, sono nel centro del mondo, riparata, baciata dall’aria. Andiamo avanti mentre dei passi entrano nella musica e poi qualche voce che ha bisogno di dare significato all’innominabile. Chiudo gli occhi e continuiamo nella mancanza totale di conoscenza. Il tempo passa, qualcuno dice:

-“Dovreste farlo più spesso.”

Apro gli occhi e non so se cercare la voce che parla o lo strumento che mi ha cullato. Ripete:

-“Dovreste farlo più spesso…”

Un uomo infinitamente alto esce da dietro una delle colonne che separano le sale, sorride. Sorrido anch’io. Colui che parla, non desiste:

-“Dovreste farlo più spesso…”

Il gigante di vento guarda L’uomo che parla e dice:

-“Scusa non parlo italiano.”

L’Uomo che parla insiste, sillabando la frase.
Il gigante di vento lo guarda come fanno i bambini ma, dall’alto.
Io guardo certa di non avere parole.
Il silenzio si fa infinito.
Tutti e tre ci guardiamo a lungo, in un luogo ibrido quanto le frontiere.
Lì, rimaniamo.
Dopo un po’, ognuno si volta, riprende la propria strada, i propri silenzi.
Partiamo.

Sardegna, sollevata nell’assenza di parola. 2014 – Maria A. Listur

 

“The language has nothing but our body to take cover.”

Pascal Quignard

The chill of the emptiness interrupts the heat of the island. It refreshes me the absence of people. The painting on the ground seems immense but they are just big; those one hanging from the roof seems some hanged sheets. I penetrate the space and confirm that I am alone, I turn the corner towards the other wing and there as well, nobody. I look towards the ceiling and notice the vaults. Magnificent. I let myself being tempted by the air, I sing. I vocalize without words and in the moment in which I feel the air coming at me the sonorous air, another instrument starts accompanying my little streams. I don’t know where it comes from. And I don’t care, I don’t want to move, I am in the center of the world, protected, kissed by the air. We go on while steps enter in to the music and then some voice that needs to give significance to the unnamable. I close my eyes and we continue in the in the total lack of knowledge. Time goes by, someone says:

-“You should do it more often.”

I open my eyes and I don’t know if I should look the voice that is talking or the instrument that has cuddled me. It repeats:

-“You should do it more often…”

An infinitely tall man comes out form behind one of the columns that separates the hall, smiling. I smile as well. The man who is talking, doesn’t desist:

-“You should do it more often…”

The giant of glass looks at The talking man and says:

-“Sorry I don’t speak Italian.”

The talking man insists, spelling the words.
The giant of glass looks at him as children do but, from above.
I look certain of not having the words.
The silence becomes infinite.
The three of us look at each other, in place as hybrid as the borders.
There, we stay.
After a while, everyone turns, goes back to its own way, its own silences.
We depart.

Sardinia, lifted in the absence of word. 2014 – Maria A. Listur

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