Età/Age

Più o meno,
tra quattrocento trentadue mila
e quattrocento trentotto mila,
il mio respiro contato in ore;
da quando le mani dell’acqua
diventarono quelle del mondo.
E ridere, diventò vocazione!

Uter-IUter I – Gres/2014 – Maria A. Listur

Roma, dove il clima è quinta stagione.
2014 – Maria A. Listur

 

Age

More or less,
Between four hundred thirty two thousand
and four hundred thirty eight thousand,
my breathing counted in hours;
since the hands of the water
became those of the world.
And laughing, became a vocation

Rome, where the climate is fifth season.
2014 – Maria A. Listur

“Le rughe di una nazione sono altrettanto visibili di quelle di una persona.”/“The wrinkles of a nation are as well visible as those of a person.”

Emil Cioran

-Concluso?
-Esclusa.
-Non può essere! Ti ammira.
-Ecco il problema… Direbbe Hillman e non soltanto…
-Io credo tu abbia peccato di umiltà!
-No… Ho parlato di tutto il necessario!
-Hai citato la critica aristotelica di Platone?
-Sì.
-La logica della triade hegeliana?
-Sì.
-Non avrai dimenticato la critica marxiana di Hegel…
-Nooooooo…
-Ti sei ricordata di Alenka Zupančič?
-Certo!
-E del “soggetto decentrato” di Lacan?
-Ovvio!
-Kierkegaard?
-Per favore! Impossibile non citarlo!
-Che cosa hai scelto?
-“Concetto dell’angoscia”… Non ti sembra volontariamente ironico?
-Non avrai dimenticato Melanie Klein?
-Assolutamente no!
-Non ci posso credere! Io immagino che Delauze, Guattari, Derrida, Foucault, Bergson li avrai citati! L’hai fatto vero?
-Sì… Ma perché sei tanto sospettoso!
-Non riesco a comprendere!
-Non ce ne bisogno… Va bene così.
-Non va bene un fallico oggetto!
-Ahahahah!
-Ti posso fare una domanda molto intima?
-Mi hai interrogato come fossimo a un esame… Mi puoi anche fare un Pap-Test, per rifarsi a Lacan!
-Le hai detto qualcosa sull’età?
-In quale senso?
-Quelle cose che vai dicendo sulla vecchiaia…
-Maturità, vorresti dire…
-Per lei è vecchiaia!
-Mi sembrava di poter dire che il 28 Ottobre compio cinquant’anni!
-L’hai associata a te.
-Siamo due donne cinquantenni! È un dato di fatto!
-Accetta che alcune persone non vogliano ricordarlo!

Roma, secolare, anziana e solare. 2014 – Maria A. Listur

 

“The wrinkles of a nation are as well visible as those of a person.”

Emil Cioran

-Ended?
-Excluded.
-It can be! She admires you.
-That’s the problem… Hillman would say and not only that…
-I think you were overly modest!
-No… I spoke about all that was necessary!
-Have you quote Plato’s Aristotelian critic?
-Yes.
-Hegel’s logic of the triad?
-Yes.
-You didn’t forget Hegel’s Marxism critic…
-Nooooooo…
-Did you remember of Alenka Zupančič?
-Of course!
-And about the “decentralized subject” by Lacan?
-Clearly!
-Kierkegaard?
-Please! Impossible not to mention him!
-What have you chosen?
-“Concept of anguish”… Don’t you think it was especially ironic?
-You didn’t forget Melanie Klein, did you?
-Absolutely not!
-I can’t believe it! I imagine that you must have cited Delauze, Guattari, Derrida, Foucault, Bergson! You did, right?
-Yes… But why are you so suspicious!
-I don’t understand!
-There is no need to… It’s all right like that.
-It’s not freaking all right!
-Ahahahah!
-Can I ask you a very intimate question?
-You have asked me as we were in an examination… You could do me a Pap-Test, to quote Lacan!
-Have you told her something about the age?
-In what sense?
-Those things that you say about old age…
-Maturity, you mean…
-To her it’s always old age!
-I thought I could say that October 28th I will be fifty!
-You have associated her to you.
-We both are two fifty years old women! It’s a fact!
-Accept the fact that some people do not want to remember it!

Rome, secular, elderly and solar. 2014 – Maria A. Listur

Carnale/Carnal

Oasi di grandezza quasi modesta.
Estasi della tua lingua anche in assenza.
Segreto perché in luce più dei neonati.
Leggiadro in questi tempi soltanto giovani.
Saporito come mi piace e dove mi piace.
Ilare quando il mondo si prende sul serio.
Fonte più che sorgente. Pioggia, sempre calice.
Nessuno vince mai al tuo cospetto.
Mio Carattere, amante nobile e protettivo,
A te il mio inchino, mio Signore:
Grata dai doni, spiritosa, gaia.
Tua Signora.

Carnale-1

Carnale I – 2014 – Maria A. Listur

In viaggio. 2014 – Maria A. Listur

 

Carnal

Oasis of greatness almost modest.
Ecstasy of your tongue even in absence.
Secret because in light more than the infants.
Graceful in these times just young.
Tasty as I like it and where I like it.
Cheerful when the world takes itself seriously.
Source more than origin. Rain, always chalice.
Nobody ever wins in your presence.
My Character, noble and protective lover
To you I bow, my Lord:
Grateful by the presents, witty, gay.
Your Lady.

Traveling. 2014 – Maria A. Listur

“È nel ricordo che le cose prendono il loro vero posto.”/“It’s in the memory that things take their real place.”

Jean Anouilh

“Bello il fiore?”, dice luccicante nel suo sorriso. Ha un fiore bianco tra le dita piccole e nodose, tutta vestita di nero, di spalle alla vigna. Carezzo il suo fiore, dico: “Bellissimo”.
Mi allontano per cercare di stare al ritmo di chi mi ospita; senza molto successo. Mangio tutto quello che mi offrono, tutto è fatto per essere offerto. Tutto viaggia, va verso gli altri. Anche i gatti stanno lì a fare macchia di bellezza in movimento.
“Bello il fiore?”, dice ancora, col fiore bianco in lentissima apertura, composta nella sua sedia sotto il pergolato, incorniciata dalla sua vigna. Carezzo il suo fiore bianco e dico: “Bella lei”.
Affiancata dall’amica/guida passeggio tra alberi da frutto, cicoria selvatica, pomodori che la temperatura regala ancora, file di cavoli, diversi tipi di rosmarino, e calpesto ignorantemente quello che è un tappetto d’origano! Cadono le mele e i kiwi a terra in un paradiso senza tentazioni.
“Bello il fiore?”, ripete col fiore bianco tra quelle manine scolpite nella terra, pronta per il viaggio verso la casa dell’altra figlia, di spalle al suo passato. Carezzo il suo fiore bianco, dico: “Sì, bellissimo”.
Tutto sta crescendo, anche quello che dovrebbe seccare. Confessione di chi cura la vigna, l’orto e la cucina. L’autunno si sta presentando dolcemente e la sofferenza delle olive è l’unico evento doloroso di questo momento. “L’olio quest’anno sarà poco!”, confidano mentre mi fanno assaggiare altri venuti dal sud. Raccolgo maldestramente fagiolini, osservo come si sviluppa un carciofo, assaggio torte, castagne, vino nuovo, mele ancora intiepidite dal crepuscolo.
“Bello il fiore… Io non ti conosco…” Dice guardandomi dolcemente.
“Infatti, non sono mai venuta… Mi ha portato sua figlia.”
“Ah, io vengo da sempre… Bello vero? E ritorna con gli occhi sul fiore.
“Bellissimo!”
Mentre mi allontano per odorare altri alberi, lei svanisce verso casa di un’altra figlia.
Quando il sole cade tra le colline, vedo l’ombra della sua sedia vuota, mi siedo, cerco dentro di me la sua voce, la forza delle radici al posto delle ossa, la sua grazia che nel silenzio di novantuno anni grida il richiamo al centro di tutte le cose.
Improvvisamente, la differenza tra avere memoria è servare ricordo, si fa corpo, il mio.

Crepuscolo

Prenestina, nell’orto di Virginia, dove ispira le sue figlie.
2014 – Maria A. Listur

“It’s in the memory that things take their real place.”

Jean Anouilh

“Beautiful flower?”, she says sparkling in her smile. She has a white flower between her small and nubby fingers, all dressed in black, with the vineyard behind. I caress the flower, I say: “Very beautiful”.
I step back in order to keep up with the rhythm of is my host; without any luck.
I eat everything they offer me, everything is made to be offered. Everything goes, travels towards the others. Even these cats they are here as a spot of beauty in movement. .
“Beautiful flower?”, she ask again, with that white flower in a very slow blossom, tranquil in her chair under the arbor, framed in her vineyard. I caress her white flower and say: “You are beautiful”.
Along sided by the friend/host I walk among the fruit trees, the wild chicory, the tomatoes that the temperature still donates, lines of cabbages, different types of rosemary, and I step over unawarely what it is a carpet of oregano! Apples and kiwis fall on the ground in a heaven of temptations.
“Beautiful flower?”, she repeats with the white flower between those little hands chiseled by the dirt, ready for the trip towards the house of the other daughter, behind her past. I caress her white flower: “Yes, beautiful”.
Everything is growing, even what it is supposed to be withering. Confessions of who takes care of the vineyard, the vegetable garden and the cooking. The autumn is presenting itself delicately and the suffering of the olives is the only painful event of this moment. “The oil is going to be modest!”, they confess while they make me taste others coming from the south. I inexpertly harvest the green beans, I observe how the artichoke forms. I try cakes, chestnuts, new wine, apples still warmed by the twilight..
“Beautiful flower… I don’t know you…” She says looking at me lovingly.
“Indeed, I have never been here… Your daughter brought me here.”
“Ah, I always come here… Beautiful, isn’t it?” And she goes back with her eyes to the flower.
“Very beautiful!”
While I distance myself to smell other trees, she vanishes towards the house of another daughter.
When the sun sets between the hills. I see the shadow of her empty chair, I sit, look inside me for her voice, the strength of the roots in place of the bones, her grace that in the silence of her ninety one years screams the call to the center of all things.
Suddenly, the difference between having a memory and nurture the remembrance, becomes body, mine.

Prenestina, in the vegetable garden of Virginia, where she inspires her daughters.
2014 – Maria A. Listur

Anniversario/Anniversary

Dietro la mente conservo un giardino
Da dove tu, seduto
Mi guardi:
Una tazza di tè tra le mani mai secche
Di gelsomino, scaldò
Quell’inverno.
E anche se assenti le successive stagioni
A quella tazza mi afferro
E ricordo.

tazza geisha

Rara tazza giapponese, Geisha 1912

Dove Oriente è casa.
2014 – Maria A. Listur

 

Anniversary

Behind the mind I treasure a garden
From where you, sitting
Are watching me:
A cup of tea between the never dry hands
Of Jasmine, warmed up
That winter.
And even if absent in the following seasons
To that cup I hold of myself
And remember.

Where Orient is home.
2014 – Maria A. Listur

“Di fronte al mare la felicità è un’idea semplice.”/“In front of the sea happiness is a simple idea.”

Jean-Claude Izzo

Il ricordo appare comodamente mentre camminiamo, parliamo, osserviamo. (Ricordo il piacere dell’acqua fresca tra le mani nelle mattinate di San Rafael, piccola cittadina a sud di Mendoza, Argentina. L’odore di terra fresca intorno ai fiori, la voglia di giocare a nascondino lì, dove non mi era permesso e appariva irrispettoso. Ricordo anche la voglia di ridere.)
Una costruzione di pietra a gradinata ci stimola la curiosità allontanandoci da evocazioni private e condivise. Chiediamo informazione alle uniche due persone che stanno nei paraggi, una coetanea e un’anziana con gli occhi pronti alle risposte:

-Buongiorno.
-Buongiorno.
-Lei sa quando sono state costruite queste strutture?
-Chiediamo a mia zia… È lei la colta della famiglia… Zia, queste pareti… Sono…
-Ah… Sì… A quelle le chiamarono “Le Scogliere”… Sono del ‘800… Vede? Invece di spianare tutto il colle, crearono dei gradoni per mettere le bare sdraiate.

Ringraziamo, ci voltiamo verso “Le Scogliere”, seguiamo la curva di un mare inesistente, dove al posto dei coralli ci sono le immagini, i nomi, i disegni incastonati. Le date, 1852, 1873, 18…
(Ricordo le distese cimiteriali di un paese che non sa dove sono i suoi morti.)

-“Guida tu, andiamo dove vuoi.” Dico all’ospite nella sicurezza di saper perderci tra le tombe.
-“Io non guido, sono a casa.” Risponde.
-“Ci perdiamo?”

Invece non ci perdiamo.
Camminiamo senza pensieri, fotografiamo racconti della morte e ritorniamo al punto di partenza.
Sembra una strada conosciuta…
Ridiamo, festeggiamo la condivisione dei gusti.
Si torna a casa.

Scrivo, gioco a nascondino con il ricordo.
So di essere Lazzaro, spesso ho nostalgia della mia vera casa.

verano

Fonte sconosciuta/Unknow Source

Roma, Cimitero del Verano, in compagnia erudita. 2014 – Maria A. Listur

 

“In front of the sea happiness is a simple idea.”

Jean-Claude Izzo

The memory appears comfortably while we walk, talk, observe. (I remember the pleasure of the fresh water in the hands in the mornings of San Rafel, small town south of Mendoza, Argentina. The scent of the fresh dirt around the flowers, the desire of playing hide and seek there, where I wasn’t allowed and appeared disrespectful. I also remember the need to laugh.)
A construction of stone in graded depths stimulates our curiosity distancing us from evocations private and shared. We ask for info to the only two persons that are in the area, a contemporary and an elderly woman with the eyes ready to answer:

-Good day.
-Good day.
-Do you know when these structures have been built?
-Let’s ask my aunt… She is the learned woman of the family… Aunty, these walls… Are…
-Ah… Yes… They called those “The Cliffs”… Of the ‘800… See? Instead of razing to the ground the hill, they created some graded depths to put the graves flat.

We thank, turn towards “The Cliffs”, follow the curve of a non-existent sea, where instead of coral there are framed images, names, drawings. The dates, 1852, 1873, 18…
(I remember the stretched graveyards of a country that doesn’t know where its deaths are.)

-“You lead, let’s go wherever you want.” I tell the guest in the safety of knowing how to get lost among the tombs.
-“I don’t lead, I am home.” Replies.
-“Shall we get lost?”

We don’t get lost instead.
We walk with no thoughts, photographing stories of the death and go back to the starting point.
It seems a known road…
we laugh, celebrate the communion of tastes.
We go back home.

I write, play hide and seek with the memory.
I know I am Lazarus, I often have nostalgia of my real home.

Rome, Verano graveyard, in erudite company. 2014 – Maria A. Listur

Una parola/A Word

Guarda
svegliando il ricordo:
dei vuoti calici nella cristalliera,
dei capotti che attendono l’inverno,
del tavolo quando non si condivide,
della polvere nella casa abbandonata,
delle pareti insonore dell’assenza,
dei tubi d’ogni acqua rinsecchita,
delle tele in attesa di colori,
del fango aspettante della forma.
E
come se sapesse ciò che sveglia
nell’asciugare le parole negli occhi
sorride articolando:
Vai!

Fertile-I

Fertile I/9 – 2014 – Maria A. Listur

Roma, dove il cuore si moltiplica.
2014 – Maria A. Listur

 

A Word

It looks at me awakening me to the memory:
of the chalices ready in the glassware,
of the coats that await the winter,
of the table when it is not shared,
of the dust in the abandoned house,
of that side of the bed always empty,
of the walls dull of the absence,
of the pipes of each dried water,
of the canvas waiting for the colors,
of the mud waiting for the shape.
And as it would know what it is able to awake
while wiping the eyes smiling; it says:
Go!

Rome, where the heart multiply itself.
2014 – Maria A. Listur

“Per una cosa mal concepita occorreva un vocabolo mal concepito: così l’hanno chiamata OPPORTUNISMO”./“For a thing badly conceived it was necessary a term badly conceived: so they called it OPPORTUNISM”.

Léon Gambetta

-Ah! È lei!
-Scusi?
-Mi hanno parlato tanto di lei!
-Chi?
-Delle persone…
-Credo si stia confondendo…
-A dire il vero, mi è stata segnalata dal tavolo degli aperitivi…
-Sicuro che non le hanno segnalato il bellissimo ragazzo alle mie spalle?
-No. Mi hanno detto quella donna altissima e rossa.
-In cosa le posso essere utile?
-Vorrei sapere a cosa s’ispira.
-In quale senso?
-Per il suo lavoro.
-Quale di tutti?
-La pittura.
-Perché non mi dice veramente per cosa mi ha avvicinato?
-Per conoscerla.
-Non le credo. Cosa posso avere io che sia del suo interesse? Me lo dica e basta.
-Mi hanno detto che lei conosce X.
-L’ho incontrato… Non lo conosco.
-Io sono amico di L. che vorrei farle conoscere, potremo scambiarci conoscenze…
-Non credo.
-Tra pittrici ci si aiuta…
-Io non sono una pittrice.
-Non vuole essere definita?
-Non con la lingua dell’altro genere.
-E come si definisce con la lingua del nostro?
-La nostra lingua non esiste…
-Fuori definizione?
-Fuori.
-Sa che in italiano significa “pazza”.
-Infatti non stiamo parlando in italiano e neanche un buon inglese…
-Si riferisce al mio?
-No. Al mio.
-Vuole parlare in italiano?
-No… Mi faccia praticare l’impossibile.
-Parlare bene?
-Parlare.

Dove le nazioni non esistono e il galateo è soltanto un’illusione.
2014 – Maria A. Listur

 

“For a thing badly conceived it was necessary a term badly conceived: so they called it OPPORTUNISM”.

Léon Gambetta

-Ah! It’s you!
-Sorry?
-They’ve told me so much about you!
-Who?
-Some people…
-I think you are confused…
-To be honest, I was told about you at the appetizers table…
-Sure that you weren’t told about the beautiful young man behind me?
-No. I was told about that very tall and red haired woman.
-How can I help you?
-I’d like to know what do you inspire from.
-In what sense?
-For your work.
-Which of all?
-Painting.
-Why don’t you really tell me what have you come here for?
-To know you.
-I don’t believe you. What might I have to be of your interest? Just tell me.
-I heard that you know X.
-I met him… I don’t know him.
-I am a friend of L. whom I’d like to introduce to you, we could exchange introductions…
-I don’t think so.
-Among painters we help each other…
-I am not a painter.
-You don’t want to be defined?
-Not with the words of the other genre.
-And how do you define yourself with ours?
-Our language doesn’t exist…
-Out of definitions?
-Out.
-You know that in Italian means “crazy”.
-As a fact we are not talking in Italian and not even in a good English…
-Are you referring to mine?
-No. To mine.
-Do you want to talk in Italian?
-No… Let me practice the impossible.
-To talk well?
-To talk.

Where nations do not exist and manners are just an illusion.
2014 – Maria A. Listur

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Si cavalca la giornata su leggiadro animale interno
antecede anche i padri, ordina il sapere delle madri
libertà diviene la parola delle prigioni trasparenti
ogni tanto s’intravede, sollevandosi dal sonno
ma, il suo ritmo è inebriante e a dormire, dolce, conduce.
Sa di aver vinto in ogni secolo. Sa che siamo meno che umani.
Instancabile inventa miseria molto visibile in ricchezza.
Ogni giorno si spera insonne di svegliarsi alla giornata
Ogni giornata è sempre invito di svelare ciò che precede
questo sonno attraente del cieco fare senza più essere.

Fenomeni-Hill-9

Fenomeni Non Indirizzati IX – 2009/2014 – Maria A. Listur

Roma, indaffarata e sonnolenta signora.
2014 – Maria A. Listur

 

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It rides the day on a graceful internal animal
antecedence even the fathers, it orders the knowledge of the mothers
liberty becomes the word of the transparent prisons
sometime it is seen, raising from the sleep
but, its rhythm is heady and to dreams, sweet, it leads.
It knows it has won over each century. It knows that we are less than humans.
Restless it invents misery less visible in richness.
Each day it is hoped sleepless of waking to the day
Each day it is always invitation to unveil what precedes
to this attractive sleep of the blind doing without being anymore.

Rome, busy and sleepy lady.
2014 – Maria A. Listur