“Errare è umano. Ma ti fa sentire divino.”/ “To err is human. But it feels divine.”

Mae West

-Maria?
-Sì.
-Sono Louis.
-Ah! Buonasera.
-Buonasera a lei. Annoiata?
-Si nota?
-Sì.
-Abito sopra l’atelier, vuole vedere qualche cosa che non è nella collezione?
-Certo!
-Mi segua.

Le mattinate non sono mai proprietà privata delle nazioni ma, da piccola territoriale, mi capita di associarle alla nazione dove mi sveglio, sto pensando questo mentre lui poggia un crumble di pere, ancora tiepido, accanto alla tazza di tè nero alle mandorle che sto per bere.

-Molte grazie.
-Prego, è un piacere immenso.
-Le opere sono magnifiche. Da quando curi l’atelier?
-Io non curo l’atelier.
-Scusa?
-Mi hai confuso con Luis?
-Tu non sei Luis?
-No… Io sono Louis.
-Ah…
-Mi dispiace…
-No, figurati! E che ho creduto … Veramente non so che dire …
-Non sei obbligata a dire niente.
-E che vorrei dire qualcosa! Ecco: io non so chi sia Luis ma è la persona con cui ho parlato al telefono per un appuntamento all’atelier! Oh mio Dio! Ho confuso i Luis!
-Louis…
-Scusa… Vado.
-Ah no! Non si può cancellare la mattinata per una confusione di nomi!
-Ho confuso le persone non i nomi!
-Prendi il telefono e chiamalo. Poi, gli spiegherò anch’io.
-No! Che gli spieghi? Non gli spieghi niente! Mi scuso e basta.
-Imbarazzata?
-Imbarazzata da una possibile cattiva interpretazione.
-Imbarazzati per altro!
-Sono imbarazzata per la mancanza di professionalità!
-Ti sei addormentata di fronte a Bouguereau! Non ti vergogni?
-Non mi stai aiutando…
-Mi stai obbligando a farti rimanere a pranzo e poi anche a cena… Questa cosa ti ha stressato troppo, hai bisogno di sostegno!
-Non mi stai aiutando… Ripeto.
-Ti scuserai a pranzo, lui viene da noi.
-Da noi?
-Non ti spaventare, è un modo di dire… Ti giuro che non è territoriale.

Da un terrazzo dove i tetti sembrano tavolette di cioccolato. 2014 – Maria A. Listur

 

“To err is human. But it feels divine.”

Mae West

-Maria?
-Yes.
-I am Louis.
-Ah! Good evening.
-Good evening to you. Bored?
-Does it shows?
-Yes.
-I live above the atelier, do you want to see something that isn’t in the collection?
-Sure!
-Follow me.

Mornings are never private properties of the nations but, as a small territorial, It happens to me to associate them to the nation where I awake, I am thinking about this while he puts a pear crumble pie, still warm, next to the cup of the almond scented black tea that I am about to drink.

-Many thanks.
-You are welcome, it’s an immense pleasure.
-The works are magnificent. Since when do you curate the atelier?
-I don’t curate the atelier.
-Excuse me?
-You have mistaken me for Luis?
-Aren’t you Luis?
-No… I am Louis.
-Ah…
-I am sorry…
-No, Don’t worry! It’s that I thought … I really don’t know what to say …
-You don’t have to say anything.
-It’s that I’d like to say something! Well: I don’t know who Luis is but it’s the person I spoke to on the phone for an appointment at the atelier! Oh my God! I have confused Luis!
-Louis…
-Sorry… I have to go.
-Ah no! You can’t cancel the morning for confusing names!
-I have confused people not names!
-Take the phone and call him. Then, I’ll explain as well.
-No! What do you want to explain? You don’t explain anything! I’ll say I am sorry and nothing more.
-Embarrassed?
-Embarrassed by a possible bad interpretation
-Embarrassed yourself for something else!
-I am embarrassed for the lack of professionalism!
-You’ve fallen asleep in front of Bouguereau! Aren’t you ashamed?
-You are not helping me…
-You are forcing me to have you for lunch and then dinner as well… This thing has stressed you out too much, you need to be supported!
-You are not helping me… I repeat.
-You will apologize at lunch, he is coming to us.
-To us?
-Don’t get scared, it’s a figure of speech… I swear it’s nothing territorial.

From a terrace where the roofs seems like chocolate bars. 2014 – Maria A. Listur

Spirituale/Spiritual

Inatteso. Stupendo. Naturale.
Gaio. Carnale. Inimmaginabile.
Puro. Improvviso. Premuroso.
Amabile. Magico. Soddisfatto.
Espansivo. Rilevante. Spiritoso.
Quasi intangibile quanto fatato.
Vela risate in ogni sorriso.
Sa di salvare – in un crepuscolo
e tutta un’alba – tutto quel che resta…
Quieto. Essenziale. Soave.

Trasparenza-I

Trasparenza I, Gres – 2014 – Maria A. Listur

Roma, durante la semina d’inverno.
Maria A. Listur – 2014

 

Spiritual

Unexpected. Stupendous. Natural.
Gay. Carnal. Unimaginable.
Pure. Sudden. Caring.
Lovely. Magic. Satisfied.
Expansive. Relevant. Funny.
Almost intangible as much as enchanted.
Hides laughs in each smile.
it knows to be saving – in a sunset
and in the whole dawn – all that is left…
Quiet. Essential. Gratifying.

Rome, during the winter sowing.
Maria A. Listur – 2014

“La vita di ogni uomo è una via verso sé stesso, il tentativo di una via, l’accenno di un sentiero.”/ “Each man’s life represents the road toward himself, an attempt at such a road, the intimation of a path.”

Hermann Hesse

-“Che meraviglia!”
-“Non l’avevo mai visto in questo periodo.”
-“Come mai?”
-“Non si passa mai da questa parte; come vedi, non ci sono tracce.”
-“C’è anche il laghetto! Sembra uno spazio giapponese di meditazione.”
-“Meditiamo?”
-“Seduti, in piedi, come?”
-“Come vuoi… Posso fare la mia pratica?”
-“Certo. Io faccio la mia.”

Lui si allontana sfiorando appena
il letto di foglie arancione sotto i suoi piedi,
incomincia il suo esercizio meditativo.
Il sole in discesa ha appena inumidito
la nuvola colorata che a stento calpesto,
scalza mi lascio tonificare dal freddo eugubino.
Chiudo gli occhi, attendo la trasformazione interiore
del lago e del dono dell’albero.
Dietro le orbite, nel centro del cranio,
quell’immagine esteriore diventa acqua tiepida,
profumi della mia Kyoto, luce che scende lungo la mia schiena,
percorre il petto, il ventre, ogni vertebra,
avvolge le gambe e le braccia,
scalda le mani e i piedi, mi rende radice.
Sento il supporto delle foglie color fuoco, mi ricompongo.
Sembra lui abbia terminato la sua pratica, io non finirò mai…
Continuiamo in macchina,
cancelliamo con gli pneumatici le tracce dei nostri piedi.
Il suono di quella musica di foglie spezzate mi è casa, mi è cuore.
Il cuore di latta* si scalda.

-“Molte grazie.” Dico.
-“Prego. Volevo farti percorrere una strada diversa.” Dice.

Lago-PSM

Gubbio, nel cammino della Santa Pasta.
2014 – Maria A. Listur

* da “Maria de Buenos Aires” di Horacio Ferrer

 
“Each man’s life represents the road toward himself, an attempt at such a road, the intimation of a path.”

Hermann Hesse

-“How wonderful!”
-“I’ve never seen it in this time.”
-“How come?”
-“I never come this way; as you can see, there are no traces
-“There is also the small lake! It seems a Japanese space for meditation.”
-“Shall we meditate?”
-“Sitting, standing, how?”
-“As you wish… Can I practice my way?”
-“Sure. I’ll do mine.”

He distance himself almost touching lightly
the bed of orange leaves at his feet,
he starts his meditative exercise.
The sun setting has just moistened
the colored cloud that I with difficulty step on,
bare footed I let myself being tone up by Gubbio’s cold.
I close my eyes, waiting for the internal transformation
of the lake and of the present of the tree.
Behind the eyeball, in the center of the cranium,
that exterior image becomes lukewarm water,
scents of my Kyoto, light that descent along the spine,
goes through the chest, the belly, each vertebrae,
wraps the legs and the arms,
warms up the hands and the feet, it turns me in to root.
I feel the support of the fire colored leaves, I pull myself together.
It seems that he has finished his practice, I never will…
We continue by car,
we cancel with the tires the traces of our feet.
The sound of that music of broken leaves is home to me, is heart to me.
The tin heart* warms up.

-“Many thanks.” I say.
-“You are welcome. I wanted you to walk through a different path.” He says.

Gubbio, in the path of the Santa Pasta.
2014 – Maria A. Listur

* from “Maria de Buenos Aires” by Horacio Ferrer

Quella ragazza/That Girl

a M.

Accordi di pace bramano i suoi occhi;
Sotto ciascuna freccia oppure proiettile,
Bombe di antenati reggono le spalle.
Sorride appena per proteggere il fuoco:
Possiede ogni vento, ogni tempesta
Ogni lacrima, molti sorrisi e tutti i contrari.
Riassunto possente di più di un filosofo
Dilettissima amazzone di più di un idioma
Un augurio, di gratitudine in sostanza:
Conserva il silenzio, accetta la grazia.

W.A.BouguereauII

Dett. The Virgin of the Lilies 1899
William-Adolphe Bouguereau

Parigi, mentre l’affetto si fa casa.
2014 – Maria A. Listur

 

That Girl

To M.

Agreement of peace her eyes long for;
Under each arrow or bullet,
Bombs of ancestors support her shoulders.
She barely smiles to protect the fire:
She possesses each wind, each storm
Each tear, many smiles and all the contraries.
Mighty summary of more than a philosopher
Delightful Amazon of more than one idiom
A wish, of gratitude in substance:
Preserve the silence, accept the grace.

Paris, while the affection becomes home.
2014 – Maria A. Listur

“La vera eloquenza consiste nel dire il necessario e soltanto il necessario.”/“The real eloquence consists in saying the required and only the required.”

François de La Rochefoucauld

-Sei una donna ma mi fai ricordare “il proprietario della palla”!
-Appunto.

Nel luogo della gratitudine. 2014 – Maria A. Listur

 

“The real eloquence consists in saying the required and only the required.”

François de La Rochefoucauld

-You are a woman that reminds me “the owner of the ball”!
-Indeed.

In the place of the gratitude. 2014 – Maria A. Listur

Doni/Presents

La pelle forte dei tamburi
Il colore delle lacrime di Eros
La flessibilità dei giunchi
Lo stimolo dei venti amazonici
La solitudine della quercia
Sette giorni ogni settimana
Ventiquattro ore tutti i giorni
Titanio al posto delle ossa
Baci nei luoghi di ogni tendine
Orgasmi in ogni giuntura
Ali al posto delle gambe
Due piedi che sembrano quattro
Due mani che sanno di saper fare
Ogni anno più lungo di dodici mesi
Ecco il mio mezzo secolo:
Di piena vocazione in godimenti.

Liviandades-III

Liviandades III – 2014 – Maria A. Listur

Verso casa, 2014 – Maria A. Listur

 

Presents

The skin strong of the drum
The color of the tears of Eros
The flexibility of the reed
The stimulus of the amazon’s wind
The solitude of the oak
Seven days every week
Twenty-four hours everyday
Titan instead of bones
Kisses instead of each tendon
Orgasms in each joint
Wings instead of legs
Two feet that seem four
Two hands that know that they can do
Each year twelve months longer
Here is my half-century:
Of full vocation in pleasure.

Towards home, 2014 – Maria A. Listur

““La vita non è trovare se stessi. La vita è creare se stessi.”/“Life isn’t about finding yourself. Life is about creating yourself.

George Bernard Shaw

-Ha la boccuccia troppo chiusa…
-Mi faccia la cortesia!
-Mi dia retta… Apra. Apra!
-Ma non voglio!
-Che mancanza di morbidezza!
-La prego di non essere invadente!
-Non amo insistere!
-Non insista!
-Ma con lei non posso farne a meno…
-Ne faccia a meno!
-Non posso! Ci sono bocche e bocche… Io con la sua non riesco a rimanere immobile!
-Guardi che se si azzarda a tocc…
-Io non tocco, io sfioro!
-La prego! Si allontani!
-Non posso!
-Guardi che urlo!
-Apra…
-AHHHHHHHHH!
-L’ha fatto! Lei è matta!
-Capisce che NON MI PIACE?
-Ma è soltanto una bottiglietta di porcellana che desidera avere una boccuccia!
-Io non voglio che abbia né una boccuccia né un beccuccio!
-Va bene, va bene… Stavo scherzando… Non si sarà offesa…

-Si è offesa?

-Scherzavo… Le giuro che non l’avrei toccata…

-Ora non parla neanche sussurrando? Guardi che scherzavo…

-Ho capito… Mi metto nel tavolo di fronte… Ok? Se le parlo da lontano, mi risponde?

-Ho esagerato. Mi scusi.
-La scuso. Ora, può smettere di parlarmi.
-Scherza?
-Io non scherzo mai.
-Si deve annoiare un mondo…
-Quando gli altri scherzano, sì.

Dove si raccolgono terre per far fiorire tazze. 2014 – Maria A. Listur

 

“Life isn’t about finding yourself. Life is about creating yourself.

George Bernard Shaw

-It has the little mouth too closed…
-Oh come on!
-Trust me… Open it. Open it!
-But I don’t want to!
-What a lack of softness!
-I beg you not to be intrusive!
-I don’t like to insist!
-Don’t insist!
-But I can’t help it with you…
-Do help it!
-I can’t! There are mouths and mouths… I can’t stay still with yours!
-Look that if you dare touching it…
-I won’t touch, I’ll brush it!
-I beg you! Go away!
-I can’t!
-Look I am going to scream!
-Open it…
-AHHHHHHHHH!
-You did! You are crazy!
-Don’t you get that I DON’T LIKE IT?
-But it’s just a bottle of porcelain that wants to have a little mouth!
-I don’t want that it have neither a little mouth nor a little beak!
-All right, all right… I was joking… Don’t get offended…

-Did you get offended?

-I was joking… I swear I wouldn’t have touched it…

-Now you don’t even whisper-talk? I was joking…

-I got it… I am going to the table in front… Ok? If I talk to you from afar, would you answer me?

-I exaggerated. Excuse me.
-I excuse you. Now, you can stop talking to me.
-Are you joking?
-I never do.
-You must get bored a lot…
-When others joke, I do.

Where earths are gathered to make cups blossom. 2014 – Maria A. Listur

Tautologie/Tautologies

In quel nucleo senza oblio
Dove giace la memoria
Dimentica del dimenticare
Si è formato ogni gesto:
Amore potere bramosia
Adulazione paura disprezzo
Tenerezza salvaguardia affetto;
Piccolezze per l’Immenso!
Polvere di parole umane…
Incapaci di dire Eterno.

Glamour-I

Glamour I – 2014 – Maria A. Listur

Roma, in un baricentro possibile.
2014 – Maria A. Listur

 

Tautologies

In that nucleus without oblivion
Where the memory lies
Oblivious of the forget
Each gesture was formed:
Love power yearning
Adulation fear disgust
Tenderness safeguard affection;
Small things for the Immense!
Dust of human words…
Incapable of saying Eternal.

Rome, in a possible barycenter.
2014 – Maria A. Listur

“L’arte non insegna niente, tranne il senso della vita.”/”Art doesn’t teach anything, except the meaning of life.”

Henry Miller

Se dovessi scegliere un istante della vita, da dove ringraziare l’Italia che conosco, sceglierei questa casa del ‘500, nel cuore della nazione, tra giardini che conservano la musica da sette generazioni. Un regalo di un mondo fatto d’artisti ed eremiti.
Dal crepuscolo si ascoltano musiche che il padrone di casa ci offre per salutare l’autunno. Il cammino acceso quanto i musicisti che lasciano delle tournée internazionali per venire a passare del tempo tra amici e semplici pietanze. Scelgo di stare appoggiata a un angolo della sala, sento vibrare le pareti e i cristalli.
Appena incominciato il concerto, qualcuno arriva nel mio angoletto. Finita la prima parte, si riaccendono le candele e nella lentezza delle accensioni, colui che è alle mie spalle dice:
-“Ti è piaciuta la sorpresa?”
Senza girarmi dico:
-“Scusi?”
-“Che formalità! Ti è piaciuta la Viola Medicea?”
-“Quest’esperienza va oltre il piacere…”
-“Esageri mia cara Matilde…”
Mi giro di scatto dimenticando ogni formalità mentre sento cadere ai miei piedi libri, partiture e un cappotto; sorpresa quanto lui, sorrido falsamente.
-“Mi scusi… Ho sbagliato… ” Lo dice piegandosi per alzare gli oggetti a terra.
Non riesco ad aiutarlo, la sorpresa mi fa cadere tanti oggetti interni quanti erano i suoi… Si alza, si volta per andare via ma dubita e ritorna verso di me, allunga una mano, si presenta:
-“Piacere, sono…”
-“So benissimo chi è lei. Impossibile non saperlo.” Cerco di alleggerire: “Io sono il sosia di Matilde: Maria.”
La mia volontà di alleggerire non funziona e lui timidamente risponde:
-“Piacere.”
Mi guarda fisso agli occhi. Noto lo stato di stupore: io per l’immensità che lui sta a significare nel mondo della musica e, nel suo caso, immagino sia per la somiglianza. Insisto:
-“Se trovo una gemella saprò che si tratta di Matilde…”
-“Ora che la guardo meglio non trovo somiglianze.”
-“Il desiderio d’incontrare qualcuno è come la mancanza di desiderio. No?”
-“Scusi?”
-“La vista inganna.”
Come svegliato dal torpore dello sguardo domanda:
-“Lei aveva mai sentito la Viola Medicea?”
-“No.”
-“Conosce i proprietari di casa?”
-“Sì.”
-“Che grande generosità.”
-“Sì, sono molto generosi.”
-“Parlo di lei.”
-“Come fa a sapere che sono generosa?”
-“Mi sta parlando come se non mi fossi confuso, non ha detto niente mentre invadevo il suo spazio… Vorrebbe sentire la viola senza la festa?”
-“Manca Matilde…”
-“Vede… È generosa…”

Italia, dove i cipressi sembrano le ombre delle stelle. 2014 – Maria A. Listur

 

“Art doesn’t teach anything, except the meaning of life.”

Henry Miller

If I would have to choose a moment in life, from where to tank the Italy that I know, I would choose this house of the ‘500, in the heart of the nation, among gardens that preserve music from seven generations. A present of a world made of artists and hermits.
From dusk music that the owner of the house offers to us to greet the fall can be heard.
The path lightened as much as the musicians who leave the international tourneys to come to spend sometime among friends and simple food. I choose to lean on a corner of the hall, I can feel the walls and the crystals vibrate.
As soon as the concert begins, someone comes to my little corner. In the end of the first part, the candles are lit and in the slowness of the lighting, he who stands behind my shoulders says:
-“Did you like the surprise?”
Without turning I say:
-“Excuse me?”
-“How formal! Did you like the Medici’s Viola?”
-“This experience goes beyond the pleasure…”
-“You are exaggerating my dear Matilde…”
I turn around abruptly forgetting every formality while I hear books, musical scores and a coat fall to the ground; surprised as much as him, I laugh falsely.
-“I am sorry… I made a mistake… ” He says it bending down to lift up the objects on the floor.
I can’t help him, the surprise makes me fall down internal objects as many as his…
He stands up, turns to go away but doubts and comes back towards me, stretches his hand, presents himself:
-“Pleasure, I am…”
-“I know well who you are. Impossible not to know it.” I try to lighten up:” I am Matilde’s lookalike: Maria.”
My will to lighten up doesn’t work and shyly he replies:
-“Pleasure.”
He looks straight in my eyes. I notice the state of astonishment: me for the immensity that he means in the world of the music and, in his case, I imagine it is for the likenesses. I insist:
-“Should I find a twin I will know that it will be Matilde…”
-“Now that I see you better I don’t see similarities.”
-“The desire of meeting someone is like the lack of desire. No?”
-“Excuse me?”
-“The sight deceives.”
As if he was awakened from the numbness of the glance he asks:
-“Had you ever heard the Medici’s Viola?”
-“No.”
-“Do you know the owners of the house?”
-“Yes.”
-“How generous.”
-“Yes, they are very generous.”
-“I am talking about you.”
-“How do you know that I am generous?”
-“You are talking to me as if I wasn’t confused, you didn’t say anything while I was invading your space… Would you like to hear the viola without the celebration?”
-“Matilde is not here…”
-“See… You are generous…”

Italy, where the cypresses seem the shadow of the stars. 2014 – Maria A. Listur