“Da sempre l’uomo aspira al benessere ma raramente al bene.”

Bernard Maris

Dopo qualche anno dalla nostra prima volta “in dialogo”, ci rincontriamo. Lei, come sempre, alta e profonda quanto i centimetri che occupa dell’atmosfera; io commossa in ognuno dei miei quasi identici 180 centimetri.
Lei invita:

-“Vuoi passare a fare un saluto?”
-“Non osavo chiedertelo.” Rispondo.
-“È qui accanto.”

È una serata dove si sente un vuoto che, in questa città, non avevo mai percepito, mentre si attraversano strade e viali, si scorge – in lontananza e in alto – l’angelo della Bastille; siamo poche le figure che camminano verso la collina fatta da matite, fiori e candele dedicati ai caduti. Il silenzio è tombale ma, non soltanto in quel luogo o più avanti, dove si onora un altro sacrificio, ogni spazio dice della pena, della nostra umanità lesa.

La mia compagna e amica, s’inchina per aprire uno dei quaderni scritti e disegnati per onorare; lo guarda, lo chiude, si volta verso di me, dice:

-“La pioggia ha spento tutte le candele.”

Il senso di frustrazione per non avere un accendino in borsa mi fa rimpiangere il breve tempo in cui ero una fumatrice. Rispondo:

-“Non ho niente per accendere, mi dispiace.”
-“Non ti preoccupare, domani passo e accendo…”

Mi rassicura nella promessa di un’azione certa quanto il suo sguardo intimo e riflessivo, sento tutto il suo desiderio di consolare il mio smarrimento e quello di un luogo che è stato ferito nella sua grazia più naturale: la riflessione.

Andiamo via silenziosamente, ci riscaldiamo in un caffè da un freddo meteorologico lieve rispetto a quello della morte innaturale. Beviamo, condividiamo analisi e prospettive, sorridiamo, ci ispiriamo, ci congediamo:

-“Grazie, infinitamente.” Dico
-“Continuiamo a riflettere.” Dice.

Ci separiamo sotto l’angelo della Bastille. Prendiamo direzioni che sembrerebbero opposte se fossero guardate in una mappa; mi volto per vederla svanire dietro i chioschi notturni di churros.
Davanti a me, immagino un meridiano che, se percorso totalmente finirebbe di fronte alla mia amica: come fossimo due funambule sullo stesso filo, il movimento di una, evoca e provoca posizioni nuove nell’altra.
E il freddo diventa uno stimolo nato dal battere delle ali dell’angelo.

Parigi, dove il silenzio è un urlo.
2015 – Maria A. Listur

 
“Always man strives for well-being but seldom he does it for good.”

Bernard Maris

After some years after our first time “in dialogue”, we meet again. She, as usual, tall and profound as much as the centimeters she occupies in the atmosphere; I emotional in each of my almost identical 180 centimeters.
She invites:

-“Do you want to go to pay a visit?”
-“I wasn’t daring to ask you.” I reply.
-“It’s near here.”

It is an evening where there is an emptiness that can be felt, that in this city, I had never perceived, while crossing the streets and the boulevards, I can see – far away and far above – the angel of the Bastille; there are just a few of us walking towards the hill made of pencils, flowers and candles dedicated to the fallen. Silence is sepulchral but, not only in that place or further ahead, where a sacrifice is honored, every space tells about the pain, about our injured humanity.

My companion and friend, bows down to open one of the written and drawn notebooks to honor; she looks at it, she closes it, she turns toward me, she says:

-“The rain has turned off all the candles.”

The sense of frustration for not having a lighter in my bag makes me regret the short time in which I was a smoker. I answer:

-“I have nothing to light them on, I am sorry.”
-“Don’t worry, tomorrow I will come by and light them up…”

She reassures me in the promise of an action sure as much as her intimate and reflexive glance, I feel all the desire of comforting my bewilderment and the one of a place that has been wounded in its most natural grace: the reflection.

We go quietly, we get warm in a café from a meteorological coldness light than the one of the unnatural death. We drink, share analysis and perspectives, smile, get inspired, say goodbye to each other:

-“Thanks, infinitively.” I say
-“Let’s keep on reflecting.” She says.

We part under the angel of the Bastille. We take different directions that would seem opposite if they were seen from a map; I turn around to see her vanishing behind the kiosks of churros.
In front of me, I imagine a meridian that, if covered totally would finish in front of my friend: as we were two tightrope walkers on the same rope, the movement of one, evokes and provokes new positions to the other.
And the coldness becomes an impetus born from the beating of wings of the angel.

Paris, where the silence is a scream.
2015 – Maria A. Listur

COSMO/COSMOS

Certo del tempo mai interrotto
Matura e tempra ogni infanzia.
Sa ricominciare prima dell’alba
Ride al galoppo dei nostri giorni
Notturno genio, raccoglie, salva.
Più forte ancora che ciascun vento
Acquieta, tace, avvolge, rialza;
Ricrea radici da germogli nuovi
Fioritura antica tra illimitate ali.

Glamour-II

Glamour II – 2015 – Maria A. Listur

Roma, cara.
2015 – Maria A. Listur

 

COSMOS

Certain of the time never interrupted
Matures and forges each childhood.
It knows to restart before the dawn
It laughs at the gallop of our days
Nocturnal genius, gathers, saves.
Even more strong of every wind
Quieten, silences, wraps, raises;
It recreates roots from new germs
Antique blooming among limitless wings.

Rome, dear.
2015 – Maria A. Listur

“Non sono sincero, perfino quando dico di non esserlo.”/“I am not honest, even when I say I am not.”

Jules Renard

-Come mai assegna dei nomi assurdi alle cose che fa?
-Assurdi?
-Come mai sceglie quei nomi?
-Sta scambiando persona?
-No! La conosco.
-Come fa a conoscermi? Sono una sconosciuta anche per mia madre.
-Diciamo che sono a conoscenza del suo lavoro.
-Quale di tutti?
-Ho visto ceramiche, pitture e il lavoro performativo, mi occupo di critica.
-Quali sarebbero i nomi assurdi?
-Non la voglio condizionare.
-Mi ha già condizionato.
-È così fragile?
-Friabile.
-Ahhh… Gli artisti!
-Ahhh… Gli uomini!
-Pensavo avrebbe detto i critici.
-Prima è uomo.
-Alcuni amici non sarebbero d’accordo.
-E le amiche?
-Neanche.
-Per le sue amicizie, lei è un critico prima di essere un uomo?
-Non sa chi sono?
-No.
-Non mi ha mai visto? Veramente?
-No.
-Credevo stesse flirtando…
-Le sembra che io abbia l’età per flirtare?
-Lo si può fare a tutte le età!
-Non alla mia età interiore.
-Quale sarebbe?
-Ora, centotrenta anni.
-E quanti ne ha quando sceglie i nomi delle opere?
-Indovini?
-Cinque.
-Touchée! Quattro e mezzo!
-Una balbettante!
-Io a quattro e mezzo cantavo benissimo!
-Scriverò quello che ha detto.
-Certo! E scriverà che non le piacciono i nomi delle mie opere?
-Purtroppo no… Ho capito che lo fa per divertirsi.
-Cosa?
-La scelta dei nomi.
-No! Legga i concetti e vedrà, sono attinenti.
-Non voglio leggere niente per giustificare una scelta.
-Allora dica semplicemente che non le piacciono, senza giudizio di valore.
-E il mio lavoro?
-Lo faccia senza discuterne con noi…
-Noi? Io sto discutendo soltanto con lei.
-Scusi ma mi sento un po’ tutta la categoria! “Gli artisti”!
-Ora sono sicuro che non sta flirtando…
-Adesso penso che lei non è un critico…
-Ora no.

Italia, quando mezzo secolo è un istante.
2015 – Maria A. Listur

 

 
 

“I am not honest, even when I say I am not.”

Jules Renard

-How come you give absurd names to the things that you do?
-Absurd?
-How come you choose those names?
-Are you changing person?
-No! I know you.
-How do you know me? I am a stranger even to my mother.
-Let’s just say that I know your work.
-Which of all?
-I’ve seen ceramics, paintings and the performative work, I deal with critic.
-Which would be those absurd names?
-I don’t want to influence you.
-You have influenced me.
-Are you so fragile?
-Friable.
-Ahhh… Artists!
-Ahhh… Men!
-I thought you would say critics.
-You are a man first.
-Some male friends wouldn’t agree.
-And the female friends?
-Neither.
-For your friends, you are a critic before being a man?
-Don’t you know who I am?
-No.
-You have never seen me? Really?
-No.
-I thought you were flirting…
-Does it seem to you that I have the age to flirt?
-It is possible at any age!
-Not at my interior age.
-What would it be?
-Now, A hundred and thirty.
-And how old are you when you choose the names of the works?
-Guess?
-Five.
-You got me! Four and a half!
-A stutterer!
-When I was four and a half I used to sing very well!
-I will write about what you said.
-Sure! And will you write that you don’t like the names of my works?
-Unfortunately no… I understand that you do so to have fun.
-What?
-The choice of the names.
-No! Read the concepts and you will see, they are pertinent.
-I don’t want to read anything to justify a choice.
-Then say you just don’t like them, without any value judgment.
-And my job?
-Do it without discussing with us…
-Us? I am discussing with you.
-Sorry but I feel as I am almost the whole category! “The artists”!
-Now I am sure you are not flirting…
-Now I think that you are not a critic…
-Now I am not.

Italy, when half a century is an instant.
2015 – Maria A. Listur

BASSO CONTINUO

Scivoli tra le mani del Nulla
Oppure nelle arti.
Di te qualche segnacolo:
A busto – in ogni secolo
Oppure a cippo,
Senza nome:
Memorie di marmo!
I brevi silenzi “museali”
Echeggiano atavici
Nel divenire di assenze
Nell’essere ciò che siamo:
Paesaggi
Ventate
Accenni.

Segnacoli-I

Segnacoli-II

Palestrina – Palazzo Barberini

Scorciatoie eterne senza memoria.
2015 – Maria A. Listur

 

Basso Continuo

You slip out of the hands of the Nothing
Or in the arts.
Of you some symbol:
A bust – in every century
Or as a memorial stone,
With no name:
Memories of marble!
The short silences “of the museum”
They echo atavistic
In the becoming of the absences
In being what we are:
Landscapes
Gusts
Hints.

Eternal shortcuts without memory.
2015 – Maria A. Listur

“La vita è questo, una scheggia di luce che finisce nella notte.”/“Life is that, a glare of light that ends in the night.”

Louis-Ferdinand Céline

Ci s’incammina sotto un sole arrendevole, verso il luogo, dove abita la fortuna. Intricate e bianche strade, verde e fresca l’aria, viva.

Si dilata il tempo accanto al camino, nel gusto dei grani antichi, nella visione ricca dei vigneti spogli, nell’aroma dell’inverno che non vuole essere inverno.

Intorno ad un tavolo di polenta, olio e vino, si ride, si dice di quando non eravamo quelli che siamo, quando neanche sapevamo di esistere; abitanti di quella distanza che tracciano gli oceani.

La pioggia vince sul sole ma, non sconfigge il desiderio di attraversare i luoghi solitari della fortuna:
Un palazzo, illuminato appena, alberga alcuni reperti del tempo in cui la Dea Fortuna meritava un luogo e non era soltanto quello della speranza, del desiderio o del gioco. Lei era fatta di luce, del bianco onirico del marmo; estendeva il suo tempio fino ai piedi di chi l’aveva inventata. Ora, resta soltanto uno squarcio del suo vestito, nell’angolo profondo di una stanza anonima…

La luce ci abbandona sempre di più e ciò che resta del tempio della dea non è illuminato abbastanza da permettere altri percorsi, tuttavia, abbracciare una delle colonne rimaste, ora pilastro di un ascensore, è per uno spirito infantile come il mio una commozione pari al primo bacio.
Si esce con la sensazione di abbandonare qualcuno che non può fare niente per inseguirti, neanche urlare per dire: “Dai! Finiscimi definitivamente!”
Una morte costante che non finirà di morire.

Ci si saluta, ci si abbraccia, ci si ringrazia. Le strade si dividono e si torna a quella che oggi è casa.

“… tutto bello nonostante il brutto tempo…” È parte di un messaggio – durante i reciproci ringraziamenti – di chi ci ha ospitato, condotto, illuminato.

Ci vuole tutta la notte, il sonno e il sogno per ricordare che sono intagliata dal piacere che alcuni chiamano il brutto tempo, il grigiore. Sono commossa da quell’assenza di luce che impedisce agli occhi viziati di elettricità di trovare l’impossibile, di non trovarlo, di perdere un’occasione e non sapere quando la si riavrà, se la si riavrà… Ugualmente progettare. Costruire, andare.
Andare verso la prossima volta in cui il sole sarà più vigoroso e la luce svelerà altri luoghi.
Andare è già una fortuna.
Vorrei rispondere “… il bel tempo è tra le nostre mani…”
Altra notte a far diventare segno l’imprevedibilità della bellezza.
Altra notte a rendere alla fertilità nuovi contorni. E alla fortuna tutta la luce.
Altra notte per articolare l’amarezza e la gioia, nella gratitudine.

Fortuna-I

Fortuna-II

 

Palestrina – Palazzo Barberini – 2015 – Maria A. Listur

 

“Life is that, a glare of light that ends in the night.”

Louis-Ferdinand Céline

We are walking under a submissive sun, towards the place, where fortune lives. Intricate and white streets, green and fresh the air, alive

Time expands near the fireplace, in the taste of ancient grains, in the rich vision of the bare vineyards, in the aroma of the winter that doesn’t want to be winter.

Around a table of corn mush, wine and oil, we laugh, we talk of when we weren’t what we are, when we didn’t even know we existed; citizens of that distance that the oceans trace.

The rain wins over the sun, but doesn’t defeat the desire of going through the solitary places of fortune:
A palace, barely illuminated, hosts some artifacts of the time in which the Goddess Fortune deserved a place and it wasn’t just that of the hope, the desire or the game. She was made of light, of the oneiric white of the marble; she extended her temple up to the feet of those who invented her. Now, only a gash of her dress remains, in the deep corner of an anonymous room…

Light abandons us more and more and what it remains of the goddess’ temple it’s not enough illuminated to allow other paths, however, hugging one of the remained columns, now a pillar of the elevator, it is for a childish spirit like mine an emotion equal to the first kiss.
We leave with a sensation of abandoning someone who can’t do anything to chase you, not even scream to say: “Come on! Finish me definitively!”
A constant death that will never finish dying.

We salute, we hug, we thank each other. The streets part and we go back to where today is home.

“… everything beautiful except the bad weather…” It’s part of a message – during the mutual thanks – of who has hosted, conducted, illuminated us.

It’s necessary the whole night, the sleep and the dream to remember that I am chiseled to the pleasure that some call bad weather, the greyness. I am moved by the absence of light that prevent the eyes made lazy by the electricity to find the impossible, to not finding it, to lose a chance and to not know when we will have another one, if we will have it… Nevertheless planning. Building, going.
Going toward the next time in which the sun will be more vigorous and the light will reveal other places
Going is already bliss.
I would like to reply “… good weather is in our hands…”
Another night to make the sign become the unpredictability of beauty.
Another night to render to fertility new outlines. And to fortune all the light.
Another night to articulate the bitterness and the joy, in the gratitude.

Palestrina – Palazzo Barberini – 2015 – Maria A. Listur

Carnale/Carnal

Ogni incavo e rilievo scavano, modellano, fendono.
Ogni cavità e rialzo foggiano, plasmano, adattano.
Ogni solco e ruga isolano, levigano, curvano.

Rimangono tatuati, nell’aria intorno,
– Devoti e concreti come fossero corpo –
Brandelli regali, schegge compiute, ali!

Percorrono strade, sì, i tuoi baci. Cielo!
Rimembrano complessità prostrate.
Consolidano orizzonti crepuscolari.

Carnale-II

CARNALE II – 2015 – Maria A. Listur

Dove si può. 2015 – Maria A. Listur

 

Carnal

Each recess and protruding they excavate, model, cleave.
Each cavity and rise they shape, mold, adapt.
Each rut and crease they isolate, smooth, curve.

They remain tattoed, in the air around,
– Devoted and concrete as they were flesh –
Regal shreds, accomplished splinters, wings!

They walk the paths, yes, your kisses. Good heaven!
They resemble prostrated complexities.
They strengthen crepuscular horizons.

Where it is possible. 2015 – Maria A. Listur

“L’essere umano è un animale che finge, e non è mai tanto sé stesso come quando recita.”/“Man is a make-believe animal, he is never so truly himself has when he is acting a part.”

William Hazlitt

-Sei sicuro che la parola sia “innamorato”?
-Sì.
-Bene! Penso che lo stato di emergenza in cui viviamo ci faccia espandere a livello sentimentale…
-Non so cosa stai dicendo…
-Ho blaterato una spiegazione perché non so come festeggiarti… Sono un po’ sensibilizzata dagli eventi delle ultime giornate…
-Perdi un po’ d’equilibrio e mi festeggerai sicuramente!
-Allora ti sto festeggiando da un bel po’!
-Non fare la stupidina ti prego. Non ti viene bene la modestia!
-Chi è?
-Dovresti prima chiedere cosa fa… È proprio quello che mi ha fatto innamorare!
-Cosa fa?
-La ventriloqua.
-Cosa?
-La ventriloqua!
-La sua professione ti ha innamorato… Mm…
-Più o meno… Mi ha innamorato quella voce che si esprime senza espressioni facciali…
-E l’altra?
-Siamo arrivati al patto che la conoscerò tra un po’, per adesso preferisco la voce profonda.
-Ah…
-So cosa stai pensando…
-Sì?
-Pensi non sia sano.
-Per favore! Se tu sapessi le voci meno profonde che tanti ascoltiamo durante la nostra vita troveresti nel mio silenzio una sorta di ammirazione…
-Ammirazione… Parola a doppio senso.
-Conosci qualcosa che ne abbia soltanto uno?
-Vero. Che ne pensi?
-Spero che la voce meno profonda non ti deluda.
-No, è bella…
-Non mi riferivo alla tessitura piuttosto al contenuto.
-Dovrai aspettare.
-Quindi, tu ascolti la voce che, perlomeno per quanto conosco, è la voce del pupazzo o della pupazza?
-Sì.
-E come vi siete incontrati?
-L’ho incontrata a teatro, faceva il suo spettacolo con la sua pupazza e mi sono innamorato, l’ho invitata a prendere un tè, ha accettato, siamo usciti un paio di volte, le ho chiesto di parlare come la pupazza e lei mi ha detto che la richiesta la metteva a suo agio più che mai… E ci siamo innamorati!
-Il fatto che tu sia uno psichiatra conta?
-Come conta che lei sia un’artista…
-Bello!
-Ti sento sincera.
-Lo sono. Almeno tra voi la teatralizzazione è palese.
-L’ho pensato anche io.
-Come si chiama la pupazza?
-Come lei ma in diminutivo…

Roma, l’inverosimile ha la forza dei proiettili. 2014 – Maria A. Listur

 

“Man is a make-believe animal, he is never so truly himself has when he is acting a part.”

William Hazlitt

-You are sure that the word is “in love”?
-Yes.
-Good! I think that the emergency state in which we live makes us expand on a sentimental level…
-I don’t know what you are saying…
-I have blabber an explanation because I don’t know how to celebrate you… I am a little sensible to the events of these last days…
-Lose a little bit of balance and you will celebrate me!
-Then I am celebrating you since quite a bit!
-Don’t pretend to be foolish I beg you. You are not good in pretending modesty!
-Who is she?
-You should ask what she does… That is what made me fall in love with her!
-What does she do?
-The ventriloquist.
-What?
-The ventriloquist!
-Her profession made you fall in love… Mm…
-More or less… That voice that expresses without facial expressions made me fall in love…
-And the other one?
-We have reached a deal that I will know it in a little while, for now I prefer the deep voice.
-Ah…
-I know what you are thinking…
-Yes?
-You think it is not sane.
-Please! If you knew the less profound voices that we listen to during our life you would find in my silence a sort of admiration…
-Admiration… A double entendre.
-Do you know anything that has just one?
-True. What do you think about it?
-I hope the less profound voice doesn’t disappoint you.
-No, it is nice…
-I was not talking about the texture rather the content.
-You’ll have to wait.
-So, you listen to the voice that, at least as far as I know, is the voice of the puppet or female puppet?
-Yes.
-And how you met?
-I met her at the theatre, she was doing her show with her female puppet and I fell in love, I invited her for a tea, she accepted it, we went out for a couple of time, I asked her to talk like the puppet and she told me that the request made her feel at ease more than anything… and we fell in love!
-The fact that you are a psychiatrist counts?
-As it counts that she is an artist…
-Nice!
-I feel you being sincere.
-I am. At least theatricalization is evident among the two of you.
-I thought the same.
-What’s the female puppet name?
-Like her but in diminutive…

Rome, the implausible has the power of bullets. 2014 – Maria A. Listur

Sopravvissuti/Survivors

Sanno che è ora o mai
l’ultimo bacio della notte
e quello issato dal mattino.
Calpestano l’ultima strada
in ogni passo, per ognuno
e semplicemente vanno.
Del ritorno tutto ignorano
calcolano soltanto gioia
circolarità, lievità e suono.
Sanno. Creano. Vanno.

Perspective-II

Perspective II – 2015 – Maria A. Listur

Roma, quando il dolore ignora ogni frontiera.
2015 – Maria A. Listur

 

Survivors

They know it is now or never
the last kiss of the last night
and the lifted one by the morning.
They stand on the last road
in every step, for every one
and simply they go.
Of the return everything they ignore
they consider only joy
circularity, lightness and sound.
They know. Create. Go.

Rome, when the pain ignores every border.
2015 – Maria A. Listur

“Tutte le parole cercano di raggiungere qualcosa che fugge.”/“All the words try to reach something that runs away.”

Pascal Quignard

-Glieli dettano?
-Che cosa?
-I testi.
-Non stavamo parlando della pittura?
-Sì ma… Lei si mette a prendere appunti!
-Perché non vorrei dimenticare qualche cosa che mi è venuta in mente mentre lei sta pensando e…
-E mi distrae!
-Mi scuso. Stavo tentando il contrario, non volevo interromperla con il suono…
-Invece mi ha portato da un’altra parte!
-Continuiamo con la pittura?
-No. Mi è venuta in mente la scrittura e preferisco seguire l’istinto.
-Va bene. Mi dica.
-Quello che scrive sente che glielo dettano?
-Penso che ogni cosa sia un dettato ma non nel senso che dicono alcuni…
-Vuole dire, ascoltare delle voci?
-Sì.
-E cosa intende per dettato allora?
-Qualcosa di musicale, di corporeo… Un movimento che poi si traduce in scritto o dipinto o…
-E tutto è lo stesso?
-Il risultato è differente ma la fonte è la stessa.
-Qualcosa d’animico?
-Qualcosa non lo è?
-Mm… Corpo e mente, anima e corpo…
-No. Non riesco a scindere e non sono tifosa di queste definizioni.
-Linguaggio calcistico?
-Linguaggio riduzionistico.
-Non sembra la stessa persona che scrive, neanche quella che dipinge o quella che…
-La prego di non definirmi secondo la somma di quello che di me conosce.
-Tento di farmi un’idea precisa del suo lavoro, come lei ha tentato di non interrompermi…
-Siamo verso una strada di profonda frustrazione.
-Non esiste un’idea precisa o lei è brava a interrompere?
-Sta confrontando ed io non ho uno spirito competitivo.
-Abbandonerà il gioco?
-Cambierò gioco.
-Vediamo. E cosa propone?
-Un piatto di lenticchie con curry di verdura, Malbec argentino e pane azzimo fatto da me. Accetta?
-Ha vinto.
-Abbiamo vinto.

Roma, dove si può conquistare il vuoto. 2015 – Maria A. Listur

“All the words try to reach something that runs away.”

Pascal Quignard

-Does anybody dictate them to you?
-What?
-The texts.
-Weren’t we talking about painting?
-Yes but… You started taking notes!
-Because I wouldn’t want to forget something that came to my mind while you were thinking and…
-And you distract me!
-I apologize. I was trying the opposite, I didn’t want to interrupt you with the sound…
-As a matter of fact you brought me to another place!
-Shall we continue with the painting?
-No. Writing came to my mind and I’d rather follow my instinct.
-All right. Tell me.
-What you write do you feel that somebody dictates it to you?
-I think that everything is a dictation but not in the sense that someone says…
-You mean, listening to voices?
-Yes.
-And what do you mean by dictation then?
-Something musical, corporeal… A movement that afterwards translates in writing or painting or…
-And is it all the same?
-The result is different but the source is the same.
-Something of the soul?
-Is there something that isn’t?
-Mm… Body and soul, soul and body…
-No. I can’t differentiate and I am not a fan of those definitions.
-Soccer language?
-Reductionistic language.
-You don’t seem the same person that writes, neither the one that paints nor the one that…
-I beg you not to define me according to the sum of what you know about me.
-I am trying to get a precise idea of your work, as you tried not to interrupt me…
-We are heading towards a road of profound frustration.
-Doesn’t it exist a precise idea or you are just good interrupting?
-You are confronting and I don’t have a competitive spirit.
-Will you abandon the game?
-I’ll change the game.
-Let’s see. What do you propose?
-A meal with lentils with curry and vegetables, Argentinean Malbec and leavened bread made by me. Do you accept?
-You won.
-We won.

Rome, where emptiness can be conquered. 2015 – Maria A. Listur

Eternal

Un simmetrico danzante “adesso”:
Di ciò che serve, che sa,
Che accetta;
D’inchini vari all’Assoluto,
Alle gestanti Armonie,
Alle celesti Geometrie.

Da quel che ignoriamo,
Erudizione.
Da ciò che crediamo,
Autonomia.
E a quelle mani fatte di stelle,
Totale e nuova arrendevolezza.

Perspective-I

Perspective I – 2015 – Maria A. Listur

Roma, 1° Gennaio 2015 – Maria A. Listur

 

Eternal

A symmetric dancing “now”:
Of what it is necessary, of what knows,
Of what accepts;
Of various bows to the Absolute,
To the gravid Harmonies,
To the celestial Geometries.

From what we ignore,
Erudition.
From what we believe,
Autonomy.
And to those hands made of stars,
Total and new compliance.

Rome, 1° January 2015 – Maria A. Listur