“Da sempre l’uomo aspira al benessere ma raramente al bene.”

Bernard Maris

Dopo qualche anno dalla nostra prima volta “in dialogo”, ci rincontriamo. Lei, come sempre, alta e profonda quanto i centimetri che occupa dell’atmosfera; io commossa in ognuno dei miei quasi identici 180 centimetri.
Lei invita:

-“Vuoi passare a fare un saluto?”
-“Non osavo chiedertelo.” Rispondo.
-“È qui accanto.”

È una serata dove si sente un vuoto che, in questa città, non avevo mai percepito, mentre si attraversano strade e viali, si scorge – in lontananza e in alto – l’angelo della Bastille; siamo poche le figure che camminano verso la collina fatta da matite, fiori e candele dedicati ai caduti. Il silenzio è tombale ma, non soltanto in quel luogo o più avanti, dove si onora un altro sacrificio, ogni spazio dice della pena, della nostra umanità lesa.

La mia compagna e amica, s’inchina per aprire uno dei quaderni scritti e disegnati per onorare; lo guarda, lo chiude, si volta verso di me, dice:

-“La pioggia ha spento tutte le candele.”

Il senso di frustrazione per non avere un accendino in borsa mi fa rimpiangere il breve tempo in cui ero una fumatrice. Rispondo:

-“Non ho niente per accendere, mi dispiace.”
-“Non ti preoccupare, domani passo e accendo…”

Mi rassicura nella promessa di un’azione certa quanto il suo sguardo intimo e riflessivo, sento tutto il suo desiderio di consolare il mio smarrimento e quello di un luogo che è stato ferito nella sua grazia più naturale: la riflessione.

Andiamo via silenziosamente, ci riscaldiamo in un caffè da un freddo meteorologico lieve rispetto a quello della morte innaturale. Beviamo, condividiamo analisi e prospettive, sorridiamo, ci ispiriamo, ci congediamo:

-“Grazie, infinitamente.” Dico
-“Continuiamo a riflettere.” Dice.

Ci separiamo sotto l’angelo della Bastille. Prendiamo direzioni che sembrerebbero opposte se fossero guardate in una mappa; mi volto per vederla svanire dietro i chioschi notturni di churros.
Davanti a me, immagino un meridiano che, se percorso totalmente finirebbe di fronte alla mia amica: come fossimo due funambule sullo stesso filo, il movimento di una, evoca e provoca posizioni nuove nell’altra.
E il freddo diventa uno stimolo nato dal battere delle ali dell’angelo.

Parigi, dove il silenzio è un urlo.
2015 – Maria A. Listur

 
“Always man strives for well-being but seldom he does it for good.”

Bernard Maris

After some years after our first time “in dialogue”, we meet again. She, as usual, tall and profound as much as the centimeters she occupies in the atmosphere; I emotional in each of my almost identical 180 centimeters.
She invites:

-“Do you want to go to pay a visit?”
-“I wasn’t daring to ask you.” I reply.
-“It’s near here.”

It is an evening where there is an emptiness that can be felt, that in this city, I had never perceived, while crossing the streets and the boulevards, I can see – far away and far above – the angel of the Bastille; there are just a few of us walking towards the hill made of pencils, flowers and candles dedicated to the fallen. Silence is sepulchral but, not only in that place or further ahead, where a sacrifice is honored, every space tells about the pain, about our injured humanity.

My companion and friend, bows down to open one of the written and drawn notebooks to honor; she looks at it, she closes it, she turns toward me, she says:

-“The rain has turned off all the candles.”

The sense of frustration for not having a lighter in my bag makes me regret the short time in which I was a smoker. I answer:

-“I have nothing to light them on, I am sorry.”
-“Don’t worry, tomorrow I will come by and light them up…”

She reassures me in the promise of an action sure as much as her intimate and reflexive glance, I feel all the desire of comforting my bewilderment and the one of a place that has been wounded in its most natural grace: the reflection.

We go quietly, we get warm in a café from a meteorological coldness light than the one of the unnatural death. We drink, share analysis and perspectives, smile, get inspired, say goodbye to each other:

-“Thanks, infinitively.” I say
-“Let’s keep on reflecting.” She says.

We part under the angel of the Bastille. We take different directions that would seem opposite if they were seen from a map; I turn around to see her vanishing behind the kiosks of churros.
In front of me, I imagine a meridian that, if covered totally would finish in front of my friend: as we were two tightrope walkers on the same rope, the movement of one, evokes and provokes new positions to the other.
And the coldness becomes an impetus born from the beating of wings of the angel.

Paris, where the silence is a scream.
2015 – Maria A. Listur

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...