ADEGUAMENTI DELLA LUCE/ADAPTATION TO THE LIGHT

Alla limitatezza di un ventre minuto.
Al parto ignaro, manchevole funerale.
All’infanzia adulta, militare, insorta.
All’adolescenza, recitatrice d’ombra.
Alla terra asciutta oppure piovosa.
A diventare altri linguaggi, e cantarli.
Alla distanza che riconduce, emerge.
A quel denominato amore, eretica.
Ai rimbalzi indipendenti dei pennelli.
A camminare, confluire, poi danzare.
Alla maturità incantevole, da lattante!
A volare per andare, senza arrivare…

Spazio-1

Spazio I – 2015 – Maria A. Listur

Roma – 2015 – Maria A. Listur

 

Adaptaion to the Light

To the limit of a small womb.
To the unknown childbirth, defective funeral.
To the adult, military, insurgent childhood.
To the adolescence, recitative of shadow.
To the dried or rainy land.
To becoming other languages, and enchant them.
To the distance that leads back, emerges.
To that denominated love, heretic.
To the independent bounces of the paintbrushes.
To walking, merge, than dance.
To the enchanting maturity, infant like!
To flying in order to go, without arriving…

Rome – 2015 – Maria A. Listur

“Yo tengo tantos hermanos, que no los puedo contar…”/“I have so many brothers that I can’t count them…”

“Io ho tanti fratelli, che non riesco a contarli…”

Atahualpa Yupanqui

Cammino lentamente sulle spiagge di quella parte dell’oceano che porta il nome degli angeli, la sabbia è fresca, l’aria umida, le nuvole lasciano filtrare delle fasce di luce argentea, poi, dorata.

I visitatori sono pochi e tra i pochi una famiglia che mi somiglia: i piccoli sono lenti e distratti, seguono i grandi, dei quali mi è impossibile riconoscere i generi.

Il silenzio e il vuoto facilitano la percezione dell’assolutezza dell’acqua, la fedeltà, il battere ritmico del suo oceano, la potenza, la piega a mo’ di seta nel punto in cui incontra il cielo, la compassione, il gusto di lambire i piedi in libera scelta, la compattezza, il richiamo limpido in ogni contatto, Thanatos finalmente tra le braccia di Eros.
Sorrido al pensiero di queste immagini, saltello e ballo nella gioia di questo nuovo incontro “geografico”, inspiro il vento e il freddo, guardo la mia amica e il mio amico che mi accompagnano nell’allegria dei gusti condivisi. Mi lascio tentare dalla fantasia di fissare il tempo in un’immagine, selezione dal telefono la funzione “camera fotografica” e miro avanti; mentre punto l’obiettivo, un uomo da lontano prende la rincorsa e corre muovendo le braccia dal basso verso l’alto, non capisco finché non vedo volare i genitori della famiglia che mi somiglia.
Scatto.
L’uomo della rincorsa entra in campo, sorride verso di me, cerca approvazione. Io ringrazio.

Il volo mi ha spiegato la sensazione di somiglianza, la grazia comune dell’origine, la differenza che afferma ogni similitudine e viceversa, i referenti naturali, la nobiltà dell’animalità, l’ascendente della bestialità…
La sicurezza del poter elevarsi, levandosi.

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Santa Monica, Los Angeles – 2015 – Maria A. Listur

In volo, 2015 – Maria A. Listur

 
“I have so many brothers that I can’t count them…”

Atahualpa Yupanqui

I slowly walk on the beaches of the ocean that carries the name of the angels, the sand is fresh, the air is moistened, the clouds let filter in some beams of silver, than golden, light.

The visitors are few and among them a family that resembles me: The little ones are slow and distracted, they follow the grown ups, of which I can distinguish the genres.

The silence and the emptiness facilitate the perception of the universality of the water, the faith, the rhythmical beating of the ocean, the power, the curve silk-like in the point in which it encounters the sky, the compassion, the pleasure of skimming the feet in free choice, the firmness, the clear recall in each contact, Thanatos finally in the arms of Eros.
I smile in the thought of this images, I jump and dance in the joy of this new “geographical” encounter, I inhale the wind and the chill, look at my woman friend and male friend that are accompanying me in the joy of the shared tastes. I let myself being tempted by the fantasy of fixing the time in a image, select from the phone the “camera” function and look ahead; while locking on the target, a man from afar takes a run up and running moves the arms from below to up, I don’t understand until I see the parents of the family that resemble me fly.
I shoot.
The man of the run up enters the field, smiles towards me, looking for approval.
I thank him.

The fly has explained to me the resembling sensation, the common grace of the origin, the difference that affirms each similitude and vice versa, the natural references, the nobility of the animality, the ascending bestiality…
The certainty of being able to elevate, rising.

In flight, 2015 – Maria A. Listur

Alla bambina/To the Child

Audace timoniere verso nuove vite…
da vivere, purtroppo, una per volta!
Voltata indifferente agli occhi altrui.
Devota, nel rimarginare incrinature.

Festeggi comoda, audace e compiuta.
Sai di essere gaia artefice e musa!
E silenziosa ridi, e sussurrando canti…
Unici suoni, da quel tempo, costanti!

piccola

1965 – Plaza del Congreso – Buenos Aires, Argentina

In volo, quando festeggiano tutte le età.
2015 – Maria A. Listur

 

To the Child

Audacious helmsman towards new lives…
To live, unfortunately, once at the time!
Turned indifferent to other’s eyes
Devoted, in restore cracks
Comfortably you celebrate, audacious and complete
You know you are gay creator and muse!
And quietly you laugh, and whispering you sing…
Unique sounds, from that time, constant!

In flight, when all ages celebrate.
2015 – Maria A. Listur

“Un funerale fra gli uomini è forse una festa fra gli angeli.”/“A funeral among men it maybe a celebration among the angels.”

Gilbert Keith Chesterton

-Hollywood Hollywood?
-Hollywood, Los Angeles…
-Stai dicendo Hollywood delle Stelle per terra?
-Sì.
-Beh! Non ho capito niente!
-Ti ho inviato le note della presentazione…
-Non ho capito proprio niente!
-E dove hai creduto fosse Hollywood?
-Non lo so! Certo che non ho immaginato Hollywood quello vero!
-Hai immaginato un nuovo teatro?
-Non lo so! Comunque che gioia! Che bello! Complimenti a te e alla regista! Complimenti a tutti!
-Grazie… Ho creduto non saresti riuscita a festeggiarci…!
-No… E che… Non lo so… E chi deve andare alla presentazione?
-Come chi deve andare? Vogliamo andare!
-Scusa scusa… Non so trasmetterti l’allegria che provo… Ma… Se potessi, verrei con voi!
-E vieni! Chi te lo impedisce?
-Beh… Dovrei chiedere un permesso al lavoro…
-Non hai vacanze sospese?
-Sì ma, le conservo in caso di emergenza!
-Ah… Ma, per i funerali non hai dei permessi speciali?
-Sì… Ma solo un giorno…
-Quindi se avessi un funerale, vorresti sfruttare le tue vacanze dopo l’evento…
-Come puoi chiamare evento un funerale?
-Sai come la penso sulla morte, può anche essere un evento!
-Per me non lo è!
-Perché? Ancora pensi di non star morendo, adesso?
-Penso di star vivendo!
-Va bene… Accetto la tua generosità posdatata!
-Svelami l’arcano!
-Se fossi morta verresti al mio funerale anche fosse a Beverly Hills! Ti ringrazio!

Roma, quando il festeggiare mostra la sua arte. 2015 – Maria A. Listur

 

“A funeral among men it maybe a celebration among the angels.”

Gilbert Keith Chesterton

-Hollywood Hollywood?
-Hollywood, Los Angeles…
-You are saying Hollywood of the Stars on the pavement?
-Yes.
-Well! I didn’t understand a thing!
-I sent you the notes of the presentation…
-I didn’t understand a thing!
-And where did you think it was Hollywood?
-I don’t know! Sure thing I didn’t imagine the real Hollywood!
-Have you imagined a new theatre?
-I don’t know! Anyhow what a joy! How wonderful! Compliments to you and to the director! Compliments to everybody!
-Thanks… I thought that you weren’t capable to celebrate us…!
-No… Is that…I don’t know… And who has to go to the presentation?
-What who has to go to? We want to go!
-Sorry sorry…I can’t tell you the happiness that I feel…But… If I could I would come with you!
-Come then! Who is stopping you?
-Well… I should ask permission on the job…
-Haven’t you got some vacations to take?
-Yes but I am saving them in case of emergencies!
-Ah… But, don’t you have special permissions for funerals?
-Yes… But just for a day…
-Therefore if you would have a funeral, you would want to use your vacations after the event…
-How could you call an event a funeral?
-You know what I think about death, it could be an event!
-It isn’t for me!
-Why? You still think you are not dying?
-I think I am living!
-All right… I accept your postdated generosity!
-Explain to me the enigma!
-If I were dead you would come to my funeral even if it were in Beverly Hills! I thank you!

Rome, when celebrating shows its own art. 2015 – Maria A. Listur

COMPIMENTO/FULLFILMENT

509-Compimento

Tela I – 2015 – Maria A. Listur

Come un cielo, rovesciato, da dentro
Insieme alle forme, accolto l’amorfo
Intatti nel petto, Labirinti e Paradisi
Il Minotauro è angelo, Leda solo ala
E tu, mia Atlantide e Anima, taciturna
Sfumata e serena, eretta in preghiera
Preparata da sempre, ospiti il meglio.

Roma, dove tutte le strade arrivano.
2015 – Maria A. Listur

 

FULLFILMENT

Like a sky, overturned, from inside
Together with the forms, the amorphous welcomed
Intact in the chest, Labyrinths and Paradises
The Minotaur is angel, Leda just wing
And you, my Atlantis and Soul, taciturn
Pale and serene, erect in pray
Ready all along, you host the best.

Rome, where all the roads arrive.
2015 – Maria A. Listur

“A quello che non capisci, puoi dare qualsiasi significato.”/“What you don’t understand you can mean anything.”

Chuck Palahniuk

Su un treno, assorta in un libro, ascolto la voce delicatissima di un ragazzo:
-“Amore, ti prego, prova ad andare…”
La frase è interrotta dalla voce tagliente e bassa di una ragazza:
-“Non mi chiamare amore!”
-“Amore ma…” Si ripete lui automaticamente.
Perentoria e a un volume più alto, che provoca una tosse sorvegliante all’uomo seduto davanti a me, lei ordina:
-“Ti ho detto di non chiamarmi amore!”
Il silenzio precipita tra i giovani.
Decido di guardarli, oltre il corridoio, seduti nei posti accanto e frontali; lui guarda per terra, lei è a testa alta, recita la persona assorta.
Decido di cambiare oggettivo, guardo l’uomo della tosse, anche lui mi guarda e fa una smorfia sorridente; capisco che anche lui sta osservandoli, più con l’udito che con lo sguardo.
Siamo davanti a una telenovela e aspettiamo che la pausa finisca.
Il ragazzo sospira, prende coraggio e svuotando i polmoni chiede:
-“E perché?”
-“Perché l’ho inventata io!” Risponde lei come fosse la creatrice della volta del cielo.
Anche l’uomo della tosse abbassa lo sguardo per sorridere senza offendere.
-“Cosa?” Incredulo ridomanda lui.
-“La parola “amore”…” Risponde lei con una dolcezza nuova che provoca all’uomo della tosse dei movimenti lievi della testa, da destra a sinistra, come chi di queste cose se ne intende, poi, dirige lo sguardo verso me, da un po’ fingo di guardare dal finestrino tuttavia, vedo e sento tutto intorno a 180°, la telenovela vivente e avvincente!
Il ragazzo rimasto ancora in silenzio, riparte:
-“Spero ti renda conto che stai dicendo una scemenza!”
-“No! Io voglio dire che tra noi due sono stata io a dirla per prima! Ora inventati un’altra!”
Ed ecco che si è svelata la ragione profonda della Dulcinea!
Ora l’uomo della tosse ed io siamo diventati spettatori a tutti gli effetti, commentiamo con lo sguardo e con i sorrisi.
-“E mentre m’invento una parola, come ti posso chiamare?” Domanda lui conciliatore.
-“Per adesso chiamami “amore” ma, non ti abituare!”
Io mi volto verso il paesaggio, l’uomo della tosse nasconde una risata dietro un colpo di tosse e purtroppo dobbiamo scendere…

In un luogo dove l’amore è suono. 2015 – Maria A. Listur

 

“What you don’t understand you can mean anything.”

Chuck Palahniuk

On a train immersed in a book, I listen the very delicate voice of a boy:
-“Love, please, try to go…”
The sentence is interrupted by the harsh and low voice of a girl:
-“Don’t call me love!”
-“Love but…” He automatically repeats himself.
Peremptory and in a higher volume, that provokes the monitoring cough of a man sit in front of me, she commands:
-“I told you not to call me love!”
Silence falls among the youngsters.
I decide to look at them, over the corridor, sit in the seats next to me and facing; he is looking at the floor, she has the head high, she is playing the absorbed one.
I decide to change objective, I look at the man with the cough, he is also looking at me and make a smiling smirk; I understand he is also looking at them, more with the hearing than with the glance.
We are in front of a soap opera and we are waiting that the pause ends.
The boy sighs, take courage and emptying the lungs asks:
-“And why?”
-“Because I invented it!” She replies as she was the creator of the sky’s vault.
Even the man with the cough lowers his glance to laugh without offending.
-“What?” He incredulous asks again.
-“The word “love”…” She replies with a new sweetness that provokes to the man with the cough some light head movements, from right to left, as someone who knows about these things, then, he directs his glance towards me, since a while I am directing my glance to the window although, I see and hear everything around 180°, the living soap opera is engaging!
The boy who was still quiet, goes again:
-“I hope you are realizing you are saying silliness!”
-“No! I wanted to say that I was the one among us who said it first! Now make up a new one!”
And here we have the profound reason that has been revealed by Dulcinea!
Now the man with the cough and I have become spectators by all means, we comment with the glance and with the smiles.
-“And while I make up a word, how can I call you?” He asks mediating.
-“For now you can call me “love” but, don’t get used to it!”
I turn towards the landscape, the man with the cough hides a laugh behind coughing and regrettably we have to get off…

In a place where love is sound. 2015 – Maria A. Listur

CONFIDENZE/CONFIDENCES

Custodita nella detta nitida gioia, do e colmo.
Penetro verso il basso, verso l’alto e mi concedo.
Lasciar andare senza allentare è mia vocazione.
Così respiro, il corpo estendo, l’anima brillanto.
Qualche volta narro, sempre dipingo, oggi riparto.

Taglio-III

Taglio III – 2015 – Maria A. Listur

Roma, quando il tutto somiglia a sé stesso.
2015 – Maria A. Listur

 

CONFIDENCES

Shielded in the spotless alleged joy, I give and fill.
I penetrate towards the bottom, towards the top and I indulge myself.
Letting go without loosen is my vocation.
So I breathe, I extend the body, the soul I sparkle my soul.
Sometime I narrate, I always paint, today I leave again.

Rome, when the whole resemble itself.
2015 – Maria A. Listur