RICERCA/RESEARCH

E si crede perpetua una goccia di spirito!
Azzurro il vento – dalle viscere generazionali –
urla, abbatte, rincara.
Quanti fanciulli sospesi dimorano in noi,
quanti addii?
Quanto tradimento all’animo che anima,
ora, e brama!
E dall’oltrepassato si liberano solitudini,
offese, stoccate; per vere scambiate!
Quante valigie fatte, quante disfatte,
per cercare ancora: il puro bacio,
le braccia aperte, la serena stretta,
le dita mie, tue, nostre;
anche le memorie ma,
gioiose.
Alte.

Gota-I

GOTA I/2 – 2015 – Maria A. Listur

Village Saint Paul – Paris.
2015 – Maria A. Listur

 

RESEARCH

And it is considered perpetual a drop of spirit!
Sky blue the wind – from the generational insides –
it screams, breaks down, increases.
So many suspended children inhabit us,
how many farewells?
So much betrayal of the soul that animates,
now, and it craves!
And from the past solitudes are freed,
offenses, thrusts; mistaken as real!
So many suitcases done, so many undone,
to look again for: the pure kiss,
open arms, the serene shake,
my fingers, yours, ours;
even the memories but,
joyful.
High.

Village Saint Paul – Paris.
2015 – Maria A. Listur

“Nelle storie d’amore, ci sono soltanto le storie, mai l’amore.”/“In love stories, there are only the stories, never the love.”

Christian Bobin

La pelle di entrambi è trasparente, identica. La prospettiva posteriore permette di vedere chiaramente, il sole colpisce le loro vene, celesti e viola. Si sostengo a vicenda, si tengono dal punto vita; camminano come se ballassero, dopo ogni interruzione – data da qualche passante – ripartono con lo stesso piede, si guardano, sorridono, e continuano. Sembrano nati insieme, sembrano l’immagine che manca quando non si sa cosa dire della pratica dei sentimenti. Hanno poco tempo. Hanno vissuto quasi tutto il tempo. Ci si perde nella loro visione, fresca, delicata, leggermente piegata, sostenuta.
Mentre mi lascio prendere dal loro ritmo, una voce conosciuta mi parla all’altezza delle mie orecchie, e non è cosa facile raggiungere le mie orecchie, spesso piegate verso chi parla o canta, troppo in alto per non doversi chinare.

-Cosa guardi?
-La pelle di due anziani.
-Quali?
-Non ci sono più.
-Mi sei sembrata assorta.
-Vero.
-Anche commossa.
-Anche.
-Ti sono sempre piaciuti i vecchi o è cosa della maturità?
-Ho avuto un padre vecchio. Per me era l’essere più giovane della terra finché mi dissero che sembrava mio nonno.
-Che tristezza!
-No… Non mi sentii triste… Pensai immediatamente che il suo opposto, essere giovani, fosse cosa brutta… Proprio così! In spagnolo si dice “que cosa fea es ser joven!”
-Quanti anni avevi?
-Nove.
-E d’allora sei attratta dalla vecchiaia?
-Non sono attratta… So leggere la bellezza nella materia che cambia! Essere mio nonno o essere mio padre non cambiò la sua bellezza o la sua freschezza…
-Non hai paura della vecchiaia?
-La domanda implica che ti senti giovane…
-No… Voglio dire l’anzianità…
-Non so di cosa parli… Io provo il senso di anzianità da sempre…
-Mi riferisco al corpo, al corpo che cambia.
-Te lo dirò se mi sarà dato di arrivare.
-Speri di non arrivarci, vero?
-Spero di diventare fresca, anzi leggera.
-Non lo sei?
-È facile quando la carne non è ancora trasparente.

Parigi, sulle strade di un sole svelatore. 2015 – Maria A. Listur

 

“In love stories, there are only the stories, never the love.”

Christian Bobin

The skin of both is transparent, identical. The posterior perspective allows to clearly see, the sun hits their veins, sky blue and purple. They support each other, holding themselves from the waist line; They walk as they were dancing, after each interruption – made by some pedestrian – they begin again with the same foot, they look at each other, smile, and continue. They seemed being born together, they seem like the image that lacks when nothing can be said about the practice of feelings. They have little time left. They have lived almost all the time they had. You can feel lost by their vision, fresh, delicate, lightly crooked, sustained.
While I let myself being taken by their rhythm, a known voice talks to me from the height of my ears, and is not easy to reach my ears, often bent towards the person that is talking or singing, too high for not bending.

-What are you looking at?
-The skin of two elderlies.
-Which ones?
-They are gone.
-You seemed absorbed in something.
-True.
-And moved.
-As well.
-You have always liked the elderlies or is something concerning maturity?
-I had an old father. To me he was the youngest human being on earth until they told me that he looked like my grandfather.
-How sad!
-No… I didn’t feel sad… I immediately thought the opposite, being young, was a bad thing… Exactly! In Spanish we say “que cosa fea es ser joven!” (what a nasty thing to be old)
-How old were you?
-Nine.
-And since then you have been attracted by old age?
-No I am not attracted… I can read the beauty of the matter that changes! Being my grand father or my father didn’t change his beauty and his freshness…
-Aren’t you afraid of old age?
-The question implies that you feel young…
-No… I meant oldness…
-I don’t know what you are talking about… I feel the sense of oldness since ever…
-I am referring to the body, the body that changes.
-I will tell you if I will be allowed to get there.
-You hope you don’t get there, do you?
-I hope to become fresh, or I better say light.
-Aren’t you?
-It’s easy when the flesh is not transparent yet.

Paris, on the streets of an unveiling sun. 2015 – Maria A. Listur

CASA I/HOME I

Si tessono i fili del vuoto
Quanto quelli del pieno
Si solleva luce intorno
Quanto dentro si compie
E non sono congedi
Né le lacrime né i gesti
Tutti insieme una casa
composta e senza patria.

Tatami

Tatami del Papa

Parigi, durante il solstizio.
2015 – Maria A. Listur

 

HOME I

The threads of the emptiness are weaved
As well as those of the fullness
It is lifted light around
As much as inside is accomplished
And they are not farewells
Neither tears nor gestures
All together a home
composed and with no birthplace.

Paris, during the solstice.
2015 – Maria A. Listur

“… mantenere viva la memoria di quello che ci ha colpito è ringraziare e congedarsi, conservare in silenzio tutto quello che abbiamo amato.”/“… keeping alive the memory of what has struck us is to be thankful and take leave, to conserve in silence all that we have loved.”

Carlos Castaneda

-Che magnifica collezione!
-Sì. Prese durante i miei viaggi dai sette anni in poi, altre sono ossequi…
-Come le traslocherà?
-Le lascio quasi tutte. Le regalo.
-Posso prendere una?
-Anche due; scelga tra le piccole e le mediane. Le grandi no.
-Le grandi sono imponenti!
-Le piccole e le mediane hanno un altro fascino…
-Ma ora lei preferisce soltanto le grandi? -Mm…
-Finora ha aperto soltanto porte piccole o mediane?
-Dipende dalla prospettiva…
-Pensa che con le grandi aprirà grandi porte?
-Non lo so.
-Deve riconoscere però che le chiavi grandi sono simboliche.
-Sono un modo di “tener presente”.
-Le grandi porte?
-Le serrature.
-Che aprono grandi porte però!
-Le porte più grandi sono trasparenti ma ci si accanisce con la serratura…

danza

Mori Tokyo, Tower

Roma, mentre tutto intorno svanisce tra le mani di chi “conta”.
2015 – Maria A. Listur

 

“… keeping alive the memory of what has struck us is to be thankful and take leave, to conserve in silence all that we have loved.”

Carlos Castaneda

-What a magnificent collection!
-Yes. I took them during my journeys since when I was seven, others are presents…
-How will you transfer them?
-I will almost leave them all. I’ll give them away.
-Can I take one?
-Two if you want; choose among the small ones and the medium ones. Not the big ones.
-The big ones are massive!
-The small ones and the medium ones have another flair…
-But now you prefer just the big ones?
-Mm…
-Have you just open small and medium doors until now?
-It depends on the perspective…
-Do you think that with the big ones you will open big doors?
-I don’t know.
-You have to agree that the big keys are symbolic.
-They are a way to “bear in mind”.
-The big doors?
-The keyholes.
-That opens big doors though!
-The big doors are transparent but we get obsess with the keyhole…

Rome, while everything vanishes in the hands of who “counts”. 2015 – Maria A. Listur

ELOGIO DEL DISTACCO/EULOGY OF THE SEPARATION

Nel modo dei petali, sicuri.
Parte, purezza e voluttà
del fiore. Che senza nesso
restano uniti nel vezzo
incantato della distanza.

Rete-V

Rete V – 2014 – Maria A. Listur

Roma, mentre si alzano le tende.
2015 – Maria A. Listur

 

EULOGY OF THE SEPARATION

In the world of the petals, confident.
Part, purity and voluptuousness
of the flower. That without connection
they remain united in the affectation
enchanted in the distance.

Rome, while the curtains raise.
2015 – Maria A. Listur

“L’uomo erra finché aspira.”/“Man wonders until he aspires.”

Johann Wolfgang Goethe

-“Non mi saluti?” Irrompe la domanda alle mie spalle. Siamo nella stazione ferroviaria che porta dal centro di Ginevra all’aeroporto. Mi volto di scatto nel morire della notte e stento a riconoscere la persona che ho davanti: lo guardo, lui sorride e apre le braccia, io sono impietrita. Improvvisamente, sono attraversata da un raggio di memoria: riconosco il maturo sorriso, i denti simpaticamente storti da eterno bambino, le dita lunghe delle mani; anche se i capelli sono diventati bianchissimi, lo vedo. Mi sorprendo della sua presenza come fosse risorto dalla morte.
-“Non ti ho riconosciuto!”
-“Io sì! Sei la stessa! Vieni qua! Ti voglio abbracciare!”
Mi stringe delicatamente. Ricordo il profumo. Odoro il collo, lui appoggia il palmo della mano destra nell’incavo lombare della mia schiena, altro segno di riconoscimento, il corpo che ricorda. Arriva il treno. Ci stacchiamo, saliamo, cerchiamo un vagone vuoto, ci sediamo.
-“Dove stai andando?”
-“Roma.”
-“E tu?”
-“Roma.”
-“Vivi a Ginevra?”
-“No, sono venuta per una conferenza.”
-“Sono felice di averti incontrato.”
-“Grazie.”
-“Che formalità! Ho pensato di scriverti, ti ho visto tramite la pagina Facebook di mio nipote, non volevo morire senza dirti alcune cose… E oggi, la vita ci mette uno davanti all’altra.”
-“Sì, ma io non ti avevo visto.”
-“Vedi? La vita mi fa capire che non dovevo scriverti!”
-“Non ti ho nemmeno riconosciuto.”
-“In un punto sperduto della notte io ti rincontro!”
-“Di schiena.”
-“E che importanza ha? Si è realizzato un miracolo della mia vita!”
-“Ti è cambiata la voce…”
-“Ho desiderato per decadi questo momento, dirti che…”
-“No! Ti prego!”
-“Cosa?”
-“Qualsiasi cosa essa sia, non me la dire! Sia bella o brutta, non me la dire! Ti prego!”
-“Te lo devo!”
-“Non sai quanta gente mi deve qualcosa!”
-“È qualcosa che avrei dovuto dirti.”
-“Lascia stare. Il viaggio è breve e…”
-“Lo so, lo so, stiamo quasi arrivando all’aeroporto!”
-“Mi riferivo all’altro viaggio…”
-“Altro?”

Verso il Grande Aeroporto, come tutti. E a Ginevra. 2015 – Maria A. Listur

 

“Man wonders until he aspires.”

Johann Wolfgang Goethe

-“Don’t you say see me?” The question irrupts behind my back. We are at the train station that goes from the center of Genève to the airport. I quickly turn around in the dying of the night and I barely recognize the person that is in front of me: I look at him, he smiles and opens his arms, I am petrified. Suddenly I am traversed by a ray of memory: I recognize the mature smile, the lovably uneven teeth of the eternal child, the long fingers in the hands; even though the hairs have turned completely white, I see him. I am surprised by his presence as if he resuscitated from death.
-“I didn’t recognize you!”
-“I did! You are the same! Come here! I want to hug you!”
I holds me delicately, I remember the perfume. I smell his neck, he places the palm of his right hand in the lumbar curve of my backbone, another sign of acknowledgement, the body remembers. The train arrives. We part, get on, look for an empty car, sit down.
-“Where a re you going?”
-“Rome.”
-“And you?”
-“Rome.”
-“You live in Genève?”
-“No, I came for a conference.”
-“I am happy to have met you.”
-“Thanks.”
-“How formal! I thought of writing, I saw you through the Facebook page of my nephew, I didn’t want to die without saying some things… And today, life puts us one in front of the other.”
-“Yes, but I didn’t see you.”
-“See? My life makes me understand that I didn’t have to write to you!”
-“I didn’t even recognize you.”
-“In an indefinite point of the night I meet you again!”
-“Facing the opposite side.”
-“And what is the importance? A miracle in my life has come true!”
-“Your voice has changed…”
-“I have desired for decades this moment, tell you that…”
-“No! I beg you!”
-“What?”
-“Whatever it is, don’t tell me! Good or bad, don’t tell me! I beg you!”
-“I owe it to you!”
-“You don’t know how many persons owe me something!”
-“It is something that I should have told you.”
-“Let it be. The trip is short…”
-“I know, I know, we are almost arrived at the airport!”
-“I was referring to the other trip…”
-“Anything else?”

Toward the Great Airport, as everyone. And in Genève. 2015 – Maria A. Listur

ADDIO I/FAREWELL I

Si spaventarono tutte le lacrime:
comprese quelle di chi la amava;
ritornate tutte alla sorgente,
senza indugi, né indulgenze.
E da quella secchezza soave,
un sorriso sgorgò dal petto,
non dal cuore, non dall’anima.
dalle ossa, dallo scheletro.

Sorgente-I

Sorgente I, Dett. Gres – 2014 – Maria A. Listur

Roma, bella sì. Ciao.
2015 – Maria A. Listur

 

FAREWELL I

All the tears were startled:
including those of those who loved her;
all returned to the source,
with no hesitation, no indulgence either.
And from that soave dryness,
a smile flourished from the chest,
not from the heart, not from the soul.
from the bones, from the skeleton.

Rome, yes beautiful. Ciao.
2015 – Maria A. Listur