“Nel momento di assenza di consapevolezza, si produce il condizionamento.”/“In the moment of absence of consciousness, the conditioning is produced.”

R. P. Kauschik

-Dammi la parola “chiave”.
-Per cosa?
-Se tu dovessi definire in una parola quello che interrompe o frena la gioia, quale parola sceglieresti?
-Perché lo chiedi proprio a me?
-Perché ti piacciono i significati, perché stai sempre lì a trovare il pelo all’uovo!
-Allora comprenderai che non mi è facile trovare soltanto una parola!
-Menti.
-Quale menti?
-Menti! Dal verbo “mentire”!
-Ah! Sì, mento.
-Dimmela.
-M’imbarazza…
-Come mai?
-Credo sia perché è estrema.
-Non mi sorprenderai.
-Comunque credo sia riferita a qualcosa che ho vissuto e che non sia applicabile totalmente a tutti…
-Ecco che la applichi! Tu la applichi!
-Sì… Vero…
-Quando?
-Quando cosa?
-Basta! Quando la applichi?
-Sai… Nel dire la parolina, risuona tutto, come fosse nuova… Come un concerto che, anche quando lo hai ascoltato cento volte, hai sempre qualcosa da scoprire o… da scoperchiare…
-Dimmi quando la applichi!
-Quando sento l’infelicità…
-Anche quando vedi la mia?
-Quando sei infelice, la tua tristezza, è parte della mia… Quindi, non sento, so.
-Non mi piaci quando fai la sostenuta!
-Sostenuta? Delicata vorrai dire…
-Chiamati come vuoi ma, dimmi la parolina!
-Appartenenza.
-No!
-L’hai chiesto tu.
-Mi hai colpito dall’alto ma, nel basso.
-Veramente?
-Mi hai buttato giù dalla culla!

Parigi, quando si prova a tradurre non soltanto parole.
2015 – Maria A. Listur

 

“In the moment of absence of consciousness, the conditioning is produced.”

R. P. Kaushik

-Give me the “key” word.
-For what?
-Should you have to define in a word what interrupts or stops joy, what word would you choose?
-And why do you ask me?
-Because you love the significances, because you are always so picky!
-Therefore you know that it isn’t easy for me to find just a word!
-Lie.
-Lay? what?
-Lie! from the verb “lying”!
-Ah! Yes, I will.
-Tell me.
-It’s embarrassing…
-How come?
-I think because it’s extreme.
-You won’t surprise me.
– Anyhow it is referred to something I have lived and that I don’t think it is totally pertinent to everyone…
-Here you go doing it! Come on!
-Yes… True…
-When?
-When what?
-Enough! When do you use it?
-You know… In saying the word, everything resounds, as if it was new… Like a concert that, even if you have listened to it hundreds of times, you always have something to discover or… uncover…
-Tell me when do you use it!
-When I feel unhappy…
-Even when you see mine as well?
-When you are unhappy, your sadness, is part of mine….
-I don’t like you when you act so aloof!
-Aloof? Delicate you mean…
-Call yourself as you wish, tell me word!
-Allegiance.
-No!
-You did ask.
-You have stricken me from above but in the guts.
-Really?
-You just threw me off the cradle!

Paris, when we try to translate not the words only.
2015 – Maria A. Listur

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