“Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo.”/“Give me a fulcrum and I shall move the world.”

Archimede

Lo scopro alla distanza abbagliata dalla bellezza, il garbo,
l’eleganza, la solitudine, la sobrietà, la forza,
la destrezza, la frescura.
Mi avvicino quando tutto il campo è libero.
Resto a una distanza di due metri,
lo voglio guardare con calma,
voglio essere dalla parte di chi osserva
giacché è sempre lui l’osservatore privilegiato.
Mi siedo a terra, quasi di fronte, accomodo il mio piccolo bagaglio:
uno zaino con un thermos, la frutta e un libro.
Decido di aprire il libro, mi distraggo da lui, assorta nella lettura.
Leggo per un’ora, alzo lo sguardo nella serenità di chi sa
di poter contare sul tempo.
Lo riguardo mentre lui si lascia attraversare dal sole,
imponente e sereno.
Respiro profondamente, organizzo nuovamente il bagaglio,
mi alzo lentamente, e mi volto;
decido di pararmi di fronte a lui, molto più vicina.
Lo sfioro.
Alzo il viso verso la sua grandezza e mi appoggio.
Sì! Mi appoggio!
Poi, con la schiena percorro la sua pelle fino ad arrivare a terra nuovamente seduta, sorretta da lui.
Chiudo gli occhi e lascio puntellare la mia schiena sotto il suo profumo, sento la luce del sole cadere a piombo su di me, attraverso lui.
Per la prima volta nella mia vita comprendo
che non potrò mai più vivere senza un albero.

Albero-Monet

Appoggiata

Su un pezzo d’anima che sembra terra,
a 300 mt dalla casa di Claude Monet.

Giverny, quando il cuore ha forma di foglia.

2015 – Maria A. Listur

 

“Give me a fulcrum and I shall move the world.”

Archimedes

I discover him from afar blinded by the beauty, the courtesy,
the elegance, the solitude, the sobriety, the strength,
the skill, the coolness.
I go closer when the area is clear.
I remain at a distance of two meters,
I want to look at him calmly,
I want to be on the side of who observes
since it’s always him the privileged observer.
I sit on the ground, almost in front, I place my little baggage:
A backpack with a thermos, fruits and a book.
I decide to open the book, I distract myself from him, absorbed in reading.
I read for an hour, I lift my glance in the serenity of who knows
that I can count on time.
I look at him again while he let himself being passed through the sun,
impressive and serene.
I breath profoundly, I organize my luggage again,
I stand slowly up, and I turn;
I decide to place myself in front of him, much closer.
I caress him
I raise my face towards his majesty and I lean on him!
Yes! I lean on!
Then, with my back I go down his skin all the way to the ground
again sitting, sustained by him.
I close my eyes and I let the sunlight fall straight down on me, through him.
For the first time in my life I understand
that I will never be able to live without a tree

On a piece of soul that seems like ground,
300mt from the house of Claude Monet

Giverny, when the heart as the shape of a leaf.
2015 – Maria A. Listur

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FUNAMBOLICA, LINEARE./FUNABOLIST, LINEAR.

A Gerda Alexander

Nello squilibrio tutto incominciò
quando il dolore alzava il filo,
la vertigine era della terra,
e cercare risposta una meta.
Quello squilibrio – ora so –
delle domande fu la culla,
e maestro nell’alzare
il filo, il cielo, ogni meta.

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EFEGA Paris, con Daniela Ciotola, mentre si studia.
E grazie a Jessie Delage…

Parigi – Agosto 2015

 

FUNABOLIST, LINEAR.

To Gerda Alexander

In the unbalance everything began,
when the pain raised the rope,
the vertigo was of the ground,
and to look for an answer the goal.
That unbalance – now I know –
of the questions was the cradle,
and master in raising
the rope, the sky, every goal.

EFEGA Paris, with Daniela Ciotola, while studying.
And thanks to Jessie Delage…

Paris – August 2015

CERTEZZE/CERTAINTIES

Del miracolo della vita nella luce del sole
Come della verità nella scintilla che dice:
“Buongiorno”.
Anche nell’assenza, trema memoria gioiosa
di chi augurò l’eterno, riferendosi al giorno.

NormanNTacchi

NormaN Tacchi ph

Village Saint-Paul, Parigi. Mentre si sorpassa l’alba.
2015 – Maria A. Listur

 

CERTAINTIES

Of the miracle of life in the light of the sun
As of the truth in the sparks that says:
“Good day”.
Even in the absence, be dreadful joyful memory
of who wished the eternal, referring to the day.

Village Saint-Paul, Paris. While we are crossing the dawn.
2015 – Maria A. Listur

“Confusione è una parola che abbiamo inventato per definire un ordine che non comprendiamo.”/”Confusion is a word we invented to define an order we don’t understand.”

Henry Miller

Una voce da uomo, dolcissima, mi fa spostare lo sguardo dal libro che leggo, verso la fonte sonora:
-“Credo di non essere più preso da te.”
-“Ah sì?” Domanda una voce da donna, gentilmente sorpresa.
Si guardano in silenzio. Lei si alza e va a sedere sul posto di fronte a lui. La metropolitana, che in questo paese è a tratti quasi silenziosa, aiuta a rendere le pause quasi materiche, sembrano nuvole di cotone tra i due amanti, di età indefinibile; ora, in un lampo di parole, svelano – nello sguardo – la vecchiaia delle maledizioni, del “mal-dire” dei sentimenti, del sentire, che non hanno evoluto né significati né significanti.
-“Sì. Non credo più in noi due.” Aggiunge lui.
Pausa pesante quanto il penare.
-“Da quando?” Domanda lei, con lo sguardo diventato ancora più nero dei suoi capelli corvini.
-“Da qualche tempo… Non so cosa ho… Non ci credo.”
Il loro dialogo, diventa serrato, schiaccia ogni pausa, mi distoglie completamente dalla lettura rendendomi all’osservazione di qualcosa che voglio raccontare, che mi commuove e mi rivolta, che cerco di non giudicare tuttavia, lo scrivo quindi, un po’ giudico… Perlomeno per quanto riguarda la scelta del modo.
-“Qualche tempo, quanto?”
-“Ci sto pensando da qualche giorno.”
-“Quanti?”
-“Che importanza ha?”
-“Per me è importante saperlo.”
-“Cinque.”
-“Mentre ci siamo ripetuti tante volte “ti amo”, mentre abbiamo deciso cosa fare questo fine settimana, mentre dormivamo ridendo dai rumori dei nostri vicini, mentre mangiavamo, giocavamo, ci organizzavamo, in questi giorni qui, tu non credevi più nella nostra relazione? Ho capito bene?”
-“Sì, hai capito bene.”
-“Che cosa devo fare?”
-“Niente. Volevo dirtelo, condividerlo. Mi sembra giusto che tu sappia che sto nutrendo una specie di rifiuto di te, qualche volta sembra odio, voglia di ferirti… E allo stesso tempo, ti guardo e mi commuovo…”
-“Che cosa dovrei fare?” Insiste lei, attraversata da due lacrime che lasciano intuire che a ferirla sia la gratuità del dolore piuttosto che la mancanza di delicatezza.”
-“Niente. Guarda che non è cambiato niente… Vieni, siediti qui di nuovo. Non so come gestirlo, sono confuso ma non è cambiato niente…”
-“Dobbiamo riformulare la nostra vita, da soli?”
-“No, devi accettare di vivere con qualcuno che è confuso…”

Parigi, dove le metropolitane illuminano… 2015 – Maria A. Listur

 

“Confusion is a word we invented to define an order we don’t understand.”

Henry Miller

A male voice, very sweet, makes me move my glance from the book I am reading, to the source of the sound:
-“I think I am not in to you anymore.”
-“Really?” A female voice asks, slightly surprised.
They look each other in silence. She stands up and goes to sit to the chair in front of him. The subway, that in this country is in some parts almost silent, helps to make the pauses almost physical, they look like cotton clouds between the two lovers, of an indefinite age; now, in a flash of words, they reveal – in the glance – the oldness of the malediction, of the “bad-said” of the feelings, of feeling, which have not evolved, neither the significances nor the significant.
-“Yes. I don’t believe in us anymore.” He adds.
Heavy pause as much as the suffering.
-“Since when?” She asks with her glance that has become darker than her raven-black hairs.
-“Since when… I don’t know what I… I don’t believe.”
Their dialogue, becomes tight, crushes every pause, it completely diverts my attention from reading taking me completely in to the observation of something that I want to write about, that moves me and disgust me, that I try not to judge though, I write therefore, I do judge a little… At least regarding the choice of the way.
-“Sometime, when?”
-“I am thinking about it since a few days ago.”
-“How many?”
-“What’s the importance of that?”
-“To me it is important to know.”
-“Five.”
-“While we repeated each other many times “I love you”, while we have decided what to do this weekend, while we were sleeping laughing about the rumors of our neighbors, while we were eating, playing, organizing, in these days, you were not believing in our relation? Did I get it right?”
-“Yes, you have.”
-“What should I do?”
-“Nothing. I wanted to tell you, share it with you. I believe is right that you know that I am nourishing a sort of rejection of you, sometimes it seems like hate, need to hurt your feelings… And at the same time I look at you and I am moved…”
-“What should I do?” She insists, passed through two tears that allow me to sense that what is hurting her is the gratuity of the pain rather than the lack of sensitivity.
-“Nothing. Look, nothing has changed… Come, sit here again. I don’t know how to handle it; I am confused but nothing has changed…”
-“Do we have to rethink our lives, alone?”
-“No, you have to accept to live with someone who is confused…”

Paris, where the subways illuminate… 2015 – Maria A. Listur

ALLA PARTE RONDINE/TO THE SPARROW SIDE

A Carola Scorrano, con gratitudine eterna

Parla di Giove libera d’arcaici giudizi
Pronuncia abbracci materializzando nidi
Si volge alla vita componendo colori
E nella mia esistenza, riconcilia il femmineo.
Nutre metafore condivise o solinghe
Salvaguarda i bisogni, protegge e dona
Legno, pane, luce, colombe e case:
Per ogni paglietta di ognuno dei nidi.

A. L. Day

A. L. Day, Illustrator

A Parigi, di fronte all’Isola de Saint Louis

 

TO THE SPARROW SIDE

To Carola Scorrano, with eternal gratitude

She talks about Jupiter free of archaic judgment
She pronounces hugs materializing nests
She turns towards life composing colors
And in my existence, she reconciles the feminine.
She nourishes the metaphors common or solitary
She safeguards the needs, she protects and give
Wood, bread, light, doves and houses:
For each straw of each one of the nests.

In Paris, In front of the Island de Saint Louis

FRAMMENTI, SENZA DISCORSO/FRAGMENTS, WITHOUT CONVERSATION

E si crede di sentire il proprio sentire
Mesti figli dell’insegnamento all’oblio
Ignoranti di una lingua per dire “amore”
Che come trottole cerchiamo dove posare
Mani, umori, nostalgie, baci, e altre
Manovre afflitte dell’infante afflitto
Che nessun discorso, amoroso o vero
Potrà sanare senza radere al suolo
L’imposizione al dover fare i perfetti.

Amore-e-Psique-Marmottan

Amore e Psiche – Museo Marmottan, Parigi

Parigi, in danzato ascolto.
2015 – Maria A. Listur

 

FRAGMENTS, WITHOUT CONVERSATION

And we think that we are feeling what we are
Sad sons of the teaching to the oblivion
Ignorant of a language to say “love”
That like tops we look for where to lay
Hands, humors, nostalgias, kisses, and others
Maneuvers afflicted of the afflicted infant
That no speech, amorous or real
Will be able to cure without tearing down
the imposition of having to be perfect.

Paris, in dancing listening.
2015 – Maria A. Listur

Versione II: “Si corregga, si sradichi, si perfezioni!”/Version II: Correct, eradicate, perfect yourself!”

Scuola esoterica di meditazione

-Oggi, credo di non amarti.
-Non ci posso credere!
-Lo so… È doloroso…
-Non lo dicevo per il dolore!
-Beh?
-Il sincronismo!
-Quale sincronismo?
-Anche io, oggi, credo di non amarti…
-Ah! Meno male! Mi sento in compagnia!
-Anch’io!
-E meno male che te l’ho detto!
-Prima o poi te lo avrei detto anch’io…
-Veramente?
-Sì…
-Quando?
-Alla scadenza.
-Tu sai quando ti passa?
-No, ma immagino passerà.
-E quando immagini passerà?
-Appena ricomincerò ad amarti.
-Sai che in un altro momento avrei provato una sorta di spavento…
-E ora cosa provi?
-Serenità… Accoglienza… E ora che mi hai confidato che provi lo stesso… Sento una sorta di sicurezza.
-Sicurezza? Di cosa?
-Della mancanza.
-Nella mancanza si trovano infinite forme di amore…
-Secondo te, dovremo fare qualcosa?
-E secondo te?
-Facciamo silenzio.
-Io, farò silenzio, leggendo.
-Io faccio una passeggiata.
-Sembriamo “Aspettando Godot”!
-Sai che non l’ho mai letto!
-Appena puoi… Prova.
-Lo leggeresti per me?
-Se te lo leggo cadrai ai miei piedi in preda all’innamoramento!
-Sono ai tuoi piedi!
-Per amore. Il cielo ci ha salvato dall’innamoramento!
-Salvati anche dalle illusioni.
-E dall’educazione alla completezza…
-Leggi. Passeggiamo insieme.

Nella grazia del mondo della tecnologia. 2015 – Maria A. Listur

 

Version II: Correct, eradicate, perfect yourself!”

Esoteric School of Meditation.

-Today, I don’t think I love you.
-I can’t believe that!
-I know… It’s painful…
-I wasn’t saying that for the pain!
-Well?
-The synchronicity!
-What synchronicity?
-I, as well, today think that I don’t love you…
-Ah! Good thing! I don’t feel alone!
-Me too!
-Good thing I told you!
-Sooner or later I would have told you as well…
-Really?
-Yes…
-When?
-At the end.
-Do you know when it ends?
-No, but I imagine it will.
-And when do you think it will end?
-As soon as I start to love you again.
-You know in an other time I would have felt sort of scared…
-And now what do you feel?
-Serenity… Acceptance… And now that you are telling that you feel the same… I feel sort of security.
-Security? Of what?
-Of the absence.
-In the absence there are infinite forms of love…
-Do you think we should do something?
-Do you?
-Let’s be quiet.
-I, will be quiet, by reading.
-I am talking a walk.
-We look like “Waiting for Godot”!
-You know I have never read it!
-Try… When you can.
-Would you read for me?
-If I do, you will fall at my feet love struck!
-I am at your feet!
-For love. The heavens have saved us from falling in love!
-Also spared us from delusions.
-And from the education to completeness…
-Read. Let’s walk together.

In the grace of the world of technology. 2015 – Maria A. Listur

“Si corregga, si sradichi, si perfezioni!”/“Correct, eradicate, perfect yourself!”

Scuola esoterica di meditazione.

-Io ti amo.
-Anche io.
-Ma io, da sempre.
-Perché? Credi che io scherzi? Anch’io da sempre.
-Il tuo sempre si riferisce a questa vita!
-Esistono altre?
-Certo, tutte quelle che non sappiamo!
-Anche in quelle io ti amo.
-Vorresti dire “ti ho amato”?
-Per me sono tutte simultanee…
-Il tempo non ha importanza?
-Non per noi… Intuisco.
-Cosa è questo pezzo di tempo rispetto a quello che abbiamo già vissuto!
-Infatti…
-Anche se preferisco pensare cosa è il nostro passato rispetto a quello che stiamo vivendo!
-Ti ho sorpreso vero?
-Si nota, vero?
-Altrimenti non staresti a dire tante baggianate esoteriche!
-Esoteriche?
-New Age… Esoteriche… Spirituali… Chiamale come vuoi ma ti è partita la fase quantistica che per me denota profondo nervosismo…
-Stai parlando di me oppure in generale?
-Ora di te e anche in generale; quando la gente non sa cosa dire del “qui e ora” parte con delle interpretazioni difficili da confutare e anche da credere!
-Nel “qui e ora” io ti amo. Detto. Ti amo anche nel “ieri e allora”…
-Ahhh! Bene! Così si fa! Dillo bene così mi viene un infarto, muoio e non ci sarà “domani e chissà”!
-Credevi di sapere tutto della vita? Beccati la novità!
-Novità? Non abbiamo detto che è da sempre?
-Certo.
-E allora? Qual è la novità?
-Che tu accetti.

Nel cuore dell’alba, dove non ci sono nazioni. 2015 – Maria A. Listur

 

“Correct, eradicate, perfect yourself!”

Esoteric School of Meditation.

-I love you.
-Me too.
-But me, all along.
-Why? Do you think I am joking? I also love all along.
-Your all along refers to this life!
-Are there others?
-Of course, all the ones we don’t know!
-I love you in those as well.
-Should you say “I have loved you?”
-To me they are all simultaneous…
-Time has no importance?
-Not for us… I guess.
-What is this piece of time compared to what we have already lived!
-I agree…
-Even though I prefer to think on what is our past compared to what we are living!
-I surprised you haven’t I?
-You can tell, right?
-Otherwise you wouldn’t be saying all this esoteric gibberish!
-Esoteric?
-New Age… Esoteric… Spiritual… Call them as you will but you started with your quantum mood and that shows a profound irritation to me…
-Are you talking about me or just in general?
-Now I am talking about you and in general; when people don’t know what to say about the “here and now” they start giving difficult interpretations to refute and to believe as well!
-In the “here and now” I love you. I said it. I also love you in the “Yesterday and then”…
-Ahhh! Good! That’s how you do it! Say it well so I get a stroke, die and there won’t be a “tomorrow and who knows”!
-You thought you knew everything about life? Suck on the news!
-News? Haven’t we said that is all along?
-Sure.
-So what? What’s the news?
-That you accept.

In the heart of the dawn, where there are no nations. 2015 – Maria A. Listur

QUELLA Lì/THAT ONE

Si filtra come ogni giornata
Silente. Gravida. Mai stanca.
Cambia lo sguardo di chi guarda.
Ovunque si inabissi ogni abisso
lei riprende, gratifica, innalza.
E tra i chicchi di notte,
e le foglie dell’alba
la fiducia sboccia
ri-salva!

Lotta Blokker

Lotta Blokker

Roma, canta amicizia!
2015 – Maria A. Listur

 

THAT ONE

She filters herself like in every day
Silent. Pregnant. Never tired.
Changes the gaze of who watches.
Everywhere every abyss sinks
she starts again, gratifies, elevates.
And among the grains of the night,
and the leaves of the dawn
the faith blossoms
re-saves!

Rome, sings friendship!
2015 – Maria A. Listur