“Uno dei piaceri del viaggio è immergersi dove gli altri sono destinati a risiedere, e uscirne intatti, riempiti dell’allegria maligna di abbandonarli alla loro sorte.”/“One of the pleasure of travelling is to dip where others are destined to reside, and get out of it intact, filled with a malicious happiness of leaving them to their fate.”

Jean Baudrillard

“Mamma non mi voglio sedere” dice una bambina appena salita sull’autobus mentre una donna giovane si alza per cedere il suo posto. La madre dice: “Invece ti siedi…”
La bimba si siede mentre l’anziano signore del posto accanto alla bambina dà spazio alla madre dicendo: “Signora mi sposto io…” La madre accetta il gesto, gli occhi della bambina seguono tutto il movimento della madre e, soltanto quando una è accanto all’altra, tutto il corpo della bambina si rilassa, tutto respira, lo sguardo si apre davanti a lei mentre poggia la sua manina sinistra sulla coscia della madre. Qualcosa sembra dire “Eccoti, sei qui.”.
La madre si toglie il guanto della mano destra e avvolge la piccola manina poggiata sulla sua coscia. Si guardano. Si sorridono. Non parlano per un lungo tragitto del viaggio.
Dopo un po’ la bambina leva velocemente la manina dalla coscia della madre per segnalare davanti a sé, oltre i vetri dell’autobus, una stella rossa, dice, (strascicando la “R”, nell’unione di passaggio tra la lingua italiana e quella francese): “La stella Rossa, mamma!” “Oggi una mia amica mi ha detto che a PaRigi c’eRano le stelle Rosse!” La madre la guarda e chiede: “Quale amica?” La bambina risponde con lo sguardo occupato a trattenere la stella rossa che passa davanti a tutti noi, “La mia amica della scuola” La madre domanda: “Hai già un’amica?” La bambina risponde: “Sì.” La madre tace, sembra presa da un universo di addii, torna verso la bambina, chiede: “Un’amica, amica…? La bimba rassicura: “Nooo… Soltanto amica…” La madre sorride con una certa soddisfazione e riprendendo la manina distratta dalla stella interroga: “E in quale lingua parlate?” E la bimba, stringendo forte la mano della madre, risponde: “La lingua degli amici mamma!”
Ed io sono arrivata a casa.
Scusate.
Devo scendere.

Parigi, tra Pont de Sully e Rue de Sèvres. 2015 – Maria A. Listur

 

“One of the pleasure of travelling is to dip where others are destined to reside, and get out of it intact, filled with a malicious happiness of leaving them to their fate.”

Jean Baudrillard

“Mom I don’t want to sit” a girl just got up on the bus while a young woman stands up to give up her seat. The mother says: “But you will…”
The girl sits while the elderly man of the seat next to the girl gives space to the mother saying: “Madame I am moving…” The mother accepts the gesture, the eyes of the child follow the whole movement of the mother and, only when one is next to the other, the whole body of the child relaxes, everything breaths, the glance opens in front of her while she places her little hand on the thigh of the mother. Something is saying like “Here you are.”.
The mother takes the glove off from the right hand and wraps the little hand on her thigh. They look at each other. They smile at each other. They don’t talk for a long way of the journey.
After a while the girl takes rapidly off the little hand form her mother’s thigh to signal in front of her, beyond the bus’ window, a red star, saying (slurring the “R”, in the passaging union between the Italian language and the French one): “The Red staR, mom!” “Today a friend of mine told me that in PaRis TheRe WeRe Red staRs!” The mother looks and asks: “Which friend?” The girl replies with her glance busy in holding back the red star that is passing in front of us, “My school friend” The mother asks: “You have already a friend?” The kid replies: “Yes.” The mother is quiet, she seems like being taken by a universe of farewells, she comes back to her child, asks: “A friend, a real one…? The girl reassures: “Nooo… Just a friend…” The mother smiles with a sort of satisfaction and taking again the girl’s little hand distracted by the star asks: “And what language do you speak?” And the girl, holding tight her mother’s hand, replies: “The friends’ language mom!”
And I have reached my house.
Excuse me.
I have to get off.

Paris, between Pont de Sully and Rue de Sèvres. 2015 – Maria A. Listur

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RELIGIONE/RELIGION

Delle mie cattedrali
qualche muro è rimasto.
Strapiombati quelli portanti.
Nessun altare dove ricomporre:
la sfondata volta,
le finestre assenti,
le regolate panche,
le divaricate porte.

Rimane anche
a mo’ di vocazione
– incontenibile e solenne –
il farsi scavare,
dalla luce.

Les Eglises 1Les Eglises 2Les Eglises 3

Les Églises – 2015 – Maria A. Listur

Parigi, allerta e gaudente.
2015 – Maria A. Listur

 

RELIGION

Of my cathedrals
some wall has remained.
Crushed the supporting ones.
No altar where to recompose:
the vault broken down,
the windows absent,
the regulated bench,
the spread doors.

It also remains
as a sort of vocation
– uncontainable and solemn –
of letting been excavated,
by light.

Paris, alert and bon vivant.
2015 – Maria A. Listur

“Non sarò più quel che ero. La pioggia trasforma l’acqua.”/“I will never be what I was. The rain transforms the water.”

Crista Wolf

C’era una grande collezione di bambole di tutte le dimensioni, di ogni tipo: piccole, parlanti, mezzane, cantatrici, di altezza naturale, gigantesse vestite da pagliaccio, babbi natale illuminati. Facevano terrore ma, poiché non si dava a vedere, continuavano ad arrivare a mo’ di dono; regalo ideale per una persona che aveva l’età di una bambina, senza la naturale freschezza del cuore.
Un giorno, sparirono due: una rossa e una bionda.
La bambina chiese alla madre:

-“Dove sono le bambole?”
-“Le ho regalate.”
-“Perché?”
-“Perché non c’è più spazio. E stanno arrivando altre…”
-“Ah…”
-“Ti dispiace?”
-“No…”
-“Non ti dispiace? Come che non ti dispiace!”
-“Volevo dire sì…”

A sei anni si può incominciare ad avere vergogna di non amare molte delle cose che
corrispondono all’età, ai gusti, alla proprietà, alle imposizioni.

C’erano ventuno anni di vita sintetizzati in quarantuno scatole da trasportare dall’Italia verso la Francia: libri, alcune opere d’arte, cristalleria, piatteria, biancheria, indumenti invernali, un computer. Arrivarono bagnati dalla pioggia e dalle lacrime di un tempo incredibile che si ripete senza sosta, che nutre l’oscuro privilegio di condividere tante piazze terrorizzate, templi aperti dove chiedere pace. Dentro alcune delle quarantuno scatole c’erano: purè di cristallo, salsa di ceramiche, polvere di porcellana; bestie sacrificali di un continuo movimento vestito da trasloco.
Un amico di quella che fu la bambina che non amava le bambole disse:

-“Mi dispiace.”
-“Anche a me ma passa.”
-“Soprattutto mi dispiace per questa qui…” Disse lui segnalando una scultura di fango.
-“Anche a me.”
-“Non possiamo salvarla?”

Lo chiese mentre il suono dei vetri che cadevano nel secchio della spazzatura si confondeva con le campane della chiesa vicina insieme alle sirene delle ambulanze e della polizia.

-“Possiamo… Pensa che l’ho portata a spalla da un continente all’altro.”
-“Dobbiamo salvarla.”
-“Salverò anche un piatto.”
-“Quale?”
-“Un regalo di mio figlio.”
-“Potresti salvare altro?”
-“Guarda dentro il secchio… Non c’è più nulla.”
-“Posso prendere questo pezzettino di ceramica? Sarebbe come salvare il cuore di un piatto.”

Lui prese un cerchio di ceramica bianca mentre le sirene delle ambulanze sospesero ogni senso di perdita. Poi, si guardarono agli occhi, quelli di lui erano pieni di lacrime. La donna che fu una bambina che non amava le bambole non sopportò la visione quindi, parlò:

-Da quando sono nata che cerco di salvare il mio di cuore! Rosso o Champagne? Qualche bicchiere è rimasto vivo… Sì?

Bambola-1

MUJER – Museo del Barro, Paraguay 2005

Nel ciclo del vivere. A Parigi, 2015 – Maria A. Listur

 

“I will never be what I was. The rain transforms the water.”

Crista Wolf

There was a great collection of dolls of all sizes, of every type: small, talking, medium size, singers, natural height, gigantic ones dressed as clowns, illuminating Santa Clauses. They were terrifying but, since it wasn’t shown, they kept on arriving as presents; ideal present for a person who had the age of a child, without the natural freshness of the heart.
One day, two disappeared: a redheaded one and a blond.
The girl asked her mother:

-“Where are the dolls?”
-“I gave them away as presents.”
-“Why?”
-“Because there is no more room. And more are coming…”
-“Ah…”
-“Do you mind?”
-“No…”
-“You don’t mind? How is it that you don’t mind!”
-“I meant I do…”

When I was six years old we can begin to be ashamed of not loving many of the things
that correspond to the age, the tastes, the properties, the impositions.

There were twenty-one years of life gathered in forty-one boxes to be moved from Italy to France: books, some pieces of arts, crystals, dishes, linens, winter clothing, a computer.
They arrived wet by the rain and the tears of an unbelievable weather that repeats endlessly, that nourishes the obscure privilege of sharing many terrorized squares, open temples where to ask for peace. Inside some of the forty-one boxes there were: puree of crystals, sauce of ceramics, porcelain dust; sacrificial beasts of a continuous movement dressed as a move.
A friend of that person that was the child who didn’t love the dolls said:

-“I am sorry.”
-“Me too but it will go away.”
-“Above all I am sorry for this one…” He said signaling a sculpture made of mud
-“Me too.”
-“Can’t we save it?”

He asked while the sound of the glasses that were falling in the trash bin was being confused with the bells of the nearby church together with the sirens of the ambulance and of the police.

-“We can… Consider that I brought it on my shoulder from a continent to the other.”
-“We have to save it.”
-“I will also save a dish.”
-“Which one?”
-“My son’s present.”
-“Could you save more?”
-“Look in the trash… There is no more.”
-“Can I take this piece of ceramic? It would be like saving the heart of a dish.”

He took a circle of white ceramic while the sirens of the ambulance suspended every sense of loss. Then, looking at each others eyes, his were full of tears. The woman who was the child who didn’t love the dolls didn’t bare the vision therefore, she spoke:

-Since when I was born I am trying to save my heart! Red or Champagne? Some glass is still alive… Yes?

In the cycle of living. In Paris, 2015 – Maria A. Listur

COSE/THINGS

… qualche libro nomadico di quella libreria
di cui, sedentarie pagine, dormono in altre case;
alcune foto salvate dalla fumata degli addii;
cristalli e vetri – riflessi di ponti trasparenti,
piatti famelici di amici, festeggiamenti, lodi;
ricordi precisi come spari, incontrollabili;
due o tre oggetti per la fedeltà al mestiere,
suoni senza bandiera, frontiera, terrorismi.

Cose di casa che ritardano il loro arrivo,
gelate nella dogana delle guerre dell’umano.
Cose del tempo, falsamente indeperibili.
E quel che si crede di traslocare svanisce
sotto sirene, spari, accecanti luci, notti insonni.

Rimane la voce di chi – nel cuore del dolore –
dice: “Sono con te”. E chiede: “Sei al sicuro?”

E ogni cosa senza pelle
smarrisce il suo significato.

Continua a leggere

“Nessuno immagina quanto dolga alle ceneri divenire ancora fenice.”/No one imagines how it hurts for the ashes to become phoenix again.”

Gabriele del Papa

Mi raccolgo nella luce.
Attendono:
antenati e presenti.
E le lacrime festeggiano,
amori senza distanze.

Z.S.Shah

Z.S.Shah – Web Archive

Parigi, nel nutrimento della compassione. 2015 – Maria A. Listur

 

“No one imagines how it hurts for the ashes to become phoenix again.”

Gabriele del Papa

I gather in the light.
They wait:
ancestors and presents.
And the tears celebrate,
loves without distances.

Paris, in the nourishment of the compassion. 2015 – Maria A. Listur

“Là où la pensée a peur, la musique pense.”

Laddove il pensiero ha paura, la musica pensa.
Pascal Quignard

-I suoi maestri sono degli sconosciuti…
-Per chi?
-In generale.
-Cosa significa per lei essere “conosciuti”.
-“Conosciuto” è sinonimo di “successo”.
-Posso proporle un altro sinonimo?
-Intimo.

Gutai-fiac-15

Shiraga-2005-1

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FIAC 2015 – Shiraga, 2003-2005 – Archivio Personale/Personal Archive

In viaggio, nella pratica dell’inchino verso il vuoto.
2015 – Maria A. Listur

 

“Là où la pensée a peur, la musique pense.”

There where the thought is afraid, music thinks.
Pascal Quignard

-Your teachers are strangers…
-To who?
-In general.
-What does it mean to you to be “known”.
-“Known” it is synonym of “success”.
-Can I propose to you another synonym?
-Intimate.

Traveling, in the practice of the bow towards the emptiness.
2015 – Maria A. Listur

“La convinzione è un’opinione diventata adulta.”/“Certainty is an opinion that has become adult.”

Roberto Gervaso

-Hai mai pensato di fare altro?
-Altro?
-Sì, avere un’altra professione.
-Chiederesti a una scultura se vuole essere aiuola?

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Parigi, Jardin de Reuilly – Archivio Personale//Personal Archive

Quando i contrari svaniscono nel cuore della pace. 2015

Maria A. Listur

 

“Certainty is an opinion that has become adult.”

Roberto Gervaso

-Have you ever think of doing something else?
-Something else?
-Yes, having another profession.
-Would you ask to a sculpture if it would want to be a flowerbed?

When the opposites disappear in the heart of the peace. 2015

Maria A. Listur

ESERCIZI/EXERCISES

Una mano sopra l’altra,
e tutte e due sopra il petto.
Da vivere almeno per cinque vite.
Qualche morte, consapevole.
Nessun addio e tanta distanza.
La presenza per riflesso.
Perpetue scuse come perdoni,
soprattutto verso noi stessi.
Chissà che si riveli…
E poi si accolga,
sotto le acque della coscienza,
la nostra assopita essenza:
miracolosa, feroce, certa.

Versailles-II

Versailles II – 2015 – Archivio Personale/Personal Archive

Paris, nel sorprendente riflesso. 2015 – Maria A. Listur

 

EXERCISES

One hand on the other,
and both of them on your chest.
To live at least five lives.
Some death, conscious.
No farewell and a lot of distance.
The presence as a reflex.
Never ending excuses as forgiveness,
especially towards ourselves.
Who know if it unveils…
And than is welcomed,
under the water of the conscience,
our dozy essence:
miraculous, fierce, certain.

Paris, in the surprising reflex. 2015 – Maria A. Listur

Se incontri un Buddha per la strada, compralo!/If You See a Buddha on the Street, Buy It!

-Mi deve scusare ma io non sapevo che fosse lei a scrivere.
-Non glielo detto… Mi ha chiesto un consiglio sull’argomento “Incontri” e mi sono fatta avanti, non c’è niente da scusare. È stata la mia foto a farglielo scoprire?
-Quale foto?
-Quella sul profilo.
-Sono un po’ maldestro con i computer… Sono stato in un sito dove non si vede nessun viso, soltanto una persona che guarda una stella.
-Pensavo avesse visto l’altro… E come l’ha scoperto?
-La sua collega mi ha detto il suo nome e cognome mentre m’interessavo a una sua opera… E immediatamente ho relazionato le due figure.
-Siamo più di due…
-E cosa fanno le altre?
-Mentre scrivo o mentre faccio altro?
-Mentre si occupa di qualcosa, non importa cosa.
-Aiutano.
-Allora non sono due… Né tre, né ventuno come dicono alcuni…
-Infatti… Per quanto mi riguarda, ha ragione. Sono le tonalità dello stesso suono, la sfumatura dei colori, la diversa densità di sabbia nella terra…
-E come sceglie tonalità o sfumatura o quantità di sabbia?
-Non scelgo.
-Scegliere di scrivere è già una scelta.
-Non per me.
-La prego di non dirmi che quello che scrive le viene dettato perché non sopporterei il disgusto!
-Ma quale dettato! Il mio argomento è l’incontro!
-Una corrispondente della casualità?
-Io non saprei definire quello che faccio con e attraverso la scrittura.
-Non pensa sia una forma di giornalismo?
-Soltanto perché prendo appunti tutti i giorni… Io non sono una giornalista… E credo che se la sentisse un giornalista, si offenderebbe, molto…
-Prima che la interrompessi, cosa stava scrivendo?
-Non mi ha interrotto… Stavo prendendo appunti per un racconto.
-Per domani?
-Sì.
-Di cosa tratta?
-Di una scultura che ho trovato e che mi ha sorpreso.
-Ha incontrato una scultura?
-No, ho incontrato l’inaspettato Buddha.
-Ah! È pieno di sculture di Buddha, e le più diverse!
-Lo so, ho avuto una piccola collezione che ho regalato agli amici prima di partire dall’Italia ed è stato un gesto per me immenso tuttavia incomprensibile fino a quando non ho visto quello del mio racconto.
-Ne ha sentito la mancanza…
-Sì, avrei avuto bisogno di averne altri. I miei Buddha sono stati pochi rispetto alla quantità di amici cui regalarglieli.

Buddha-584

Parigi, dove ai mercatini s’incontrano presenze. 2015 – Maria A. Listur

 

If You See a Buddha on the Street, Buy It!

-You have to excuse me but I didn’t know it was you who writes.
-I haven’t told you… You have asked me an advice on the argument “Encounters” and I came forward, there is nothing to excuse. Was it my picture that made you realize?
-What picture?
-The one on the profile.
-I am a little clumsy with computers… I was on a site where no face could be seen, only a person that looks at a star.
-I thought you had seen the other one… And how did you find it?
-Your colleague woman told me your name and last name while I was watching one of your works… And I immediately related the two figures.
-We are more than two…
-What do the others do?
-While I write or while doing something else?
-While you are busy with something, it doesn’t matter what.
-They help.
-Then they are more than two… Not three, not twenty-one as someone says…
-Exactly… For what it concerns me, you are right. They are the tones of the same sound, the shades of the colors, the different density of the sand in the dirt…
-And how do you choose the tone or shade or the amount of sand?
-I don’t.
-Choosing to write it is already a choice.
-Not for me.
-I beg you not to tell me that you write what it’s been dictated to you I wouldn’t bear the disgust!
-What dictation! My argument is the encounter!
-A correspondent of the chance?
-I wouldn’t be able to define what I do with and through writing.
-Don’t you think it is a form of journalism?
-Only because I take notes everyday… I am not a journalist… And if a journalist would hear you, he would be offended, a lot…
-Before that I interrupted you what were you writing about?
-You haven’t interrupted me… I was taking notes for a story.
-For tomorrow?
-Yes.
-What is it about?
-About a sculpture that I found and that surprised me.
-Did you meet a sculpture?
-No, I met the unexpected Buddha.
-Ah! It’s full of sculptures of Buddha, and so many!
-I know, I had a small collection that I have given to my friends before leaving from Italy and it has been for me a huge gesture although unclear until I saw the one of my story.
-You missed it…
-Yes. I should have had more. My Buddhas were few comparing the quantity of friends I wanted to give them to.

Paris, where at the street markets we meet presences. 2015 – Maria A. Listur