“Possa la mia anima rifiorire innamorata per tutta l’esistenza.”/“May my soul blossom again in love for the whole existence.”

Rudolf Steiner

-“Non pensate si tratti di un sinonimo della parola amore…?”
Interroga e s’interroga una donna
durante la condivisione della sua esperienza
di contemplazione e cura.

-“E fisicamente come potrebbe spiegarlo…?”
La interroga un uomo che si è alzato per osservare da vicino
il quadro raffigurante la Guarigione del Cieco di Betsaida
ispirato al Vangelo secondo Marco,
oggetto d’arte nello studio del fenomeno della Guarigione.

-“Fisicamente è un neonato tra le braccia,
quel sacchettino pieno d’essere umano che è un neonato, si fida.
Fidarsi è amare.”

Jerry uelsmann

Jerry Uelsmann ph

A Parigi, mentre la fine pioggia
si commuove da tutto quello che c’è da imparare,
e diventa tempesta.
2016 – Maria A. Listur

 

“May my soul blossom again in love for the whole existence.”

Rudolf Steiner

-“Don’t you think we are dealing with a synonym of the word love …?”
Asks us and herself a woman
While sharing her experience
of contemplation and cure.

-“And physically how could you explain it…?”
A man interrogates her standing up to observe closely
the painting of the Healing of the Blind from Betsaida
inspired by the Vangelis of Marco,
art object in the study of the phenomenon of the Healing.

-“Physically it is a infant in the arms,
that little bag full of human being which is an infant, trusts.
Trusting is loving.”

In Paris, while the fine rain
is moved by all there is to learn,
and becomes a storm.
2016 – Maria A. Listur

“Il passato è la sola realtà umana. Tutto ciò che è, è passato.”/“Past is the only human reality. All that is, is past.”

Anatole France

-Ti prego di smetterla!
-Tu non hai capito niente della vita! Molto attenta a tutto ma degli uomini non capisci niente!
-Puoi esserne sicura… Ora sei con me o vuoi andare all’altro tavolo?
-Tra te e lui… Scelgo lui! Scherzo. Non vedi che se n’è accorto e gli piace essere guardato?
-Non gli piace! È abituato… Tutto qui! Smetti immediatamente!
-Oh! Ma che problemi hai?
-Nessuno. Ti chiedo soltanto di concentrarti sulla nostra conversazione.
-Posso farlo mentre lo guardo.
-Scusa ma non ci riesco… Mi dispiace. Vuoi che vada via?
-No no no… Scusa, ho creduto volessi divertirti… Non ti conosco… Spero tu non pensi male ma…
-Scusa anche tu ma, trovo imbarazzanti certi atteggiamenti e non sono capace di condividere…
-Ah… Ho capito… Ti senti vecchia!
-Vecchia?
-Sì. Ti senti che non hai il diritto di conquistare uno sconosciuto.
-Allora… Sono nata vecchia… Non so cosa sia la conquista… Non mi piace.
-Tra i giovani è semplicissimo!
-Appunto.
-E io me ne infischio de l’età e lo faccio come se avessi…
-Io non l’ho fatto neanche da giovane… Non rientra tra le mie forme comportamentali, tutto qui. Non ti conosco e ho accettato fino a quando mi è stato possibile… Nella tua modalità, io non mi diverto.
-Posso farti una domanda molto intima?
-Certo. Quello che vuoi… Più intimo di mostrarti i miei limiti?
-Sì, più intimo.
-Avanti.
-Sei razzista?
-Anche quando crediamo di non esserlo… spesso lo siamo. Perché lo chiedi?
-Perché colui che guardo e voglio portarmi a letto è nero… Tutto qui, come dici tu…
-No, da quel punto di vista, non sono razzista.
-Vedi che ora è lui che mi guarda? Gli piace! Te lo dico io! Se tu non fossi…
-Ti risparmio la perdita… Vado.
-Ora guarda anche te! Chissà le fantasie! Ti prego! Guardalo una sola volta!
-Meglio vado. Domani mi alzo molto presto.
-Tutte scuse per non incontrare l’uomo della tua vita!
-L’uomo nero della mia vita l’ho già incontrato.
-No! Dov’è?
-Nell’album dedicato a gli uomini della mia vita. Non sono razzista.

Quando il candore rende ore al sonno. 2016 – Maria A. Listur

 

“Past is the only human reality. All that is, is past.”

Anatole France

-I beg you to stop it!
-You have never understood anything about life! Very careful about everything but you don’t understand anything about men!
-You can be sure of it… Now are you with me or do you want to sit at another table?
-Between you and him… I choose him! It’s a joke. Can’t you see he realized it and he likes to be looked at?
-He doesn’t like it! He is used to it… That’s all! Stop it immediately!
-Oh! What is your problem?
-None. I just want you to concentrate on our conversation.
-I can do it while watching him.
-I am sorry but I can’t… I am sorry. Do you want me to leave?
-No no no… Sorry, I thought you wanted to have fun… I don’t know you… I hope you don’t take it wrong but…
-Excuse me as well but, I find embarrassing some behaviors and I am not able to share…
-Ah… I got it… You feel old!
-Old?
-Yes. You feel you have no right to conquer a stranger.
-Then… I was born old… I don’t know what it is the conquest… I don’t like it.
-Among youngsters is very simple!
-Exactly.
-And I couldn’t care less about the age and I do it as I had…
-I have never even done it when I was young…It doesn’t fall within my forms of behavior, that’s all. I don’t know you and I have accepted until it has been possible… In your way, I don’t feel comfortable.
-Can I ask you a very intimate question?
-Sure. Whatever you want… More intimate than showing you my limits?
-Yes, more intimate.
-Go ahead.
-Are you racist?
-Even when we believe we are not… often we are. Why do you ask?
-Because the man I want to sleep with is black… That’s all as you say…
-No, from that point of view, I am not racist…
-See, now it’s him looking at me? He likes it! I am telling you! If you wouldn’t be…
-I’ll save you from the loss… I am leaving.
-Now he is also looking at you! Who knows what fantasies! I beg you! Look at him just once!
-I better go. I have to be up early tomorrow.
-All excuses for not meeting the man of your life!
-I have already met the spooky man* of my life.
-No! Where is he?
-In the album dedicated to all the men in my life. I am not racist.

When tenderness gives back hours to the sleep. 2016 – Maria A. Listur

*In Italian “black man” means also “spooky man”

ASSURDO/ABSURD

Se le categorie fossero:
bello brutto e dolce amaro,
consumato nuovo
e rodato inesperto
lontano vicino e oscuro chiaro,
affidabile traditore
e ruvido soave
grande piccolo e bravo fallito
conoscitore ignorante
e facile complesso
Viceversa
e a favore del senso…

Dove avremmo potuto declinare
– e potremo – ogni tempo degli amori?
Amori…
Miei?

Ombre-2

Ombre II – 2016 – Maria A. Listur

Parigi, quando ogni trasparenza si svela, e nutre.
2016 – Maria A. Listur

 

ABSURD

If categories would be:
good ugly and sweet sour,
used new
and expended inexperienced
far close and obscure bright,
reliable traitor
and rough delicate
big small and good failure
expert ignorant
and easy complex
Vice versa
and in favor of the sense…

Where could have we declined
– and could we – each tense of the loves?
Loves…
Of mine?

Paris, when each transparency unveils.
2016 – Maria A. Listur

“Qual è il canto che noi cerchiamo di cantare?”/“Which is the chant we are trying to sing?”

Pascal Quignard

Ci incontriamo – da quasi due mesi – tutti i giovedì. Stiamo supervisionando i nostri rispettivi lavori. Questo “guardare dall’alto e/o dal largo” che potrebbe essere una supervisione non aderisce perfettamente a quello che noi facciamo, sarebbe più descrittivo dire che noi “stiamo usando la scrittura e il teatro per conoscerci e confermare che ci fidiamo di noi stesse”, poiché dell’altra e dell’Altra, ci fidiamo. Passiamo dalle posizioni lavorative di “essere guardata” a quella di “guardare l’altra” con delicata plasticità.

Durante uno dei nostri incontri, nel pronunciare, in francese, la parola “soglia”, sbaglio. Chiedo a lei, madrelingua, di correggermi, lo fa ridendo. Cerco di pronunciare ancora la parola e risbaglio! Lei ridendo dice: “No no no! Meno zero!”. Io comincio a ridere senza potermi fermare e cerco tra le risate di pronunciare nuovamente SEUIL. Lei aggiunge: “No no no! Peggio! Meno quattro!” E in quel momento scoppio in un’altra risata che mi fa arrivare fino alle lacrime. Lei, che si è alzata nel dire “Peggio! Meno quattro!”, mi guarda sorpresa dall’alto della sua immensità e si lascia contagiare dal mio stato che, oramai mi fa stare a terra, piegata dalla risata. Mi auto-nutro dalla memoria di quel: “Pire! Moins quatre!”
Lei scrive su un foglio due parole e me le fa relazionare: i suoni delle parole foglia e soglia (feuille-seuil), finalmente pronuncio bene, lei mi applaude. Mentre applaude e ridiamo ancora, vado a preparare il tè che religiosamente prendiamo nella pausa di passaggio tra il suo lavoro e il mio. Attraverso il corridoio prima di arrivare in cucina, il tragitto risulta popolato da brevi e profonde immagini, stiletti mortali, soglie attraversate, rinascite: “La tua lingua ossea è il francese” disse Marco Mortillaro, maestro di Audiopsicofonologia alcune decadi fa; “Tu vuoi restare qui vero?” chiese – nella reciproca vocazione di rinuncia – Michele Truglio, amore e collega, durante un nostro viaggio a Parigi; “Mamma, torniamo a casa!” disse mio figlio nel suo primo viaggio di studio in Francia, “Buon ritorno a casa” ha detto mia amica Rossella Carocci il giorno in cui sono partita dall’Italia.

Porto il tè in salone, racconto a Jessie Delage dei ricordi arrivati dalla correzione; la ringrazio. La prego di continuare a correggermi, le dico che questa lingua è la lingua della metà dei miei antenati, che sono perplessa davanti alla vita, non so, non conosco, ignoro dal profondo, cerco di reperire nel buio delle memorie quello che è bagaglio, o trama imposta, tento di rimembrare ciò che serve, dissolvere ciò che pesa, silenziare il velo di suono che impedisce di Ascoltare l’Universo, come diceva e intitolava un suo libro Alfred Tomatis. Voglio imparare di nuovo a parlare.
Lei dice: “Incredibile! Tu non hai orgoglio! E mi piace.”
Rispondo: “Grazie.” E penso: “Lei ascolta!”

Michele Truglio

Michele Truglio, ph – 2004 – Parigi

Parigi, sotto zero, quando il freddo scalda l’anima, e anima. 2016 – Maria A. Listur

 

“Which is the chant we are trying to sing?”

Pascal Quignard

We meet – for almost two months – every Thursday. We are supervising our respective works. This “looking form above and/or from far” that could be a supervision doesn’t adhere perfectly to what we do, it would be more descriptive to say that we “are using writing and the theater to know each other and to confirm that we trust each other” because of the other and of the Other, we trust. We go from the work position of “being watched” to that of “watching the other” with delicate plasticity.

During one of our meeting, in pronouncing, in French, the word “doorstep”, I make a mistake. I ask her, mother tongue, to correct me, she does it laughing. I try to pronounce it again and I say it wrong again! She says while laughing: “No no no! Minus zero!”. I start laughing without being able to stop and I try among the laughs to pronounce again SEUIL (doorstep). She adds: “No no no! Worse! Minus four!” And in that moment I burst in to laugher that makes me cries. She, who stood up in saying “Worse! Minus four!”, looks at me surprised from above of her immensity and she let herself being affected by my state that, by now brought me to the ground, bended by laugher. I auto feed myself by the memory of that: “Pire! Moins quatre!”
She writes on a paper two words and makes me relate them: the sounds of the words doorstep and leaf (feuille-seuil), finally I pronounce them well, she applauds me.
While applauding we laugh again, I go to make some tea that we religiously have in the pause of passage from her work to mine. Down the corridor before reaching the kitchen, the path seems to be populated by short and deep images, mortal daggers, crossed doorsteps, rebirths: “Your bone idiom is French” Marco Mortillaro said, teacher of Audio psycho phonology some decades ago; “You want to stay here right?” he asked – in our mutual vocation of sacrifice – Michele Truglio, lover and colleague, during one visit to Paris; “Mom, let’s go back home” my son said in his first study travel to France, “Safe trip home” my friend Rossella Carocci said the day in which I left Italy.

I bring the tea and tell Jessie Delage of the memories that have reached me from the correction; I thank her. I beg her to keep on correcting me, I tell her that this language is the language of my ancestors, that I am perplexed in front of life, I don’t know, I don’t understand, I ignore from the deep, I try to trace in the darkness of the memories what it is baggage, or imposed plot, I try to remember what is necessary, to dissolve what is heavy, to silence the veil of sound that obstruct the Ecouter l’Universe (Listening to the Universe)*, how Alfred Tomatis used to say and called his book. I want to learn to talk again
She says: “Incredible! You have no pride! And I like it.”
I reply: “Thanks.” And think: “She listens!”

Paris, below zero, when the cold warms the soul, and enlivens. 2016 – Maria A. Listur

*The title in English for this book is “The Ear and the Voice”.

“Non esiste scelta che non comporti una perdita.”/“There is no choice that doesn’t mean a loss.”

Jeanette Winterson

-Buonasera.
-Buonasera.
-Aspettiamo le altre per l’aperitivo?
-Certo… Potrei avere dell’acqua come aperitivo?
-Non bevi il mio cocktail?
-Oggi no… Grazie.
-Malata?
-No.
-Ho preparato dei bocconcini di vitella in salsa tartara fatta da me! Spero ti piaccia…
-Grazie infinite. Hai anche dell’insalata?
-Certo. Ahhh! Ho dimenticato che non mangi carne!
-Non è sempre così… Qualche volta la mangio ma in questo periodo preferisco evitare…
-Malata?
-No.

Suona il campanello.

-Ecco tutte! La signora qui è arrivata per prima!

Una delle signore arrivate per ultimo:

-Malata di puntualità!

Altra aggiunge:

-Ossessiva! E non beve, non mangia carne e sicuramente non frequenta gli uomini!

Risate generali.

-Servo l’aperitivo! La signora non lo beve…

A coro:

-Mi dispiaceeeeee… Malata?

Silenzio profondo dietro un sorriso sincero. Una delle invitate dice verso la donna che non prende l’aperitivo:

-Mi fai sentire scomoda… Dimmi che non mangi la carne e me ne vado…
-Te ne andresti veramente?
-È un modo di dire…
-Ah…
-Non mangi la carne!
-La mangio qualche volta, oggi no. Ho già avvertito la padrona di casa…
-E non ti ha mandato via?
-L’avete proprio interrotto… Credo che se non foste arrivate lei mi avrebbe cacciato via!
-Ma… Veramente sei sana?
-Sana mai tuttavia non malata.
-Malata! Ecco! Malata!

GENERE, paese dove le differenze creano province, lingue, quartieri. 2016 – Maria A. Listur

 

“There is no choice that doesn’t mean a loss.”

Jeanette Winterson

-Good evening.
-Good evening.
-Shall we wait for the others for the aperitif?
-Sure… Could I have water as aperitif?
-Don’t you want my cocktail?
-Not today… Thanks.
-Sick?
-No.
-I have made some chunks of veal in tartar sauce made by me! I hope you like them…
-Thanks a lot. Do you also have some salad?
-Sure. Ahhh! I forgot you don’t eat meat!
-Is not always like that… I do eat it sometimes but lately I prefer to avoid it…
-Sick?
-No.

The doorbell rings.

-Here they are! The lady here has arrived first!

One of the ladies arrived last:

-Punctuality sick!

The other woman adds:

-Obsessive! And doesn’t drink, doesn’t eat meat and surely she doesn’t go out with men!

General laughter.

-Here is the aperitif! The lady here doesn’t drink it…

Chorus like:

-I am sorryyyyyyy… Sick?

Profound silence behind a sincere smile. One of the invited ones says to the woman who doesn’t take the aperitif:

-You make me feel uncomfortable… If you say you don’t eat meat and I’ll just leave…
-Would you really leave?
-It’s a figure of speech…
-Ah…
-You don’t eat meat!
-I do sometime, not today. I have already told the house owner…
-And she didn’t turn you down?
-You have interrupted it… I think that if you wouldn’t have come she would have forced me out!
-But… Are you really healthy?
-Never healthy however not sick.
-Sick! there it it! Sick!

GENRE, land where differences create provinces, languages, districts. 2016 – Maria A. Listur

DIPLOMAZIA/DIPLOMACY

E dopo l’amore, la giusta carezza nella frontiera del corpo
quella che diventa anima quando della paura i sortilegi strapiombano.
Lui dice: Io ti amo… E si ritorna a credere quando
aggiunge la bocca innestabile: Ma, tu dovresti…
L’orecchio si chiude, il corpo si leva, son le gambe a guidare
E si parte.

silenzio

Silenzio – Kids, grazie a Rossella Carocci

Mentre si riempie la vasca, si pensa, si guarda lo specchio,
di ripetizioni si ride. 2016 – Maria A. Listur

 

DIPLOMACY

And after the love, the right caress in the frontier of the body
that which becomes soul when of fear the sorcery precipitate.
He says: I love you… And we go back in believing when
the interlocking mouth adds: But, you should
The ear closes, the body stands, the legs are those that drive
And we leave

While the bathtub gets filled, we think, we look at the mirror,
of repetitions we laugh. 2016 – Maria A. Listur

“L’arte è un anti-destino.”/“Art is an anti-destiny.”

André Malraux

-Non ha mai pensato di fare la cuoca?
-Fatto.
-Professionalmente?
-Sì.
-Quando?
-Ero giovane.
-Lei è giovane.
-Ero una giovane donna, avevo 27 anni.
-Per quanto tempo?
-Qualche anno.
-E poi ha cambiato mestiere?
-Non è mai stato il mio mestiere.
-Perché l’ha fatto?
-Perché dovevo procurarmi del denaro per vivere.
-E non sapeva fare altro?
-Certo! Ma si aveva bisogno di una cuoca…
-E lei si è inventata cuoca!
-No! Sapevo cucinare, qualcuno aveva bisogno di una cuoca e mi sono offerta.
-Dice “sapevo” come se quello che mi ha fatto mangiare non fosse parte di quel sapere…
– Cucinare per molte persone, e in modo continuato, è altro! Questo è soltanto un gesto!
-Un gesto squisito… Una sorpresa!
-Beh… Ho visto la cucina vuota e …
-… una specie d’invito…
-Sì… Una cucina bella e sola ha bisogno di compagnia.
-Il padrone di casa sarà felice!
-È una domanda indiretta?
-Non so essere veloce… Non amo il fast-food.
-La pietanza che le ho servito è un fast-food.
-Non sembra. Fidanzata col padrone di casa?
-Infatti non sembra…
-Sembra qualcosa di elaborato.
-Appunto. Come il buon fast-food.
-Cosa fa nella vita?
-Cucino, scrivo, canto e dipingo a casa degli amici.
-Ne ha molti?
-Non so se siano molti… Sono quelli giusti.
-Come si fa a sapere che sono quelli giusti?
-Non mi fanno mai rimanere troppo in cucina.
-Qual è il trucco per levarla dai fornelli?
-Permettermi di finire.
-Ha finito?
-Dipende da lei. Lei ha finito?

Parigi, liberté, égalité, fraternitè… et sans regrette…
2016 – Maria A. Listur

 

“Art is an anti-destiny.”

André Malraux

-Have you ever thought of being a cook?
-Done it.
-Professionally?
-Yes.
-When?
-I was young.
-You are young.
-I was a young woman, I was 27 years.
-For how long?
-Some years.
-And then you change job?
-It has never been my job.
-Why did you do it?
-Because I needed money to live.
-And you couldn’t do anything else?
-Sure! But a cook was needed…
-And you invented a cook!
-No! I knew how to cook, somebody needed a cook and I offer myself.
-You say “I knew” as if what you made me eat wasn’t part of that knowledge…
-Cooking for many people, and continuously, is something else! This is just a gesture!
-An exquisite gesture… A surprise!
-Well… I saw the empty kitchen and …
-… a sort of invitation…
-Yes… A beautiful and lonely kitchen needs company.
-The house owner will be happy!
-Is that an indirect question?
-I can’t be fast… I don’t love fast-food.
-The food I served you is a fast-food.
-Doesn’t seem like. Engaged with the house owner?
-As a matter of fact it doesn’t seem like…
-It seems something elaborate.
-Exactly. Like the good fast-food.
-What do you do in your life?
-Cook, write, sing and paint at my friends’ houses.
-Do you have many?
-I don’t know if they are many… I know they are the right ones.
-How do you know if they are the right ones?
-They never let me stay too long in the kitchen.
-What’s the trick to take you away from the stoves?
-Allowing me to finish.
-Have you finished?
-It depends on you. Have you finished?

Paris, liberty, equality, fraternity… and no regret…

ESSE/THEY

Si aprono, si chiudono,
sorridono; accennano serietà.
Si affacciano senza vertigini
ma… Chissà!
Rigorose, temperate. Guardano,
respirano, ripropongono ritmi,
sagge di vento… Battiti flamenchi
– rabbia e grazia – senza pietà.
E ancora a chiamarle “finestre”!
Vetrosi occhi geometrici
oltre e dentro i quali
ridefiniamo inesauribili realtà.
Palpebre che, prima di me, vedono:
il tuo passo, sempre atteso
che a casa torna,
e poi va…

forum.magazinevideo.com

Forum magazinevideo.com

Parigi, con lo sguardo verso.
2016 – Maria A. Listur

 

THEY

They open, they close,
they laugh; they seem serious.
They look out without dizziness
but… Who knows!
Rigorous, temperate. They watch,
breathe, propose again rhythms,
wise of winds… Beats flamencos
– rage and grace – with no mercy.
And still they call them “windows”!
Glassy geometric eyes
beyond and inside which
we redefine ceaseless realities.
Eye lids that, before me, see:
your step, always waited for
that returns home,
and then leaves…

Paris, with the glance toward.
2016 – Maria A. Listur

“Il gruppo può essere ben più reale del mondo esterno.”/“The group can be much more real than the external world.”

Irvin Yalom

-Io le formo il gruppo e lei viene qui a sperimentare. Le piace l’idea?
-Non molto…
-Le conviene.
-Mi conviene? Nel gruppo ci sono dei “fratelli maggiori e minori”?
-No… Ma lei coordina!
-Credo che non coincidiamo sul significato del verbo “coordinare”…
-Mettere insieme vari elementi in modo organico?
-Sono d’accordo sul significato tuttavia aggiungerei “senza autoescludermi”.
-Ah no! Lei è per forza esclusa…
-Allora non coordinerei ma dirigerei, guiderei anzi condurrei…
-Brava! Che ne dice?
-No.
-Non vorrei sembrare pedante ma, le conviene…
-Se mi con-viene non mi conviene.
-Parliamo di denaro allora…
-Denaro? Come facciamo a parlare di denaro se non pensiamo lo stesso sul modo di interagire con e tra le persone?
-Troviamolo.
-Io l’ho già trovato.
-Troviamolo tra noi.
-L’ho già trovato: non m’interessa la proposta. La ringrazio.
-Provi! Non le costa niente! Anzi, stipuliamo un contratto di prova.
-Per guidare chi non conosco?
-Sì. Per ordinare le conoscenze artistiche e creative che nel gruppo non trovano un punto di unione; sono sicuro che ci riesca facilmente!
-Per lei, facilmente è sinonimo di brevemente?
-No… Anche se penso che ci riuscirebbe in poco tempo.
-E come mai pensa questo?
-Perché lo sento.
-Sente malissimo!
-Allora mi dica lei come possiamo fare per collaborare.
-Con il suo gruppo o con lei?
-Con il gruppo?
-E caduto nel trabocchetto! Non siete la stessa cosa?
-No. Preferisco conservare la distanza.
-Capisco…
-Allora?
-Credo di non essere la persona giusta per collaborare con il suo gruppo come se non fosse il suo. Grazie per aver pensato a me.
-Le conviene, mi creda…
-Lei non può immaginare quante volte io abbia lasciato andare quello che mi conveniva per favorire quello che serviva…
-Se ne pentirà.
-Mi sembra difficile pentirsi di quello che s’ignora.

Ginevra, quando il vento soffia delle certezze, sempre discutibili.
2016 – Maria A. Listur

 

“The group can be much more real than the external world.”

Irvin Yalom

-I create the group and you come here to experiment. Do you like the idea?
-Not really…
-It’s convenient for you.
-Convenient for me? Are there in the group “older and younger brothers”?
-No… But you will be coordinating!
-I think we don’t agree on the word “coordinating”…
-To put together various elements in an organic way?
-I agree on the meaning however I would add “without auto exclusion”.
-Ah no! You must be excluded…
-Hence I would not be coordinating but leading, driving or better said controlling…
-Bravo! What do you think?
-No.
-I wouldn’t want to sound pedant but, it’s convenient…
-If it is con-venient it doesn’t convene.
-Let’s talk about money than…
-Money? How can we talk about money if we do not think alike regarding the way of interacting with and among the people?
-Let’s find it.
-I already have.
-Let’s find it between us.
-I have already discovered it: I am not interest in your proposal. I thank you.
-Try it! It doesn’t cost you anything! Better yet, let’s stipulate a trial contract.
-To guide someone I don’t know?
-Yes. To organize the artistic and creative knowledge that don’t have a meeting point in the group; I am sure you could do it easily!
-To you, easily is synonym of quickly?
-No… Even if I think you’d manage in a short time.
-And why do you thing that?
-Because I feel it.
-You are feeling very wrong!
-Well then you tell me how we can manage to collaborate.
-With your group or with you?
-With the group?
-You have walked in to my trap! Aren’t you the same thing?
-No. I’d rather conserve the distance.
-I understand…
-So?
-I think that I am not the right person to collaborate with your group that is almost like isn’t yours. Thank you for thinking about me.
-It’s convenient for you, trust me…
-You can’t imagine how many times I have let go what it was convenient for me to favor what it was necessary…
-You will regret it.
-It seems difficult to me to regret about things we ignore.

Genève, when the wind blows certainties, that are always debatable.
2016 – Maria A. Listur