“Il mondo è un sistema di equazioni che burrasche di poesia agitano.”/”The world is a system of equations that storms of poetry agitate.”

Nicolás Gómez Dávila

-Hai chiamato “amore” alla persona al telefono o non ho capito la lingua?
-Sì. L’ho chiamata “amore”.
-Posso chiederti di chi si tratta?
-Una carissima amica.
-E tu la chiami “amore”?
-Sì.
-E ai tuoi amici, come li chiami?
-“Amore” “Tesoro” “Stella” “Prezioso o Preziosa”; in spagnolo uso anche “…
-Ho capito! Ho capito.
-Anche io ho capito.
-Sai che non si tratta di gelosia.
-Lo so.
-L’omologazione mi ha sempre disturbato in ogni contesto, in ogni ambiente.
-Capisco.
-E sai bene che non vorrei cambiassi le tue abitudini causa la mia scomodità.
-Lo so.
-Certo è che sarà un po’ difficile recepire la differenza di sentimento quando userai le stesse parole affettuose per riferirti a me…
-Non sono le stesse parole.
-Non sono nello stesso idioma ma sono le stesse, anche il suono sembra simile.
-Per me non sono le stesse parole perché in ognuna c’è una costruzione affettiva completamente differente.
-Allora da musicista ti direi che dovresti fare più evidente quella differenza, e non mi riferisco soltanto alla melodia che già è nella diversità della lingua, né al ritmo che è ossatura della pronuncia ma…
-Meglio dimmi come vuoi che io ti dica “mon coeur” ed io te lo dirò.
-Meglio che lo dici come vuoi, nella speranza che io senta la differenza.
-Quindi, non la noti… In assoluto?
-Sì, la noto ma…
-Ma?
-A me, tutta questa tua democrazia amorosa mi crea un po’ di scomodità.
-E mi stai chiedendo che io ti renda comoda?
-Sì.
-Ci proverò.
-Suona come una minaccia.
-Non lo è.
-Dimmi come lo pronuncerai.
-Dirò “mon coeur” sussurrando, nessuno saprà che te l’ho detto.
-Questo è rigidità amorosa travestita da disponibilità amorosa!
-Sempre amorosa è!
-Bene… Allora… Ogni volta che incontrerò delle persone che ti conoscono le saluterò dicendo: “Ciao Amore”!
-Sei troppo simpatica!
-No! Sono la Gelosa Amorevole!

In un luogo della memoria che non smette di divertirsi con le banalità…
2016 – Maria A. Listur2016 – Maria A. Listur

 

“The world is a system of equations that storms of poetry agitate.”

Nicolás Gómez Dávila

-You have called “love” the person on the phone or didn’t I understand the language?
-Yes. I’ve called her “love”.
-Can I ask you who is it?
-A very dear girl friend.
-And you call her “love”?
-Yes.
-And your friends, how do you call them?
-“Love” “Treasure” “Sweetie” “Precious man or Precious woman”; in Spanish I also use “…
-I get it! I get it.
-I get it too.
-You know is not about jealousy.
-I do.
-Homologation has always disturbed me in every contest, in every place.
-I understand.
-And you well know that I wouldn’t want you to change your habits due to my unease.
-I do.
-Sure it will be a bit difficult to recognize the difference of emotion when you will use the same loving words to refer to me…
-Those are not the same words.
-They are not in the same idiom but are the same, even the sound is similar.
-To me those are not the same because in each one there is an emotional construction completely different.
-Then as a musician I’d say that you should make that difference more evident, and I am not only talking about the melody that is already in the diversity of the language, neither to the rhythm that is bone structure in the pronunciation but…
-It’s better to tell me how do you want me to tell you “heart of mine” and I will.
-It’s better if you tell it as you whish, in the hope that I feel the difference.
-Therefore, you don’t notice it… In absolute?
-Yes, I do but…
-But?
-To me, all this loving democracy makes me unease.
-And you are asking me to make it comfortable?
-Yes.
-I’ll try.
-It sounds like a threat.
-It isn’t.
-Tell me how will you pronounce it.
-I’ll say “heart of mine” whispering, no one will know that I have said it.
-This is loving rigidity disguised in loving openness!
-Well it is loving anyway!
-Well… Then… Every time I am going to meet someone who knows you I’ll greet them saying: “Ciao Love”!
-You are too funny!
-No! I am the Loving Jealous!

In a place of the memory that can’t stop having fun with superficialities…
2016 – Maria A. Listur

PASQUE

Una punta dentro il cuore, incantata d’attraversare
non arriva da parte a parte, si dilata nello spessore
sono tutte le mancanze, i gesti ambigui, i disamori
che nell’essere guardati non cambiano luogo, umore
ma trasformano dei giorni il susseguirsi, le posizioni
l’uso e la prospettiva, il progetto e l’ignoranza
del verbo amare.

YO studio 624

Nido vuoto, Corona o Vittoria – 2016 Katsu Ohno

Parigi, delicatamente luminosa, sollevata dal rigore.
2016 – Maria A. Listur

 

Pasque

A spear inside the heart, enchanted and going through
it doesn’t go from side to side, it dilates in the thickness
those are all the shortcomings, the ambiguous gestures, the disaffections
that in being watch don’t change place, mood
but transform of the days the sequence, the positions
the use and the perspective, the project and the ignorance
of the verb to love.

Paris, gently luminous, lifted from the rigor.
2016 – Maria A. Listur

“Non ci sono limiti per chi li accetta.”/“There are no limits for those who accept them.”

Detto Zen

-Come ti senti?
-Bene.
-Vuoi visitare qualcos’altro?
-No.

Ha sempre pensato che il suo desiderio di conoscere non avrebbe mai trovato calma. Ha sempre sofferto di fame cognitiva, è una persona che in continuazione chiede e si chiede “E perché?” o “Dimmi dimmi altro…” o “Vediamo di metterci a studiare!”. Ha creduto si trattasse di una malattia inguaribile fino al 13 Marzo 2016, quando dopo aver attraversato un piccolo ponte dentro un tempio zen di Kyoto si è trovata davanti a due sale di meditazione. È rimasta ferma, dritta, supportata, sia davanti a quella che ha deciso di chiamare la Sala Blu sia davanti a quella che ha chiamato la Sala Carboncino. Le ha rinominate come fossero sue.
Davanti alla meraviglia, la sua fame è divenuta silenzio; un silenzio che vuole sapere, senza porre domande.

Kyoto-1

-Come stai?
-Grazie.
-Sono io che dovrei ringraziare…
-Grazie per portarmi qui.
-Te lo dovevo.
-Dovere?
-Sì. Ho sempre saputo che tu sei di questo posto. Bentornata.
-Io non ho idea se sono o non sono di questo posto,
so che ora la mia vita somiglia a qualcosa,
ho smesso di essere orfana. Ora posso andare.
-Dove?
-Via. Uno può partire quando trova da dove partire,
altrimenti soltanto si viaggia.
Questa è la mia casa, da secoli. Ora, vado.

Kyoto-2

Kyoto, Ryõan-ji.

Quando ogni memoria e futuro non hanno più presa sui ciliegi.

Maria A. Listur – 2016

 

“There are no limits for those who accept them.”

Zen Dictum

-How do you feel?
-Well.
-Do you want to visit something else?
-No.

The person has always thought that the desire of knowing would have never found peace. The person has always suffered from cognitive hunger, it is a person that continuously asks himself/herself and to others “And why?” or “Tell me tell me more” or “Let’s study on that!” The person has always thought it was an incurable disease until March 13th 2016, after crossing a little bridge in a Zen temple in Kyoto the person found himself/herself in front of two rooms for meditation. The person remained still, straight, supported, either in front of that one he/she calls the Blue Room or in front of the one that he/she called the Charcoal Drawing Room. The person renamed them has those where his/hers.
In front of the wonder the hunger could be let go, it turned in to silence; a silence that wants to know, without asking questions.

-How are you?
-Thank you.
-It is me who should be thankful…
-Thank you for bringing me here.
-I owed it to you.
-Owed?
-Yes. I have always known that you were from this place. Welcome back.
-I don’t have an idea if I am or not from this place,
I know my life resembles something,
I have stopped being orphan. Now I can go.
-Where?
-Away. A person can leave when the person finds from where to leave,
otherwise we just travel.
This is my home, since centuries. Now, I go.

Kyoto, Ryõan-ji.
When each memory and future have no grip on the cherry trees.
Maria A. Listur – 2016

SAPORI DI TOKYO/FLAVORS OF TOKYO

Vista – contemporaneamente –
da dentro e da fuori,
sembra la grande torta
– stretta tra candeline e luci –
di chi compie milioni di anni
E subitamente,
la lucentezza diventa lontana
basta che qualcuno
voglia pregare.

TOKYO4

TOKYO3

TOKYO2

TOKYO1

Personal Collection – 2016

Tokyo, sembra lacrimare. 2016 – Maria A. Listur

 

FLAVORS OF TOKYO

Saw it – contemporaneously –
from inside and outside,
It looks like the big cake
– constricted between candles and lights –
of who is turning millions of years
And right there,
the brightness becomes distant
just if someone
decides to pray.

Tokyo, seems to be crying. 2016 – Maria A. Listur

MAESTRA/MASTER

Da due fessure, piccoli occhielli
fende il mio cuore la nuova nata.
Pulsare assoluto di saggezza sacra,
di salvaguardia, di tutela, di superamento…
Il corpo tutto è tutt’anima.

PICCOLA-N

Koji O. ph – Piccola Neve

Tokyo, quando chi insegna si lascia tenere in braccio.
2016 – Maria A. Listur

 

Master

From two fissures, small button holes
rips my heart the new born.
Absolute pulsation of sacred wisdom,
safeguard, protection, overtaking…
The entire body is whole soul.

Tokyo, when who teaches let us hold her in our arms
2016 – Maria A. Listur

FRUSCIO/RUSTLE

E fui chiamata dietro la nebbia
– senza sesso ancora, e senza ponti –
alla nascita semplice dei mortali.
E traversai: frontiere pensieri aria
maiuscole travi di desiderio
sangue organi melma condotti,
per riuscire ad essere
– per un po’ del tempo –
qualcosa simile
a un canto sacro
a questa vita che sembra mia,
mai ingannata dal molle fruscio
delle sconfitte, quasi mortali.

Velo-1VII 620

Velo 1/VII – 2016, Parigi

Roma, insieme a quelli con cui la serietà è risata!

 

RUSTLE

And I was called from behind the mist
– still without gender, and without bridges –
to the simple birth of the mortals.
And I traversed: boundaries thoughts air
enormous pillars of desire
blood organs mud conducts,
to be able to be
– for sometime –
something similar
to a sacred chant
to this life that seems mine,
never deceived by the soft rustle
of the defeats, almost mortal.

Rome, together with those which seriousness is laugh!

L’idea pura/The Pure Idea

-Mi puoi dire com’è andata?
-È successo tanto tempo fa…
-Non ti va di raccontare?
-Meglio te lo scrivo à mo’ di dialogo che ti traduco e ti regalo per il tuo film!
-Quando me lo dai?

Dopo un ora arriva il dialogo per il film:

-Ho la certezza che rispetterai l’accordo scritto.
-L’accordo scritto?
-Sì, quello che ti ho mandato all’inizio del progetto?
-So a cosa ti riferisci ma ricordo altro; ricordo un accordo “a voce” che precedeva il tuo scritto.
-Conto su quello scritto.
-Quello che avevi scritto era necessario per realizzare il progetto che ho anche sostenuto, rinunciando a certi benefici.
-Quello che vale è quello scritto.
-La “nostra parola” è stata una frase che hai usato più volte.
-Fa capo soltanto a quello che stato scritto. D’accordo?
-Se per te quello è l’accordo, lo rispetterò.
-Avevo la certezza, grazie.
-Prego.

-E tu chiami banale quest’esperienza?
-No! È banale il modo!
-Ah… Ora però dimmi come ti sei sentita?
-Bene. Ho sempre Scaligero che mi salva!
-Chi?
-Massimo Scaligero.
-Chi è?
-Un illuminato…
-Vivente?
-Gli illuminati non muoiono mai… Me l’hai insegnato tu!
-Ce l’ha insegnato Gerda Alexander…
-E questo illuminato, me lo puoi passare…
-Provo a trovarlo nella tua lingua intanto ti dico qualcosa che grazie a quest’esperienza imparai a memoria, aiutami con la versione francese: “L’idea pura, il disegno divino che traluce nell’anima come potenza di destino, diverrà umana realtà quando le coscienze saranno pronte. È l’idea di fedeltà e di eternità, o di unità restauratrice, della originaria coppia umana. L’universo si nutre del puro accordo d’amore: la forza più alta, la più gioiosa speranza di salvazione. Occorre aprire la strada alla novella fioritura del Sacro Amore, aprire il varco al suo erompere nell’umano, preparare gli animi perché l’evento risuoni nel cosmo, così come il cosmo attende.”

Parigi – Roma, quando i ricordi vengono chiamati a dirci addio. 2016 – Maria A. Listur

 

The Pure Idea

-Could you tell me how it went?
-It happened long time ago…
-Don’t you want to tell?
-Better yet if I write it to you as a dialogue that I’ll translate and donate to you for your movie!
-When are you going to give it to me?

After an hour the dialogue for the movie arrives:

-I am sure that you will honor our written agreement.
-Written agreement?
-Yes, the one I sent you in the beginning of our project?
-I know what you are referring to but I also remember something else; I remember a “voice” agreement that was before the written one.
-I am considering on the written one.
-The one you wrote was necessary to shape the project that I have also sustained, renouncing to some benefits.
-The written one is the one that counts.
-“Our word” is the phrase you used many times.
-Only what it has been written counts. Agreed?
-If that is the agreement for you, I will respect it.
-I thought so, thank you.
-You are welcome.

-And you call this banal experience?
-No! The way is banal!
-Ah… Now tell me how you felt?
-Well. I always have Scaligero that saves me!
-Who?
-Massimo Scaligero.
-Who is he?
-An enlightened…
-Living?
-The enlightened never die… You have taught me that!
-Gerda Alexander taught us that…
-And this enlightened, can you share with me…
-I’ll try to find him in your language meanwhile I am going to tell you something thanks to this experience I have learn by heart, help me with the French version: “The pure idea, the divine scheme that emerges in the soul as a powerful destiny, will become human reality when the consciences will be ready. It is the idea of fidelity and eternity, or of restored unity, of the original human couple. The universe is nourished by the pure love agreement: the highest force, the most joyful hope of salvation. It is necessary to open the road to the new blossoming of the Sacred Love, open the way to its erupting in the human, getting the spirits ready for the event to resound in the cosmos, as the cosmos is waiting for.”

Paris – Rome, when memories get recalled to tell us goodbye. 2016 – Maria A. Listur