“Non ci sono limiti per chi li accetta.”/“There are no limits for those who accept them.”

Detto Zen

-Come ti senti?
-Bene.
-Vuoi visitare qualcos’altro?
-No.

Ha sempre pensato che il suo desiderio di conoscere non avrebbe mai trovato calma. Ha sempre sofferto di fame cognitiva, è una persona che in continuazione chiede e si chiede “E perché?” o “Dimmi dimmi altro…” o “Vediamo di metterci a studiare!”. Ha creduto si trattasse di una malattia inguaribile fino al 13 Marzo 2016, quando dopo aver attraversato un piccolo ponte dentro un tempio zen di Kyoto si è trovata davanti a due sale di meditazione. È rimasta ferma, dritta, supportata, sia davanti a quella che ha deciso di chiamare la Sala Blu sia davanti a quella che ha chiamato la Sala Carboncino. Le ha rinominate come fossero sue.
Davanti alla meraviglia, la sua fame è divenuta silenzio; un silenzio che vuole sapere, senza porre domande.

Kyoto-1

-Come stai?
-Grazie.
-Sono io che dovrei ringraziare…
-Grazie per portarmi qui.
-Te lo dovevo.
-Dovere?
-Sì. Ho sempre saputo che tu sei di questo posto. Bentornata.
-Io non ho idea se sono o non sono di questo posto,
so che ora la mia vita somiglia a qualcosa,
ho smesso di essere orfana. Ora posso andare.
-Dove?
-Via. Uno può partire quando trova da dove partire,
altrimenti soltanto si viaggia.
Questa è la mia casa, da secoli. Ora, vado.

Kyoto-2

Kyoto, Ryõan-ji.

Quando ogni memoria e futuro non hanno più presa sui ciliegi.

Maria A. Listur – 2016

 

“There are no limits for those who accept them.”

Zen Dictum

-How do you feel?
-Well.
-Do you want to visit something else?
-No.

The person has always thought that the desire of knowing would have never found peace. The person has always suffered from cognitive hunger, it is a person that continuously asks himself/herself and to others “And why?” or “Tell me tell me more” or “Let’s study on that!” The person has always thought it was an incurable disease until March 13th 2016, after crossing a little bridge in a Zen temple in Kyoto the person found himself/herself in front of two rooms for meditation. The person remained still, straight, supported, either in front of that one he/she calls the Blue Room or in front of the one that he/she called the Charcoal Drawing Room. The person renamed them has those where his/hers.
In front of the wonder the hunger could be let go, it turned in to silence; a silence that wants to know, without asking questions.

-How are you?
-Thank you.
-It is me who should be thankful…
-Thank you for bringing me here.
-I owed it to you.
-Owed?
-Yes. I have always known that you were from this place. Welcome back.
-I don’t have an idea if I am or not from this place,
I know my life resembles something,
I have stopped being orphan. Now I can go.
-Where?
-Away. A person can leave when the person finds from where to leave,
otherwise we just travel.
This is my home, since centuries. Now, I go.

Kyoto, Ryõan-ji.
When each memory and future have no grip on the cherry trees.
Maria A. Listur – 2016

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