“Niente fini, niente grandezze.”/”No purposes, no greatness.”

Oswald Spengler

-E queste rose?
-Regalo.
-Di chi?
-Amicizie…
-Mmm…
-Mmm…
-Ecco che non vuoi far spuntare l’amante!
-Anche se lo fosse, sarebbe prima un amico…
-Errore cara! Ecco perché sei sola!
-Sola?
-Sì, senza fidanzato, marito… O come lo vuoi chiamare nella tua lingua madre!
-Tu mi vedi sola?
-Io so che sei e stai da sola! E per favore, non incominciare con la stupidaggine della compagnia delle amiche!
-No… Volevo dire altro!
-Cosa?
-Che anche tu sei da sola.
-Ah! No! Vuoi mettere un compagno che, non vive con me da vent’anni però, è un compagno!
-E cosa lo fa essere “un compagno”?
-Che lo sanno tutti!
-Ah… Hai ragione, sono sola.

Tokyo-Town-1VII 633

Tokyo Town 1/VII, 2016 – Maria A. Listur

Parigi, eloquenze tra nazioni. 2016 – Maria A. Listur

 

“No purposes, no greatness.”

Oswald Spengler

-And these roses?
-A present.
-By who?
-Friends…
-Mmm…
-Mmm…
-Here you go not wanting the lover to be seen!
-Even if he was, he would first be a friend…
-A Mistake my dear! That’s why you are alone!
-Alone?
-Yes, without fiancé, husband… Or whatever do you want to call him in your mother tongue!
-Do you find me alone?
-I know that you are and stay alone! And please,
don’t start with that stupidity of the company of the girlfriends!
-No… I wanted to say something else!
-What?
-That you are alone as well.
-Ah! No! You can’t compare a companion who,
hasn’t live with me for twenty years but, is a companion!
-And what makes him being “a companion”?
-The fact that everybody knows!
-Ah… You are right, I am alone.

Paris, eloquences among nations. 2016 – Maria A. Listur

DISFONIE POSSIBILI/POSSIBLE DYSPHONIAS

Il mio viso? È nella mia voce:
sincera quanto le stagioni,
inevitabile
riconoscibile
nuda
e Tua.

Balada para un Loco, Horacio Ferrer – Astor Piazzolla
Per Edu, 2008 – Roma, Studio.

Parigi, sotto una brina che ricorda Buenos Aires.
2016 – Maria A. Listur

 

POSSIBLE DYSPHONIAS

My Face? It’s in my voice:
sincere as much as seasons
recognizable
naked
and Yours

Paris, under a frost that reminds of Buenos Aires. 2016 – Maria A. Listur

“L’opinione è la regina del mondo.”/“Opinion is the queen of the world.”

Blaise Pascal

Lo guardo sbalordita. Lui mi guarda. Sorrido. A suo modo, un po’ trattenuto e tirato, sorride. Si tratta di un lui che non conosco, tuttavia, uno tra tanti. Dietro di me una voce, delle tonalità indiane e femminile, afferma: “Lei sempre sorride…”. “Sì”, confermo. La donna mi guarda sopra un sorriso piacevole, sereno, riconoscente, aggiunge: “E perché?”. “E lei, perché sorride?”, interrogo. “È il mio lavoro.”, sostiene. “Il suo lavoro?”, rilancio. “Sì, mi piace trattare bene i clienti.”, risponde con fierezza. “Guardi che può trattare benissimo i clienti senza sorridere.”, informo. “Lo so, ma non mi piace. E lei, perché sorride ai frutti?”, chiede. “Perché mi provocano una grande allegria…”, rispondo mentre ritorno con lo sguardo verso un nuovo frutto che mi ha conquistata, innamorata e sollevata dal suono incondizionato della strada. Arrivata a casa, mordo il mio innamorato. Il suo sapore tra mela, pera, melone e mango non si svela. Delusa, ringrazio de avere una tendenza definitivamente monogamica. Ho comprato soltanto uno. Dispiaciuta, tuttavia colma, butto ciò che avanza e mi consolo con le fragole…

Frutta

Quelli lì. 2016, Paris VI

Parigi, sotto il sole che sa già di lamponi.
2016 – Maria A. Listur

 
“Opinion is the queen of the world.”

Blaise Pascal

I look at him surprised. He looks at me. I smile. In his manner, a bit holding and tense, he smiles. It’s a him that I don’t know, however, one among others. Behind me a voice, with Indian tonality and feminine, affirms: “You always smile…”. “Yes”, I agree. The woman looks at me over a pleasurable, serene, grateful smile and adds: “And why?”. “And you, why do you?”, I interrogate. “It’s my job.”, she asserts. “Your job?”, I revamp. “Yes, I like to treat well the customers.”, she proudly replies. “Well, you could treat the customers well without smiling.”, I inform. “I know, but I don’t like it. And you, why do you smile at the fruits?”, she asks. “Because they make me happy…”, I reply while going back with the glance to a new fruit that has conquered me, made me fall in love, lifted me from the unconditional sound of the street. Reaching home, I bite my lover. His taste between apple, pear, melon and mango unveils. Disappointed, I thank having a tendency definitively monogamic. I just bought one. Regretful, although satisfied, I throw away what is left and I comfort myself with strawberries…

Paris, under the sun that already tastes like raspberries.
2016 – Maria A. Listur

AMAZZONE/AMAZON

“Stai attento! Fa impazzire anche i cavalli!”
Disse lui, riferendosi a me, con disprezzo e desiderio,
innamorato marcio, anche marcio,
disperato, avido e trattenuto…
Io scoppiai a ridere come fa l’infanzia nello splendore.
E l’idea di galoppare -nella follia gloriosa- incassò,
senza sparire.

la delegazione max klinger

La delegazione, Max Klinger

Nel ricordo di quando Firenze era la mia casa.
Parigi, 2016 – Maria A. Listur

 

AMAZON

“Be careful! Even the horses become crazy with her!”
He said referring to me, with disdain and desire,
madly in love, and mad,
desperate, greedy and restrained…
I burst in to laughter as youth does in the splendor.
And the idea of galloping -in the glorious madness- suffered,
without disappearing.

In the memory of Florence when it was my home.
Paris, 2016 – Maria A. Listur

“Se, in famiglia, continuiamo a perdere la fiducia, avremo sempre più bisogno di affidare l’intimità ad altri…”/“If, in the family, we keep on losing faith, we will have more and more need to entrust others with our intimacy…”

Dott. L. S. Roma 1994

Arrivo in una casa piena di scatole impilate, al cospetto di una madre/nonna e di un compagno, alla stregua del primo parto di chi sono venuta a trovare.
Trovo la madre del bebè prona sul letto, trasversale e gemente di dolore. Chiedo se mi posso sdraiare accanto a lei, la conosco da tanti anni, l’ho accompagnata -per sua richiesta- nell’apertura di sentieri di creatività, attraverso diversi linguaggi corporei. Lei mi fa un cenno con la mano per indicarmi dove sdraiarmi. Mi sdraio e appoggio la mia testa parallelamente alla sua. Lacrime di dolore le solcano le guance e stanno creando un laghetto sulla coperta. Le chiedo cosa hanno detto i medici, lei m’indica i medicinali, con un filo di voce dice che il dolore non passa. Chiedo cosa ha fatto sua madre per aiutarla, lei risponde: “Niente, cerca di aiutarmi ma, che vuoi che faccia? È già tanto se non mi critica…” Piange ancora, il dolore le impedisce di soffiarsi il naso. Appoggio una mano sulle sue lombari, lei dice “Grazie…” Chiedo se vuole che chiami il compagno, lei dice: “No ti prego! Che vuoi che faccia? Lascialo stare! Piuttosto mettimi la mano più in basso…” Vado con la mano sull’osso sacro. Lei sospira. Le racconto, cercando di distrarla, delle mie di emorroidi quando è nato il mio enorme e roseo figlio, che attraversò il mio corpo in soltanto una spinta! Lei cerca di ridere ma il dolore la blocca. Le chiedo se ha provato a usare qualcosa di fresco o se le hanno ricettato qualche olio per la zona, lei mi segnala una crema sul tavolino da notte. Mi richiede la mano sull’osso sacro, torno con la mano e poi le chiedo se qualcuno in casa può aiutarla a rinfrescarsi o darle dell’olio, o della crema sulla parte infiammata, lei risponde: “Ma chi vuoi che lo faccia… Figurati! Piccini… Non capiscono niente!”. Mentre vedo scorrere altre lacrime verso il laghetto sulla coperta, la saliva le scivola dalla bocca senza consapevolezza, il dolore le sta regalando dieci anni di vecchiaia sul viso; faccio scendere la mia mano sulla linea divisoria dei glutei, volto le dita verso il perineo, lei sospira nel sollievo. Ora mi rendo conto che l’imbarazzo non le permetterà di chiedermi ciò che serve quindi, sono io a chiedere: “Vuoi che ti rinfreschi e ti passi dell’olio?” Volge tutto il viso verso il letto e con la voce sommersa nelle coperte risponde: “Sì. Ti prego, aiutami.”
Lavare, rinfrescare, oliare infine, dormire… Quante cose imparate dalle vecchie signore di una cittadina ai piedi della Cordigliera delle Ande! Mentre lo faccio, penso a quanti gesti amorosi si potrebbero manifestare in quelle azioni che non si compiono –spesso- per gli altri, neanche per i nostri familiari adulti, come se fossero “il proibito” o meno dei baci. Più dei baci?
Quando si addormenta, vado via. Mi lascio abitare dalla gratitudine che ogni tipo d’intimità dà alla nostra storia, a quel che resta quando le persone non ci sono più.

Parigi, nel ricordo di una Roma che sembrava una scenografia. 2016 – Maria A. Listur

 

“If, in the family, we keep on losing faith, we will have more and more need to entrust others with our intimacy…”

M.D. L. S. Rome 1994

I enter in a house full of stocked boxes at the presence of a mother/grandmother and of a companion, involved in the first childbirth of whom I came to visit.
I find the mother of the baby laid prone on the bed, diagonal and suffering from pain. I ask if I can lay down next to her, I have known her for many years, I have been with her – for her request – in the opening of paths of creativity, through many corporeal languages. She shows me where to lay. I lay down and place my head parallel to hers. Tears of pain are groove her cheeks and are creating a little pond on the blanket. I ask her what have the doctors said, she points at the medicines, and with a feeble voice tells me that the pain doesn’t go away. I ask her what has her mother done to help her, she replies: “Nothing, she is trying to help but, what can she do? It’s just enough that she doesn’t criticize me…” Cries more, pain impedes her to blow her nose. I place my hand on her lumbar region, she says “Thank you…” I ask her if she wants me to call her companion, she says: “No I beg you! What can he do? Let him be! Rather, why don’t you put your hand lower…” I put my hand on her sacrum. She sighs. I tell her, trying to distract her, about my hemorrhoids when my enormous and pink son was born, he came through my body with only one push! She tries to laugh but pain blocks her. I ask her if she has tried to use something fresh or if they have prescribed her some oil for the area, she shows me a cream on the night table. She asks me again the hand on the sacrum, I put back the hand and then I ask if someone in the house can help her in refreshing herself or pass some oil, or the cream on the inflamed part, she replies: “Who do you think can do that… Come on! Poor guys… They don’t have a clue!” While I see other tears running down towards the pond on the blanket, saliva slips out her mouth unconsciously, pain is giving her ten years of oldness on her face; I let my hand slip down towards the dividing line of the buttocks, I turn the fingers toward the perineum, she sighs of relief. Now I realize that the embarrassment won’t let her ask me what it is necessary therefore, it’s me asking: “ Do you want me to refresh you and pass you some oil?” She turns her whole face toward the bed and with the voice submerged in the blankets she replies: “ Yes. I beg you, help me.”
Washing, refreshing, oiling and finally, sleeping… So many things learned from old ladies of a citadel at the foot of the Cordillera of the Andes! While I am doing that, I think about how many love gestures could be manifested in those actions that are not carried out – often – for the others, not even for our adult family, as if they were “the forbidden thing” or less then kisses. More than kisses?
When she falls asleep, I leave. I let myself be inhabited by gratitude that each type of intimacy gives us to our story, by what remains when people aren’t there anymore.

Paris, in the memory of a Rome that seemed a scenography. 2016 – Maria A. Listur

LUTTO TRASVERSALE/TRANSVERSAL GRIEF

Per la morte:
dell’arte del dover fare qualcosa,
del traviato sentire d’ogni altrui espressione,
dell’imposizione a reagire quindi, apparire,
dell’adattare misure e del cuore espansioni,
dell’idea che l’amore scarso possa fiorire,
del bene che nella pietà riposa, del male,
della speranza che incomincino i giochi,
della chimera per cui il tempo stagiona,
dell’utopia che dal sogno ci si svegli,
del miraggio che sia la difesa il nostro riparo.

GION-628

CREPUSCOLO a GION, Kyoto – 2016

Parigi, in una primavera lenta, fredda e unica.

 

TRANSVERSAL GRIEF

For the death:
of the art of having to do something,
of the corrupted hearing of the expression of the others,
of the imposition to react therefore, appear,
of adapting measures and of the heart expansions,
of the idea that insufficient love can blossom,
of the good that in pity rests, of the bad,
of the hope that the games will start,
of the chimera for which time matures,
of the utopia that from the dream we will wake.
of the mirage that it’s our defense our shelter.

Paris, in a slow, cold and unique spring.

“Se cadrai ti rialzerò, altrimenti, mi sdraierò accanto a te.”/“If you fall I’ll help you up, otherwise, I’ll just lay down next to you.”

Julio Cortazar

-Per favore… Sediamoci un attimo prima di uscire…
-Ti senti bene?
-No…
-Chiamo l’infermiere?
-No, aspettiamo un attimo.
-Puoi dirmi come ti senti?
-Mi fa male la testa e non sono abituata a sentirmi così tirata…
-Tirata?
-Sì, mi sento come se fossi pronta ad esplodere… Tu mi vedi gonfia?
-No, ti vedo…
-Come?
-Ti vedo. Punto.
-Mi vedi male! Dillo!
-Dal piglio che hai direi che già ti stai sentendo meglio… Vuoi uno specchio?
-Mi sono già vista allo specchio! Risparmiami!
-Ah…
-Ah… Cosa?
-Niente… Ah… Ah… Bene che ti sei vista…
-Faccio schifo! Dillo!
-Schifo no… Non oserei dire “schifo”… Direi…
-Orrenda!
-No… Direi…
-Dillo!
-Tu sempre tu ma, dietro un telo trasparente.
-Perché devi sempre fare la poetica? Perché?
-Non è poesia… È quello che vedo.
-Peggio mi sento! Allora tu vedi sempre quello che non c’è! Io non sono dietro un telo! Sono qui, mi fa male la testa, sento ancora gli aghi sulla pelle e sono incazzatissima perché non pensavo di avere dei lividi sulle labbra!
-Ho capito… Ti accompagno a casa?
-Certo! Non immaginerai che passerò la giornata senza di te! Sei stata d’accordo ad accompagnarmi e hai accettato tutto senza mettermi in discussione… Ora resti con me!
-Certo.
-Ti prego di essere un po’ polemica… Dimmi una di quelle cose tue che mi fanno stare malissimo!
-Ti voglio bene.
-Anche io mi sento dietro un telo trasparente!
-Andiamo a casa. Ti farò ridere talmente tanto che ti passerà l’effetto paralisi in una serata!
-Mi ha detto che la sostanza che mi ha iniettato dura più o meno sei mesi…
-Ecco che mi hai risolto il mio prossimo volontariato! Te lo faccio ammorbidire a forza di risata in tre mesi!
-Promesso?
-Ci provo.

Roma, quando la parola maturità non ha lo stesso significato per chi si ama. 2016 – Maria A. Listur

 

“If you fall I’ll help you up, otherwise, I’ll just lay down next to you.”

Julio Cortazar

-Please… Let’s sit down for a moment before going out…
-You are not feeling well?
-No…
-Shall I call the nurse?
-No, let’s wait a moment.
-Can you tell me how do you feel?
-My head hurts and I am not used to feel so constricted…
-Constricted?
-Yes, I feel like I am about to explode… Do you see me swollen?
-No, I see you…
-How?
-I see you. That’s it.
-You see me bad! Say it!
-By the attitude I can say that you are feeling better already… Do you want a mirror?
-I have already seen myself in the mirror, leave me be!
-Ah…
-Ah… What?
-Nothing… Ah… Ah… Good that you have seen yourself…
-I am a mess! Say it!
-A mess no… I wouldn’t dare to say “mess”… I’d say…
-Horrendous!
-No… I’d say…
-Say it!
-You always you, but behind a transparent cloth.
-Why do you always have to be poetic? Why?
-It is not poetry… It’s what I see.
-Even worse! So you always see what it isn’t there! I am not behind a cloth! I am here, my head hurts, I still feel the needles on my skin and I am pissed because I didn’t think I had bruises on my lips!
-I got it… Shall I drive you home?
-Sure! You’re not thinking that I will spend the day without you! You agreed to come with me and you have accepted everything without bringing it in to question… Now you stay with me!
-Sure.
-I beg you to be a bit critical… Tell me one of those things of yours that make me feel so bad!
-I love you.
-I also feel behind a transparent cloth!
-Let’s go home. I’ll make you laugh so hard that the paralysis effect will go away in an evening!
-You told me that the substance they injected me will last six months…
-There, you have solved my next charity work! I’ll make it go soft by laughter in three months’ time!
-Promised?
-I’ll try.

Rome, when the word maturity doesn’t have the same meaning for those we love. 2016 – Maria A. Listur

LEALTÀ/LOYALTY

Arrivata a quello stato dove ogni linea del viso è devota alla storia
domando alla storia
quella piccina, quella di casa
– tra filosofie, fornelli, danza –
(e per fare il miracolo di abbandonare ogni minaccia):

E se lealtà altro non fosse che quel momento in cui lo sconfinato amore
pianta una lama, tra costole devaricate, molto indebolite, quasi spaccate?

E se fiducia altro non fosse che lasciare all’altro il potere di uccidere
almeno una volta, per vedere noi predatori negli occhi di chi guarda?

E se amare altro non fosse che il tramutare la melma e la morte, in grazia?

E la storia risponde, disegnando futuri in questo oggi che a te si prepara:
Vieni, sono a casa…
Cicatrizzata.
Visionaria.
Amata.

Awaji-shi

Gardenie secche di Awaji-shi, Hyogo – Japan
dal giardino delle 100 specie,
piantate dalla madre dal Monaco buddista Koun Nangaku,
poggiate sui piatti Dangi di Omae Sensei

Maria A. Listur, 2016 – Parigi, piove luce.

 

LOYALTY

Reached that state where every line of the face is devoted to history
I asked to the history
The small one, the home one
– between philosophies, stoves, dance –
(and to make the miracle of abandoning every threat):

What if loyalty was nothing but that moment in which the boundless love
Puts a blade, between split ribs, very weakened, almost broken?

And what if trust was nothing but leaving to the other the power to kill
at least once, to see us predators in the eyes of who watches?

And what if loving was nothing but transforming the mud and death, in to grace?

And history replies, drawing futures in this day that is getting ready for you:
Come, I am home…
Cicatrized.
Visionary.
Loved.

Dried gardenia of Awaji-shi, Hyogo – Japan
From the garden of the 100 species,
Planted by the mother of the Buddhist monk Koun Nangaku,
Placed on Dangi plates of Omae Sensei

Maria A. Listur – Paris, 2016, light rains.