“Quella che chiamiamo verità è soltanto un’eliminazione di errori.”/“What we call truth is just an elimination of mistakes.”

Georges Clemenceau

-Signora… Buongiorno.
-Buongiorno.
-Vorrei sapere se mi può prestare la macchina…
Riaccomodo la mia schiena sul tronco del melo che mi fa da spalliera sul prato del giardino della Rue de Babylone e guardo il mio interlocutore un po’ assopita, ancora nel mondo del libro che ho tra le mani, rispondo:
-Quale macchina?
-La sua, quella lì…
-Ah… (Il sorriso dal cuore mi porta al mondo…) Va bene. Prendila.
-Per quanto tempo?
-La puoi tenere fino a quando dovrò tornare a casa.
-E quando deve tornare?
-Oggi non ho problemi di orario… Diciamo che se comincia a piovere me la devi ridare e se non piove torno dopo pranzo. Ti va bene?
-Se vuole, poi facciamo un giro insieme
-No grazie, la macchina è troppo piccola perché porti entrambi.
-Ma io prendo la mia e lo facciamo insieme!
-Ah! Tu hai già una macchina… E come mai chiedi la mia?
-La mia è più piccola… Gliela chiedo per provarla…
-Ah… Vai! Provala!
-Le posso lasciare la mia in custodia? Quella là, rossa. (Segnala un punto dove vedo soltanto rose multicolori.)
-Certo ma avvicinala perché da qui non la vedo…
-Quanto la ringrazio! Grazie! Grazie! Molte grazie signora!!
Mi avvicina la sua “macchina”, si mette in ginocchio sull’erba molto vicino al mio minuto pic-nic, guarda la mela e il thermos, gli domando:
-Vuoi una mela?
Si guarda intorno, si avvicina e mi dà un bacio veloce sulla guancia. Si allontana un po’, sempre in ginocchio con le mani appoggiate sulle cosce dice:
-Se vede una signora alta e mora, molto bella, che guarda la mia macchina da vicino, quella è mia madre. Non le dica che sono in giro con la sua macchina perché si spaventa.
-E cosa faccio?
-Non si preoccupi, io vi tengo d’occhio. Arriverò pianino e le chiederò: “Signora, questa qui è la sua macchina?” E lei mi deve rispondere: “Ah bravo! Sono felice che qualcuno l’abbia trovata!”
-Va bene. Farò proprio così, ora vai perché si sta rannuvolando.
-Lei sembra così piccina… Quasi quasi dovremo scambiare le macchine…
-Le stiamo scambiando… Per un po’.
-Certo… Non me la può regalare! Mia mamma si accorgerebbe che sto mentendo…
-Infatti. Ora vai o no?
Lui guarda l’entrata del giardino, le strade che dividono le aiuole piene di rose, e dice:
-No signora non vado… Riprendo la mia macchina… Non posso mentire alla mia mamma…
-Dunque, diciamole la verità: che volevi farti un giro con un monopattino per adulti.
-Glielo dice lei?
-Glielo spiego io e se non viene ti scrivo un biglietto dove dico che avrò piacere di prestartelo ogniqualvolta saremo in giardino.
-Faccio un giretto e glielo riporto!
Lascio il libro, prendo la mela, guardo all’orizzonte un futuro uomo sopra un monopattino gigante.

Parigi, sotto un melo che fa miracoli.

 

“What we call truth is just an elimination of mistakes.”

Georges Clemenceau

-Madam… Good day.
-Good day.
-I would like to know if you can lend me your car.
I re accommodate my back on the trunk of an apple tree that I am using as headboard on the lawn of the garden of Rue de Babylone and I look at my interlocutor a bit sleepy, still in the world of the book that I hold in my hands, I reply:
-What car?
-Yours, that one…
-Ah… (the smile from the heart brings me to the world…) Al right. Take it.
-For how long?
-You can have it until I will have to return home.
-And when do you have to return?
-Today I have no time issues… Let’s say that if it rains you will give it back to me and if it doesn’t rain I will come back after lunch. Does it suit you?
-If you want, afterwards we can take a ride together.
-No thanks, the car is too small to carry both of us.
-But I’ll take mine and we’ll go together!
-Ah! You already have one car…And how come you are asking me mine?
-Mine is smaller…I am asking you to try it…
-Ah… Go ahead! Try it!
-Can I leave mine in custody? That one, red. (Is pointing a direction where I see only multicolor roses.)
-Sure but bring it closer because I can’t see it from here…
-I thank you so much! Thanks! Thanks! Thank you very much!
He brings his “car” closer, kneels on the lawn very close to my minute picnic, looks at the apple and the thermos, I ask him:
-Do you want an apple?
He looks around, comes closer and gives me a quick kiss on the cheek. Goes away a little, still kneeling down with his hand on his smooth thighs says:
-If you see a tall and dark woman, very beautiful, who looks at my car very closely, that’s my mother. Don’t tell her that I am with your car because she gets scared.
-And what do I do?
-Don’t worry, I’ll keep an eye on you. I will come slowly and ask you: “Madam, is this one your car?” And you will have to reply: “Oh good! I am happy that someone has found it!”
-Alright. I’ll do exactly like that, now go it’s clouding over
-You look so little… We should almost exchange cars…
-We are exchanging them… For a while.
-Sure… You can’t give it to me! My mother would realize that I am lying…
-Exactly. Now go or not?
He looks at the entrance of the garden, the streets that divide the flower beds full of roses, and says:
-No madam I won’t go… I’ll take back my car… I can’t lie to my mom…
-Therefore, let’s tell her the truth: that you wanted to try a scooter for adults.
-Will you tell her?
-I will explain it to her and if she doesn’t come I will write a note where I will say that I will have the pleasure to lend it to you every time we will be in the garden.
-I am taking it for a spin and I will bring it back to you!
I let the book off, take the apple, look at the horizon a future man over a gigantic scooter.

Paris, under an apple tree that makes miracles.

GINNASTICANDO/GYMNASTICING

Come fa il grano prima d’esser il pane
accolgo il tempo che nutre, e lava.
Confido sul vero lievito, il mio!
Acqua? Di madre. Sale? Di padre;
il quieto cuocere mi è oramai di casa,
rifiuto limiti tra la terra, il fuoco, l’aria!
Croccante, fragrante, sempre invidiabili,
la mia santa messa, il mio santo pane,
e quel talento nel saper offrire,
senza equivocare sentite scuse
con del perdono, sentite lacrime…
Alloggio quindi, anche il suo contrario
quel anti-tempo che uccide e salva.
Non più letarghi per l’irrisolto!
Disfo le messe, spezzo il pane.
Poi, dentro le costole, un’aquila sazio,
le sue ali, senza sforzo, dispiego
e dal volo più ampio e più interno
mi catapulto verso il mio centro
per diventare ancora una volta, e mille,
di nuovo,
grano.

641-Isola-Film-Still-2005

ISOLA II film – Michele Truglio ph – 2005

Parigi, nel miracolo della totale ignoranza.
2016 – Maria A. Listur

 

GYMNASTICING

As the wheat does before being bread
I welcome the time that nourishes, and cleans.
I rely on real yeast, mine!
Water? Of mother. Salt? Of father;
The quiet cooking it is by now an habit,
I refuse the limits between earth, fire, air!
Crunchy, fragrant, always enviable,
my saint mess, my saint bread,
and that talent in being able to offer,
without misunderstanding heartfelt apologies
with forgiveness, heartfelt tears…
I therefore inhabit, its contrary as well
that anti-time that kills and saves.
No more lethargies for the unsolved!
I undo the messes, I break the bread.
Then, inside the ribs, I satiate an eagle,
its wings, with no effort, I spread
and from the broad and more inner flight
I throw myself toward my center
to become one more time, and thousand,
again,
wheat.

Paris, in the miracle of the total ignorance.
2016 – Maria A. Listur

CLARAE STELLAE, SCINTILLATE…/CLEAR STARS, SCINTILLATE…

Quello sguardo che annuiva
mentre approvava i puerili gesti,
accettava l’inconsueto,
l’infanzia della vecchiaia,
le forme inconsapevoli;
tutto quello spazio che hai lasciato,
lentamente si è riempito
– oltre alcuni suoni –
nel canto della voce:
Aromi.

640 Monica-S

Da Monica S. nel 2013.
Oggi, per lei, ovunque si trovi.
From Monica S. in 2013.
Today, for her, wherever she might be.

Parigi, sotto una tempesta che ricorda Vivaldi.
2016 – Maria A. Listur

 

CLEAR STARS, SCINTILLATE…

That glance that used to nod
while it approved the childish gestures,
it accepted the unusual,
the childhood of old age,
the unconscious forms;
all that space you have left,
slowly it filled up
– beyond some sounds –
in the chant of the voice:
Fragrances.

Paris, under a storm that reminds Vivaldi.
2016 – Maria A. Listur

“I deboli non possono essere sinceri.”/“Weak people can’t be sincere.”

François de La Rochefoucauld

-Parigi-Cairo ha detto?
-Sì…
-Che terribile paura!|
-Non si può generalizzare…
-Secondo lei ci sono persone che non sentirebbero paura?
-Sì, ci sono.
-Non concordo. Credo che la paura debba essere stata terribile!
-Mi ripeto: non generalizzerei…
-Lei riesce a immaginare cosa sarebbe un incidente aereo?
-Sì, ci riesco.
-E non le fa paura.
-Per gli altri, non per me.
-Non ha paura dell’aereo?
-No, quando si muove troppo mi viene un sonno salvifico.
-Vuole morire?
-So che morirò, come lei, come chiunque…
-In aereo sarebbe orribile!
-Dipende da dove accade… Sul mare, sarebbe come avere una tomba gigante!
-Vuole essere dissacrante e sembra ineducata…
-Ineducata? Dissacrante? Sono sincera per quanto posso, oggi. Parlo di me, delle mie sensazioni, del mio immaginario, della mia esperienza, non dell’aereo caduto nella tratta Parigi-Cairo sulle isole della Grecia. Per l’incidente e le famiglie posso soltanto pregare…
-Il suo modo continua ad apparirmi sarcastico e fittizio perché lei è qui e non sa di cosa sta parlando, non sa cosa sia un incidente…
-Ha ragione tranne per il fatto che mio padre è morto in un incidente automobilistico.
-Scusi.
-Di cosa si scusa?
-Di aver sottointeso.
-Non si preoccupi, questo non dovrebbe rendermi meno sarcastica ai suoi occhi, non ha alcuna relazione.
-Invece la relazione ce n’è!
-Sarebbe?
-La freddezza che le ha causato l’impatto della perdita e che la fa sottovalutare l’esperienza traumatica.
-Esperienza traumatica mia o degli altri?
-In primis, sua.
-Se mi fa immaginare un incidente aereo, immagino di morire, non di rimanere traumatizzata… E le posso assicurare che mi tranquillizza…
-Vede? Freddezza!
-Ho sempre creduto fosse resilienza…

Parigi, sotto un cielo che piange i suoi figli. 2016 – Maria A. Listur

 

“Weak people can’t be sincere.”

François de La Rochefoucauld

-Paris-Cairo you said?
-Yes…
-What a frightening thing!
-We can not generalize…
-Do you think that there are people who wouldn’t be afraid?
-Yes, there are.
-I don’t agree. I think that the fear must have been terrible!
-I repeat myself: I wouldn’t generalize…
-Could you imagine how would it be a plane crash?
-Yes, I can.
-And it doesn’t scare you.
– Others, not me.
-Are you not scare of the airplane?
-No, when it moves a lot I get in a such a salvific sleepiness.
-Do you want to die?
-I know that I will die, like you, like anyone else…
-On a plane would be horrible!
-It depends where it happens… On the sea would be like having a gigantic grave!
-You want to be desecrating and you seem uneducated…
-Uneducated? Desecrating? I am sincere as much as possible, today. I talk about me, my sensations, my imaginary, my experience, not about the crashed airplane on the Paris-Cairo route on the Greek Islands. For the accident and families I can only pray…
-Your way continues to seem to me sarcastic and fictitious because you are here and have no idea what you are talking about…
-You are right except for the fact that my father died in a car accident.
-Sorry.
-Sorry for what?
-For having implied.
-Don’t worry, that shouldn’t make me less sarcastic in your eyes, it has no relation.
-I rather say that there is a relation!
-Would that be?
-The coldness that it has caused the impact of the loss and that makes you underestimate the traumatic experience.
-Mine or other’s traumatic experience?
-In the first place, yours.
-If you make me imagine a plane crash, I imagine dying, non remaining traumatized… And I can assure you that it pacifies me…
-You see? Coldness!
-I have always thought it was resilience…

Paris, under a sky that weeps his children. 2016 – Maria A. Listur

SEMIOLOGIE/SEMIOLOGIES

Ed è la parola, senza parola dentro, che confonde
cola, scappa, si contrae, in-districabile, vuota;
sospesa in aria, pronta a diventare immaginario,
desideri mancati, interpretazione, anche corda.
Regalami ti prego il tuo verbo, il Verbo rinnovato
della tua carne, dello spirito di dire o tentare
almeno, del vero una sciocchezza o un inganno
nella complicità del vocabolario eccelso, assoluto
del silenzio.

Valore-I

Valore e Spazio I/7, 2016 – Maria A. Listur

Parigi, quando le peonie sfidano il freddo.
2016 – Maria A. Listur

 

SEMIOLOGIES

And it is the word, without the word inside, that confuses
drips, escapes, contracts, in-extricable, empty;
suspended in air, ready to become imaginary,
lost desires, interpretation, string as well.
Give me I beg you your verb, the renewed Word
of your flesh, of the spirit of saying or trying
at least, of the real a drivel or a deception
in the complicity of the exalted vocabulary, absolute
of silence.

Paris, when the peonies challenge the cold.
2016 – Maria A. Listur

“Le conversazioni diverranno interessanti ai primi segni della fine del mondo.”/“Conversations will become more interesting at the first signs of the end of the world.”

Stanisław Jerzy Lec

-Ora mi darà la sua opinione su questo champagne?
-Non sono un’esperta…
-Non si preoccupi, usi il suo linguaggio… Mi dica.
-Preferirei adattarmi al suo. Cosa sembra a lei?
-Io direi… Con il mio linguaggio?
-Con il suo.
-Questo champagne è il tipo che fa venire un’erezione.
-(Gli occhi spalancati non fanno rumore)
-L’ho gelata!
-(Il mento che si piega verso il petto non emette suono)
-Immaginavo di farla ridere… Nessuna persona immagina che uno come me possa parlare in questo modo eh?
-(Il mento che si solleva dal petto vibra, quasi geme)
-Tacerà per sempre?
-Sto cercando di adattarmi al suo linguaggio, glielo chiesto io.
-Sa prendersi le sue responsabilità, molto interessante!
-Sì.
-Cosa le sembra questo champagne?
-Mi solleva dalla terra, infatti lei mi sta vedendo qui tuttavia io sono già partita, sono a casa, a Parigi. Sparita.
-Brutta parola per un’argentina.
-Grazie per usare la dolcezza di ricordarmi qualcosa che stranamente dimentico.
-Prego… Mi dispiace. Ho voluto fare il simpatico e il nervosismo mi ha tradito.
-(Il collo che gira verso destra nella ricerca di una forma di ossigeno che non sia aria lascia presagire una certa contrattura)
-Mi può scusare?
-Già scusato.
-L’ho disgustata?
-No. Sono amante della genuinità.
-Ora non comprerà mai più un mio disco!
-Si sbaglia, li voglio continuare a comprare e vorrei riascoltare tutto il suo lavoro più volte, e mi scusi per la parola, vorrei farlo in modo “scientifico”.
-Vuole ascoltare nel mio tocco quello che malamente ho espresso in parole?
-No, vorrei comprendere come mai non ho percepito “l’effetto champagne”.
-Linguista?
-Vecchia.

Certi concertisti, de-concertano e ri-concertano, concertando.
2016 – Maria A. Listur

 

“Conversations will become more interesting at the first signs of the end of the world.”

Stanisław Jerzy Lec

-Will you tell me now your opinion about this champagne?
-I am not an expert…
-Don’t worry, use your words… Go ahead.
-I’d rather adapt mine to yours. How is it for you?
-I’d say… With my words?
-With yours.
-This champagne is the type that makes you have an erection.
-(Eyes wide open do not make any sound)
-I have shocked you!
-(The chin that bends towards the chest doesn’t make any sound)
-I imagined that I would have made you laugh… No one can imagine that one like me could talk in this way uh?
-(The chin raises from the chest vibrates, almost moaning)
-Will you be silent for ever?
-I am trying to adapt to your words, I have asked you for it.
-You can take your own responsibilities, very interesting!
-Yes.
-What do you think about this champagne?
-It lifts me up from the ground, in fact you see me here however I have already left, I am at home, in Paris. Disappeared.
-Bad word for an Argentinean.
-Thank you for reminding me something that strangely I forget.
-You are welcome… I am sorry. I wanted to be nice but nervousness has betrayed me.
-(The neck that turns toward his left in search of a form of oxygen that is not air lets us bode a sort of contraction)
-Can you excuse me?
-I already have.
-Have I disgusted you?
-No. I love authenticity.
-Now you won’t ever buy my record!
-You are wrong, I want to keep on buying them and I would like to hear all your work many times, and excuse my word, I’d like to do it “scientifically”.
-Do you want hear in my touch what I have badly expressed in words?
-No, I’d like to understand how come I haven’t perceived your “champagne effect”.
-Linguist?
-Old.

Some concert artists, de-concert and re-concert, concerting.
2016 – Maria A. Listur

NASCONDINO/HIDE AND SEEK

Sei l’aroma nella camera dei legnosi alberghi,
diventi ruga a mezzaluna sulla faccia dell’amico.
Appari ombra di quel quadro oggi visto, anche sempre,
nella voce dentro quel cuore ch’è la testa:
“Non ti affrettare non son venuto per riprenderti…”,
nelle geometrie dell’apparecchiare ogni tavola,
attraverso poesie che declamano le tue parole,
dietro il verde occhio interrogante dello specchio,
sotto la fina pelle memoria delle tue trasparenze,
nella dolce disciplina del continuare.
Sì. Appari, scompari. Sempre in tempo, a ricordare
che dalle profondità dei miei sconosciuti sensi
sei sempre mio padre: funzione, luce, salvezza,
arte.

ELL-636

Eduardo Lucio Listur, mio padre – 1925, Bs. As. Argentina

Roma, sopra i ponti che l’anima animano,
quelli che sembrano padre e sono madre e padre…

2016 – Maria A. Listur

 

HIDE AND SEEK

You are the aroma in the room of the wooden hotels,
you become wrinkle half moon sized on the face of the friend.
You appear shadow of that painting seen today, always as well,
in the voice inside that heart that is head:
“No need to rush I haven’t come to take you back…”,
in the geometry of setting each table,
through the poems that declaim your words,
behind the interrogating green eye of the mirror,
under the fine skin memory of your transparencies,
in the sweet discipline of the continuing.
Yes. You appear, disappear. Always on time, to remind
that from the deepness of my unknown senses
you are always my father: function, light, salvation,
art.

Rome, over the bridges that enliven the soul,
those who seems to be fathers are mothers and fathers…

2016 – Maria A. Listur

“Più in alto non è affatto “contrapporre” ma “collocarsi al di fuori”./”Higher is not at all “oppose” but “place oneself outside”.

Antoine de Saint-Exupéry

-Come puoi dire che si tratti di un’epifania?
-Lo dico è lo ripeto: quest’esperienza è stata un’epifania.
-Non conosci bene il significato della parola epifania!
-Prego, signor linguista, m’illumini!
-Piuttosto, dimmi cosa significa per te.
-Hai detto significato non interpretazione. Non aggiungere il “per te”.
-Cosa sai, allora, sul significato della parola “epifania”?
-Alcune cose… In questo caso ho voluto dire “una rivelazione o manifestazione dall’alto”.
-Come puoi dire dall’alto? Tutto è stato basso!
-Non ti sembra che stai essendo un po’ meschino?
-Non ti sembra che stai essendo troppo positivista!
-No.
-Ora anche i miserabili ti fanno illuminare?
-Victor Hugo ti avrebbe detto “soprattutto i miserabili…”
-Neanche tutta la storia della letteratura mi farebbe giustificare le aggressioni…
-Io non giustifico, accetto.
-Peggio! Acconsenti!
-Accetto.
-Porgi l’altra guancia? Per favore! Non ti viene in mente che potresti essere un po’ masochista?
-Lo sarei se mi piacesse essere aggredita… Non mi piace, tuttavia accetto.
-Fammi capire: quest’accettazione sarebbe per te l’epifania? La rivelazione dall’alto e dell’altro?
-Più o meno, più meno che più… L’epifania è quel mistero del ripetere l’esperienza di essere amata quanto odiata e senza differenza di genere o professione.
-Sei talmente “narcisa” che pensi succeda soltanto a te?
-Ancora non sono arrivata all’epifania delle statistiche…
-Sì, sei narcisa!
-Può darsi…
-Narcisa, egocentrica, superba e …
-Vecchia.
-… parecchio pretenziosa!
-Grazie.
-Accetti?
-Accetto.
-E questo che ti dico non ti offende?
-Perché dovrebbe offendermi?
-Sono uno dei tuoi amici più cari?
-Appunto, tuttavia non mi sento male per quello che vuoi vedere… Non sono responsabile dei tuoi occhi…
-Io mi sentirei male…
-Come un Narciso senza riflesso?

Roma, nella calura di ordini lontani. 2016 – Maria A. Listur

 

“Higher is not at all “oppose” but “place oneself outside”.

Antoine de Saint-Exupéry

-How can you say that it is about an epiphany?
-I said it and I repeat it: this experience has been an epiphany.
-You don’t know well the meaning of the word epiphany!
-Please, mister linguist, illuminate me!
-Rather, tell me what it means for you.
-You said meaning not interpretation. Don’t add the “for you”.
-What do you know, then, about the meaning of “epiphany”?
-Some things… In this case I wanted to say “a revelation or manifestation from above”.
-How can you say from above? Everything has been so low!
-Don’t you think you are being a bit mean?
-Don’t you think you are being too positivist!
-No.
-Now even the miserable makes you illuminate?
-Victor Hugo would have said “especially the miserable…”
-Not even the history of literature would make me justify the aggressions…
I don’t justify I accept.
-Worse! You consent!
-I accept.
-You turn the other cheek? Please! Don’t you think you could be a little bit masochist?
-I would be if I would like to be attacked… I don’t like it, nevertheless I accept.
-Make me understand: this acceptance would be an epiphany for you? The revelation from above and of the other?
-More or less, more more than less… The epiphany is that mystery of repeating the experience of being loved as well as hated and with no difference of gender or profession.
-You are so “narcissistess” to think that it only happens to you?
-I haven’t reached the epiphany of the statistics…
-Yes, you are narcissistess!
-Might be…
-Narcissistess, egocentric, superb and …
-Old.
-… very much pretentious!
-Thanks.
-Do you agree?
-I do.
-And what I am saying doesn’t offend you?
-Why should it offend me?
-I am one of your dearest friend?
-Exactly, however I don’t feel bad for what you want to see… I am not responsible for your eyes…
-I would be feeling bad…
-Like a Narcissus with no reflection?

Roma, in the heatwave of faraway orders. 2016 – Maria A. Listur

A TE/TO YOU

E quando ti piegherai per salvarmi
ti prego
fa che io, la tua lingua, già sappia
bambino divino
nume e carne
respiro,
costanza.

YO-anima-1-634YO-anima-2-634

Katsuo Ohno Studio – Con Yoshito Ohno
Tokyo 2016 – Gabriele del Papa ph and translator

Parigi, sotto un elegante sole che bacia indiscriminatamente.
Maria A. Listur – 2016

 

TO YOU

And when you will bend over to save me
I beg you
Be sure that me, your tongue, already know
divine child
deity and flesh
breath,
constancy

Paris, under an elegant sun that kisses indiscriminately.
Maria A. Listur – 2016