MANI PIENE/FULL HANDS

A Luisa Berselli

Se la tua voce fosse materia, sarebbe d’acqua, un’ala,
interni rivoli, compatti slanci del pienissimo vuoto,
del dare dare e dare! Salvifica luce quanto estasiante!
Tu che sei tante! Tu ascoltatrice oltre ogni linguaggio!
Sorella, Aria, Guida, Terra, Amica, Fuoco, Angelo madre!
Grazie per tratteggiate nel tuo suono strade di pace
per modulare in ogni terminologia, prodigiose albe.

ALA-IVII

Ala I/VII – 2016, Maria A. Listur

Parigi, mentre i cuori che battono fanno grande orchestra

 

FULL HANDS

If your voice was matter, it would be made of water, a wing,
internal stream, compact momentum of the full emptiness,
of giving giving and giving! Saving light as well as ecstatic!
You that are so many! You, listener of every language!
Sister, Air, Guide, Earth, Friend, Fire, Mother angel!
Thanks for outlining in the sound paths of peace
to modulate in every terminology, extraordinary sunrises.

Paris, while the hearths that beat makes a great orchestra

“L’unica confessione sincera è quella che facciamo indirettamente, parlando degli altri.”/“The only sincere confession is the one we make indirectly, when we talk about others.”

Emil Cioran

-Sono un uomo schietto… Non la voglio illudere, scelgo il rischio di sembrare rude.
-Non si preoccupi, anch’io sono un uomo schietto.
-Lei si sente un uomo?
-Lei ha detto “sono un uomo” e anch’io mi sento un uomo se lei non utilizza la parola “persona” o “essere umano”.
-Ha problemi di genere?
-No.
-A me sembra di sì.
-Grazie per la schiettezza ma si sbaglia. Ora, da uomo a uomo, di cosa non mi vuole illudere?
-Presento il suo lavoro senza promesse.
-Grazie per il chiarimento, non ho mai speranze, lei mi ha detto che poteva presentarlo ed io glielo portato… Vediamo cosa succederà.
-Ecco… Non vorrei lei credesse sia la sua opera a essere rifiutata.
-E cosa dovrei credere?
-Si tratta dell’età. Ora si prediligono le artiste giovani.
-Artiste? E gli artisti?
-Volevo dire artisti giovani, in generale.
-Mmm…
-E come sempre, i morti.
-Mmm…
-Gli sconosciuti non devono essere… come dire…
-Vecchi.
-No! Volevo dire… Maturi.
-Ed io che mi sento tanto immatura!
-Capisco che non è gradevole da dire ma, io preferisco. Niente da togliere alla qualità del suo lavoro… Del resto, dai quarantacinque anni in poi si finisce ogni cosa…
-Quale resto?
-Volevo dire d’altronde. Guardi che io ho quasi quarantacinque! Però non faccio l’artista.
-Ed è un uomo.
-Anche il direttore della galleria lo è.
-Io sono confusa… Cosa finisce a quarantacinque anni? A chi?
-Finisce il tempo per raggiungere il successo, la fine della giovinezza, lo sprint!
-Ah… Che bello essere così diversi!
-In quale senso?
-Quello che lei chiama la fine è stata per me una risurrezione e dai quarantacinque sono già passati quasi sette! Per quanto riguarda la giovinezza, non so cosa sia mai stata, per questo sono rimasta immatura e…
-Invece il suo lavoro, a vasi comunicanti, da una disciplina all’altra mostra una maturità secolare. Questo colpisce.
-Grazie… Tutto merito di una specie di turgore che ha il mio sprint.

Svizzera, mentre il vento pulisce il suono della troppa semplicità.
2016 – Maria A. Listur

 
“The only sincere confession is the one we make indirectly, when we talk about others.”

Emil Cioran

-I am a straightforward man… I don’t want to fool you; I choose the risk of appearing rude.
-Don’t worry, I am as well a straight man.
-Do you think you are man?
-You have said “I am a man” and I also feel as I was a man if you don’t use the word “person” or “human being”
-Do you have gender problems?
-No.
-To me it seems like you do.
-Thanks for the straightforwardness but you are wrong. Now, man to man, what don’t you want me to fool me for?
-I present your work with no promises.
-Thanks for clearing that up, I never have hopes, you have told me that you could present it and I have brought it to you… Let’s see what happens.
-Right… I wouldn’t want you to think that your work was being refused.
-And what should I think?
-It’s an age problem. Now young women artists are being privileged.
-Women artists? And men artists?
-I meant young artists, in general.
-Mmm…
-And as always, the dead ones.
-Mmm…
-The unknown ones can not be… how to say it …
-Old.
-No! I meant to say… Mature.
-And I feel so immature!
-I understand that is not so nice to say but, I prefer. Nothing to say about the quality of your work… After all, from forty-five years on everything finishes…
-What after all?
-I didn’t mean that. Look I am almost forty-five! But I am not an artist.
-And you are a man.
-And so is the director of the gallery.
-I am confused… what does end at forty-five? To whom?
-The time to reach success finishes, the end of youth, the energy!
-Ah… So nice to be so different!
-In what sense?
-What you call the end it has been for me a resurrection and since forty-five almost seven years have already passed! And for the youth, I never know what it was, for that I have remained immature and…
-But you work, in communicating vessels, from a discipline to the other shows a secular maturity. That strikes.
-Thank you… It’s all because of some sort of turgidity that my energy has.

Swiss, while the wind sweeps the sound of too much simplicity.
2016 – Maria A. Listur

DEL PERCHÉ AMMARARE/ON WHY DITCHING

Perché il cielo è l’infinito
e la terra esige ogni cura
invece il mare si difende
e ti sprofonda nell’onda.
Perché è facile dentro
tra le cose disfatte,
fanno soave mistura
colmano sì, l’incolmabile.
Perché la discesa solleva
come fa il firmamento,
altezza di ogni profondo,
incubo e sogno, d’ogni ala.

Ali-Spezzate-I-ProjectAli-Spezzate-II-Project

Le Spezzate Ali – In Progress – Porcellane
2016 – Maria A. Listur

Parigi, quando manifestare è festare.
2016 – Maria A. Listur

 

ON WHY DITCHING

Because the sky is infinite
and the earth requires every cure
the sea defends itself instead
and it sinks you in the wave.
Because it is easy inside
among the undone things,
they make a soft blend
they do fill, the unbridgeable.
Because the descent elevates
as the firmament does,
highness of each deepness,
nightmare and dream, of each wing.

Paris, when demonstrating is celebrating.
2016 – Maria A. Listur

“Un uomo affamato non è un uomo libero.”/“A hungry man is not a free man.”

Adlai Stevenson

M’incammino, sotto un cielo invernale di piena estate, verso un atelier di danza associata alla medicina. L’approccio è quello che solitamente ho trovato in quasi tutti i luoghi da me frequentati a livello di ricerca corporea, voglio dire: “Ecco la verità!”. Ed io che di verità non capisco niente, non riesco nemmeno a definire la parola, mi lancio con vocazione suicidaria – ogni volta – alla ricerca di un nuovo sguardo. Quello che solitamente trovo è altro rispetto a quello che mi fa partecipare, e va bene così! Perciò, m’incammino verso il nuovo ponte da cui lanciarmi (il fiume dà speranze di salvezza: il suicida, nei miei sogni, si salva…), mi sono preparata, ho studiato ogni cosa sulla disciplina e mi sento a cuore aperto. Arrivo sul posto, i prenotati sono di più di quelli che si è immaginato, si dà precedenza ai primi, io rimango sul marciapiede guardando verso l’interno dove una massa di persone commenta la disorganizzazione, soltanto una testa più alta della mia, che mi ricorda qualcuno, si volta verso me ed incomincia a uscire. Io accetto la fatalità dell’impresa e decido di cambiare direzione: un thè vicino alla Bastille mi riscalderà prima di tornare a casa. Mentre sto dirigendo lo sguardo verso terra, ascolto:
-Maria!
Mi volto verso la voce: coincide con la testa alta che guardava avanti! Non riesco a proferire una parola. Lui si fa spazio tra la gente come fosse d’acqua, mi raggiunge e mi abbraccia con la dimestichezza, delicatezza e semplicità del tempo in cui fummo una famiglia. Dice:
-Sapevo che ti avrei trovata qui! Ma! Sei troppo dimagrita!
-Grazie.
-Non è un complimento!
-Molte grazie.
-Come mi trovi?
-Bello e…
-Veramente?
-Sì. Bellissimo e… vecchio. Quel che siamo, no?
-Non possiamo entrare al corso quindi, che ti sembra se andiamo a mangiare qualcosa?
-Grazie, non posso.
-Ma dai! Raccontiamoci un po’ di noi! Parto domani per casa e veramente sono venuto pensando che ti avrei incontrata… Non me ne frega niente del corso! Non mi dire che non conosci le cose che propongono questi qui?
-Per sapere se le conosco dovrei partecipare… Non era più facile contattarmi via mail?
-Avrebbe perso la magia! Tu sai…
-Buon ritorno a casa. Voglio andare.
-Ti ho disturbato?
-Quando?
-Ora.
-No, è una bella sorpresa…
-Io sono felice di vederti! Non ho mai dimenticato! Sei sempre con me! Ci credi?
-Ci credo. Molte grazie.
-Di cosa?
-Del momento.
-Niente pranzo?
-Sai che sono una digiunatrice… Preferisco ringraziare per tutti i pranzi che abbiamo già fatto…

Parigi, quando il passato sottovaluta il cambiamento. 2016 – Maria A. Listur

 

“A hungry man is not a free man.”

Adlai Stevenson

I start walking under a winter-like sky in full summer, towards an atelier of a dance associated to medicine: The approach is the same of the one that usually I have found in almost every place that I have been to at a corporal research level, I mean: “here is the truth!”. And I who do not understand anything about truth, can’t even define the word, I throw myself in a suicidal vocation – every time – in the search of a new glance. What I usually find is something else compared to what makes me participate, and it’s all right anyway! Therefore I start walking toward the new bridge from where to jump (the river gives hope of salvation: the suicide victim, in my dreams, saves himself…) I have prepared, I have studied every thing about the discipline and I feel open hearted. I arrive to the place, the people who have booked are more than it has been imagined, priority is given to the first ones, I am staying on the sidewalk looking toward the inside where a mass of people is commenting the disorganization, only the head taller than mine, that reminds me of someone, turns toward me and starts heading out. I accept the fatality of the task and start to change direction: A tea near Bastille will warm me up before going back home. While I am directing my glance toward the ground, I hear:
-Maria!
I turn to the voice: it matches with the high head that was looking forward! I am unable to say anything. He works his way between people as they were water, he reaches me and hugs me with that familiarity, tenderness and simplicity of that time that we were family. He says:
-I knew I would have found you here!
-Thanks.
-It’s not a compliment!
-Thanks a lot.
-How do you find me?
-Beautiful and…
-Really?
-Yes. Very beautiful and… old. That’s what we are, right?
-We can’t participate at this class so, what do you think about going to eat something?
-Thanks, I can’t.
-Come on! Let’s talk about us! I am leaving tomorrow and I really came thinking that I would have met you… I could careless about the class! Don’t tell me you don’t already know the things that this guys are talking about?
-To understand if I know I should participate… wasn’t it easier to contact me through mail?
-The magic would have been lost. You know…
-Safe trip home. I want to go.
-Have I disturbed you?
-When?
-Now.
-No, it was a nice surprise…
-I am happy to see you! I have never forgot! You are always with me! Do you believe it?
-I do. Thanks a lot.
-For what?
-For the moment.
-No lunch?
-You know I fast… I’d rather thank for all the lunches we have already had …

Paris, when past underestimates the changing. 2016 – Maria A. Listur

DIREZIONE/DIRECTION

A colei che dal cuore, le mie mappe disegna
prego – ogni giorno –  di non farsi distrarre
dai labirinti, quelli dipinti sull’acqua;
chiedo anche di mantenermi ben dritta,
sciolta, morbida, pura e devota
verso quella zona ignorata, tuttora
che ad ogni passo si svela –assente di gloria.

647-DC-ML

Parigi IX – Daniela Ciotola ph

Parigi, da ogni goccia di pioggia, illuminata.

 

DIRECTION

To the woman that from the heart, draws my maps
I pray – every day – not to be distracted
by the labyrinths, those drawn on water;
I also ask to keep me straight,
loosen up, soft, pure and devoted
towards that ignored zone, even now
that at each step it unveils – absent of glory

Paris, by every drop of rain, illuminated.

“Senza umiltà e coraggio non esiste l’amore.”/“Without humility and bravery love doesn’t exist.”

Zygmunt Bauman

-Prima di parlare di massimi sistemi vorrei riuscire a svegliarmi senza questo senso di sconfitta!
-Non mi hai lasciato finire…
-Hai finito.
-Non ho finito.
-Hai detto “Amare è non dover scegliere.”
-Sì ma non mi hai lasciato finire la frase.
-Dopo “dover scegliere”, io ho sentito un punto!
-Ti chiedo scusa se mi sono espressa male a livello sonoro tuttavia non credo di aver posto un punto, né di aver respirato, né di aver concl…
-Finisci la frase!
-“… tra aspetti costruttivi della vita.”
-Mm.
-Io sto parlando di rapporti. Tu stai parlando di stati d’animo?
-Di tutti e due, in relazione! Come fai ad amare se non hai voglia di alzarti dal letto?
-Ti sei mai chiesto se non hai bisogno di riposare?
-E se vedere gli altri ti disturba?
-Per caso hai bisogno di una pausa?
-E in tutto questo io dovrei amare senza scegliere tra andare al mare o al cinema? Perché ti posso assicurare che sono due aspetti molto costruttivi della mia vita!
-E se non accumulassi delle attività gratificanti durante lo stesso giorno?
-Quindi, starei “scegliendo” di spalmare le cose che amo durante una settimana!
-Tento di utilizzare la parola “aspetto” secondo il suo significato linguistico: un tra che non è né tempo né azione… Un “non formulato”.
-Torniamo a quello che m’interessa: dove metto il senso di sconfitta?
-E se provassi a separarti dall’idea della vittoria?

Parigi, osservando la Senna mentre ingrassa e spaventa tuttavia, si sorride. 2016 – Maria A. Listur

 

“Without humility and bravery love doesn’t exist.”

Zygmunt Bauman

-Before talking about chief systems I’d just like to wake up without this sense of defeat!
-You didn’t let me finish…
-You did finish.
-I did not.
-You said “Loving is not having to choose.”
-Yes but you didn’t let me finish the sentence.
-After “having to choose”, I heard a full stop!
-I am really sorry if I have expressed badly myself at a sound level however I don’t think I have either placed a full stop there, or breathed, or concl…
-Finish the sentence!
-“… among constructive aspects of life.”
-Mm.
-I am talking about relationships. You are talking about states of mind?
-About both, it is related! How can you love if you have no will to get up?
-Have you ever ask yourself if you might need to rest?
-And if seeing others bothers you?
-Do you need a break maybe?
-And in all this I should love without choosing between going to the sea or to the movie? Because I can assure you that those are very constructive aspects of my life!
-And what if you wouldn’t accumulate gratifying activities during the same day?
-So, I would be “choosing” to spread the things I love through a week!
-I am trying to use the word “aspect” according to its linguistic meaning: a something that is neither time nor action… A “not formulated”.
-Let’s go back to what interests me: where do I put the sense of defeat?
-And what if you try to separate yourself from the idea of victory?

Paris, observing the Seine while it fattens and frightens however, smiles at itself. 2016 – Maria A. Listur

PHILOSOPHY

Tutta ispirazione, assoluta soggettività,
ancoraggio eroico per ringraziare:
degli angoli, ogni acutezza,
dei sentimenti, l’asciuttezza,
della semantica, il suo diniego,
di ogni colore, il saldo abisso,
dello sguardo, il suo contrario,
delle promesse, la loro viltà,
della paura, ogni armoniosità,
dell’imperfezione, la mia vanità.

645 1645-2645-3645-4

Manufacture de Sèvres – 2016 – Maria A. Listur

Sèvres, Francia, quando il cielo si posa tra le dita.
2016 – Maria A. Listur

 

PHILOSOPHY

All inspiration, absolute subjectivity,
heroic anchorage to acknowledge:
of the corners, each sharpness,
of the feelings, the dryness,
of the semantics, it’s denial,
of each color, the steady denial,
of the glance, it’s contrary,
of the promises, their vileness,
of the fear, each harmoniousity,
of the imperfection, my vanity.

Sèvres, France, when the sky lays between the fingers.
2016 – Maria A. Listur

“È più facile non prendere che donare: si è meno disposti a cedere del proprio che a non prendere dall’altrui.”/“It’s easier not take than to donate: we are less willing to give something up ours than not taking from others.”

Aristotele

-Anche se ti sentirai offesa, posso dirti quello che penso?
-Vuoi offendermi.
-No. Voglio proteggerti!
-Come dicevano alcuni genitori “ti schiaffeggio per il tuo bene!”
-No! Può darsi che non ti offendi…
-Esiste la possibilità che io mi offenda!
-È un rischio, se vuoi che sia sincero!
-Io non te l’ho chiesto…
-Te lo devo!
-E perché?
-Perché cosa è l’amicizia se non l’esercizio della più alta sincerità?
-Dici?
-Dico. Posso dirti quello che penso?
-Vai!
-Secondo me… Sei ingenua! Quasi stupida! Confondi il perdonare con lasciarti passare sopra!
-Sicuramente sono ingenua che per te sta a significare stupida, e quello che tu chiami perdono è per me, l’accettazione.
-Accettazione? Tu non metti limiti!
-Dici?
-Dico! Vedi? Per esempio… Come mai lasci che io ti chiami “stupida”?
-Le tue opinioni non sono le mie… Puoi esprimerti come vuoi… Puoi vivere come vuoi, la nostra amicizia non dipende dai tuoi gusti o dalle tue scelte di vocabolario!
-Non ti sei sentita offesa?
-Visto che quello che volevi era offendermi?
-Non è vero! Non piegare l’argomento verso la tua logica.
-L’hai piegato tu e molto ingenuamente.
-Mi stai dando dello stupido?
-No.
-Stai giocando con le parole perché non accetti di essere una donna che è capace di grandi sacrifici che però non le sono riconosciuti! Questo, alla tua età, si chiama autolesionismo!
-Lo dici come se fosse tutto sinonimo di stupidità!
-Per me lo è.
-Mm…
-Non dici niente?
-Penso.
-Cosa?
-Non capisco perché ti arrabbi tanto. Quando servirà a te la mia stupidità, non sarò diventata meno stupida… Potrai anche tu passarmi sopra!
-Tanto sei sensibile e intelligente, tanto stupida e sacrificale!
-Beh… Sono sempre stata molto fortunata.

Roma, quando le differenze fanno ponte per rivedere i linguaggi. 2016 – Maria A. Listur

 

“It’s easier not take than to donate: we are less willing to give something up ours than not taking from others.”

Aristotle

-Even if you will feel offended, can I tell you what I think?
-You want to offend me.
-No. I want to protect you!
-As some of our parents would say “I am slapping you for your own good”!”
-No! It might be that you won’t get offended…
-There is the chance that it will offends me!
-It’s a risk, if you want me to be sincere!
-I haven’t asked you…
-I owe it to you!
-And why?
-Because what is friendship if not the exercise of the highest sincerity?
-You think?
-I do. Can I tell you what I think?
-Go on!
-To me… You are naïve! Almost stupid! You mistake the forgiving with letting yourself being run over!
-Surely I am naïve that for you it means to be stupid, and what you call forgiveness to me is acceptation.
-Acceptation? You are not putting limits!
-You think?
-I do! See? For example… How come you let me call you “stupid”?
-Your opinions are not mines… You can express yourself how you want… You can live as you wish, our friendship doesn’t depend on your tastes or on your vocabulary choices!
-You don’t feel offended?
-See, you wanted to offend me?
-It’s not true! Don’t twist your argument toward your logic.
-You have twisted it and very naively.
-Are you calling me stupid?
-No.
-Your playing with my words because you don’t accept being a woman capable of great sacrifices that are not acknowledged! This, at you age is called self loathing!
-You say it as everything was a synonym of stupidity!
-It is for me.
-Mm…
-Aren’t you going to say anything?
-I am thinking.
-What?
-I don’t understand why you get so mad. When it will be useful to you my stupidity, I will not have become less stupid… and you as well will be able to run me over!
-You are so sensible and intelligent as much as stupid and sacrificial!
-Well… I have always been very lucky.

Rome, when differences make bridges to review languages. 2016 – Maria A. Listur

UN SIGNORE/A GENTLEMAN

In un attempato signore ti sei evoluto,
Amore.
Solerte cuore, accogliente
quanto i palmi da madre
(abbastanza buona, la madre… )
Attraversi, traspiri, t’immergi,
Amore.
Esplodi in lacrime di gioia
in camelie a forma di bocca,
in istanti senza notte da sogno;
avvinghiato al celato mondo
ove l’impercettibile subodora
e senza contare decadi, passaggi,
addii, l’imperdonabile, perdona.
Amore,
ripeti il richiamo alla pace,
quella scommessa senza tempo,
e senza lotta, già vinta in gloria.

Fleur-V-643

Fleur V – 2016 – Maria A. Listur

Roma, tra stelle che hanno le braccia.

 

A GENTLEMAN

In an aged gentleman you have evolved,
Love.
Diligent heart, receiving
as the palms of mother
(good enough, the mother…)
Go across, transpire, plunge yourself,
Love.
You explode in tears of joy
in camellias mouth shaped,
in instants without the dream night;
clinging to the hidden world
where the imperceptible senses
and without counting decades, passages,
farewells, the unforgivable, forgives.
Love,
you repeat the call for peace,
that gamble without time,
and without fight, already won in glory.

Rome, among stars that have arms.