“Il passato non è mai là dove l’abbiamo lasciato.”/“The past is never there where we have left it.”

Katherine Anne Porter

Sto uscendo dal piccolo parco sulla Rue de Babylone a Parigi, durante un crepuscolo che sembra un’alba: il giorno appare pronto ad esplodere piuttosto che vicino al sonno. Alla fine del vialetto che percorro e sotto la pergola ingrassata dalla vite c’è una panca verde, sulla panca siede una bambina sui sette anni che mi guarda. La bambina indossa un vestito di merletto color panna, calzettine bianche dentro scarpette color cipria, i capelli hanno i colori dei diversi tipi di miele – dal più chiaro al più scuro, gli occhi verdi sono profondi, il sorriso dei denti storti è appena accennato, tuttavia dolcissimo; le sorrido anch’io. Volto a destra sotto il pergolato, verso l’uscita, faccio quindici passi e mezzo domandandomi: “Cosa fa, questa bambina, completamente sola nel parco deserto?” Il sedicesimo passo lo compio in direzione opposta all’uscita, torno indietro, la raggiungo. Lei alza il viso verso me come se mi stesse aspettando. La saluto: “Buonasera.”, lei risponde: “Buonasera signora.”. Chiedo: “Tutto bene?”. Lei sorride ancora più dolcemente, risponde: “Sì signora, tutto bene.” e devolve gentilmente: “E lei?”. Sorrido senza sorpresa, lei mi risulta familiare, rispondo: “Tutto bene grazie.”. È talmente centrata e serena nella sua solitudine che non resta che andarsene. Prima di ripartire rilancio: “Hai bisogno di qualcosa?”. Lei prima nega con un gesto della testa e poi aggiunge con una soave voce: “No signora, grazie, non ho bisogno di niente. E lei? Lei ha bisogno di qualcosa?” Rispondo anch’io, prima con la testa, e poi dico: “No grazie…”. “Prego”, dice lei chinando la testa verso destra e mantenendo immobile il suo sorriso dai denti storti.
Mi volto lentamente verso l’uscita e torno a casa.

Mentre cade violacea la notte, penso alla bambina che mi ha chiesto se avevo bisogno di qualcosa. A come me l’ha chiesto, al riflesso del mio sguardo nei suoi occhi profondi, alla forza dell’infanzia, alla pergola ingrassata dalla vite che come fosse un trono di smeraldi al sole ha accolto un angelo a misura della mia vera età.

Parigi, nel parco che fu delle monache. 2016 – Maria A. Listur

 

“The past is never there where we have left it.”

Katherine Anne Porter

I am leaving the little park on Rue de Babylone in Paris, during a sundown that seems like a sunrise: the day appears more ready to explode than to go toward sleep. At the end of the walkway that I am walking and under the arbor plumped by the vine there is a green bench, on the green bench a girl about seven years old is sitting and watching me. The girl is wearing a lace dress in a light cream color, white sox inside of light dusty pink little shoes, the hair have the color of the different types of honey, from the lighter one to the darker one, the green eyes are profound, the smile of the crooked teeth is hinted, though is very sweet; I smile back to her. I turn right under the arbor, towards the exit, I walk fifteen steps and a half asking myself: “What is this girl doing all alone in this deserted park?” I make my sixteenth step in the opposite direction to the exit, I am going back, I reach her. She raises her face toward me as she was waiting. I greet her: “Good evening”, she replies: “Good evening madam.”. I ask: “Is everything all right?”. She smiles even more sweetly, replies: “Yes madam, everything is all right.” and gently replies: “And you?”. I smile without being surprised, she seems familiar, I reply: “Everything is all right thank you.”. She is so centered and serene in her solitude that there is nothing left but to leave. Before leaving I try again: “Do you need anything”. She first denies with a motion of her head and she adds with an exquisite voice: “No madam, thank you, I don’t need anything. And you? Do you need anything?” I reply as well, first with my head, and then I say: “No thank you…”. “You are welcome”, she says bowing her head toward the right and keeping motionless her crooked teeth smile.
I turn around toward the exit and go home.

While the purplish night falls, I think about the girl that asked me if I needed anything. On how she asked it, at the reflex of my glance inside those deep eyes, at the strength of the childhood, at the arbor plumped by the vine as if it was a throne of emeralds in the sun that it has hosted an angel in the measure of my true age.

Paris, in the park that was of the nuns. 2016 – Maria A. Listur

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