SATORI

A me piaceva la tua mancanza:
misurare la tua onirica sagoma accanto a me,
amavo contare il tempo – prima del tuo arrivo –
con la metrica dei passi da percorrere fino a noi.
E via tutta quest’aria che nessuno vede!
Via ogni limite!
Tutto sfuma per diventare
quel che voglio immaginare!
A me piaceva che mancasse qualcosa:
un teatro del vivere che si vuole incompiuto,
un canto che non richiama nessun uccello,
come se, anche il canto delle allodole, fosse il nostro
umano, spiumato, imperfetto, esiliato, torvo;
appunto, nostro.

IMG_6347.jpg

UNION – 2016, Paris – Porcellaine

Parigi, quando l’amore è genesi, anche roccia.
2016 – Maria A. Listur

 

SATORI

I did like missing you:
measuring your oneiric silhouette next to me,
I used to love to count time – before your arrival –
with the metrics of the steps to cover to reach us.
And off it goes all this air that no one sees!
Off it goes every limit!
Everything disperses to become
what I want to imagine!
I did like that something was missing:
a theatre of living that it is needed incomplete,
a chant that doesn’t call any bird,
as if, even the larks’ singing, was ours:
human, plucked, imperfect, exiled, surly;
ours, precisely.

Paris, when love is genesis, even rock.
2016 – Maria A. Listur

2 thoughts on “SATORI

  1. Marcello Trombetti ha detto:

    Molto bello questo articolo

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