“… se la lingua è fuoco aperto / illumina la vita solo dentro.”/“… if the tongue is open fire / it illuminates life only inside.”

Antonio Bux

-“Buongiorno signora.”
-“Buongiorno.”
-“Signora…”
-“Sì?”
-“Posso mettere i piedi sul tavolo?”
-“No.”
-“E se mi tolgo le scarpe?”
-“Neanche.”
Al mio “neanche” incomincia a gridare disperato ma, l’uomo accanto a lui, che immagino sia suo padre, non si sveglia. Io faccio come fossi sorda, continuo a leggere perché penso si stia sfogando, e mi fa anche ridere. Dà dei calci da sotto il tavolo, i suoi piedi piccolissimi ma potenti fanno saltare il mio computer, fermo l’apparecchio con una mano e con l’altra sostengo il libro. Intorno a noi tutto tace. Lui urla più forte e dopo un po’, immagino sia per stanchezza, morde la mano del suo accompagnatore che si sveglia con un gesto di dolore, grida mutamente. Il bambino gli si butta sopra e ridendo lo abbraccia, l’uomo lo bacia e sorridendo lo fa sedere nuovamente di fronte a me. L’accompagnatore usa dei gesti delicatissimi per farmi capire che è sordomuto, faccio un cenno con la testa per dirgli che ho compreso, lui si mette le mani sul petto per ringraziare, china la testa e torna a riposare.
Guardo il bambino che ride e non riesco a non ridere. Dico:
-“Vuoi qualcosa? Sto andando a comprarmi un caffè.”
-“Voglio mettere i piedi sul tavolo.”
-“Non si può.”
-“Neanche se mi tolgo le scarpe?”
-“Oh! Sembri sordo anche tu!”
Al mio “anche tu” incomincia a ridere come se io fossi la comicità fatta persona e, tra le risate, incrocia le manine sul petto e ringrazia come fosse muto anche lui.

Paris-Ardeche, quando la vita svela l’importanza di aver vissuto tra sordi.
2017 – Maria A. Listur

 

“… if the tongue is open fire / it illuminates life only inside.”

Antonio Bux

-“Good morning Madam.”
-“Good morning.”
-“Madam?”
-“Yes.”
-“Can I put my feet on the table?”
-“No.”
-“And if I take my shoes off?”
-“Not even.”
To my “not even” he starts to scream desperately but, the man next to him, that I imagine is his father, doesn’t wake up. I pretend like I am deaf, I continue reading because I think he is letting off steam, and he is also making my laugh. He is kicking the table from below, his small yet powerful feet are making my laptop jump, I stop the device with one hand and with the other I am holding the book. Everything is quiet around us. He screams louder and after a while, I imagine it is because he is tired, he bites the hand of his escort who wakes up with a gesture of pain, he screams silently. The child throws himself over him and laughing he hugs him, the man kisses him and hugs him and smiling places him again in front of me.
The escort uses very delicate gestures to let me know he is deaf-mute, I nod with my head to tell him that I have understood, he places his hands on his chest to thank me, bends his head forward and goes back to rest.
I look at the kid that is laughing and I am not able not to laugh. I say:
-“Do you want something? I am going to get me a coffee.”
-“I want to put my feet on the table.”
-“You can’t.”
-“Not even if my take my shoes off?”
-“Hey! You seem deaf as well!”
To my “as well” he starts laughing as I was comedy in person and, among the laughs, he crosses his small hands on the chest and thanks me as if he was mute.

Paris-Ardeche, when life unveils the importance of having lived among deaf persons.
2017 – Maria A. Listur

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