BENVENUTI/WELCOME

Finalmente il tutto viene a incontrare
il punto di congiunzione all’infinito
dove curare ancora il tuo posto. Lì ti attende
quel pane fresco, quello del giorno
e della notte, lievitante e nostalgica
d’altre mani, quelle del popolo, quelle di casa,
di quel nostro patio, giardino e anche camera.

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Ortigia – Sicilia, quando casa è ovunque.

2020 – Maria A. Listur

 

WELCOME

In the end the whole comes to encounter
the conjunction point at the infinity
where once more to care for your place. There awaits you
that fresh bread, of the day
and of the night, leavened and nostalgic
of other hands, those of the people, those of home,
of that patio of ours, garden and room.

Ortigia – Sicily, when home is everywhere.

2020 – Maria A. Listur

TAVOLA MIA…/MY TABLE…

I tappeti volanti dei racconti d’un tempo
sono oggi altri voli, tra altre nuvole
di cristallo manifeste, i laghi son piatti,
le valige i nostri vini. In partenza e in arrivo
insieme a te quando capita;
senza assenza
e anche in solitario.

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2020, Parigi. Nel privilegio della gratitudine.
Maria A. Listur

 

MY TABLE…

The flying carpets of the tales of then
are today other flights, among the clouds
of crystals that manifest themselves, the lakes are dishes
the suitcases our wines. In departures and in arrivals
with you when it’s possible;
without absence
and also, in solitary.

2020, Paris. In the privilege of the gratitude. Maria A. Listur

Porta di Emergenza/Emergency Exit

Sciopero italiano e sciopero francese si uniscono per favorire la mia impossibilità di scegliere/comprare il mio posto a sedere in un volo Italia-Francia; m’impongono la fila d’emergenza, posto B, tra due persone: un giovane uomo che sembra aver lasciato il suo allenamento in palestra un secondo fa e una ragazza che sembra una suora travestita da “non suora”.
L’assistente di volo si avvicina per informarci sulla regolamentazione relativa alla fila che occupiamo invitandoci a leggere nella parte alta della “Porta di Emergenza” dove, a mo’ di vignetta, sono disegnate le procedure per aprirla nel caso dovessimo uscire dall’aereo; poi guarda verso la ragazza seduta al posto C, me, e infine l’uomo al posto B, e dice: Sono sicuro che Lei sia l’unico che ha capito cosa fare in caso d’urgenza.
La ragazza ed io ci guardiamo, la giovane sorride mentre le sue guance sembrano esplodere, la bocca si storce ma, tace.
Dopo un po’, lo stesso assistente chiede all’uomo al posto A di dargli il suo giubbotto oppure d’indossarlo, l’uomo evita… L’assistente dunque rispiega le procedure da tenere conto nello spazio d’emergenza e cita anche le leggi riguardanti quelle disposizioni. L’uomo al posto A sorride dicendo che indosserà il giubbotto tuttavia, appena l’assistente si occupa d’altro, abbraccia il suo giubbotto senza indossarlo.
Dopo più richieste, l’uomo tenta ancora d’ingannare l’assistente infilandosi soltanto una manica del suo giubbotto. La tensione sale anche intorno alla nostra fila. Mi volto verso l’uomo infagottato a metà e gli spiego che se non è libero dagli ingombri non potrà aiutare i passeggeri in caso d’emergenza e che se siamo seduti in quella fila dobbiamo renderci disponibili, non c’è possibilità di scelta. Aiutiamo o aiutiamo. L’aereo incomincia a muoversi. Lui guarda il suo giubbotto, poi me, e come se fosse un segreto, dice: Allora lo metto nella cappelliera. Rispondo normativa: Oramai è tardi. Lo indossi! Cerca d’indossarlo ma non riesce a infilare la manica sinistra. Lo aiuto, poi gli accomodo il giubbotto sulla schiena e gli aggiusto la cintura. Lo accomodo, a sé. Lui ringrazia quasi sollevato. La ragazza al posto C sospira, l’assistente si ritira stizzito.
Io ringrazio di avere le braccia lunghe, tanto da poter arrivare alla maniglia della porta d’emergenza prima di chiunque altro/a/i e poi, mi addormento.

In volo, dopo aver cambiato fila, ricordo Vytautas Karalius: “L’inconscio ha una uscita d’emergenza, è il nonsenso.”

2020, Maria A. Listur

 

Emergency Exit

Italian strike and French strike assemble to favor my impossibility of choosing/buying my seat on a Italy-France flight; they impose to me an emergency exit, B seat, between two people: a young man who seems to have ended his routine in the gym just a second ago and a girl who seems a nun dressed as a “no nun”.
The flight assistant comes near to inform us about the rules relating the row we are seated on inviting us to read on the upper side of the “Emergency Exit” where, like a comic strip, are drawn the procedures to open it in case we should leave the aircraft; then he looks toward the girl seated in C seat, to me, and in the end the men in A seat, and says: I am sure you are the only one who understood what to do in case of emergency.
The girl and I look at each other, the girl is smiling while her cheeks seems to explode, the mouth contorts but, keeps quiet.
After a while, the same flight assistant asks to the man seated in the A seat to give him his jacket or to wear it, the man avoids… Consequently, the assistant explains again the procedures to take account of when in the emergency space and also quotes the laws related to those regulations. The man in A seat smiles saying that he will wear the jacket however, as soon as the assistant is busy with other things, holds his jacket without wearing it.
After more requests, the man tries again to deceive the flight assistant wearing just one sleeve of his jacket. Tension rises even around our row. I turn toward the man half muffled up and explain that if he is not free from impediment, he won’t be able to help the passengers in case of emergency and that we are seated in that row we have to make ourselves available, there is no possibility of choice. We either help or help. The airplane starts moving. He looks at his jacket, then at me and as if it was a secret, says: I will put in the overhead compartment. I reply normatively: Now is too late. Put it on! He tries to wear it but he can’t insert his left sleeve. I help him, then I fix the jacket on the back and help him with the seat belt. I accommodate him, to himself. He thanks, relieved. The girl on seat C sighs, the attendant retreats irritated.
I am grateful for having long arms, enough to be able to reach the emergency exit handle before anyone else and then, I fall asleep.

In flight, after changing row, I remember Vytautas Karalius: “The unconscious has an emergency exit, it is the nonsense.”

2020, Maria A. Listur