MANI DI PANE/HANDS OF BREAD

“Vivere il proprio corpo vuol dire
allo stesso modo scoprire sia la propria debolezza,
sia la tragica ed impietosa schiavitù delle proprie manchevolezze,
della propria usura e della propria precarietà.
Inoltre, questo significa prendere coscienza dei propri fantasmi
che non sono nient’altro che il riflesso dei miti creati dalla società…
Il corpo (la sua gestualità) è una scrittura a tutto tondo,
un sistema di segni che rappresentano,
che traducono la ricerca infinita dell’Altro.”

Gina Pane

Scrivere è per me, disegnare e tracciare. Una forma di gratitudine verso ciò che incontro, che m’incontra, che nella sua tautologia si proietta verso il prossimo incontro, la prossima lezione. “Ti aspetto Maria. Avvertimi che vieni.” dice lui. Accolgo senza domande, verranno dopo; danzo con lui, mi lascio guidare dalle sue parole, dalle sue musiche,
eco delle mie, divento strumento di metallo al risuonare della sua voce
piena di riflessi di quel latino che ci conforta ogniqualvolta cerchiamo una parola tra i nostri idiomi conosciuti. Lui propone, io eseguo. Eseguo ancora nei silenzi dei cambiamenti, sicura di non lasciar vincere le consuetudini, il suo segno e già gesto, memoria e futuro, un qui e ora che somiglia alle sue mani mediche capaci di essere fazzoletto, ritmo, solitudine, danza.

Scrivo qui, à lui, per lasciar ballare nello spazio -meraviglioso indeterminato!- quell’intimità impossibile che è il “dar a conoscere”
o “far conoscere” con il proprio corpo -“senza organi”, dissero Deleuze e Guattari- la gratitudine del dono avuto al corpo “con organi”. Alle mani.

852-Gianluca Bonifacio.jpg

Gianluca Bonifacio ph

Parigi, dedicato al Dr/M° Horácio Lopes, alla sua forma di essere Biodanza. Ciò che serve viene a noi.
2020 – Maria A. Listur

 

HANDS OF BREAD*

“To live our own body means
at the same time to discover either our own beauty,
or the tragic and merciless slavery of our own imperfection,
of our own wear and our own precariousness.
Furthermore, this means to take conscience of our own ghosts
that are nothing more than the reflex of the myths created by society…
The body (its own gesturality) is a writing in the round,
a system of signs that represent,
that translate the infinite research of the Other.”

Gina Pane

Writing is to me, to draw a trace. A form of gratitude towards what I encounter, that encounters me. “I’ll wait for you Maria. Tell me if you are coming.” He says. I accept without questions, those will come later; I dance with him, I let myself be guided by his words, by his music, echoes of mine, I become a metal tool to the sound of his voice full of those reflexes of that Latin that comforts us every time we look for a word among our known idioms. He proposes, I execute. I execute again in the silences of the changes, sure of not letting the habits win, his sign is already a gesture, memory and future, a here and now that resembles his capable medical hands that can be a tissue, rhythm, loneliness, dance.

I write here, to him, to let that impossible intimacy, dance in the space – wonderful undetermined! – that is the “inform”
or “letting know” with our own body – “without organs”, as Deleuze and Guattari said- the gratitude of the gift received to the body “with organs”. To the hands.

Paris, dedicated to Dr/M° Horácio Lopes, to his form of being Biodance. What’s needed comes to us.
2020 – Maria A. Listur

*Pane=Bread – Literal translation of the Last Name “Pane” of the quoted author.

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