FRONTIERE/FRONTIERS

Ottobre 2020 – Ore 21:10, coprifuoco a Parigi

Suona il campanello della porta di casa. Pensa: “chi è riuscita/o a passare?” Si riferisce a tutti e due i controlli dei due citofoni che stanno prima del patio che precede l’ingresso alla casa. Si alza dalla postazione di studio e chiede (con una certa veemenza): “Chi è?” Dall’altro lato della porta rispondono: “Sono io, riconosci la voce?” L’udito che si occupa delle viscere riconosce immediatamente e indirizza la mano verso la chiave, poi al pomello. Lo sguardo si ferma alla bottiglia di champagne che anticipa la mano che la sostiene poi riesce a seguire il braccio, il corpo, infine gli occhi ad asola. Nessun virus può fermare l’abbraccio. Qui nessuno teme. I battiti di entrambi si trasformano in sudore e, come se risuonassero nel corridoio, fanno preoccupare la vicina di fronte che nel frattempo ha aperto la porta: “Ça va…? Loro non rispondono. La signora chiude dicendo: “Ça va!” Lui attraversa la soglia senza abbandonare la stretta, lei dice: “La bottiglia mi sta premendo le lombari…” Lui ride e chiede: “Posso passare?” Lei: “Sei già passato.”

Gracias a la Vida, que me dà siempre tanto.

Maria A. Listur

FRONTIERS

October 2020 – Time 09:10 p.m. curfew in Paris

The doorbell of the apartment rings. She thinks: “who could have gotten by?” She is referring to the two controls of the two entry phone that are before the patio that is prior to the house entrance. She stands up from her workspace and asks (with a certain vehemence): “Who is it?” from the other side of the door they reply: “It’s me do you recognize my voice?” The hearing that takes care of the guts recognizes immediately and sends the hand towards the key, then to the nob. The glance stops at the bottle of champagne that anticipates the hand that is holding it then she follows the arm, the body, in the end the buttonhole like eyes. No virus can stop the hug. Here nobody is afraid. The heartbeats of both are turning in to sweat and, as they would resound in the hall, make the neighbor of the apartment in front worry who in the meantime has opened the door: “Ça va…? They don’t reply. The woman closes saying: “Ça va!” He walks through the doorstep without losing the embrace, she says: “The bottle is pushing against my back…” He laughs and asks: “Can I come in?” She: “You are already in.”

Thank you life, you have always given me so much.
Maria A. Listur

CREDENZE/BELIEFS

A rischio di far rumore 

nel centro 

delle altrui certezze

confesso: 

il pensiero mi duole 

o la sua pelle sottile, quando 

si dice che “l’arte è in ogni cosa” 

e ancora peggio 

se di credenza profuma.

Taccio domande 

e lacero idee, significati

insieme ai loro contrari. 

Do spazio 

in me all’altro, in me 

alle infinite domande 

a mo’ di risposta.

Dunque sembra che l’arte 

non sia altro che assenza. 

Quella di chi nel crearla, si crea 

o si libera. O rinuncia 

al lusso di silenziarsi.

Lene Kilde ART

Parigi, tentando traduzioni impossibili.

2020 – Maria A. Listur

BELIEFS

At the risk of making noise
in the middle
of others’ beliefs
I confess:
the thought hurts me
or its thin skin, when
it is said “art is in everything”
and even worse
if it odours of belief.
I keep silent about questions
and rip apart ideas, meanings
together with their contraries.
I give space
in me to the other, in me
to the infinite questions
in guise of answers.
Therefore, it seems that art
is nothing but absence.
That of those who creating it, create itself
or is freed. Or renounces
the luxury of silence itself.

Lene Kilde ART
Paris, attempting impossible translations.
2020 – Maria A. Listur

LUGAR

Tengo alma de raÍz, me atrapan los lugares

donde hasta los pétalos dan sombra, donde la luz

filtra como una herida que deja libre

en su caída vertical el grito del agua

hacia y desde el centro de ésta tierra que parece

desvanecerse para recordarnos que estamos vivos, ahora

solamente hoy, chiquititos e ignorantes.

2020 – Maria A. Listur

Paris, mientras escucho. Y callo.

LUOGO

Ho anima di radice, mi intrappolano quei luoghi

dove anche i petali fanno ombra, dove la luce

filtra come una ferita che lascia libera

nella sua caduta verticale il grido dell’acqua

da e verso il centro di questa terra che sembra

solo oggi, piccolini e ignoranti.

Parigi, mentre ascolto. E taccio.

 

PLACE

I have the soul of root, I get trapped in those places
where even the petals cast a shadow, where the light
filters like a wound that allows
in its vertical falling the scream of the water
from and to the center of this earth that seems
to fade to remind us that we are alive, now
only today, small and ignorant.

Paris, while I listen. And keep quiet.

CONTINUARE/CONTINUE

Sotto la luce del sole

cammina, danza, striscia, coltiva, salta

lasciati fare, canta, solleva lo sguardo

sommergiti di luce e guarda!

Mai sarà solitudine né per te né per lei

ombra tua corpo suo pur quando le nuvole

crederanno di essere il cielo.

Accendi fuochi! Inventati un sole. Brucia!

Ardente e sottile. Infiammati

nella notte del mezzogiorno!

Distances Impossibles-Tracer l’éphémère IX/21, 2020

Gabriele del Papa ph

2020, Parigi sotto un suono oltre barriera.

Maria A. Listur

 

CONTINUE

Under the light of the sun
walk, dance, crawl, cultivate, jump
let yourself act, sing, raise your glance
submerge in the light and look!
It will never be solitude neither for you nor for her
your shadow her body even when the clouds
will believe they are the sky.
Light the fires! Invent a sun. Burn!
Ardent and thin. Be passionate
in the night of midday!

2020, Paris under a sound beyond the barrier.
Maria A. Listur