FRONTIERE/FRONTIERS

Ottobre 2020 – Ore 21:10, coprifuoco a Parigi

Suona il campanello della porta di casa. Pensa: “chi è riuscita/o a passare?” Si riferisce a tutti e due i controlli dei due citofoni che stanno prima del patio che precede l’ingresso alla casa. Si alza dalla postazione di studio e chiede (con una certa veemenza): “Chi è?” Dall’altro lato della porta rispondono: “Sono io, riconosci la voce?” L’udito che si occupa delle viscere riconosce immediatamente e indirizza la mano verso la chiave, poi al pomello. Lo sguardo si ferma alla bottiglia di champagne che anticipa la mano che la sostiene poi riesce a seguire il braccio, il corpo, infine gli occhi ad asola. Nessun virus può fermare l’abbraccio. Qui nessuno teme. I battiti di entrambi si trasformano in sudore e, come se risuonassero nel corridoio, fanno preoccupare la vicina di fronte che nel frattempo ha aperto la porta: “Ça va…? Loro non rispondono. La signora chiude dicendo: “Ça va!” Lui attraversa la soglia senza abbandonare la stretta, lei dice: “La bottiglia mi sta premendo le lombari…” Lui ride e chiede: “Posso passare?” Lei: “Sei già passato.”

Gracias a la Vida, que me dà siempre tanto.

Maria A. Listur

FRONTIERS

October 2020 – Time 09:10 p.m. curfew in Paris

The doorbell of the apartment rings. She thinks: “who could have gotten by?” She is referring to the two controls of the two entry phone that are before the patio that is prior to the house entrance. She stands up from her workspace and asks (with a certain vehemence): “Who is it?” from the other side of the door they reply: “It’s me do you recognize my voice?” The hearing that takes care of the guts recognizes immediately and sends the hand towards the key, then to the nob. The glance stops at the bottle of champagne that anticipates the hand that is holding it then she follows the arm, the body, in the end the buttonhole like eyes. No virus can stop the hug. Here nobody is afraid. The heartbeats of both are turning in to sweat and, as they would resound in the hall, make the neighbor of the apartment in front worry who in the meantime has opened the door: “Ça va…? They don’t reply. The woman closes saying: “Ça va!” He walks through the doorstep without losing the embrace, she says: “The bottle is pushing against my back…” He laughs and asks: “Can I come in?” She: “You are already in.”

Thank you life, you have always given me so much.
Maria A. Listur

“Il mondo è diventato un grande magazzino, provvisto di cose che vengono consumate rapidamente – cose che riempiono tanto il cielo quanto la terra.”/“The world has become a department store, with things that are consumed rapidly – things that fill up the sky as well as the earth.”

Byung Chul-Han

-Signora…
-…
-Signora…
-…
-Signora!
-Ah! Mio dio! Che succede?!
-L’ho chiamata tre volte! Mi ha fatto paura!
-Lei mi ha fatto paura! Come le viene in mente di urlare a una persona che dorme!
-Non mi è sembrata addormentata!
-Meno male che non ho l’età della bell’addormentata del bosco né lei quella del principe azzurro altrimenti mi ristecchiva!
-Scusi scusi scusi!!
-Perché urla?
-Perché mi sono impaurito!
-Si figuri l’effetto che ha fatto a me!
-Mi è parsa… Come dire… Morta… Scusi…
-La prossima volta, prima di…
-Ah no! Non me lo faccia di nuovo!
-Non parlo di me… Parlo di chiunque lei troverà che si riposa: prima guardi se respira, s’è veramente immobile…
-Lei mi è parsa immobile…
-Mi ha guardato bene?
-Sì… E poi…
-E poi?
-Le cadevano delle lacrime dagli occhi chiusi, come mia zia Aurélie…
-Cosa?
-Sì, lei ha pianto e io ho ricordato che quando mia zia Aurélie è morta, molto giovane, dentro la bara le uscivano delle lacrime dagli occhi…
-Lei è sicuro che non fosse già in stato di decomposizione?
-Signora!
-Beh! Lei mi vede morta, mi risveglia urlando, mi dice che somiglio a sua zia piangente nella bara ed io non ho il diritto di porle una domanda? Scusi eh!
-Eh no! Non queste cose! Non si può parlare della morte senza rispetto!
-Ho capito. Meglio le lacrime dei morti che quelle dei vivi vero? Per cosa mi ha svegliato?
-Stiamo chiudendo il giardino e deve uscire.
-Ha già avvertito tutti gli altri?
-Signora, ho usato il megafono…
-Ed io sono l’unica che non ha sentito?
-Esattamente. Ora capisce?
-Cosa?
-Che è sorda oppure morta!
-Né sorda né morta! Rilassata!
-Allora provi a vendere il suo metodo di rilassamento perché sembra funzioni molto bene!
-E lei si informi sulla funzione delle lacrime dei dormenti…
-E se domani me lo spiega lei?
-Accetto soltanto se barattiamo… Che ne dice di una lezione sulla funzione delle lacrime durante il rilassamento con… ?
-Un tronchetto di rosa damascena che essuda o piange, decida lei, e che non riesco a curare… Se la prende?
-Ha mai provato a odorare della rosa le sue lacrime?

Parigi, sul prato del mio paradiso del popolo – 2016, Maria A. Listur

 

“The world has become a department store, with things that are consumed rapidly – things that fill up the sky as well as the earth.”

Byung Chul-Han

-Madam…
-…
-Madam…
-…
-Madam!
-Ah! My God! What’s happening?!
-I have called you three times! You scared me!
-You scared me! How could you even think of screaming to a person who is sleeping!
-You didn’t seem asleep!
-Good thing that I don’t have the age of sleeping beauty neither you the age of prince charming otherwise you would have killed me twice!
-Sorry sorry sorry!!
-Why are you screaming?
-Because you scared me!
-Let alone the effect it had on me!
-You seemed… How to say it… Dead… Sorry…
-Next time, before…
-Ah no! Don’t’ you do that again to me!
-I am not talking about myself… I am talking about whoever you find here resting: first look if he/she is breathing, if he/she is really motionless…
-You seemed motionless…
-Have you look at me well?
-Yes… And then…
-And then?
-Tears were falling from you closed eyes, like my aunt Aurélie…
-What?
– Yes, you were crying and I remembered that when my aunt Aurélie died, very young, inside the coffin tears were dropping from her eyes…
-Are you sure she wasn’t already decomposing?
-Madam!
-Well! You thought I was dead, woke me up screaming, told me that I remind you an aunt crying in the coffin and I have no right to ask you a question? Excuse me!
-Well no! Not this thing! You can’t talk about dead without respect!
-I got it. Better the tears of dead ones than those of the alive ones right? Why did you wake me?
-We are closing the garden and you have to leave.
-Have you told it everybody else?
-Madam, I used the megaphone…
-And I am the only one that didn’t hear you?
-Exactly. Now do you understand?
-What?
-That you are either deaf or dead!
-Neither deaf nor dead! Relaxed!
-Then try selling your method to relax because it seems working very well!
-And you inform yourself about the function of the tears for sleeping people…
-What if you explain it to me tomorrow?
-I accept only if we do a trade… How about a lesson on the function of the tears during relaxation with… ?
-A branch of the Damascus Rose that exudes or cries, you choose, and that I can’t cure… Do you want it?
-Have you ever tried sensing of the rose its tears?

Paris, on the lawn of my paradise of the people – 2016, Maria A. Listur

“Impariamo l’umiltà accettando allegramente l’umiliazione.”/“Let’s learn humbleness joyously accepting the humiliation.”

Madre Teresa di Calcutta

-Come ti senti?
-Bene.
-Bene?
-Sì.
-E come fai?
-Che vuol dire “come fai”?
-Come fai a “sentirti” bene?
-Accetto.
-E quando hai imparato?
-Che cosa? Il colpo di un no?
-Non semplificare… Questo non è stato un no.
-Ah no? E cosa è stato?
-Un no dopo averti assicurato il lavoro.
-Hai ragione.
-Un no dopo sei mesi di messaggi, complimenti, belle parol…
-Vuoi che ti passi un coltello?
-Mi dispiace farti vedere la realtà! Tuttavia la devi vedere! La realtà è questa: che tu…
-Ohh! Ti disturba che io accetti? Che non mi stia tirando i capelli?
-Beh! Non mi disturba però mi turba… Non capisco come fai a non arrabbiarti un po’!
-Non posso.
-Ma dai! Io so benissimo di cosa sei capace se ti arrabbi! Tu hai paura della tua rabbia! Ti terrorizza perdere il controllo! Chissà che cosa faresti se tocchi la realtà del tradimento eh? Cosa faresti? Vorrei vedere!
-Tradimento? Io non credo nel tradimento.
-Ah no? Pensa te! E come chiami quello là che ti ha messo contro di me chiamandoti “La Papessa” Non era tuo amico e tuo padre guaritore? Come chiami quel altro che ti lascia con dei progetti appesi nell’agenda? O altri che ti promettono che farà per te delle cose, che terranno alla parola data e poi se ne fregano e ti mandano a fare in c…
-Mmmm… Stai diventando sgradevole… Possiamo mettere da parte le parolacce?
-Che educazione! Correggi loro! Dì loro che non ti insultino! Che non ti usino! Non lo dici tu? Lo dico io: si chiama tradimento! Ascolta bene! Tradimento.
-Sono a disagio.
-Ecco la via di mezzo che non mi piace… Il mezzo per giustificarli tutti! Ora parlami di perdono è abbiamo finito!
-Mi stai facendo sentire a disagio!
-Adesso non mi dire che sei tu la responsabile di certi adulti che…
-Sono io che ci ho creduto… Smetti di arrabbiarti… È più facile che sia tu a non sopportare la mia accettazione piuttosto che io smetta di credere…

Parigi, quando le ali di Beckett e quelle di Godot nutrono ogni gesto. 2016 – Maria A. Listur

 

“Let’s learn humbleness joyously accepting the humiliation.”

Madre Teresa di Calcutta

-How do you feel?
-Good.
-Good?
-Yes.
-And how you do it?
-What do you mean by “how you do it”?
-What makes you “feel” well?
-I accept.
-And when did you learn?
-What? The shock of a no?
-Don’t simplify… That wasn’t just a no.
-Really? And what was it?
-A no after guaranteeing a job.
-You are right.
-A no after six months of messages, compliments, nice words…
-Do you want me to hand you a knife?
-I am sorry showing you reality! But you have to see it! The reality is this: that you…
-Hey! Are you bothered that I accept? That I am not ripping my hair off?
-Well! It doesn’t bother me but it does worry me… I don’t get why don’t you get upset a little!
-I can’t.
-Come on! I know well what you are capable of if you get mad! You are afraid of rage! You are terrified of losing control! Who knows what you would do if you touch the reality of betrayal uh? What would you do? I’d like to watch!
-Betrayal? I don’t believe in betrayal.
-Ah no? Imagine that! And how do you call that man that put you against me calling you “The Pope woman”. Wasn’t he your friend and your healing father? How do you call that other one that leaves you with projects hanging on the schedule? Or others who promise you to do certain things, that they will keep their words and afterwards they just fuck up…
-Mmmh… You are becoming unpleasant… Can we leave the bad language out?
-How educated! Correct them! Tell them not to insult you! Not to use you! You don’t say it? I will: It’s call betrayal! Listen well! Betrayal.
-I fell uncomfortable.
-This is the middle ground that I don’t like… A way to justify them all! Now talk to me about forgiveness and we are done.
-You are making me feel uncomfortable!
-Now don’t tell me that you are responsible for certain adults that…
-It was me who believed in them…Stop getting upset…It’s easier that is you who can’t stand my acceptation rather than I stop believing…

Paris, when Beckett’s wings and those of Godot nourish every gesture. 2016 – Maria A. Listur

DI CANDORI, FATTA/OF CANDOR, MADE

Spesso mi sembra di aver bisogno di poco,
di economizzare, di trattenere solo quel che serve
fintantoché non incontro:
la sete di chi si è seduto accanto al fiume,
la tristezza di chi mente,
la solitudine dei vizi,
la paura dietro il dimenticare,
la morte che sembra vita.
Mi sembra… Fintantoché.

661-Saint-Remy

Daniela Ciotola ph, 2016 – Villeneuve Les Avignon

Parigi di pioggia, come stelle cadenti.
2016 – Maria A. Listur

 

OF CANDOR, MADE

Often it seems to me that I am in need of little,
of economizing, of holding only what is necessary
until I meet:
the thirst of who is sitting next to the river,
the sadness of who lies,
the loneliness of the vices,
the fear behind the forgetting,
the death that seems life.
It seems to me… Until.

Paris of rain, like shooting stars.
2016 – Maria A. Listur

“Tutto ciò che esalta la vita, ne accresce al tempo stesso l’assurdità.”/“Everything that exalts life, enhances at the same time its absurdity.”

Albert Camus

Grazie Dott. Giovanni Beretta

-Secondo me è l’età!
-Quanti anni hai?
-L’età di mia moglie non la mia!
-Quanti anni hai?
-Mia moglie ne ha quarantotto…
-Quanti anni hai tu?
-Che c’entra!
-Stai parlando di menopausa come fosse un problema, e soprattutto un problema femminile!
-Guarda che la menopausa è femminile!
-Non mi dire? Leggi… Leggi!
-Lasciami stare che non ho voglia di ammalarmi!
-Ti leggo io: “La menopausa esiste ed anche l’andropausa ma, sono fenomeni fisiologici che hanno modalità diverse nel loro modo di manifestarsi. Infatti negli uomini non abbiamo la caratteristica caduta improvvisa dell’ormone sessuale più importante, come succede invece nelle donne, ma una lenta e parziale diminuzione dei livelli di testosterone nel sangue, la curva gaussiana. Nell’andropausa o “menopausa maschile”, alla diminuzione del testosterone, strettamente collegato a questo evento ormonale, abbiamo generalmente un progressivo aumento della massa grassa e una conseguente riduzione della componente muscolare. Oltre a questi processi “morfologici” vengono spesso riferiti anche l’insorgenza di un più facile affaticamento, una diminuzione della densità ossea, un calo del desiderio sessuale, depressione, disturbi della memoria e della concentrazione, ed anche turbe del sonno.” Ecco!
-Certo! Dovevi deprimermi… Non sopporti che vinca!
-Che stai dicendo? Abbiamo giocato due ore fa! Ti sto informando!
-Tu vuoi che vada dal medico!
-No… Non lo so… Ho pensato a tua moglie e mi sono dispiaciuto!
-E come mai ti preoccupi per mia moglie?
-Non mi preoccupa tua moglie! Mi sono dispiaciuto della situazione!
-Guarda che faccio in modo che non se ne accorga!
-Scusa.
-E come mai mi chiedi scusa?
-Credo di aver oltrepassato il limite…
-Ora mi stai trattando da debole! Credi che non possa sopportare che la tua situazione è completamente differente e che tu possa…
-Stop! Basta! Ti – stavo – informando – perché – mi – sembri – un – ignorante! E perché sono stufo!
-Stufo?
-Sì, stufo di che non esista -anche per noi- un tempo degno di decadenza! Una maturità che non può e non deve essere al passo con le ragazzine! Stufo! Stufo!
-La tua si che è menoandro!
-Andropausa! Andropausa!

Parigi, in una sala d’attesa, dietro una colonna, voyeur acustica, rido e poi, quasi piango. 2016 – Maria A. Listur

 

“All that exalts life, enhances at the same time its absurdity.”

Albert Camus 

Thank you Doc. Giovanni Beretta

-I think it’s the age!
-How old are you?
-Not mine but my wife’s age!
-How old is she?
-My wife is forty-eight…
-How old are you?
-What’s that got to do with it!
-You are talking about menopause as if it was a problem, and especially a female problem!
-Look, menopause is feminine!
-Really? Read… Read!
-Leave me alone I don’t feel like getting sick!
-I’ll read it to you: “Menopause exists and andropause as well but, those are physiologic phenomena that have different ways to manifest. As a fact in men we don’t have the typical sudden loss of the most important sexual hormone, as it happens for women, but a slow and partial decrease of the testosterone levels in the blood, the Gauss curve.
In the andropause or “male menopause”, besides the decrease of testosterone, strictly connected to this hormonal event, we generally have a progressive increase of the body fat and a consequent decrease of the muscular component. Besides this “morphologic” processes often it is reported the insurgency of a much easy tiredness, a diminution of the bone density, a decrease of the sexual desire, depression, memory and concentration disturbs, and also sleep disorders.” Here it is!
-Sure! Now you had to go on and depress me… You can’t bear that I win!
-What are you talking about? We played just two hours ago! I am informing you!
-You want me to go to a doctor!
-No… I don’t know… I thought about your wife and I felt sorry!
-And how come you worry about my wife?
-I am not worried about your wife! I felt sorry for the situation!
-Look I do whatever it is possible for her not to notice anything!
-Sorry.
-And why are you apologizing?
-I think I have crossed the line…
-Now you are treating me like a weak! Do you think that I can’t bear that your situation is completely different and that you could…
-Stop! Enough! I – was – informing – you – because – you – seem – to – me – an – ignorant! And because I am fed up!
-Fed up?
-Yes, fed up that there isn’t – for us as well – a decent time of decadence! A maturity that can’t and shouldn’t keep up with young girls! I am fed up! Fed up!
-I can tell that yours is menoandro!
-Andropause! Andropause!

Paris, in a waiting room, behind a column, acoustic voyeur, I smile and then, almost cry. 2016 – Maria A. Listur

FOGLIE/LEAVES

Disgiunte, staccate, slegate…
Ritmiche e puntuali, vanno via
per predire la nuova stagione;
per essere, senza indulgenza,
spazzate;
cancellate a forza di fuoco,
gelate.
Scomposte per comporre calore,
si sciolgono – come me –
caduta nel mondo,
arrendevole all’invisibile sguardo.

A la main-IIA-la-main-IA-la-main-III

A misura di palmi, 2016 – Grès Noir Cru

Parigi, quando gli anni hanno il tempo di tutta la storia.
2016 – Maria A. Listur

 

LEAVES

Disjointed, detached, untied…
Rhythmical and punctual, they leave
to predict the new season;
to be, with no indulgence,
wiped out;
cancelled by the force of fire,
frozen.
Decomposed to compose warmness,
they melt – like me –
fallen in the world,
yielding to the invisible glance.

Paris, when the years have the time of the whole history.
2016 – Maria A. Listur

“L’arte è sempre il risultato di una costrizione. Credere che si levi tanto più alta quanto più è libera equivale a credere che ciò che trattiene l’aquilone dal salire, sia la corda.”/“Art is always the result of constraint. Believing that the more it elevates the more is free is equivalent to believe that what holds back the kite from going up, is the thread.”

André Gide

-Madame X mi ha consigliato di leggere il suo blog.
-Onorata.
-Le confesso che mi sono divertito nel leggere delle cose che sono pura fantasia raccontate a mo’ di biografia.
-Fantasia?
-Sì… Non mi riferisco ai testi poetici. Mi riferisco a quei testi che sono composti da dialoghi o che sono semplici dialoghi.
-Non sono prodotto della fantasia. Possono essere composti da più circostanze tuttavia sono stati vissuti da persone che sono entrate direttamente o indirettamente in contatto con me.
-Credo che la sua inventiva le sta tendendo una trappola…
-Trappola?
-Sì. Non ho letto tutto ma ricordo che usa delle figure psicanalitiche per raccontare dell’infanzia… La sua?
-Può essere più preciso?
-Il racconto della bambina nel parco. La bambina è lei!
-Io?
-Certo! È evidente!
-La bambina del parco esiste, non sono io.
-Ora sta inventando per non darmela vinta!
-Stiamo lottando?
-Ora mi dirà che siete diventate amiche!
-Amiche no, non posso essere “amica” di una bambina. Ci riconosciamo. Tutto qui.
-Me la farebbe vedere?
-No.
-Vede? Non esiste!
-Accetto che non mi creda.
-Avrei giurato che fosse lei.
-Io avrei giurato che fosse interessato alla lettura.

Parigi, durante un vernissage che ricorda i film dove si rappresenta la compra di schiavi, non vendita, non tratta. 2016 – Maria A. Listur

 

“Art is always the result of constraint. Believing that the more it elevates the more is free is equivalent to believe that what holds back the kite from going up, is the thread.”

André Gide

-Madame X has suggested me to read your blog.
-Honored.
-I confess that I had fun reading some things that are pure fantasies conveyed as a biography.
-Fantasy?
-Yes…I am not referring to the poetic texts. I am referring to those text that are made of dialogs or are just simple dialogs.
-They are not a product of my fantasy. They could be made by several circumstances however they have been experienced by people that have come in contact directly or indirectly with me.
-I think your inventiveness is deceiving you…
-Deceiving?
-Yes. I haven’t read it all but I remember that you use some psychoanalytic figures to talk about childhood… Is it yours?
-Can you be more precise?
-The story about the girl in the park. The girl is you!
-Me?
-Sure! It’s obvious!
-The girl in the park does exist, is not me.
-Now you are just making that up just not to give in!
-Are we fighting?
-Now you are going to tell me that the two of you became friends!
-Friends no, I can’t be “friend” with a girl. We do acknowledge each other. That’s all.
-Would you show her to me?
-No.
-See? She doesn’t exist!
-I accept that you won’t believe me.
-I would have sworn that it was you.
-I would have sworn that you were interested in reading.

Paris, during a vernissage that reminds those films where it is represented the buying of slaves, not the selling, not the trade. 2016 – Maria A. Listur

RELATIVA/RELATIVE

Amo quella solitudine che non si ritiene verità,
quella che sa stare con gli altri, che non si vanta;
quella che sembra accompagnata, informale,
spettinata…
Quella solitudine che sei tu, quella!
Sì! Tu.

Flessione-IFlessione-II

FlessionE I-II, 2016 Parigi – Grès Noir Cru – Maria A. Listur

Parigi, quasi estate. 2016 – Maria A. Listur

 

RELATIVE

I love that solitude that it is not considered truth,
that one that is able to be with others, that doesn’t show off;
that one that seems accompanied, informal,
scruffy…
That solitude that is you, that one!
Yes! You.

Paris, almost summer. 2016 – Maria A. Listur

“La violenza è un metodo di lotta inferiore, brutale, illusorio soprattutto, figlio di debolezza, fonte di debolezza, malgrado, anzi in ragione dei suoi effimeri trionfi.”/“Violence is a method of fight inferior, brutal, unrealistic and above all, it is son of weakness, source of weakness, despite, actually on account of its ephemeral triumphs.”

Filippo Turati

-Domanda.
-Credo sia sempre la stessa.
-La ripeta.
-Da dove costruire il perdono?
-Bella domanda! Perlomeno lei non fa la differenza.
-Differenza?
-Sì, alcuni credono che il perdono sia diverso secondo la situazione, le persone, le emozioni; credono che perdonare se stessi sia diverso da perdonare la moglie o il marito che ha tradito, il ladro piuttosto che l’assassino!
-Quindi…
-Guardi la storia, guardi i sacrifici anteriori a questi d’ora. Chissà che potrà perdonare il non aver  imparato nulla.
-Non pensa che il perdono implichi una sudditanza?
-E lei crede che siamo in grado di pensare a un mondo assente di sudditanza?
-Vorrei tentare.
-Tenti e si permetta di avere il trucco del perdono a portata di mano.

MT

Isola I, prove – 2004 Roma – Michele Truglio ph

Parigi, mentre si spezzano ali nella ricerca delle radici del coraggio.

 

“Violence is a method of fight inferior, brutal, unrealistic and above all, it is son of weakness, source of weakness, despite, actually on account of its ephemeral triumphs.”

Filippo Turati

-The Question.
-I believe it is always the same.
-Ask it again.
-From where do we build forgiveness?
-Good question! At least you are not making difference.
-Difference?
-Yes, some believe that forgiveness is different according to the situation, the people, the emotions;
they believe that forgive oneself is different from forgiving the wife or the husband that has cheated, the thief rather than the assassin!
-Therefore…
-Take a look at history, look at the big sacrifices prior to those of nowadays. I wonder if you can forgive for not having learn anything.
-Don’t you think that forgiveness implies subjection?
-And do you think we are able to think of a world without subjection?
-I’d like to try.
-Try and allow yourself to have the trick of forgiveness at hand.

Paris, while wings break in the search of the roots of courage.

SATORI

A me piaceva la tua mancanza:
misurare la tua onirica sagoma accanto a me,
amavo contare il tempo – prima del tuo arrivo –
con la metrica dei passi da percorrere fino a noi.
E via tutta quest’aria che nessuno vede!
Via ogni limite!
Tutto sfuma per diventare
quel che voglio immaginare!
A me piaceva che mancasse qualcosa:
un teatro del vivere che si vuole incompiuto,
un canto che non richiama nessun uccello,
come se, anche il canto delle allodole, fosse il nostro
umano, spiumato, imperfetto, esiliato, torvo;
appunto, nostro.

IMG_6347.jpg

UNION – 2016, Paris – Porcellaine

Parigi, quando l’amore è genesi, anche roccia.
2016 – Maria A. Listur

 

SATORI

I did like missing you:
measuring your oneiric silhouette next to me,
I used to love to count time – before your arrival –
with the metrics of the steps to cover to reach us.
And off it goes all this air that no one sees!
Off it goes every limit!
Everything disperses to become
what I want to imagine!
I did like that something was missing:
a theatre of living that it is needed incomplete,
a chant that doesn’t call any bird,
as if, even the larks’ singing, was ours:
human, plucked, imperfect, exiled, surly;
ours, precisely.

Paris, when love is genesis, even rock.
2016 – Maria A. Listur