INSTANCABILE/UNTIRING

Collezionare distanze -e variarle-
lascia prevedere futuri d’incontri:
nessun addio, tutto avvenire.

MASBEDO

MASBEDO art

Parigi, sempre in ascolto.
2020 – Maria A. Listur

 

UNTIRING

Collecting distances -and change them-
allows us to foresee futures of encounters:
no farewell, all future.

Paris, always listening.
2020 – Maria A. Listur

A TRA POCO/SEE YOU SOON

Laddove non ero ancora
e tu già c’eri, là t’immagino
avvolta nel tuo blu preferito,
vergine dello sguardo di me
creatura ambulante e unica
inscritta e sospesa tra tuoi Sé
tra te e lui, tra te e il tempo
tra te e ogni addio.

“Hasta siempre” dunque,
ti rivedrò nelle curvature
delle palpebre riflesse allo specchio:
anteriori al mio sguardo
sciolte in generazioni, precise
mai sfaldate dall’abisso dell’eterno
indistruttibili come un colpo
amorevoli, accanite, nostre.

Montserrat Gudiol 1933 barcelona.jpg

Montserrat Gudiol, 1933
A mia madre/to my mother, 14 03 1933 – 01 04 2020

Parigi, quando aprile sa di nuovo.
2020 – Maria A. Listur

 

SEE YOU SOON

There where I wasn’t yet
and you were there, there I picture you
wrapped in your favorite blue,
virgin of the glance of me
unique and itinerant creature
inscribed and suspended in yourself
between you and him, between you and the time
between you and each farewell.

Therefore “Hasta siempre”,
I will see you in the arching
of the eyelids reflected in the mirror:
previous to my glance
diluted in generations, precise
never shattered from the abyss of the eternal
indestructible like a blow
loving, stubborn, ours.

Paris, when April tastes like new.
2020 – Maria A. Listur

RIMOZIONI/DENIALS

-Secondo lei, è possibile dimenticare?
-Sì, altrimenti ci ammaliamo per non ricordare.
-Quindi dimentichiamo quello che abbiamo nel cuore?
-Il cuore sta ovunque! Non hai sentito quanto cuore hai negli occhi? E nel naso? E del resto non dico niente per evitare evocazioni!

790.jpg
Kyoto 2016

Parigi, assorbiti dal ricordo dell’addio di Kyoto.

 

DENIALS

-Do you think it is possible to forget?
-Yes, otherwise we get sick not to remember.
-So we forget what we have in our hearts?
-The heart is everywhere! Haven’t you felt how much heart is in the eyes? And in the nose? And regarding the rest I won’t say anything to avoid evocations!

KYOTO 2016
Paris, absorbed in the memory of the farewell of Kyoto.

NAGINATA

Da quelle inclinazioni
che le salite implicano
e le discese impongono,
ti chiedo
mio Dio Addio
di risparmiarmi:
la pesantezza del tuo saluto
le ipocrisie travestite d’aiuto
la solennità della morte
le lacerazioni di Fratello Amore
anche di Sorella Affetto.
Ti prego… Anzi, ti scongiuro
di giocare in astuzia
un altro modo di dire
“non ripetendo…”

News51720.jpg

Mochizuki Chiyome, Tamoe Gozen, la donna samurai/a samurai woman

Parigi, quando l’autunno già pretende il suo spazio.
Maria A. Listur

 

NAGINATA

From those inclinations
that the climbs imply
and the slopes impose,
I ask you
My God Farewell
to save me:
The heaviness of your salute
the hypocrisies disguised as help
the solemnity of the death
the lacerations of Brother Love
and of Sister Affection.
I beg you… Actually, I implore you
to play smart
another way to say
“without repeating…”

Paris, when autumn already pretends its space.
Maria A. Listur

SAMURAI

Diretto verso il cuore,
precisa la sede,
nitido il taglio
– veloce, verticale e secco –
sventra ogni entusiasmo
spacca anche le linee del tempo…
E un altro addio si veste di eterno.
L’ego, da banalità ferito, fa lacrime.
Eppure alla luce,
serve la fenditura
l’odore di spada;
quel dare all’umano
il perdono
e la grazia.

Cieux-2-21

Cieux II/21 – 2016 – Maria A. Listur

Roma, nella dolcezza della sua eterna morte.
2016 – Maria A. Listur

 

SAMURAI

Straight to the heart,
precise the spot,
clean the cut
– fast, vertical and clean –
it eviscerates any enthusiasm
it breaks the timelines…
And another farewell dresses of eternity.
The ego, wounded by triviality, makes tears.
To the light though,
The cut is necessary
the scent of the sword;
that giving to the human
forgiveness
and grace.

Rome, in the sweetness of its eternal death.
2016 – Maria A. Listur

ADDIO I/FAREWELL I

Si spaventarono tutte le lacrime:
comprese quelle di chi la amava;
ritornate tutte alla sorgente,
senza indugi, né indulgenze.
E da quella secchezza soave,
un sorriso sgorgò dal petto,
non dal cuore, non dall’anima.
dalle ossa, dallo scheletro.

Sorgente-I

Sorgente I, Dett. Gres – 2014 – Maria A. Listur

Roma, bella sì. Ciao.
2015 – Maria A. Listur

 

FAREWELL I

All the tears were startled:
including those of those who loved her;
all returned to the source,
with no hesitation, no indulgence either.
And from that soave dryness,
a smile flourished from the chest,
not from the heart, not from the soul.
from the bones, from the skeleton.

Rome, yes beautiful. Ciao.
2015 – Maria A. Listur

CONGEDI/FAREWELLS

Sembrano tutti uguali ma,
nel modo delle circonferenze
– casi speciali di un’ellisse –
cambiano secondo il luogo
la forma il suono e senza meno,
la deferenza e l’abbondanza…

Ellisse-1-4

Ellisse-1-2

Ellisse-I

Ellisse-1-3

Ossequio I – 2015 – Maria A. Listur

Roma, grazie. 2015 – Maria A. Listur

 

FAREWELLS

They all look the same but,
in the circumferences’ way
– special cases of an ellipse –
they change according to the place
the form the sound and nevertheless,
the deference and the abundance…

Rome, thank you. 2015 – Maria A. Listur

“Tutto si separa, tutto torna a salutarsi; eternamente rimane a sé fedele l’anello dell’essere.”/“Everything parts, everything greets every other thing again; eternally the ring of being remains faithful to itself.”

Friedrich Nietzsche

Da un bel po’ di tempo, un giorno a settimana, in un angolo del mondo, si ripete questa situazione:

-Andiamo al negozio del riso?
-Sì, certo! Devo comprare qualcosa.
-Le marmellate te le ho portate io…
-Grazie!
-Quella di macedonia per tuo figlio e quella alla pesca per te.
-Molte grazie.
-Mangi i pomidoro ciliegina?
-Sì.
-Te li ho portati dal nostro orto.
-Non so come ringraziarti!
-Ma che dici! Aspetta ad assaggiare le crostatine con la nostra marmellata di more…
-Anche quelle?
-Sì! Le ho fatte per voi e per le figlie…
-Scusa ma non so come dirti grazie… Non è soltanto per il cibo, la qualità, le tue mani…

M’interrompo per abbracciarla.
Da un sorriso sereno che lascia intravvedere la quiete di chi sa dove collocare le proprie passioni, dice:

-Mi fa piacere.

Dopo i doni di squisitezze, parliamo delle nostre vite, ridiamo, ci confidiamo, infine ci salutiamo e contiamo di vederci la settimana successiva.

Lei torna a casa, dopo avermi regalato del tempo circolare e argentino: le sue marmellate mi riportano a una casa a San Rafael, Mendoza, dove mi lasciavano durante le assenze di mia madre e dove usavo la dispensa per nascondermi a leggere, a stare in silenzio in compagnia dei riflessi dorati di ogni tipo di marmellata. Invece, le crostatine hanno il profumo della casa di calle Marcos Paz a Buenos Aires, dove abitava la mia nonna paterna tra uccellini esotici e non, una tartaruga che amava travestirsi di roccia e un patio che sembrava un cuore monacale.
Ogni mela, susina, kiwi, uva, peperone, patata, sono perfetti, sani e curati come quelli della mia infanzia; idealizzati insieme ad alcune persone che incontrai per quell’eternità che è il crescere. E rimaste in me a mo’ di profumo, senza corpo.

La signora dei doni non sa che ogni suo gesto mi solleva dalla loro assenza, non sa di porgermi una nuova infanzia, ora scelta. Lei non sa di essere un ponte tra continenti, tra ciò che è stato e ciò che sarebbe potuto essere. Ignora totalmente che mentre mio figlio mangia i suoi frutti, riceve reminiscenze di quello che l’ha preceduto.

Io non riesco a dire altro che “grazie molte grazie non so come ringraziarti…” quindi, scrivo.
Scrivo nel silenzio della voce, grazie a quel confidarsi che agiscono, da dentro, gli assenti. Sono loro che hanno avuto bisogno d’incontrarla, portarla verso me e farle riempire la mia casa di marmellate: vogliono risanarmi di tutto il tempo che ci è mancato per dirci Addio.

Roma, quella di Laura-Paola. 2014 – Maria A. Listur
“Everything parts, everything greets every other thing again; eternally the ring of being remains faithful to itself.”

Friedrich Nietzsche

Since quite sometime, one day per week, in a corner of the world, this situation repeats:

-Shall we go to the rice shop?
-Yes, of course! I have to buy something.
-I brought you the marmalades…
-Thank you!
-The mixed fruits one is for your son and the peach one is for you.
-Many thanks.
-Do you eat cherry tomatoes?
-Yes.
-I got them for you in our vegetable garden.
-I don’t know how to thank you!
-Nonsense! Wait until you try the little tart with our blackberry marmalade…
-Those too?
-Yes! I made them for you and my daughters…
-I am sorry I don’t know how to thank you… It’s not just for the food, the quality, your hands…

I stop myself to hug her.
From a serene smile that let me glimpse the calm of who knows where to place her own passions, she says:

-It’s my pleasure.

After the presents of deliciousness, we talk about our lives, we laugh, we open up to each other, in the end we say goodbye and count on seeing each other next week.

She goes home, after giving me some circular and Argentinean time: her marmalades bring me back to a house in San Rafael, Mendoza, where they used to leave me during my mother’s absences and where I used the pantry to hide to read, to remain quiet in company of the golden glares of every kind of marmalade. On the other hand, the tarts have the scent of the house of calle Marco Paz in Buenos Aires, where my paternal grand mother lived among exotic birds and others, a turtle that loved to disguise itself as a rock and a patio that seemed a monastic heart.
Each apple, prune, kiwi, grape, pepper, potato, are perfect, healthy and cared as those of my childhood; idealized together with some people that I met in that eternity that is growing up.
And remained on me as an essence, with no form.

The lady of the presents doesn’t know that each gesture of hers lifts me up from their absence, she doesn’t know that she is giving me a new childhood, now chosen. She doesn’t know of being a bridge between continents, between what it has been and what it could have been. She completely ignores that while my son eats her fruits, he receives the reminiscences of what came before him.

I cannot say other that “I don’t know how to thank you…” therefore, I write.
I write in the silence of the voice, thanks to that entrusting that the absentees, from inside, act.
They are the ones that had the need to meet her, bring her to me and made her fill my house of marmalades: They want to heal me of all that time we didn’t have to say Good Bye.

Rome, that of Laura-Paola. 2014 – Maria A. Listur

Adeus

Gli addii, tutti nella voce
E l’orizzonte pronto, dall’altro ieri
Le valigie in anticipo
E le morti per ancelle
Quanto è agevole assentarsi!
Dalla casa
Dalla mente
Dal paese
Dai sentimenti
Dal giardino
Dalle cose
Dalla gretta idea del perdurabile
Dall’immutabilità dell’orizzonte!

Liviandades-II

Liviandades II – 2014 – Maria A. Listur

Roma, nei suoi passaggi segreti.
2014 – Maria A. Listur

 

Adeus

The farewells, all in the voice
And the horizon ready, since the day before
The suitcases in advance
And deaths as maidservants
How simple is to be absent!
From the house
From the mind
From the country
From the feelings
From the garden
From things
From the petty idea of the persistable
From the immutability of the horizon!

Rome, in its secret passages.
2014 – Maria A. Listur

Sovrana/Supreme

I miei mondi sono persone.
Nazioni di corpo.
Boschi di sguardi.
Le mani fanno bandiere.
E senza mappature…
Tracciano labirinti!

Alcuni furono abbracci,
Quasi territori.
Sembrarono assai costanti.
I loro addii? Terremoti!
Dallo spirito, esiliati.
Indigenti di cerimonia.
Mancanti di congedo.
Senza memoria…

Altri sono isolotti.
A prova di uragani.
Lanterne guida.
Nettuni illuminanti
Guidano il ritorno,
Nel nostro mondo.

Mondi-5-7

Mondi – 5/VII – 2013 – Maria A. Listur

Roma. Indescrivibile e Tiepida
2013 – Maria A. Listur

 

Supreme

My worlds are people.
Nations of body.
Forests of glances.
My hands make flags.
And without mappings…
Tracing labyrinths!

Some were embraces,
Almost territories.
Seeming rather constant.
Their farewells? Earthquakes!
From the soul, exiled.
Indigents of ceremony.
Lacking of envoy.
Without memory…

Some others are cays.
Hurricane proof.
Lanterns for guidance.
Illuminated Neptunes
They guide the return,
In to our world.

Rome, without even a gasp of coldness
2013 – Maria A. Listur