MISTERI/MISTERIES

Anche quando tutte le foglie
si staccano vogliose dall’albero
rimane del precipitare la linea invisibile.
Sembra indolore l’onore di guardare dall’alto ogni piccolo albero,
sembra possibile svelare dal basso
l’irraggiungibile, l’eterno, l’ancestro.

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En attendant Godot/Waiting for Godot, 2018 – Paris
Grés Cendres Feu

Paris, sotto la grandine. 2019 – Maria A. Listur

 

MISTERIES

Even when all the leaves
detach willingly from the tree
an invisible line of the falling remains.
It seems pain free the honour to watch from above every little tree,
it seems possible to unveil from below
the unreachable, the eternal, the ancestral.

Paris, under the hailstorm. 2019 – Maria A. Listur

SOLLEVARE/TO LIFT

Per un po’ del suo tempo le parole furono orpello,
dimora di ogni suo eccesso; come fossero foglie
friabili, a un punto tale insopportabili
da costernare venti, e il cuore,
a stento un germoglio.
A momenti… Un albero.

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Se poser, 2018 – Porcelaine

Parigi, in evocazione.
2018 – Maria A. Listur

 

TO LIFT

For a little of its time words were frill,
home of every excess; as if they were leaves
friable, at a certain point unbearable
enough to dismay the winds, and the heart,
barely a sprout.
In some moments… A tree.

Paris, in evocation.
2018 – Maria A. Listur

“Datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo.”/“Give me a fulcrum and I shall move the world.”

Archimede

Lo scopro alla distanza abbagliata dalla bellezza, il garbo,
l’eleganza, la solitudine, la sobrietà, la forza,
la destrezza, la frescura.
Mi avvicino quando tutto il campo è libero.
Resto a una distanza di due metri,
lo voglio guardare con calma,
voglio essere dalla parte di chi osserva
giacché è sempre lui l’osservatore privilegiato.
Mi siedo a terra, quasi di fronte, accomodo il mio piccolo bagaglio:
uno zaino con un thermos, la frutta e un libro.
Decido di aprire il libro, mi distraggo da lui, assorta nella lettura.
Leggo per un’ora, alzo lo sguardo nella serenità di chi sa
di poter contare sul tempo.
Lo riguardo mentre lui si lascia attraversare dal sole,
imponente e sereno.
Respiro profondamente, organizzo nuovamente il bagaglio,
mi alzo lentamente, e mi volto;
decido di pararmi di fronte a lui, molto più vicina.
Lo sfioro.
Alzo il viso verso la sua grandezza e mi appoggio.
Sì! Mi appoggio!
Poi, con la schiena percorro la sua pelle fino ad arrivare a terra nuovamente seduta, sorretta da lui.
Chiudo gli occhi e lascio puntellare la mia schiena sotto il suo profumo, sento la luce del sole cadere a piombo su di me, attraverso lui.
Per la prima volta nella mia vita comprendo
che non potrò mai più vivere senza un albero.

Albero-Monet

Appoggiata

Su un pezzo d’anima che sembra terra,
a 300 mt dalla casa di Claude Monet.

Giverny, quando il cuore ha forma di foglia.

2015 – Maria A. Listur

 

“Give me a fulcrum and I shall move the world.”

Archimedes

I discover him from afar blinded by the beauty, the courtesy,
the elegance, the solitude, the sobriety, the strength,
the skill, the coolness.
I go closer when the area is clear.
I remain at a distance of two meters,
I want to look at him calmly,
I want to be on the side of who observes
since it’s always him the privileged observer.
I sit on the ground, almost in front, I place my little baggage:
A backpack with a thermos, fruits and a book.
I decide to open the book, I distract myself from him, absorbed in reading.
I read for an hour, I lift my glance in the serenity of who knows
that I can count on time.
I look at him again while he let himself being passed through the sun,
impressive and serene.
I breath profoundly, I organize my luggage again,
I stand slowly up, and I turn;
I decide to place myself in front of him, much closer.
I caress him
I raise my face towards his majesty and I lean on him!
Yes! I lean on!
Then, with my back I go down his skin all the way to the ground
again sitting, sustained by him.
I close my eyes and I let the sunlight fall straight down on me, through him.
For the first time in my life I understand
that I will never be able to live without a tree

On a piece of soul that seems like ground,
300mt from the house of Claude Monet

Giverny, when the heart as the shape of a leaf.
2015 – Maria A. Listur

“Nell’infanzia, il paradiso è in noi.”/“During childhood, paradise is in us.”

William Wordsworth

Un fiume celeste attraversa l’erba soffice e fresca del mattino. Divani e letti, foderati di grezza seta bianca, posati – come sospesi – su tutto il giardino. Gli ospiti, alcuni seduti altri sdraiati, parlano della bontà del luogo. Noto che non usano mai la parola “bellezza” per descrivere il posto. Noto i pesci nel fiume, sono celesti e svaniscono nel riflesso dell’acqua. Le foglie dell’albero – al centro di quest’Assoluto – cadono ritmate da un vento sconosciuto: arrotola delicatamente tutto quello che possiede vocazione di volo. Naturalmente, mi solleva. Mi porta sull’albero/casa. Entro. La casa si sviluppa in piccole stanze bianche con le pareti adornate da dipinti su carta, noto che alcuni sono acquerelli; tutti rappresentano l’acqua. Nell’ultima stanza, in fondo, delle ragazze molto giovani giocano insieme a bambine e bambini. Una bambina sui quattro anni mi chiama, utilizza un linguaggio privo delle nostre regole sonore, luminoso, proprio. Dice:

-“Ti apetavo” (Ti aspettavo)
-“Sì?” Domando sorpresa.
-“Tì.” (Sì)
-“Per cosa?”
-“Pe diti che ta vetità ti etende a t’inteno…” (Per dirti che la verità si estende all’interno.)
-“Grazie… Interno di cosa?” Domando con provocatoria consapevolezza.
-“Inteno.” (Interno)

Poggia le sue dita cicciottelle sul centro della fronte, un po’ più in alto delle sopracciglia, si dà dei colpetti e aggiunge:

-“Api la pota.” (Apri la porta)
Arriva una delle ragazze e dice:
-“Ha visto che bambina speciale?”
-“Visto.” Rispondo.
-“Ora però dobbiamo andare a giocare…” Limita.
-“Certo.” Accetto.

Spariscono tutte e due, le pareti, i dipinti, l’albero e sono nuovamente a terra nel giardino, tra divani, letti, gente, pesci, fiume, vento… No. Il vento non c’è più.

Roma, in un’alba dove gli angeli ti svegliano ridendo. 2014 – Maria A. Listur

 

“During childhood, paradise is in us.”

William Wordsworth

A sky blue river crosses the soft and fresh grass of the morning. Sofas and beds, lined with raw white silk, placed – as if were hanged – around the whole garden. I notice that they never use the word “beautiful” to describe the space. I notice the fishes in the river, they are blue and disappear in the water reflection. The tree leaves – in the center of this Absolute – fall rhythmically by an unknown wind: it wraps delicately all that possesses the vocation of flight. It naturally lifts me up. It carries me to the tree/house. I enter. The house develops in little white rooms with the walls adorned with paintings on paper, I notice that some are watercolors; all of them represent water. In the last room, in the far side, some very young girls are playing together with girls and boys. A girl of about four calls me, she uses a language lacking of our sonorous rules, luminous, own. She says:

-“I waitin you” (I was waiting for you)
-“Yes?” I ask surprised.
-“Ye.” (Yes)
-“For what?”
-“To tell yo tha truth exten insid…” (To tell you that the truth extends in the inside.)
-“Thank you… Inside of what?” I ask with provocative awareness.
-“Insid.” (Inside)

She puts her chubby little fingers in the middle of the forehead, a little bit higher than the eyebrows, gives herself little taps and adds:

-“Ope doo.” (Open the door)
One of the young women arrives and says:
-“Have you seen what a special girl?”
-“I saw.” I reply.
-“Now we have to go to play though…” She limits.
-“Sure.” I accept.

They both disappear, the walls, the paintings, the tree and I am already on the ground of the garden, between the sofas, the beds, the people, the fishes, the river, the wind… No. The wind isn’t there anymore.

Rome, in a sunset where the angels wake you up laughing. 2014 – Maria A. Listur

Primo amore/First Love

Un aspro umore risale la china,
un mughetto che sembra memoria:
ti pari dinanzi come fosse già ieri.
Ed è questo l’intatto ricordo,
una labile grazia infinita,
che ai miei piedi ancora ti porta.
Balli sempre la stessa canzone!
Baci ancora come fosse presente!
Sembra uguale la pelle, lo sguardo
ricavati da fuga fedele.
Grata sempre del mio riflettere:
mi salva, m’innalza, mi teme.
Sono io! E non sono io!
Corteccia e flusso la voce,
albero e ramo,
fiorente e fogliato
nutrito e guidato,
il qui e ora unico
e già passato!

Dett.Sidera-1
Dett. Sidera – Sideral 2011 – Maria A. Listur

Dove è casa, il vento può sollevare i veli.
Dare aria a quelli che eravamo.
2013 – Maria A. Listur

 

First Love

A harsh humor gets back on top,
a lily that seems memory:
you come forward as it was already yesterday.
And that is the intact memory,
a fleeting infinite grace,
that brings you again to my feet.
You always dance the same song!
You still kiss as it was present!
The skin, the glance seem the same
obtained from a truthful escape.
Always grateful of my reflecting:
it saves me, lift me, fear me.
It’s me! And it is not!
Cortex and flux the voice,
tree and branch,
blossoming and leafy
nourished and guided,
the unique here and now
and already past!

Where it is home, the wind can lift veil.
Give air to those we were.
2013 – Maria A. Listur

Ancoraggio/Anchoring

Salvaguardami dalla tua sete
O perlomeno
Trasformami nel nostro fiume.

Difendimi dalla tua ruggine
O se non altro
Corrodi la mia armatura.

Tutelami dalla tua furia
O almeno
Componi il senso del tuo grido.

Riparami nella tua assenza
O come minimo
Lascia memorie nella mia mano

Mondi-1-7

Mondi – 1/VII – 2010 – Maria A. Listur

Roma, albero e fiore che sembri città. 2013 – Maria A. Listur

 

Anchoring

Defending myself from your thirst
Or at least
Transform myself in our river.

Defend me from your rust
Or if not
Corrode my armor.

Uphold me from your fury
Or at least
Compose the sense of your scream.

Shelter me in your absence
Or at least
Leave memories in my hand

Rome, tree and flower that seem a city. 2013 – Maria A. Listur