“La lealtà è un debito, e il più sacro, verso noi stessi, anche prima che verso gli altri.”/“Loyalty is a debt, and the most sacred one, towards ourselves, even before towards others.”


Luigi Pirandello

Siamo di fronte al suo ultimo lavoro; è già pronto per il prossimo, e qui intendo “prossimo” in quanto persone e in quanto successivo impegno.
Qualcuno che lo conosce poco domanda, con una sorte di ingenua superbia (come quella di chi anche conoscendolo di più lo chiama “loco”, pazzo in spagnolo):

– Perché non usa uno schermo nelle sue pièce teatrali? La gente capirebbe meglio, vedrebbe molto di più…

Il silenzio sembra una spugna capace di assorbire ogni colpo. La risposta si fa attendere. Io credo che in questi casi, lui si rallenti ma che non pensi; è la brama – dei sacrifici, delle rinunce, delle genialità che vengono lette come “follie” – che risponde:

– Il giorno in cui farò una pièce di teatro che racconti la storia della televisione sicuramente userò uno schermo.

E nel suo sguardo, quello che scopre linee dove alcuni vedono soltanto punti, si annuncia un sorriso identico a quello che trent’anni fa svelò tutto il mio freddo e lo trasformò in teatro.

Buenos Aires, con il maestro Adrián Blanco,
quando si beve il nostro vino e si mangia il nostro pane.

2018 – Maria A. Listur

 

“Loyalty is a debt, and the most sacred one, towards ourselves, even before towards others.”


Luigi Pirandello

We are in front of his last work; he is ready for the next one, and here I mean “next” as people and as following engagement.
Someone who knows him little asks, with a sort of ingenuous haughtiness (as the one of those that even knowing him more call him “loco”, crazy in Spanish):

– Why doesn’t he use a screen in his theatrical plays? People would understand more, would be able to see much more…

Silence seems a sponge able to absorb every blow. The answer is late to arrive. I believe in this case, he slows down but he doesn’t think; it is the longing – for the sacrifices, for the renouncements, for the genialities that are seen as “craziness” – that he replies:

– The day I’ll do a theatrical play that talks about the story of television I will surely use a screen.

And in his glance, that one that reveals the lines where some see only dots, a smile is announced identical to that one that thirty years ago unveiled the whole of my coldness and transformed it in theatre.

Buenos Aires, with master Adrián Blanco,
when we drink our wine and we eat our bread.

2018 – Maria A. Listur

MAL-DONADO, Santiago

in italiano DONATO-MALE, Santiago

-Lo encontraron.
-No hay que buscar lo que se sabe dónde está.
-Que tristeza!
-No… Que gran frío.
-Está haciendo mucho frío en Paris?
-Me refiero al río… A su madre.

-L’hanno trovato.
-Non c’è bisogno di cercare quello che si sa dove si trova.
-Che tristezza!
-No… Che grande freddo.
-Fa molto freddo a Parigi?
-Mi riferisco al fiume… A sua madre.

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Búsqueda – Ricerca – Search

 

2017, è sembra ieri quando alcune donne dicevano:
“mi hijo está desaparecido…”
Maria A. Listur

 

MAL-DONADO, Santiago

in English BADLY DONATED, Santiago

-They found him.
-There is no need to search what it is known where it is
-How sad!
-No… How cold.
-Is it very cold in Paris?
-I am referring to the river… To his mother.

2017, it seems like yesterday when women were saying:
“my son has disappeared…”
Maria A. Listur

“L’unica confessione sincera è quella che facciamo indirettamente, parlando degli altri.”/“The only sincere confession is the one we make indirectly, talking about others.

Emil Cioran

-Come mai ha smesso di scrivere la domenica?
-Ho smesso di pubblicare sul blog ma continuo a scrivere anche di domenica.
-Stanca?
-Di che cosa?
-Di scrivere.
-No.
-Volevo dire di pubblicare sul blog.
-No.
-Mi dispiace…
-Che cosa?
-Che abbia rinunciato.
-Rinunciato?
-A scrivere! Scusi… Volevo dire sul blog!
-Lei vuole una spiegazione o preferisce continuare a supporre?
-Beh sì… Anche se credo che lei è stanca.
-Mi sembra inutile cercare di spiegarle…
-Di convincermi! Perché io percepisco la ragione!
-Va bene… Voleva chiedermi altro?
-No… Mi spieghi mi spieghi! Anzi, si spieghi!
-Mmm…
-La sto disturbando?
-No. Magari fossero tutti i continenti insieme a chiedersi perché la domenica ho smesso di pubblicare testi sui miei blog!
-Allora lei scrive per avere successo!
-Lei no?
-Io me ne frego del successo!
-Io no. Per niente! E per favore, non dica che questo è legato alla frustrazione delle donne perché si sbaglia…
-Quindi non scrive perché non ha successo?
-No. Vuole che glielo racconti con una barzelletta argentina?
-Mi dica!
-Il Papa…
-Il Santo Padre?
-Il Suo Santo Padre chiede al suo segretario di trovarli una donna con la quale avere un rapporto sessuale. Il segretario domanda se vuole qualcosa di particolare. Il Papa dice che deve avere il seno grossissimo. Il segretario si incuriosisce e domanda come mai ha questa preferenza. Il Papa risponde: Perché mi va!

Parigi, quando la circolarità del tempo s’inchina alla bellezza e anche alla bruttezza.
2017 – Maria A. Listur

 

“The only sincere confession is the one we make indirectly, talking about others.”

Emil Cioran

-How is it that you have stopped writing on Sunday?
-I have stop posting on my blog but I keep on writing Sunday as well.
-Tired?
-Of what?
-Of writing.
-No.
-I meant to say posting on the blog.
-No.
-I m sorry…
-For what?
-That you have renounced.
-Renounced?
-To write! Sorry… I meant to say on the blog!
-Do you want an explanation or you prefer continuing on supposing?
-Well yes… Even though I think you are tired.
-It seems useless to me trying to explain it to you…
-To convince me! Because I can sense the reason!
-All right… Do you wish to ask me something else?
-No… Explain it to me please do! Actually, explain yourself!
-Umm…
-Am I disturbing you?
-No. I wish all the continents together would ask the reason why I have stopped posting texts on my blogs!
-So you do write to have success!
-Don’t you?
-I couldn’t care less about success!
-I do. Absolutely! And please, don’t say that this is related to the women’s frustration because you’d be wrong…
-So you don’t write because you have no success?
-No. Do you want me to tell with an Argentinean joke?
-Tell me!
-The Pope…
-The Holy Father?
-Your Holy Father asks to his secretary to find him a woman to have a sexual intercourse with. The secretary asks if he wants something in particular. The Pope says that she has to have huge breasts. The secretary intrigued asks how come he has this preference. The Pope replies: Because I feel like it!

Paris, when the circularity of time bows to beauty and to ugliness as well.
2017 – Maria A. Listur

“Perché soltanto il salto / sconfigge la caduta.”/“Because only the jump / defeats the falling.”

Roberto Juarroz

-Lei però non è italiana! Ci è saltato agli occhi poco fa!
-È un problema?
-Beh! Sì… Le nostre eccellenze sono italiane.
-Non so cosa dire.
-Dispiace anche a noi.
-Noi chi?
-La ditta.
-La ditta non è lei?
-Beh, Signora… Non decido da solo.
-E siete tutti d’accordo?
-Capisco che lei sia piccata ma…
-Non sono piccata, vorrei soltanto sapere se siete tutti d’accordo; se non esiste una voce fuori dal coro che sostenga chi può non essere italiana o italiano e tuttavia rappresentare il vostro fare.
-Guardi… Capisco la sua ironia ma…
-Non è ironia. Le sto facendo una domanda. La prego, mi può rispondere se esiste qualche voce fuori dal coro?
-La prego di non arrabbiarsi ma…
-Lei mi sente arrabbiata? Vorrei soltanto sapere se siete d’accordo, all’unanimità.
-Lei non immagina la quantità d’italiani che abbiamo scartato! Ora, non si indigni lei per non essere italiana!
-Non sono indignata, e mi scuso d’insistere; può rispondermi?
-Mi creda, facciamo del nostro meglio.
-Mi perdoni, lei ha letto la mia proposta?
-Altrimenti non sarei stato io a chiedere l’appuntamento con lei.
-E cosa ha pensato leggendo il progetto?
-Mi è sembrato scritto da un uomo. Brillante.
-E ha letto il CV?
-Dopo aver accettato il dossier.
-Mi potrebbe dire cosa ne pensa?

Muove i fogli della mia cartella davanti a sé, senza leggere, senza cercare niente, soltanto li muove, poi, risponde con un sorriso bianco quanto il latte di capra.

-Penso sia un CV molto strano.
-Che cosa vuole significare?
-Virile autonomia.
-Ha interpretato in questo modo e non ha letto “Argentina”?
-Non abbiamo letto. Ci scusi.
-Nessuno ha letto “Argentina”, 1964?
-Nessuno.
-Esiste la possibilità di eseguire il mio progetto senza il mio nome?
-Sì.
-Lo faccia.
-Scherzo o generosità?
-Servizio.

Nel luogo dove cadono i generi e le frontiere. 2015 – Maria A. Listur

 

“Because only the jump / defeats the falling.”

Roberto Juarroz

-You are not Italian though! We have just realized it!
-Is that a problem?
-Well! Yes… Our excellences are Italians.
-I don’t know what to say.
-We are sorry as well.
-We who?
-Our company.
-Aren’t you your company?
-Well, Madame… I don’t decide alone.
-And do you all agree?
-I understand you are upset but…
-I am not upset, I would just like to know if you all agree; if there isn’t a voice out of the chorus who sustains who can also not be Italian man or woman and although represent your doing.
-Look… I understand your irony but…
-It is not irony. I am asking you a question. I beg you, could you answer if there is a voice out of the chorus?
-I beg you not to get upset…
-Do I sound upset? I would just like to know if you all agree, unanimously.
-You have no idea how many Italians we have rejected! Now, don’t you get offended for not being Italian!
-I am not offended, and I am sorry to insist; could you answer me?
-Believe me, we do our best.
-Excuse me, have you read my proposal?
-Otherwise I wouldn’t have asked an appointment with you.
-And what did you think reading my project?
-I thought it was written by a man. Brilliant.
-And have you read my CV?
-After accepting the dossier.
-Could you tell me what do you think about it?

He moves the papers of my dossier in front of him, without reading, without looking for anything, he just moves them, then, he replies with a smile as white as goat’s milk.

-I think it is a very strange CV.
-What do you mean?
-Manlike autonomy.
-You have interpreted in this way and haven’t you read “Argentina”?
-We haven’t. We apologize.
-No one has read “Argentina”, 1964?
-No one.
-I there the chance to have my project done without my name?
-Yes.
-Do it.
-A joke or generosity?
-Service.

In the place where genders and frontiers fall. 2015 – Maria A. Listur

In memoriam di Ana Maria Giunta/In Memory of Ana Maria Giunta

Lei ed io abitammo nella stessa città ai piedi de Los Andes. Poi, l’arte, la politica, il processo militare e il centralismo della capitale la portarono via. E un po’ più di un decennio dopo la sua partenza, l’arte, l’etica e lo stesso centralismo portarono via anche me.

Un giorno di umida estate ci incontrammo casualmente in un caffè, a Buenos Aires; lei era diventata una famosa attrice argentina, certa della inaffidabilità della fama, luminosa, appesantita, ed io ero una ragazza altissima, quasi forte. Lei mi guardò dal basso verso l’alto prima di salutarmi, poi disse che si ricordava di me piccolina. Io sorrisi silenziosa. Lei mi invitò a sedere al suo tavolo, dove era contornata da più persone che amavano ascoltarla, possedeva una sottile intelligenza e un fortissimo sarcasmo. “Vieni magretta!” disse, causando l’ilarità dei commensali. Rise anche lei con una risata sguaiata – che conquistò più di un regista e che resta nella memoria del cinema argentino grazie a un film molto bello “La pelicula del Rey” – poi, aggiunse: “Guardate questa bellezza, non vi sembra che è uguale a me?”, tutti risero ancora tranne me, che la interrogai con lo sguardo.
Non capivo la somiglianza: avevamo esattamente vent’anni di differenza, lei aveva già raggiunto quello che per la mia generazione d’arte era un successo ambito – il riconoscimento del talento, insieme alla brillantezza intellettuale e al prestigio etico – mentre io ero un’attrice giovane che tutti consideravano “troppo appariscente” per sembrare seria; lei pesava più di cento chili, per meno di un metro e sessanta di dolce rotondità ed io meno di sessanta, per più d’un metro e ottanta di ossa.
Queste osservazioni riaffioravano silenziosamente nel mio pensiero ogniqualvolta ripeteva la sua ipotesi di somiglianza.
Alle mie perplessità rispose un giorno – mentre dava riparo a più d’una attrice senza lavoro, tra cui io, nella sua casa de Avenida Córdoba, nel centro de Buenos Aires – mentre innaffiavo le piante del suo corridoio a vetro su una scala che lei sosteneva e da dove aveva una prospettiva che esasperava le mie dimensioni: “Siamo identiche tu ed io… E tu sai perché?”, non risposi, tuttavia lei prese il silenzio per invito all’auto-risposta: “Perché tu ed io siamo troppo! Occupiamo troppo spazio. Tu in alto ed io in largo… Siamo due grandi provocatrici!” Scesi dalla scala e la baciai. Lei preparò delle uova ripiene con gelatina di fragole perché non c’era nient’altro da mangiare. Ridemmo di quella miseria con quella sicurezza che hanno coloro che hanno già perso.
Le trovammo separatamente, le risorse.
Prendemmo strade e scale diverse. Non ci vedemmo più.

Ho saputo che è morta il giorno del compleanno di mia madre, 14 Marzo 2015, e la prima cosa che ho pensato è stata: “Ovunque sia, sicuramente, si sentirà più leggera…”
L’ho ricordata ai piedi della scala o mentre si divertiva a vedermi provare i suoi vestiti che cadevano a lenzuolo sulle mie spalle, e ho articolato una risposta a quella vecchia domanda che, anche se non posso più dirgliela, posso scriverla: “Ana, non siamo state uguali ma, grazie per esserti specchiata in me quando io sentivo di essere molto meno di un fantasma…”

Roma, tentando di intonare il canto che soltanto la morte sa cantare.
2015 – Maria A. Listur

 

In Memory of Ana Maria Giunta

She and I lived in the same city at the foot of Los Andes. Then, art, politics, the military process and the centralism of the capital took her away. And after more than a decennial after her leaving, art, ethics and the same centralism brought me away as well.

A day of humid summer we met casually in a café, in Buenos Aires; she had become a famous Argentinean actress, sure about the unreliability of fame, luminous, overweight, and I was a very tall young woman, almost strong. She looked at me from toe to tip before greeting me, than she said that she remembered of me little. I smiled quietly. She invited me to sit at her table, where people who loved to listen to her surrounded her, she had a subtle wit and a very strong sarcasm. “Come skinny girl!” she said, causing the hilarity of the commensals. She laughed as well with a vulgar laugh – that conquered more than one movie director and that remains in the memory of the Argentinean movie thanks to a very beautiful film “La pelicula del Rey” – then she added: “Look at this beauty, don’t you think she is same as me?”, All laughed again but me, I interrogate her with my glance.
I didn’t understand the likeness: we had exactly twenty years of difference, she had already reached what for my generation of art was a highly desired success – the acknowledgement of the talent, together with the intellectual brightness and the ethics prestige – while I was a young actress that everybody considered “too striking” to be serious; she weighted more than one hundred kilos, for a meter and sixty of sweet roundness and I was less than sixty, for more than a meter ant eighty of bones.
These observations would resurface quietly in my thought every time she repeated her hypothesis of likeness.
To my perplexities she answered one day – while she was giving shelter to more than one actress without job, among which me, in her home in Avenida Córdoba, in the center of Buenos Aires – while I was watering the plants of her glass hallway on a ladder that she was holding up and from where she had a perspective that exasperated my dimensions: “We are alike you and me… And do you know why?”, I didn’t reply, though she took the silence as an invitation to auto-replying: “Because you and me are too much! We take too much space. You in height and me in width… We are two big provokers!” I came down the ladder and kissed her. She prepared some stuffed eggs with strawberry jello because we had nothing else to eat. We laughed of that misery with that certainty that have those who have already lost.
We did find them separately, the resources.
We took different paths and ladders. We never saw each other again

I heard that she died the day of my mother’s birthday, 14th of March 2015, and the first thing that I thought was: “Anywhere she is, surely, she will feel much lighter…”
I remembered at the foot of the stairs while she enjoyed seeing me trying her dresses that fell on me like a sheet on my shoulder, and I have articulated a reply to that old question that, even if I can’t tell her anymore, I can write: “Ana, we have never been alike but, thanks for seeing yourself in me when I felt to be much less than a ghost…”

Rome, trying to start singing the chant that only death can sing.
2015 – Maria A. Listur

Alla bambina/To the Child

Audace timoniere verso nuove vite…
da vivere, purtroppo, una per volta!
Voltata indifferente agli occhi altrui.
Devota, nel rimarginare incrinature.

Festeggi comoda, audace e compiuta.
Sai di essere gaia artefice e musa!
E silenziosa ridi, e sussurrando canti…
Unici suoni, da quel tempo, costanti!

piccola

1965 – Plaza del Congreso – Buenos Aires, Argentina

In volo, quando festeggiano tutte le età.
2015 – Maria A. Listur

 

To the Child

Audacious helmsman towards new lives…
To live, unfortunately, once at the time!
Turned indifferent to other’s eyes
Devoted, in restore cracks
Comfortably you celebrate, audacious and complete
You know you are gay creator and muse!
And quietly you laugh, and whispering you sing…
Unique sounds, from that time, constant!

In flight, when all ages celebrate.
2015 – Maria A. Listur

“Non si può avere una civiltà durevole senza una buona quantità di vizi amabili.”/“You can’t have a long lasting civilization without a good amount of lovely flaws.”

Aldous Huxley

-Non mi dire che hai visto uno più grande?
-Beh… Non saprei…
-Non fare la timida.
-Beh… M’imbarazza…
-Hai viaggiato molto?
-Un po’.
-Allora confermami la grandezza… Anche le proporzioni…
-Mmm…
-Non mi dire che in Argentina…
-Che cosa c’entra l’Argentina!
-Dicono che voi tutti vi sentite Borges o Maradona!
-Dicono anche che gli argentini sono italiani che si sentono inglesi ma io non ho antenati italiani…
-E allora?
-No, per dire che non c’entra l’Argentina.
-Siccome dicono che quando un argentino si vuole suicidare sale sul suo ego… Ho pensato che mi avresti parlato di misure prendendo come referente il tuo paese…
-Quindi la misurazione è soltanto di ordine maschile?
-E che altro vuoi misurare?
-Ho capito.
-Ripeto: dimmi se hai visto uno più grande.
-L’imbarazzo di prima è dovuto a mio padre…
-Tuo padre? Ah no eh! Cosa c’entra? È pure morto!
-Volevo dire che mio padre aveva un…
-Non importa come era quello di tuo padre! Non puoi usarlo in questa competizione!
-Si tratta di una competizione?
-Sì.
-Ma… Io credevo…
-Accetta che non immaginavi di trovarti questa meraviglia!
-Ok. Il tuo è il più grande! Contento?
-Ora lo devi provare!
-No no no no! Io il panettone lo mangio soltanto a Natale.
-Allora non ti deluderò! Non soltanto mangerai il panettone più grande della tua vita ma vedrai quale meraviglia di leggerezza, delicatezza e sensualità…
-Ti sembra natalizio?
-Mi sembra l’incanto della grandezza!
-Guarda che io potevo apprezzare, anche se era un bocconcino di panettone!
-Sbagli mia cara… Le dimensioni fanno anche la bella figura!

Roma, irreverente quanto inaudita. 2014 – Maria

 

“You can’t have a long lasting civilization without a good amount of lovely flaws.”

Aldous Huxley

-Don’t tell me you have seen a bigger one?
-Well… I wouldn’t know…
-Don’t play the timid.
-Well… It embarrasses me…
-Have you travelled a lot?
-A little bit.
-So tell me the size… And the proportions too…
-Mmmh…
-Don’t tell me that in Argentina…
-What does Argentina has got to do with this!
-They say that you guys feel like you were Borges or Maradona!
-They say that the Argentineans are Italians who feel as they were English but, I don’t have Italian relatives…
-So what?
-No, it was just to say that Argentina has nothing to do with this.
-Since many say that when an Argentinean wants to commit suicide he steps on his ego… I thought that you would tell me about measures taking as reference your country…
-Does it mean that measures are just a male thing?
-What else do you want measure?
-I got it.
-I repeat: tell me if you have seen a bigger one.
-The embarrassment of before was due to my father…
-Your father? Hey come on! What is this? Besides, he is dead!
-I meant that my father had a…
-It doesn’t matter how your father’s was! You can’t use it in this competition!
-Is it a competition?
-Yes.
-But… I thought…
-You’ve got to accept that you didn’t imagine you’d find this wonderful thing!
-Ok. Yours is bigger! Happy?
-Now you’ve got to try it!
-No no no no! I eat panettone only at Christmas.
-Then I won’t delude you! You just won’t eat the biggest panettone of your life but you will see the lightness, delicateness and sensuality…
-Does it seems to you very Christmas like?
-It seems to me the enchantment of the size!
-Look I would have enjoyed it even if it were a nibble of it!
-You are wrong my dear… Dimensions do make nice impressions!

Rome, irreverent as well as unheard of. 2014 – Maria

“È un privilegio femminile essere insensata.”/“It is a feminine privilege to be senseless.”

Marlene Dietrich

-Per chi tifi?
-Per Olanda!
-Ma no! Sei matta! Non mi parlare più!
-Poverini… Hanno bisogno di vincere… Arrivano sempre così…
-E che c’entra?
-Ho tifato anche per il Camerun e per il Belgio…
-E se arriviamo alla finale?
-Allora tiferò per voi!

Ascolto il dialogo, ovattata dalla distanza e dalla lettura ma, ascolto… Poi, mi distraggo. Il ricordo prende il sopravvento, quello in fondo allo stomaco, vicino alle vertebre e che si espande verso la pelle dietro l’ombelico. Alla parola “Olanda”, non corrisponde più il ricordo del viaggio che mi hanno raccontato qualche giorno fa, piuttosto, un autobus pieno di ragazzi bellissimi che guardavano la modella adolescente addetta al loro “Benvenuto”, scritto sul cartellone che portava tra le mani: “Argentina – Mundial 1978”. Succedeva mentre nelle case ancora si aveva la speranza di ritrovare chi ci sembrava fosse scappato in Europa e un giorno sarebbe tornato. Si aveva la speranza mentre il mondo svelava un logo del mondiale satiricamente foderato di armi, e morte.
La stretta allo stomaco torna scevra dalle consapevolezze adulte, fresca come quando avevo tredici anni, quando non mi abbandonava mai la sensazione di camminare su qualcosa di nuvoloso: eravamo una tomba e ci davano il “Mundial 1978” come chi dà acqua ai fiori recisi.

-E tu per chi tifi?

Arriva anche a me la domanda quindi, esco dallo stomaco e rientro facilmente nel cuore. Ora posso. Ora ho imparato ad annaffiarmi da sola.

-Ovvio…
-Un tempo ti facevano pena le squadre meno importanti… Lo ricordi?
-Un tempo ero solo in pena…

Roma, mentre imparo le regole del calcio e il soggettivo lavoro degli arbitri. 2014 – Maria A. Listur

 

“It is a feminine privilege to be senseless.”

Marlene Dietrich

-Who do you cheer for?
-Holland!
-But no! You are crazy! Don’t you ever talk to me!
-Poor things… They need to win… They always get this far…
-And what has it got to do with anything?
-I supported Cameron and Belgium…
-And if we get to the final?
-Then I’ll support you!

I listen to the dialogue, muffled by the distance and the reading but, I am listening… Then, I get distracted. Memory prevails, the one in the bottom of the guts, next to the vertebrae and that expands towards the skin behind the navel. To the word “Holland”, doesn’t correspond anymore the memory of the journey that someone has told me about few days ago, rather, a bus full of beautiful kids that are looking at the adolescent model assigned to their “Welcome”, written on the board that she is holding with her hands: “Argentina – Mundial 1978”. It was happening while in the houses still they had hope to find who it seemed to have escaped to Europe and someday would have come back. We had the hope while the world was unveiling a logo for the world cup satirically covered with arms, and death.
The grip to the stomach goes back regardless the adult awareness, fresh like when I was thirteen years old, when the sensation of walking on something very cloudy would never let me go: we were a grave and they gave us the “Mundial 1978” as someone gives water to truncated flowers.

-And whom do you cheer for?

The question reaches me as well therefore, I leave the stomach and re enter easily in the heart. Now I can. Now I have learned how to water myself.

-Obvious…
-A time ago you felt sorry for those teams less important… Do you remember?
-A time ago I was just sorry…

Rome, while I learn the rules of soccer and the subjective work of the referees. 2014 – Maria A. Listur